Down (till the ruin) Novembre 14, 2006
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Leggo del pestaggio di un ragazzo down da parte di una scolaresca di non si sa dove in Lombardia, con contorno di sfottò, umiliazioni varie e assortite, il tutto addirittura fissato su un video che circola sul web – e mi dico: quale delle due parti (vittima o carnefici) è la vera down? - dando a tale termine l’accezione che le conferisce la gente comune, che prima di essere riferita a “disabilità psichica” lo è volgarmente a “deficienza”…Pensando ciò, mi tornano in mente un paio di servizi visto in TV sulle recenti olimpiadi juniores per disabili svoltesi a Roma, nei quali due ragazzi down che vi partecipavano rispondevano alle domande dell’intervistatore, e lo facevano con espressioni così ben articolate, ricche di presenza di spirito e d’intelletto, che mi dissi: ma guarda, ‘sti ragazzi rispondono molto meglio di tanti ultrapatinati calciatori miliardari che balbettano sgrammaticandole tre parole tre, e tutte e tre massimamente banali, domandandomi di seguito: ma (almeno in tali circostanze) chi sono i veri down?
Ed ecco che la realtà, sempre un passo avanti rispetto alla fantasia, nel bene e/o nel male, offre l’occasione alla mia mente di congiungere queste personali considerazioni, sì da scaturirne un compendio (quasi) automatico: quei ragazzini/picchiatori, certamente di “buona” famiglia, idolatreranno i calciatori di cui sopra, e ne faranno un esempio da seguire e imitare; ai loro occhi il diverso non è tanto verso di loro, ma verso quei modelli, la cui idolatria ne acceca la vera percezione e consapevolezza, cosicché – appunto – le tre parole tre banali e sgrammaticate del calciatore saranno per i ragazzi come il Vangelo, mentre la presenza di spirito del ragazzo down di cui sopra non potrà nemmeno lontanamente essere còlta… La conseguenza di ciò credo sia del tutto elementare da cogliere, ed è in fondo riassumibile in poche sillabe, ovvero nella risposta alla domanda che, guarda caso, mi è sorta per entrambe le situazioni citate: quali sono i veri down? Senza offesa per nessuno, naturalmente, ma per mera registrazione della realtà dei fatti…
Ora c’è da scommetterci che partiranno dibattitti su dibattiti, in Tv o meno, di sociologi psicologi insegnanti giornalisti opinionisti, tutti a dire e sancire il perché il come il quando il giusto e il meno giusto e il bene e il male, e a dettare l’interpretazione la soluzione la verità e il mai più… Bene, li lascio fare, spesso sono anche pagati per far quello, dunque stupidi se non lo facessero; per quanto mi riguarda, mi limito solo ad auspicare due cose:
1) Spero che quei ragazzini/picchiatori finiscano quanto prima con il loro sgargiantissimo e rumorosissimo scooter (che probabilmente mamma e papà avranno regalato loro perchè “è così un bravo ragazzo, mio figlio!”) contro un bel palo e vi pestino duramente la testa, diventando così ben più intelligenti di quanto dimostrano di essere, visto che della deficienza hanno già raggiunto il loro adolescenziale apice;
2) Spero che gli egregissimi signori genitori – essendo probabilmente gli aggressori di “buona” e “stimata” famiglia, come già supponevo – i quali cadranno dalle nuvole come sempre in questi casi e se ne usciranno con espressioni (ribadisco) del tipo “mio figlio è un bravissimo ragazzo, non farebbe mai cose del genere!” stimandolo bello e buono e un figurino esemplare e vestendolo firmato da capo a piedi (stimandosi di lui ovvero ritenendosi tra sé fortunatissimi di non essere loro genitori di un “povero” ragazzo down), accorrendo sul luogo dell’incidente di cui sopra, scivolino sull’olio fuoriuscito dal motore e cadendo a loro volta pestino duramente la testa, diventando così ben più intelligenti di quanto lo siano stati finora e soprattutto consapevoli di cosa significhi essere buoni genitori…
Dite che così non sono costruttivo? Che tutto ciò non risolve alla radice il problema? Vero, ne sono convinto, ma è quanto meno più semplice (e semplicemente auspicabile, e in fondo probabile) che sperare che una grossa parte della società contemporanea italiana possa redimersi, e risalire dal profondo buco pieno di melma scavato da innumerevoli anni di devianza culturale imposta (e assorbita senza reazione alcuna) nella quale è da tempo caduta e che l’ha resa – essa sì – veramente “down”, nell’accezione più comune e volgare del termine.