Un pleonastico dubbio arrovella i commentatori delle cose del mondo qui a Thule: ma quelli che il 13 Aprile prossimo si metteranno in fila ai seggi italiani per votare (cosa che genera nella mente più fantasiosa l’immagine di tanti diligenti e remissivi “sette nani”:

…Andiam, andiam, andiamo a votar!… – fermo restando il massimo rispetto per le libere scelte di chiunque, ovvio!…) – si diceva, del dubbio: quegli “elettori”, quassù non si sa ancora se considerarli degli eroi, per la forza e la tenacia incredibili che dimostrano nel recarsi alle urne e dunque dare ancora fiducia al sistema politico italiota, oppure degli stolti, per il motivo uguale e opposto… A costoro, quando si presentasse l’occasione di parlarvi, sarebbe da porgere soltanto una domanda (che poi sono due, l’una direttamente conseguente all’altra tanto da essere l’una la prima parte e l’altra la seconda di un unicum interrogativo): ritenete che la situazione italiana negli ultimi, diciamo, 40 anni, governata dal tal sistema politico che ci ritroviamo, sia migliorata o peggiorata? E ritenete che, eleggendo coloro i quali si propongono nelle prossime elezioni, veramente migliorerà qualcosa, veramente ci sarà un cambiamento? E’ inutile dire che, in Italia, occorre un cambiamento mooooolto profondo…
Beh, invero ci sarebbe anche da chiedere all’elettore: “ma a cosa serve il tuo voto?”, tuttavia il timore è che questa sia una domanda troppo ostica a cui rispondere, se lo si volesse fare in modo non superficiale… Affermò un giorno Charles Bukowski: “La differenza tra la democrazia e la dittatura è che nella prima ti fanno votare poi ti danno ordini, mentre nella seconda non ti fanno perdere tempo a votare.”…
E mentre certi (tremendi) fatti in accadimento sul pianeta danno una certa risposta (molto sopprimente e deprimente – ma c’è bisogno di evidenziarlo?) alla domanda ostica di cui sopra, e fanno delle pochezze quotidiane (e soprattutto della caterva di parole spese su di esse da certi “personaggi”) cosucce senza alcun valore – perché, insomma, ha valore ora ciò che potrà aver valore anche domani, mentre le “cosucce” di cui sopra sovente di valore non ne hanno nemmeno retroattivamente! – le poche, rare menti illuminate che baluginano sul suolo italiota cercano di mettere un salvagente al suolo stesso (e a tutto ciò che c’è sopra, anche quelle “cosucce” ahinoi…) facendo vedere che qualcosa di buono, in Italia, c’è ancora: si veda Torino, ad esempio, che meritoriamente cerca da qualche anno di scrollarsi di dosso le molte brutture di un recente passato troppo industriale e industrializzante (cioè Fiatizzante!) con eventi in campo artistico e culturale notevolissimi…:

ecco dunque Afterville, già in corso con molte iniziative veramente belle e il cui motto, tomorrow comes today, è altamente suggestivo ma anche, sotto un altro punto di vista, ammonitore, sul fatto che dobbiamo già oggi pensare al domani, prepararlo nel presente per non essere impreparati quando, quel futuro, diverrà veramente (e rapidamente) il “nuovo” presente…
28 Marzo, 2008...07:02
Il dubbio pleonastico (e intanto il domani è già oggi…)
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