Santi e peccatrici… Novembre 16, 2006
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Che gran risate, che grasse, abnormi pure sguaiate risate per la storia della prof a luci rosse e dei suoi alunni “abusati” – risate di sarcasmo, di scherno, di vergogna, di abominio per la nostra moralissima società di pisciatori contro vento che si lamentano poi delle proprie brache (firmate) bagnate e puzzolenti! Che schifo, tutte quelle mani scaglianti “prime pietre” verso chi ha commesso – senza dubbio – un “qualcosa” che oggi così tanti si affannano a chiamare colpa, forse solo perché di essa non ne sono i “protagonisti”… Ma a lato di tutto - a lato che i ragazzini sono stati così “abusati” da vantarsene allegramente con gli amici della loro matura conquista, a lato che di casi del genere la storia pubblica e privata ne è piena, a lato che di lolite ammaliatrici di adulti attempati ne sono colmi film su film, a lato che l’imputata manca poco che venga bruciata sui roghi di quei personaggi i cui discendenti riempiono quotidianamente le cronache (soprattutto all’estero, ma anche qui) di terribili atti di pedofilia senza che nessuno dica nulla ed anzi ricevendo continuamente la stima e le genuflessioni dei tanti di cui sopra – a lato di tutto ciò, cosa resta? Beh, a mio parere resta un’evidenza tanto conseguente quanto sfuggita a tutti quelli che del caso stanno parlando (e stra-parlando): l’immane polverone è sorto solamente perché la protagonista è una donna, ovvero, siamo di fronte ad un luminoso e illuminante esempio di ideologia maschilista repressiva, che è inutile denotare come domini la nostra società dacché da secoli ampiamente agevolata dai poteri che la controllano. L’uomo che copula con la lolita di turno è un eroe, uno che sa stare al mondo, la donna è una stregonesca puttana traviatrice, colpevole a prescindere: è questa la regola vigente, scritta in mille modi nella storia della nostra civiltà; colei che non se ne sta in casa ai fornelli o a rammendare la calzetta, parte già con un piede nell’infamia e con un dito accusatore già puntato contro: è una “legge” da tutti negata e violata (a parole) ma da tanti maschi agognata, e difesa. Ribadisco, la professoressa ha sbagliato, è di certo ingiustificabile ma, rispondete: quante notizie avete mai letto sui giornali o sentito alla TV, di un uomo che facesse le stesse cose con una ragazza? E anche: quanto gira per i mass-media di infinitamente peggio per un ragazzino tredicenne che un caso del genere?
Bene: su siffatta morale e ipocrisia, che si vuole così (vergognosamente) fondante dei valori del nostro tempo, forse appunto per poterla promulgare in pubblico e trasgredire nel privato e così sentirsi in pace con sé stessi – ovvero perfettamente conformisti – io non posso che ridere, meritando essa null’altro che scherno e onta – ben più dell’allegra professoressa e dei suoi “vispi” alunni.
P.S.: …Ma la regola non stabilisce che le professoresse di matematica siano tutte racchie? Dunque, o quei ragazzini hanno fin da giovane età dei gusti estetici discutibili, altrimenti – vista anche la disponibilità della prof – fategli fare un calendario, prima di bruciarla sul rogo dell’infamia!