“Sterminato Tibet; Tibet sterminato”, una illuminante testimonianza di Luigi Zanzi sulla questione tibetana Giugno 20, 2008
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Più volte questo blog si è occupato della “questione Tibet”, fin da quanto la crisi è scoppiata in tutta la sua violenza fisica e geopolitica, nelle strade di Lhasa e in tutte quelle del pianeta ove sono nate manifestazioni a sostegno della causa tibetana. Tuttavia, ciò che ha generato nello scrivente una adeguata consapevolezza sulla questione, e la volontà di non restare più apatico di fronte alle pallide, lacunose e insufficienti informazioni fornite dai media nazionali, è stata invero la lettura, avvenuta qualche settimana prima, di una testimonianza/saggio pubblicata sul numero di Novembre/Dicembre 2007 de La Rivista, bimensile del Club Alpino Italiano, a firma del professor Luigi Zanzi, uno dei più importanti studiosi di cultura alpina italiani: lettura veramente illuminante, per come, più di tanti altri articoli televisivi o giornalistici apparsi sui media negli ultimi tempi, sappia fornire una pur concisa tanto quanto esauriente disamina della situazione del popolo tibetano, della sua quotidianità, della cultura, e delle minacce alle quali viene sottoposto dal regime cinese. Subito ho maturato il desiderio di contribuire a fornire allo scritto anche la mia eco, ovvero del blog, e sono ben felice e onorato che il professor Zanzi, con squisita cordialità, abbia acconsentito alla pubblicazione che qui ora propongo direttamente dalle pagine della succitata Rivista (in formato pdf, 1,7 Mb circa):
“Sterminato Tibet; Tibet sterminato”, di Luigi Zanzi (La Rivista del CAI, Novembre/Dicembre 2007)
Di seguito, approfittando della gentilezza del professor Zanzi e del relativo invio, pubblico l’appello a favore della causa tibetana rivolto dallo stesso a tutti i Club Alpini europei, istituzioni naturalmente centrali per qualsiasi iniziativa rivolta alla salvaguardia di una parte di un mondo e di un popolo “montani” nel senso più pieno e profondo di tale termine:
“I Club Alpini d’Europa, facendosi interpreti di un’opinione diffusa tra centinaia di migliaia di proprî iscritti, si uniscono nel rivolgere al Club Alpino Cinese l’invito a farsi interprete, presso il Governo della Repubblica Popolare Cinese, di una richiesta, a nome degli alpinisti di tutto il mondo, affinché, pur compatibilmente con le proprie ragioni di controllo strategico del territorio, vengano rispettate le popolazioni nomadi d’alta quota nelle loro costumanze e nelle loro tradizioni culturali, che vengono riconosciute valori irrinunciabili per la cultura alpinistica di tutta l’umanità.
In particolare, si chiede che i nomadi tibetani vengano lasciati liberi di seguire, secondo le proprie secolari usanze, i proprî percorsi e le proprie tecniche di conduzione degli animali (principalmente yak e capre), senza essere sottoposti a obblighi stanziali o a forzose pratiche di vita che non possono reggere nell’ambiente d’alta quota in cui vivono.
Con i metodi attualmente perseguiti, tali popolazioni nomadi stanno per estinguersi: sarebbe una perdita irreparabile per la cultura alpinistica dell’umanità.
Occorre, invece, che si porti rispetto alla libertà di movimento di tali nomadi nelle loro terre, alla loro cultura pastorale, alla loro spiritualità che ha sempre trovato sostegno vivo nelle istituzioni monastiche d’alta quota (che sono, pertanto, da tutelare anch’esse come radici imprescindibili della vita culturale delle montagne del Tibet).
Occorre, inoltre, affidare a tali popolazioni la cura di quei paesi che tutt’ora possano costituire le sole basi per spedizioni alpinistiche d’alta quota e che attualmente sono stravolti in stato di degrado proprio da forzosi tentativi di artificiose installazioni di strutture artificiali (di ferro, di vetro, di plastica, ecc.) che sfigurano il paesaggio tibetano e che, essendo inadatte ad essere abitate dai contadini d’alta quota, versano in uno stato miserevole di abbandono e di sporcizia.
I Club Alpini d’Europa si dichiarano disponibili a concordare un piano di volontariato di aiuto a sostegno dei pastori nomadi tibetani d’alta quota“.
Non sembra al momento che, a fronte delle consuete belle parole e buone intenzioni, il mondo dimostri la volontà di agire veramente in difesa non solo del Tibet, ma di qualsiasi altra parte di mondo e di umanità ingiustamente oppressa; tuttavia, da questo blog, veramente mi auguro che, come lo è stato per me, lo scritto di Luigi Zanzi sia illuminante anche per altri, altresì perché, come scrive Zanzi in chiusura dello stesso scritto: “Tali proteste si devono fare, infatti, non già perché si è sicuri del loro accoglimento, ma perché non se ne può fare a meno per una ragione di dignità, cioè se si vuole ancora portare rispetto a sé stessi.”.
Da par mio, per l’ennesima volta: Free Tibet!
P.S.: le immagini che corredano il presente post sono a loro volta tratte dal saggio del professor Zanzi sopra “linkato”.
Tenebre da denunciare, luminosità da annunciare… Maggio 6, 2008
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Un indispensabile preludio, innanzitutto, per una reiterata, sconcertante evidenza tutta italiana…
Visto che da qualche giorno sulle TV di tal angustiato paese è ricominciato il solito bombardamento pubblicitario ipocrita e ingannevole, e visto che a Thule sconcerta sempre più la totale passività, soprattutto intellettuale, sulla quale le armi per quello stesso bombardamento si appoggiano per agire e colpire mentre, viceversa, si ritiene indispensabile trasformare la passività di cui sopra in buona e illuminante attività, Cronache da Thule si vede nella inevitabile e costringente necessità di unirsi a tanti altri e cominciare ad accendere qualche lume…:
…Ringraziando l’UAAR, dal cui sito sono attinti questi documenti (da leggere assolutamente), per l’opera meritoria di informazione – che, badate bene, non ha nulla di politico, anticlericale, blasfemo o quant’altro: chiedetevi, piuttosto, cosa diavolo c’entri la personale convinzione religiosa, la fede, il voler credere ad un dio e/o la spiritualità (oppure i “valori cristiani”, per chi li vuole ammettere) con una tale meschina cascata di soldi! E date un occhio a quanto viene realmente speso per la carità cristiana!… Altro che “con l’otto per mille avete fatto molto…”: sì, molto, ma non per chi aveva veramente bisogno!… E piuttosto datelo ai Valdesi, l’otto per mille, che certamente ne fanno un uso più chiaro, onesto e senza viscide ipocrisie…
Vabé, torniamo in ambiti più luminosi…

Elleni Galleria d’Arte in Bergamo è già stata più volte ospite del blog, e con merito assoluto vista l’altissima qualità delle sue proposte espositive, derivante da una ricerca artistica verso territori e artisti sempre particolari e originali, ovvero con qualcosa di peculiarmente proprio da mostrare: una qualità confermata anche con la mostra attualmente ospitata presso la galleria, particolarmente suggestiva e, per certi versi, emblematica:
Dal 03/05 al 31/05 2008
Franco Fontana
Verranno presentati 20 lavori dell’artista Franco Fontana, nato a Modena nel 1933 e considerato uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea. Tutti i lavori presentati hanno come soggetto gli Stati Uniti d’America: la celebre route 66, mitica strada del film Easy Rider ed altri inseriti nel volume “Sorpresi da una luce americana” monografia con presentazione di Gianpiero Mughini. Sono più di quaranta le pubblicazioni dedicate al suo lavoro con edizioni italiane, francesi, tedesche, svizzere, americane e spagnole. Ha esposto in Musei pubblici e gallerie private di tutto il mondo, oltre quattrocento sono le mostre personali e di gruppo che ha finora tenuto. Sue opere figurano in importanti collezioni pubbliche citiamo tra le più importanti: International Museum of Photography Rochester, Museum of fine art Houston, Museum of modern art New York, GAM di Torino, Victoria and Albert Museum Londra, Museè d’art Moderne Parigi, The Israel Museum Gerusalemme, Metropolitan Museum Tokio, National Gallery Pechino.
Presso: Elleni Galleria d’Arte, Via Broseta n.32, Bergamo
Ogni utile infos presso: +39 035243667, +39 3477164147, +39 035243667 (fax), cristianocalori@tiscali.it o su www.galleriaelleni.it

E se già andrete o passerete per Bergamo, potreste fare un salto allo Spazio OLIM (via Pignolo, 9b), dove è esposta una mostra di disegni che illustrano lo sviluppo grafico e concettuale di un progetto architettonico. La proposta è quella di un parco della cultura a Bergamo che sfrutti l’area dismessa occupata dalla Caserma Montelungo e che comprenda l’area compresa tra via Pignolo, via San Tomaso fino al Parco Marenzi; gli autori sono Walter Barbero, Giuseppe Gambirasio jr. e Giorgio Zenon. Esposizione interessante, ma ancor più interessante e preziosa la proposta architettonica, dacché un “parco della cultura”, a Bergamo come in ogni altra località, è certamente qualcosa da sostenere e patrocinare, anche – da singoli cittadini – con la richiesta e la volontà espressa di vederlo edificato – anche solo per come potrebbe essere edificante per la comunità/società nella quale fosse aperto, qualsiasi essa sia!…
L’associazione culturale OLIM è stata fondata nell’anno 1990 su iniziativa di un ristretto gruppo di artisti e di estimatori delle arti visive. Essa ha per scopo “la promozione e la divulgazione dell’immagine comunque prodotta e comunque applicata con tutti i mezzi idonei: pubblicazioni anche periodiche, mostre, convegni, seminari, dibattiti e ogni altro”. L’associazione però incomincia a operare nel 1999 quando ottiene in affitto uno spazio idoneo a presentare mostre d’arte e a organizzare conferenze e dibattiti. Lo spazio espositivo, sobrio ed elegante, è ricavato dall’architetto Pier Carlo Ferrar da una vecchia e buia bottega nell’antico bordo di Pignolo bassa, nel centro di Bergamo.
Infos presso 035/216.444 (anche fax) o olim-bg@tiscali.it

Marco Mazzoni, Quod me nutrit me destruit, matite colorate su carta, 50×50 cm, 2008
A Legnano (MI), invece, fino al 5 Luglio 2008 possono essere ammirate le opere di un artista giovane tanto quanto (a mio parere) notevole, Marco Mazzoni:
Antropologia di un cannibale
Castello Visconteo
Viale Pietro Toselli
Legnano (Milano)
Una mostra dedicata al giovane artista (Tortona, 1982) con 18 lavori appositamente realizzati per il Comune di Legnano, che acquisirà uno dei disegni per la sua collezione permanente. Mazzoni ricupera come (pochi) altri (Omar Galliani il più noto, ora) la tradizione italiana del disegno, fornendone la propria personale interpretazione in opere veramente molto belle e assai suggestive, quasi sorprendenti per quanta sagacia grafica dimostrano…
Per infos: 0331/471.335, o su www.legnano.org
> Qui trovate da www.artsblog.it qualche notizia in più sull’arte di Marco Mazzoni

Qualche giorno fa ho avuto modo di conoscere di persona i ragazzi di Modo Infoshop di Bologna: beh, ho avuto la conferma che meritano tutta l’attenzione che il blog ha dedicato loro in passato, ed anzi la stessa sarà da accrescere in futuro, per cercare di stare dietro, quanto meno, alla loro bravura ed alla passione (intendete questo termine nell’accezione più ampia possibile) che mettono nel condurre la febbrile attività di Modo (nonché del locale accanto, il che permette di unire due delizie della vita: della cultura e del palato!)…:
Mercoledì 7 maggio 2008, ore 21.30
Macabre danze di sagome bianche
un libro di Marco Visinoni (Miraviglia editore)
ne parlano l’autore Marco Visinoni e Claudio Bisoni docente del Dams di Bologna.
Presso:
MODO Infoshop - Interno 4 Bologna
Via Mascarella 24/b e 26/a
40126 Bologna
tel. 051/5871012
info@modoinfoshop.com
www.modoinfoshop.com
www.myspace.com/modoinfoshop

Ed ora un altro “chiodo fisso” di Cronache da Thule, Chew-z netlabel ovvero dove il futuro della musica è già qui, oggi…:
Chew-Z @ Homework Festival 6.0
Chew-Z Netlabel partecipa all’ Homework Festival 6.0 che si terrà a Bologna tra il 10 ed il 23 maggio prossimi, e presenta i seguenti artisti:
Eniac http://www.myspace.com/theeniac
Riga http://www.myspace.com/rigasound
Simone Pelliconi http://www.myspace.com/simonepelliconi
Eniac e Simone Pelliconi suonano Sabato 10 Maggio alla Mediateca di San Lazzaro (Bo), assieme a: Hawanna, CULINARIA ed ai visuals di Andreas Gysin e Sidi Vanetti.
Mediateca di San Lazzaro
Via Caselle, 22 - San Lazzaro di Savena (Bo)
Riga suoneranno Sabato 17 Maggio in
Vicolo Bolognetti - Cortile S. Leonardo a Bologna assieme a: Zebra Killers e Trif_o VS Pocosapiens con i visuals di Muthant Fish
Infos sul festival e programma completo:
http://www.homeworkfestival.net/
http://www.myspace.com/homeworkfestival
N.B.: Simone Pelliconi e Riga sono gli autori delle prossime pubblicazioni digitali di Chew-Z. Saranno disponibili sul sito http://www.chewz.net nelle prossime settimane.
Riflessioni thuleane tra papi-yankee, buoni concorsi letterari, altrettanto buone letture e inevitabili V-appuntamenti… Aprile 22, 2008
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Immagine tratta da: www.gluca.info/resblog/labels/pedofilia.html
L’epoca contemporanea della chiesa cattolica romana sarà denominata l’era delle scuse: negli ultimi anni papi, cardinali e colleghi vari hanno annunciato le scuse della chiesa per un lungo elenco di cose – inquisizione, efferatezze varie commesse nel passato, connivenze con il nazismo, noncuranza totale per lo sterminio ebreo, pedofilia americana e così via – ottenendo l’effetto sperato, e già prima ampiamente richiesto e imposto, di prostrare a sé accondiscendenti media pronti all’istante a lodare la “capacità della chiesa di riconoscere i propri errori”, “di affrontare il proprio passato”, di “compiere un esame di coscienza” ed altre belle definizioni affini, grondanti di melmosa indulgenza e acquiescenza… A parte che, se si volessero mettere i classici puntini sulle “i”, Ratzinger oltre che in America dovrebbe farsi un giro in molti altri paesi del pianeta per chiedere scusa a riguardo della pedofilia diffusa nel clero, Italia in primis – a parte che, di scuse necessarie per tante altre pagine nere della chiesa, ce ne sarebbero da fare a bizzeffe (la connivenza coi regimi dittatoriali e sanguinari sudamericani del secondo Novecento, per dirne una, o le scurissime trame tra Vaticano e criminalità varia, per dirne un’altra, o la constante negazione di ausili contraccettivi in paesi falcidiati dall’Aids, per dirne una terza… - e non cito nulla sulle donne…) – comunque, si diceva: a parte questi puntigli, una riflessione su tutte quelle scuse pomposamente proferite dalla chiesa è necessaria, anche solo in base alla lapalissiana evidenza che una “scusa” non vale assolutamente nulla se non è seguita da un preciso intento di risoluzione dei danni causati dagli errori per i quali si richiede il perdono… Eppoi, appunto, al proposito: la chiesa chiede perdono? Macché, proferisce le proprie scuse, già auto assolvendosi, nemmeno considerando che, forse, per qualche motivo, quelle scuse potrebbero anche non essere accettate…
Insomma, se un tale vi da’ uno schiaffo, poi vi chiede scusa ma non fa nulla affinché, nuovamente in futuro, vi possa ridare un altro schiaffo: quanto valgono quelle scuse? Ampliamo il discorso fino al livello necessario alla disamina in corso: se, per assurdo, i nazisti non fossero stati sconfitti e governassero in Germania o chissà dove, e ora chiedessero scusa per lo sterminio degli Ebrei – ok, abbiamo sbagliato, siamo stati cattivi, scusateci! – ma comunque mantenessero inalterato il proprio potere, credete che quelle scuse potrebbero essere accettate, e per di più magari lodate? Se Stalin si scoprisse che non fosse morto, se tornasse in pubblico e chiedesse scusa per i milioni dei morti dei gulag, credete che qualcuno lo applaudirebbe e lo ammirerebbe per “aver riconosciuto il proprio errore”? O forse lo rimanderebbe all’istante da dove è venuto, sperando che non riappaio mai più? E i milioni di morti, chi li può riportare in vita? E il danno causato da ciò alla società intera, chi lo rifonde?
Invece no – che strano! – la chiesa cattolica, con nell’armadio tanti di quegli scheletri da far rabbrividire chiunque, non solo viene ammirata per le sue “scuse” in mondovisione, non solo non fa’ nulla per mettere riparo al danno cagionato alla civiltà umana, ma anzi conserva intatto il proprio potere (almeno a livello politico) e ne pretende sempre più – Italia docet!… Di più, dimostra palesemente di voler/poter continuare nel modus operandi che ha causato nei secoli così tante efferatezze!!!
Un’assurdità totale, una terribile devianza che fa’ il paio con quella alla base dell’ideologia su cui si regge il potere clericale, e che ha rovinato profondamente anche la visione delle cose del mondo in quelle zone del mondo particolarmente prive di una virtuosa struttura sociale e civica – sì, sto sempre parlando dell’Italia, la cui società, appunto, è quella che più direttamente ha subito l’influsso della dominanza ideologica cattolica: e il bello è che qualcuno si chiede ancora, cascando pesantemente da immacolate nuvolette, “ma come mai la società italiana è così degradata?!?”…
Purtroppo, ne sono convinto, finché nel nostro mondo sussisteranno tali profonde e gravi incoerenze, finché in tanti continueranno a non avere memoria, a non guardare le verità della storia, finché – come sosteneva Voltaire – continueranno sostanzialmente a non pensare, queste oscure realtà continueranno, e continueranno a sbilanciare la civiltà umana verso una pericolosa tenebra – la stessa dalla quale fuoriescono guerre, crimini vari, disuguaglianze, discriminazioni, e tutte quelle schifezze che proprio nella devianza mentale trovano tutta la forza per esplodere e distruggere la Civiltà…

…Non preoccupatevi, nel frattempo a Thule continua sempre la ricerca di buoni concorsi letterari – coerentemente con quanto asserito nel prologo “programmatico” di questo post – ed ecco dunque il bando del 1° Premio Letterario Internazionale “Città di Aprilia”, dotato del sostegno organizzativo di opla2006, interessante e lodevole esempio di mecenatismo contemporaneo a beneficio della letteratura esordiente in tutte le sue forme, come potrete evincere visitandone il sito… Perché, come disse Francis Bacon: “la lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto”.
> Qui potete scaricare il bando del concorso.

Ora, giusto per rimarcare ancora una volta che questo blog è veramente a “Modo”…:
Martedì 22 aprile 2008, ore 21.30
Il primo sangue
un libro di Federico Platania
(Fernandel)
ne parleranno con l’autore Gianluca Morozzi e Michele Barbolini
«O la follia o la violenza.
Me lo sono ripetuto non so quante volte in questi ultimi giorni.
O la follia o la violenza, mi ripetevo.
La violenza no!, mi dicevo ogni volta,
la violenza no! Allora la follia!,
mi dicevo subito dopo».
Federico Platania (Roma, 1971) ha già pubblicato Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato (Fernandel, 2006). Fa parte del gruppo de “I libri in testa” ed è il curatore del progetto www.samuelbeckett.it Per ascoltare Federico Platania: www.samuelbeckett.it/bl_intfahre.mp3
Ogni altra utile infos su www.modoinfoshop.com o da info@modoinfoshop.com
…E per finire (ovvero per ricominciare, come da un punto di partenza necessario e questo lo è, un bel punto di partenza!) è inevitabile che anche a Thule non si possa non concordare con l’evento di cui sotto… E non certo per mera questione di tifoseria – al solito l’opinione pubblica italiota, incapace di vedere l’effettiva realtà di qualsiasi cosa (e la cronica mancanza di argomenti reali), ha fatto sfoggio del proprio inarrivabile manicheismo dividendo la gente in pro-Beppe Grillo (Grillo ha ragione, viva Grillo!) oppure anti-Beppe Grillo (Grillo sbaglia, Grillo stia zitto!) e in generale scagliandosi contro il comico genovese, così lapalissianamente confermando il motivo per il quale, il prossimo 25 Aprile, vi sarà un nuovo V-day – e dimostrando, appunto, di non capire nulla di nulla della realtà contemporanea… Motivo col quale, lo si ribadisce, è praticamente inevitabile non essere d’accordo, per quanto è reale, vero, e drammaticamente miserrimo nella sua “sostanza” per quella stessa opinione pubblica e per il bene (intellettuale) della società italiana…

> Scarica il volantino del V2-day del prossimo 25 Aprile 2008 in formato pdf
Ogni informazione in proposito su http://www2.beppegrillo.it/v2day/index.php
Aspirare, respirare, mettersi in ballo, e sperare (di non restare invischiati nella massa)… Aprile 18, 2008
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Oibò! Qualcuno si ricorda ancora del Tibet?… Dalle italiote parti pare sostanzialmente di no: tutti (soprattutto i media) presi a cianciare su come sono andate le elezioni, a festeggiare o imprecare, commentare, blaterare, farneticare… - e del Tibet, e di tutte le altre terribili tragedie che questo nostro mondo è costretto a sopportare, nessuno parla più, già riaccatastate nel grande ripostiglio delle “normalità”, cioè di quelle cose che “tanto mica succedono qui, mica mi toccano, ci penserà qualcun altro a sistemarle”… Insomma, the (reality) show must go on, giusto?…
Ma a Thule, fortunatamente, la memoria è quanto di più attento e allenato si conserva da sempre…
> Guarda qui i precedenti post dedicati alla questione Tibet, e non dimenticare:


Vania Elettra Tam, Aspirazione alla danza, olio su tela 100×100 cm., 2008
D’altronde, per vedere e capire bene il mondo di oggi, occorre buona sensibilità e uno spirito più “sciolto”, più “estroverso” , e mi pare che, spesso, le donne più degli uomini posseggano tali peculiarità… Per ciò, quando ricevo notizie di eventi artistici a “componente femminile” (e si sa quanto l’arte, oggi, abbia assunto su di sé anche il compito di “saper vedere” la realtà contemporanea, con forza e intensità altrove difficilmente ritrovabile) ne sono sempre particolarmente colpito… Anche per quanto particolare (ovvero originale) è la collettiva ospitata dal 17 Aprile al 6 Maggio da Wannabee Gallery a Milano:
Dance with me!
10 artiste interpretano la danza
Un universo tutto al femminile, che è patrimonio di ogni donna: tutto questo è “Dance with me”, la prima collettiva che Wannabee Gallery ha voluto dedicare unicamente a dieci artiste donne. “Dance with me è soprattutto un invito che ogni artista rivolge allo spettatore” dice Silvia Pettinicchio, fondatrice della galleria che a Milano promuove artisti emergenti “E’ come se dicessero: balla con me, avvicinati e partiamo, la destinazione non la conosco ancora, ma sarà sicuramente lontana dal qui e ora”…
Con: Annalù, Samantha Lina, Roberta Lozzi, Teresa Morelli, Ester Negretti, Sabrina Ravanelli, Gaia Roma, Cristina Stifanic, Allegra Betti Van Der Noot…
…e Vania Elettra Tam, artista che il blog si è riproposto di seguire con attenzione per la sua personale visione del mondo, appunto, tutta femminile, cioè dal femminile al femminile e viceversa, da cui scaturiscono immagini veramente molto belle e suggestive…
Maggiori infos su www.wannabee.it o presso be@wannabee.it

Ricevo&segnalo la nuova esposizione aperta da Estro, associazione di promozione culturale e artistica in Bergamo (gia ospitata nel blog) il cui nome rivela molto della sua natura – una natura alquanto apprezzabile per come opera soprattutto a favore dell’arte giovane, ovvero di quella che, assai spesso, fatica a trovare spazi disponibili alla sua proposizione… Estro, infatti, nasce dall’esigenza di poter lavorare attraverso una serie di progetti artistici e culturali nello spazio urbano della città e si fa carico dell’organizzazione di vari eventi, che spesso portano a collaborare con altre associazioni o enti esistenti. L’idea è quella di creare una sorta di rete di collaborazioni attraverso la quale poter creare qualcosa di concreto nello spazio urbano (luoghi espositivi, eventi e performance artistiche, workshop, seminari, laboratori creativi), ma soprattutto qualcosa di organizzato (ogni associazione artistica pur mantenendo come comune denominatore l’arte si specializza in varie attività). Altro obiettivo – come detto - è la promozione di giovani artisti attraverso la sala espositiva di via Zambonate 33 in pieno centro a Bergamo (sala concessa dal Mutuo Soccorso proprio al fine di questo rinnovamento artistico nella città di Bergamo), idea nata per aiutare gli artisti emergenti, sia nel trovare un luogo espositivo, sia nell’organizzazione dell’esposizioni…
Direi proprio che Estro merita attenzione e conoscenza diretta…:
Dal 16 Aprile 2008 al 30 Aprile 2008
Anna Gritti - Olio su tela
Personale
Vernissage venerdì 18 Aprile, ore 18
Orari : lunedì-sabato 15.00 – 20.00
venerdi 15.00 – 22.00
domenica 10.30 - 12.30, 15.00-20.00
> Tutti i dettagli del caso qui

Per me, che ho sempre l’impressione (e il timore) che l’editoria sia un mondo piuttosto chiuso in sé stesso (sì, nonostante le apparenze e nonostante tutto…) e sostanzialmente egoista/egoistico (oltre che ormai profondamente corrotto dai diktat del più bieco consumismo mediatico – ma questa è già un’altra questione), è sempre un piacere ricevere segnalazioni di nuove uscite editoriali da case editrici che già in ciò, in questo semplice web-gesto, dimostrano la loro intraprendenza e una certa emancipazione dai timori sopra esposti… Come Edarc Edizioni, dalla quale appunto ricevo&segnalo con piacere la nuova e particolare opera di Adriano Meis:
I respiri del silenzio
Romanzo
ISBN 978-88-86428-51-4
Formato: 13 x 20
Pagine: 656
Prezzo: Euro 19,00
“…Quattro racconti, in cui i protagonisti sono animati da una continua ricerca dell’Assoluto: seguendo un ideale parallelo con le dottrine induiste, nei primi tre racconti la ricerca è influenzata dal “guna” dell’ignoranza (”tamo-guna“), della passione (”rajo-guna“) e della virtù (”sattva-guna“), mentre nell’ultimo tali influenze illusorie paiono lasciare il campo ad un più maturo rigore analitico…”
Maggiori dettagli qui.

E poteva mancare Modo Infoshop? Nooooooooo!!!…
Sabato 19 e Domenica 20 aprile 2008, ore 21.00:
Malastrada.Film
discussioni èbbre sulla propagazione di un Cinema di Ricerca e del suo farsi
19 aprile, ore 21,00
proiezione:
Uomo-Massa
Produzione Cane CapoVolto
Italia, 2007, 50 minuti
Diffusione Malastrada.film
Già nel 1930 Ortega Y Gasset descrisse con precisione il prodotto letale della Società di Massa. Nasce così l’Uomo-Massa, mediocre, conservatore, ripetitivo. Egli non odia i ricchi, li ama, invece. “Io sono ciò che ho” furono le sue prime parole.
Nei regimi totalitari gli individui sono come i granelli di sabbia indistinguibili gli uni dagli altri. L’uomo-massa è un uomo senza qualità né coscienza morale che è adattabile ad ogni evenienza. In grado di compiere qualsiasi atto in quanto nessun valore o principio aprioristico è in grado di indirizzare il suo comportamento.
20 aprile, ore 21,00
presentazione dei due volumi ImpulsoVideo e proiezione di alcuni lavori contenuti nelle raccolte
ImpulsoVideo VOL. 1 e 2
produzione malastrada.film
anno 2005/2007
durata complessiva 189′
L’impulso-video è un metodo creato per dare spazio alla psiche, all’autoanalisi, alla spinta istintiva e inconscia dell’autore. Dimensione interiore che prende forma relegando il gesto agli stimoli del subconscio. Se il video ha una funzione sostanziale che lo distacca davvero dalle altre tecniche di creazione dell’immagine questa sta proprio nella possibilità di applicare direttamente l’inconscio. Ciò che definisco “pratica inconscia diretta”, cioè quel rapporto che si ha quotidianamente con le proprie sensazioni e l’atto stesso di riconoscerle in quanto impressioni, prima che vengano del tutto irrigidite dall’”Altro”, sta alla base dell’impulso-video. L’inconscio è strutturato come linguaggio! Ad assumere importanza è ciò che sta dietro l’immagine, cioè la spinta primaria di chi crea.
> Qui il programma completo della malastrada.film a Bologna dal 17 al 20 aprile
Al solito, maggiori infos su: http://www.modoinfoshop.com/
“Quasi-oggetti”, oggettività varie e oggettive nostalgie… Aprile 4, 2008
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Lorenzo Oggiano, QO STUDY 104 C – Lambda print – cm.140×100, 2008
Scrivo con deprecabile ritardo (e me ne scuso, anche se in parte ciò è dovuto a cause di forza maggiore) della visita alla mostra quasi-objects di Lorenzo Oggiano curata da Claudia Attimonelli alla Traffic Gallery di Bergamo, conclusasi lo scorso 31 Marzo (e che presentai, all’epoca del vernissage, anche qui sul blog)… Mostra/dimostrazione di un’arte moooolto particolare – o forse dimostrazione di qualcosa di più di “arte”, immagini/visioni che Oggiano crea attraverso il calcolo numerico, per fissarle poi in stampe fotografiche (lambda print) e in un video 16:9 – questi, alla fine, i veri e unici “oggetti” della sua esposizione, il cui titolo “quasi objects” trovo assai azzeccato… Visualmente, quella di Oggiano la definirei arte del dubbio: il visitatore si ritrova di fronte a immagini per le quali risulta inevitabile la formulazione della domanda: “cos’è?” – domanda ancestrale, in effetti, e non per nulla le immagini di Oggiano posseggono un’essenza che, nel post di presentazione sopra citato, definii (esagerando forse, ma forse nemmeno troppo) teleologica… Tuttavia il “dubbio” che ti sorge ammirando le peraltro meravigliose e curatissime opere (che chiunque, scommetto, scambierebbe di primo acchito per immagini microscopiche ad alta risoluzione di bizzarri organismi vegetali provenienti da qualche istituto di ricerca) non è quello che ti lascia di conseguenza smarrito, incapace di trovare risposte e/o soluzioni; viceversa, è il dubbio derivante dall’avere a disposizione innumerevoli potenziali risposte, ovvero quello che ti stimola l’interesse più profondo, una pari curiosità e quindi la volontà di andare fino in fondo nella ricerca del loro senso, accompagnati da un valore estetico tanto particolare quanto intrigante e fin da subito sapendo che quella ricerca potrà non avere alcuna ultima e definitiva risposta ed in fondo che sarà giusto (o meglio?) così, dacché il dubbio è e sarà sempre elemento impulsivo alla ricerca, alla riflessione, alla conoscenza… Cosa si ha in fronte, dunque? Organismi vegetali (appunto) terrestri? O forse alieni? Forme viventi di chissà quali altri universi e dimensioni, e viventi per chissà quali diverse leggi biologiche? Oppure viventi di tutt’altra vita, incomprensibile per la mente umana e soltanto registrabile nell’immagine? O ancora nulla di tutto questo, e soltanto semmai pura virtualità senza senso logico alcuno (a parte che nella sua genesi basata sul calcolo numerico, come detto)? E intanto, durante questa riflessione, si generano le singolari suggestioni estetiche (in senso certo non “classico”, anzi molto “alternativo”, eppure ben percepibile) che le opere di Oggiano cagionano (e che, personalmente e non so bene perché, mi ricordano le atmosfere ambientali di certi film di fantascienza degli anni ‘60/’70 del secolo scorso…).
Un artista alquanto originale che il blog terrà ben d’occhio (sul suo sito potete visionare molte delle sue opere, del ciclo quasi objects e di cicli precedenti) – con i complimenti a Traffic Gallery che lo ha voluto presentare al suo pubblico…
P.S. - ULTIM’ORA!: mi comunicano giusto in questi momenti (4 Aprile, ore 17) che quasi-objects di Lorenzo Oggiano è prolungata fino al 30 Aprile! Beh, ora visitarla, per chi non lo ha ancora fatto, diventa quasi imprescindibile!…

Maurizio Cattelan, Frau C, 2007, installazione a Portikus, 170×135x30, courtesy Galleria Massimo De Carlo
Ricevo&segnalo il prossimo evento di uno dei più rinomati luoghi d’arte italiani, il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin a Codroipo (Udine), attivo tanto quanto originale nella programmazione e nella proposizione degli eventi. Ed è certamente buona prova di tale peculiarità “GOD & GOODS. Spiritualità e Confusione di Massa”, la nuova grande mostra che il prossimo 19 Aprile 2008 inaugura la stagione estiva del Centro. Curata da Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto, l’esposizione vuole presentare la spiritualità e il concetto del sacro attraverso le interpretazioni di trenta artisti contemporanei (tra cui il sopra mostrato Cattelan), dunque con lo sguardo esterno e, per certi versi, estremo ed estremamente arguto, dell’arte, che “può rivelare il potere evocativo di un’immagine così come rapportare la mitologia del bene di consumo a quello dell’iconografia sacra” come riporta la presentazione dell’evento. E chissà che proprio l’arte, con la propria libera e indipendente coscienza del reale, riesca a “scaricare” da sopra l’essenza autentica del concetto di “sacro” tutte le immani sovrastrutturazioni d’interesse che nei secoli certi uomini hanno voluto caricargli addosso, allontanandolo sempre più dal correlato concetto di “spiritualità” e facendolo di contro fonte continua delle più assurde e, spesso, efferate aberrazioni, per riportarlo in quell’ambito prettamente individuale e intimo che già Kant, tra gli altri, aveva postulato…
> Scaricate qui il comunicato stampa dell’evento, con tutte le informazioni necessarie.

Intanto evvivanoè esposizioni d’arte di Cherasco, galleria già dinamica di suo, pare che colga tutta la tipica energia primaverile per diventare ancora più attiva e laboriosa!… Date un occhio alle loro news di Aprile in Ci sono buone nuove da…, e facilmente vi sorgerà la curiosità e la volontà di conoscerla meglio e, chissà, fare un salto dalle loro (splendide) parti…

Una nota nostalgica, ora… Sono trascorsi ormai trent’anni - era esattamente il 4 Aprile 1978 - da quando Atlas UFO Robot, ovvero Goldrake, il primo anime robotico giapponese ad essere trasmesso dalla TV italiana, “invase” la mente e i sogni non solo dei bambini di allora, ma per certi versi di tutta l’opinione pubblica dell’epoca… Nostalgia, come dicevo, di quei bei tempi, durante i quali Goldrake salvò la Terra dagli invasori di Vega, sconfiggendoli e tornandosene poi sul pianeta Fleed da cui proveniva in origine – non prevedendo che, sulla stessa Terra, vi potessero essere nemici di essa quasi peggiori dei malvagi vegani… Ecco, appunto: torna, Goldrake! Torna sulla Terra, che qui di lavoro salvifico ce n’è ancora tanto da fare – uhssecen’è!!!… E magari comincia proprio dall’Italia, che se non la salvi tu, con tutti i problemi e i nemici (interni) che si ritrova, non vedo proprio chi la possa salvare!…
Ad memoriam…:
Se non ricordiamo non possiamo comprendere (*) Gennaio 2, 2008
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Sapete, a Thule il cambio di anno non è che una mezzanotte come tutte le altre, ovvero assolutamente importante come tutte le altre; anche per questo, ogni nuovo anno non è come un libro nuovo che si apre, e la cui apertura determina la chiusura di quello precedente, velocemente da riporre sugli scaffali a prendere la sua “buona” dose di polvere… Invero il libro è uno solo, e ogni nuovo capitolo o paragrafo, ogni nuova singola pagina nasce ed esiste grazie alle precedenti…
In buona sostanza - chi segue il blog già avrà compreso – le Cronache da Thule contengono anche della buona memoria – proprio come la categoria così denominata – ovvero un piccolo ausilio (tra tanti, si spera) utile ad avere sempre bene a mente certe evidenze del mondo, così da ricavarne non solo il ricordo ma anche, e soprattutto, una buona esperienza e consapevolezza, dunque una preziosa saggezza – la quale, lungi dal voler/dover essere qualcosa di solenne e cattedratico come la parola stessa potrebbe facilmente suscitare, non è assai più pragmaticamente che la miglior base possibile su cui costruire ogni proprio, singolo futuro, piccolo o grande che sia, da questo istante che si è già fatto presente ed ora è bell’e passato, fino a quanto più lontano la mente saprà vedere…
Per tutto ciò, le Cronache da Thule iniziano questo nuovo anno con un ricordo di quello precedente, un evento simbolico per tutti gli altri di simile natura dei quali, ahinoi, la realtà ci offre quotidianamente un vasto campionario: la Birmania (o Myanmar, se si vuole essere più “ufficiali”) della cui vicenda il blog se ne occupò nei giorni della “speranza” e per ciò qui emblematicamente richiamato, pur nel disincanto che qualcosa di buono potesse veramente accadere – come infatti è successo…
Chi si ricorda più di loro – e di tanti altri protagonisti, nel bene o nel male, di fatti analoghi (eccetto rarissimi casi)? Tutto rimarrà riposto nel libro chiuso del 2007, su una delle tante pagine che rapidamente ingialliranno d’oblio? Visto quanto (non) è stato fatto di veramente concreto, il mondo ha perso un’altra occasione di fare che il nuovo anno possa essere un poco migliore del precedente?
Ma se i “signori” che ci comandano (ovunque, nel mondo…) sono i primi ad avere la memoria assai corta, noi, nel nostro piccolo, se già sappiamo serbare il ricordo, trarne la giusta consapevolezza e “saggezza”, forse sapremo elevare fin da subito il nuovo anno un po’ più in alto di quello vecchio – e un po’ ciascuno, se si è in tanti, si riesce a sollevare qualsiasi cosa, anche un intero pianeta, ed anche malgrado quelle tante cose che invece lo appesantiscono e lo trascinano verso il basso…
Insomma…: auguri! – e mica, banalmente, solo per il nuovo anno…
Radio Thule #5 in download Novembre 29, 2007
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Radio Thule anno IV, nr.5, 26 Novembre 2007: “Cronache da Thule”, ovvero il magazine di Radio Thule, un interessante e originale mix di argomentazioni tra cultura, arte, musica, letteratura, cronaca. Radio Thule torna al format radiofonico in cui è nata e in cui ascoltare alcune di quelle realtà che tutti gli altri probabilmente non vi rivelano…
In questo numero/puntata del magazine Cronache da Thule, si disserta…:
- Dell’anniversario, piuttosto ignorato, di un movimento fondamentale per lo sviluppo sociale negli ultimi trent’anni;
- Di un’ennesima brutta figura italiana in tema di difesa ambientale, e delle sue conseguenze;
- Di un particolarissimo libro di viaggio;
- Di interessanti novità dagli USA su UFO e indagini governative ufficiali;
- Della mostra a Lecco di uno dei più importanti pittori italiani…
… e di molto altro ancora, il tutto inframezzato dalla consueta selezione musicale di alta qualità e “mixato” in puro stile Thuleano!…
E per i nostalgici, c’è sempre la “tradizionale” replica su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!
N.B.: Prossimo appuntamento con Radio Thule, lunedì 10 Dicembre 2007.
“Radio Thule” in download Novembre 22, 2007
Posted by rota in Di buona memoria, Di buoni ascolti, Di tutto di più!.add a comment
Da oggi le puntate di Radio Thule saranno a disposizione di chiunque le voglia ascoltare e scaricare direttamente dal blog; dunque, nei giorni immediatamente successivi al lunedì di trasmissione, chi ne fosse interessato potrà trovare il relativo file (formato .wma, peso medio circa 20 Mb) in appositi post dedicati e indicati dal logo di Radio Thule, qui sopra presentato.
Ecco i primi due download disponibili:
Radio Thule nr.3, 29 Ottobre 2007: “Lecco Gay Pride”, ovvero: incontro e chiacchierata con il da poco nato “Renzo&Lucio” gruppo gay di Lecco: il chi-come-perché di un’associazione certamente alternativa nella realtà sociale lecchese, e che facilmente farà parlare di sé! Ospiti in studio Mauro Pirovano, Sergio Brambilla e Tatiana Ferrari, di “Renzo&Lucio”.
Radio Thule nr.4, 12 Novembre 2007: “Segno Vergine, ascendente Bufala”, ovvero: una ponderata e sapida disamina sull’astrologia, una pratica talmente stimata da tanti da venir considerata come “scientifica” ma che invero, con un minimo di attenzione, ne risulta assai lontana e contraria… Ospite in studio Paulo Henrique Tsingos, astrofilo e conferenziere del Gruppo Astrofili “Deep Space” di Lecco.
Ricordo le date delle prossime trasmissioni di Radio Thule (salvo modifiche imprevedibili):
- nr.5, 26 Novembre 2007;
- nr.6, 10 Dicembre 2007;
- nr.7, 7 Gennaio 2008;
- nr.8, 21 Gennaio 2008;
- nr.9, 4 Febbario 2008;
- nr.10, 18 Febbraio 2008;
- nr.11, 3 Marzo 2008;
- nr.12, 17 Marzo 2008;
- nr.13, 14 Aprile 2008;
- nr.14, 28 Aprile 2008;
- nr.15, 12 Maggio 2008;
- nr.16, 26 Maggio 2008;
- nr.17, 9 Giugno 2008;
- nr.18, 23 Giugno 2008.
Come dicono quelli “troppo avanti”: stay tuned – e, più tradizionalmente, buon ascolto!
30 anni di “Muffa”… Novembre 10, 2007
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Ho aspettato quasi tutto l’anno in corso per constatare se vi fossero adeguate celebrazioni di uno dei fenomeni culturali più importanti di cui si possa celebrare l’anniversario nel 2007, ma non mi è parso (a meno di ricuperi dell’ultim’ora) di leggere/vedere/sentire granché (a parte un bell’articolo su Exibart.onpaper, guarda caso! – e capirete tra poco perché “esclamo” ciò)… Eppure sono 30 anni – appunto nel 2007 – da quel 1977 in cui esplose la bomba Punk (letteralmente “muffa”, in italiano, e ho spiegato il titolo del post), deflagrando primariamente da Londra (ma non solo) in tutto il mondo: un evento probabilmente ancora oggi considerato troppo anarchico, iconoclasta e sfuggente a qualsiasi possibile controllo da poter essere considerato meritevole di una qualche reputazione da parte del panorama culturale più diffuso… L’immagine superficiale del movimento punk – quella fatta di creste colorate, borchie, catene, diti medi tesi verso ovunque e quant’altro – comunque assolutamente funzionale al senso che lo stesso ha poi avuto per la cultura giovanile e non solo in tutto il mondo, la vince ancora sulla considerazione che a mio modo di vedere merita, certamente per l’effetto che ha avuto sulla musica – primario mezzo di comunicazione del “messaggio” punk – ma anche sull’arte, sull’evoluzione di un certo modo di fare comunicazione, di fare politica perchenò, e di atteggiarsi alle varie cose della nostra realtà con un piglio per certi versi simile a quello del ’68 ma invero, probabilmente, di segno totalmente opposto – anche solo, appunto, dal lato politico, ove quello era assolutamente schierato ideologicamente mentre il punk, come detto, si connotò da subito con una fortissima anima anarchica e rigettante ogni forma ideologica più o meno politico/partitica… In sé il punk non ha inventato nulla, ha semmai estremizzato certe forme espressive che già da qualche anno si stavano manifestando: nella musica, ad esempio, mi vengono in mente band come MC5, Stooges, o certo glam che pare abbia tracciato per certi versi la via estetica dell’immagine del punk; oppure nell’arte, certa pop-art che agiva su miti e icone del presente del tempo, ovvero su conformismi e normalità, discutendole attraverso processi dall’impatto più o meno destrutturante… Oltre a questo, mi viene da pensare che il punk possa aver salvato – sì, proprio così, salvato – il pensiero e l’azione di un’intera generazione dalla inevitabile decadenza postsessantottina, ovvero quella che ha fatto di molti “sovversivi” del tempo dei perfetti manichini politically correct, come si dice oggi, attraverso l’assorbimento da parte di quel sistema che si voleva così pomposamente combattere – ma standoci da parte, sullo stesso piano… Il punk spazzava via invece ogni possibilità di confronto: fuck the system, negazione iconoclasta delle strutture dominanti con modi certamente sopra ogni immaginabile riga e dunque inevitabilmente (e consapevolmente) privi di futuro… Eppure, da tale insensata deflagrazione è probabilmente scaturito un modo di tenere ancora la schiena dritta contro il grave peso di dominazioni incurvanti, e un metodo di rivendicazione della propria libertà di pensiero e d’azione che, appunto, si è soprattutto realizzato in innumerevole forme artistiche dalla fortissima valenza politica, o socio-politica. Tutto quanto è venuto dopo, e fino ad oggi, sovente sono state soltanto riletture più o meno discostanti dall’originale, soprattutto in ambito sociale giovanile, di ciò che è stato il punk: il suo ceffone, che colpì con forza la prima volta nel 1977, sta facendo ancora oggi vibrare molta parte del mondo che lo ricevette, e l’eterno slogan che, da poco tempo dopo quella prima volta, ha cominciato ad echeggiare in ogni elemento che dal punk ricevette qualcosa – cioè punk not dead, “il punk non è morto”, in realtà un grido di aiuto contro una forse inevitabile fine, come capita ad ogni moto sociale che abbia contraddistinto un certo tempo (e si sa, il tempo non si può fermare) – per tutto quanto sopra continua oggi ad avere un senso, a sentenziare una realtà che non possiede sicuramente più il proprio originario slancio ma ne ha molti altri, forse meno sconquassanti e iconoclasti ma in certi casi ancora assai profondamente devianti, ribelli, sovversivi, conservanti ancora in essi le fiamme accese del fuoco anarchico così come in ogni soggetto/oggetto che voglia incessantemente ricercare la libertà vitale… Ecco, probabilmente il modo con cui vorrei omaggiare il punk, in questo suo 30° compleanno, è riconoscergli d’aver condensato a suo modo con forza d’urto forse mai così possente (prima e dopo) la voglia di libertà dell’individuo o del gruppo sociale da qualsiasi dominazione limitante: in fondo, poi, l’abito non ha mai fatto il monaco, e borchie e creste colorate sono meno ipocrite e immorali di certi perfetti doppiopetti o abiti talari indosso a molti personaggi di potere!…
In omaggio del grande Gianni Brera Novembre 5, 2007
Posted by rota in Di buona memoria, Di buone letture, Di cose belle.add a comment
Constato con grande piacere che - uno all’anno ma chi va piano… - vengono ripubblicati in nuova edizione, con altri scritti, i romanzi di Gianni Brera: l’anno passato Il Corpo della Ragassa per la Editing di Treviso, quest’anno La Ballata del Pugile Suonato per Baldini & Castoldi Dalai, e mancherebbe alla trilogia Il Mio Vescovo e le Animalesse, che trovate ancora su Baldini… Un grande piacere per il sottoscritto, appunto, che scoprì la produzione puramente letteraria di Gianni Brera qualche tempo fa, peraltro piuttosto casualmente e constatando poi che praticamente nessuno era a conoscenza del fatto che il più grande giornalista sportivo italiano è stato anche – come ho in seguito sostenuto e nonostante l’esigua produzione – uno dei più grandi scrittori italiani del secondo Novecento…
Mi ricordo, quand’ero ragazzino, una trasmissione su TeleLombardia del lunedì sera, nella quale Brera riceveva telefonate in diretta di tifosi con le cui risposte commentava la precedente domenica calcistica… E’ inutile rimarcare l’insuperabile signorilità del suo discorrere e la distanza (anni luce!) dalla volgarità di tutti i beceri programmi contemporanei di simile argomento, ma la cosa che trovavo più affascinante della sua presenza in quella trasmissione, per me che mai sono stato un gran patito di calcio, era l’argutezza delle sue parole, la finezza e la sagacità dei suoi pensieri, nonché la capacità di trarre pur da argomenti del tutto futili un qualcosa di supremamente ammaliante…Bastava, ad esempio, che il tifoso la cui telefonata passava in diretta per porre la propria domanda o fare la propria considerazione nominasse il luogo da cui chiamasse, e Brera, da quel grandissimo conoscitore della storia - lombarda in primis ma non solo – che era, imbastisse un micro-trattatello storico, geografico, etnologico o antropologico con il quale, grazie a poche, deliziose e pregnanti parole, sapeva tratteggiare una sorta di quadro di quel luogo, della sua gente, delle usanze, delle storie e delle leggende… Era un po’ come viaggiare, una telefonata dopo l’altra, per tutta la Lombardia – territorio principalmente coperto dal segnale di quell’emittente – dacché il calcio diveniva il pretesto per Brera di discorrere su mille altre cose: in sostanza ciò che egli fece in innumerevoli scritti di sapore antropologico se non, a tratti, quasi filosofico, apparsi su tante testate e poi raccolti in alcune opere che potete facilmente rintracciare nelle librerie sul web, ovvero ciò che ha poi saputo riporre nei romanzi ed elevare ad opere di stile, bellezza e suggestione sublimi…
Ecco, la ricerca e l’acquisto de Il Corpo della Ragassa, il primo romanzo che lessi, fu già allora una sorta di omaggio nostalgico per quel personaggio che seppe così attrarmi, con le sue storie, tutti i lunedì sera; come ulteriore omaggio, ora, voglio riproporvi nei post dei giorni prossimi le “recensioni” che scrissi dei romanzi breriani: primo, perché come detto sono tre autentici gioielli di uno scrittore di rara, se non unica, preziosità, e secondo perché forse anch’io nel mio piccolo piccolo – visto che di Brera e dei suoi romanzi ne parlai anche in Radio Thule – ho “contribuito” e vorrei ancora contribuire alla (ri)scoperta di un grandissimo, per certi versi insuperabile, personaggio della cultura italiana.
P.S.: e ricordo poi il post che dedicai a Storie dei Lombardi di Brera, altra opera fondamentale…







