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Modo Infoshop, giovedì 17 Luglio: presentazione di “Progetto Babele”, rivista letteraria trimestrale Luglio 17, 2008

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Modo Infoshop, giovedi 17 luglio 2008, ore 21.00:

presentazione della rivista
Progetto Babele
Ercole e Babele, Rosa e Sputi, strane compagnie d’estate
Saranno presenti i redattori della rivista Progetto Babele e gli autori della compagnia letteraria Colonne d’Ercole. Conduce Jadel Andreetto (Kai Zen).

Durante la serata verrà presentato il prossimo numero della rivista Progetto Babele (www.progettobabele.it) che da sei anni raccoglie racconti, recensioni e articoli sulla letteratura. Una iniziativa che si completa con pubblicazioni di libri e audiolibri scaricabili dal sito. Progetto Babele va anche alla scoperta di nuovi autori e fra questi c’è la compagnia letteraria Colonne d’Ercole (www.colonnedercole.org), compagnia letteraria di autori cresciuti in una esperienza di laboratorio di scrittura. E’ in uscita il loro primo libro, “Sputi - Storie di disprezzo” dal quale verranno letti alcuni brani in anteprima.
Un’occasione per dimostrare come la scrittura, al pari della lettura, si può fare assieme, divertendosi.

Progetto Babele, è una rivista trimestrale dedicata alla letteratura di intrattenimento. Fondata nel 2002 da Marco R. Capelli, P.B. presenta periodicamente una selezione delle cose migliori realizzate dagli scrittori (più o meno esordienti) che operano su internet.

Colonne d’Ercole è una compagnia letteraria e un gruppo di amici cresciuti nell’ambito di un laboratorio di scrittura.

Infos:
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tel. 051/5871012
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Erlend Loe, “Doppler, vita con l’alce” Luglio 15, 2008

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Chi conosce anche solo minimamente il mondo letterario scandinavo (magari se lo ha fatto seguendo i tanti post che Cronache da Thule ha dedicato ad opere di autori nordici) saprà che il principale esponente di questo mondo è certamente Arto Paasilinna, non solo per quantità di copie vendute ma anche per la capacità dimostrata di compendiare nel proprio stile, nella maniera più piena e letterariamente fruttuosa, le principali peculiarità del modo di scrivere scandinavo… Bene, detto ciò, posso ora aggiungere che Erlend Loe, autore di un’altra opera abbastanza nota quale è Naif.Super (seppur la “notorietà” dei libri scandinavi è comunque caratteristica che resta ben compresa nella cerchia comunque ancora “underground” dei suoi lettori, e grazie soprattutto alla meritoria opera della casa editrice Iperborea, per la quale escono quasi tutti i suddetti libri), con questo suo Doppler, vita con l’alce, si è abbastanza paasilinnizzato, pur mantenendo connotati propri di temi e di stile, piuttosto simile a quello ritrovabile nel citato Naif.Super… Primo “tempo”, a quanto pare, di una trilogia a venire (tant’è che il libro si chiude con un classico to be continued…), Doppler è la storia di un cittadino norvegese medio, Andreas Doppler appunto, che un bel giorno si stufa profondamente dell’esistenza che conduce – la sua e quella di tutti i suoi simili, le quali gli sembrano soltanto compiute in modo da dimostrarsi continuamente “bravi”, bravi cittadini, bravi scolari, bravi mariti, bravi papà… – e decide quindi di doversi “separare” dal genere umano, attuando tale scelta installando una tenda nel bosco a poche centinaia di metri dallo stadio di Oslo (beati loro che hanno meravigliose foreste appena fuori città…) e lì vivendoci insieme ad un cucciolo di alce che adotta, avendogli ucciso la madre per nutrirsene… Poche centinaia di metri, come detto, che tuttavia a Doppler sembrano sufficienti per sentirsi lontano e staccato dalla civiltà, da tutti i suoi conformismi, dalla sua agiatezza e dai suoi egoismi, nonché da una moglie stressante e da una figlia paranoica – mentre cercherà si salvare l’altro figlio, Gregus, dal dover diventare a sua volta “bravo” a tutti i costi… Loe ci racconta dunque della vita di Doppler nel bosco, ricca di espedienti di sopravvivenza minima e quotidiana, di episodi buffi, di meditazioni sulla propria scelta e sulle scelte del resto del mondo, della convivenza con il cucciolo di alce e di alcuni bizzarri personaggi che interverranno nella sua vita, in qualche modo dimostrando come la sua creduta separazione dal mondo civile non sia per nulla tale, e che lo costringeranno, nel finale, ad una decisione ancora più drastica…
Come già a tal punto intuirete, in Doppler… ci sono tutti gli stilemi classici della letteratura scandinava contemporanea, e che – come detto – Paasilinna probabilmente più degli altri è in grado di padroneggiare: un protagonista che, in un modo o nell’altro, sente il richiamo del mondo naturale, ovvero non antropizzato, come più o meno pacata ribellione verso la vita e la solita quotidianità, la presenza possente e fondamentale della Natura, il contatto con le creature del bosco, viste quasi sempre come “migliori” o comunque non così malvagie come l’uomo troppo spesso dimostra di essere, una sempre presente ironia, leggera, spesso surreale e mai volgare, e quel tipico stile di scrittura scandinavo per il quale, si racconti di tragedie o di gioie, poco o nulla cambia nello scriverne… Tuttavia, in Doppler…, Loe tratteggia nella narrazione, e in maniera sostanzialmente palese, un elemento di critica verso la società norvegese piuttosto sorprendente tanto quanto duro, e che in altri autori è molto più difficile rintracciare; Doppler è in crisi con sé stesso in quanto critico della sua presenza nella società, della quale non comprende più gli scopi e le volontà quotidiane, in primis l’egoismo figlio del benessere che la permea – e che nel romanzo egli identifica soprattutto con la parte politica di destra in essa, ma non solo (e comunque non v’è nulla ma proprio nulla di “ideologicamente politico” nella scrittura di Loe)… E’ una critica che l’autore riesce a rendere concreta, e costringe il lettore a meditarla – nonché a concludere fin da subito che ogni società, anche una tra le più avanzate sul pianeta come quella scandinavo-norvegese, ha i suoi piccoli/grandi problemi…), ma nonostante ciò la storia in sé resta sempre amena, divertente, leggera e piacevole, e volendo la si può affrontare con gusto anche tralasciando quel suo elemento di critica sociale… In effetti, sarà pure una società egoista (non lo palesa tuttavia, come invece accade dalle nostre parti: lo posso ben dire avendola conosciuta direttamente!), ma anche solo il grande amore che gli scandinavi dimostrano per la Natura e il proprio patrimonio naturale in genere, elemento assolutamente paradigmatico per la visione nordica della realtà quotidiana, è qualcosa di veramente bello e sempre stupefacente da leggere e constatare, e li rende comunque più avanti del resto delle società occidentali (non parliamo poi rispetto alla povera Italietta!…); inoltre anche Doppler…, come molte altre opere di letteratura scandinava, posseggono e dimostrano la capacità di offrire, nonostante eventuali altre chiavi di lettura, una lettura “riconciliante” con il mondo, e ciò per quanto detto ovvero per riuscire a divertire e far pensare allo stesso tempo, il tutto con la solita e notevole tranquillità iperborea…
Lettura certamente consigliata a chiunque - e inevitabile curiosità per il seguito, a tal punto!…

Yan Lianke, “Servire il Popolo” Giugno 27, 2008

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Patagonia, Gran Bretagna, Svezia, Repubblica Ceca (o ex-Cecoslovacchia), Russia (o ex-URSS), Italia, USA… Sto compiendo una sorta di giro del mondo letterario, in base a uno “stile” di lettura espressamente esplorativo e sempre adeguatamente lontano da classifiche, best-sellers e quant’altro di simile – stile che trovo assai utile non solo per avere una conoscenza la più “planetaria” possibile della letteratura moderna e contemporanea, ma anche per avere e allo stesso modo ampliare la personale cultura dell’arte dello scrivere nella nostra epoca, fondamentale per generare la consapevolezza che metto tra le pietre basilari su cui costruire a mia volta la personale scrittura…
Eccomi in Cina, ora, per leggere Yan Lianke e il suo Servire il Popolo, romanzo breve (meno di 140 pagine nell’edizione Einaudi Stile Libero) per una storia piuttosto semplice nel suo svolgimento: un orgoglioso soldato, perfetto esecutore degli ordini della rivoluzione maoista, proprio per ciò viene nominato attendente in casa del proprio comandante, dotato di moglie giovane e bellissima della quale, inevitabilmente, diventa l’amante per due lunghi mesi di passione focosa e infingarda verso quel comando, “servire il popolo”, sul quale il soldato da sempre basa le proprie azioni – anche su incitamento dei superiori – dunque adattandovi anche quella di servire la moglie del comandante… Finale a sorpresa ma neanche troppo, dacché abbastanza prevedibile nella sostanza…
Lianke, attraverso la storia e la narrazione, tratteggia una evidente e profonda critica verso il sistema rivoluzionario cinese e le sue basi ideologiche (ovviamente il romanzo è stato censurato dal regime cinese, riapparendo poi clandestinamente sul web) con uno stile semplice, molto scorrevole, peraltro qui e là infarcito da quelle espressioni tipicamente orientali che ci si aspetta inevitabilmente di leggere in uno scritto orientale, appunto; nonostante emerga bene, nel corso della lettura (ed è probabilmente il pregio maggiore del libro), tutta l’idiozia dell’ideologia maoista e l’insensatezza del sistema sociale che su di essa è stato costruito (e che, non dimentichiamolo, è tutto sommato ancora presente nella Cina contemporanea), forse l’autore, con quella sua semplicità stilistica fin troppo accentuata, ne sminuisce un poco la potenziale forza sovversiva; ancora una volta, come norma, l’editore ci da’ dentro con gli attributi descrittivi in quarta di copertina: Servire il Popolo è sì irriverente verso l’ideologia comunista cinese, abbastanza caustica, non così erotica (almeno per gli standard occidentali e/o di culture emancipate) e ben poco sboccata (anzi, quasi nulla sempre per gli appena citati standard), e a mio parere ha il suo punto di maggior debolezza proprio nel finale, fin troppo “leggero” e prevedibile… Insomma, poteva essere un’opera di maggior spessore, anche se la sua lettura risulta tutto sommato piacevole; non dico che nel complesso possa deludere il lettore (forse sto restando troppo legato ai nostri standard occidentali anche dal punto di vista letterario…) e, ribadisco, la lettura critica socio-politica che contiene è interessante e importante, tuttavia temo che potrà essere più ricordata per la sua natura erotica (seppur, come detto, nemmeno così scandalosa) che per il suo valore letterario primario.

Modo Infoshop: venerdì 27 presentazione di “Storytelling - L’informazione secondo Luther Blisset”, un libro di Luca Muchetti Giugno 26, 2008

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Venerdì 27 giugno 2008, ore 21.30:

Storytelling
L’informazione secondo Luther Blisset

un libro di Luca Muchetti
(Arcipelago edizioni)

ne parla con l’autore Antonella Beccaria

«Un libro importante. Una lettura consigliata» - Wu Ming

Luther Blissett, a più di dieci anni dalla sua irruzione nel panorama mediatico, non smette di affascinare, contaminare e attraversare un numero imprecisato di persone sparse per il mondo. Dai primordi della Rete al presente del web 2.0, Luther Blissett è una firma ancora utilizzata da performer, artisti, operatori del virtuale, prankster e collettivi d’attivisti europei e americani. E’ il nome di una leggenda (e l’epopea di un folk hero) che si presta a numerosi tentativi di rilettura.
Storytelling intraprende un viaggio che sceglie di seguire Luther Blissett nel suo assalto all’infosfera. Le celebri beffe a quotidiani e telegiornali italiani messe a segno nella metà degli anni ’90 hanno svelato i punti deboli della macchina informativa, portando al cortocircuito il sistema mediatico e codificando – forse per la prima volta in modo così compiuto – pratiche e tecniche per un sabotaggio dell’informazione.
Storytelling evita di circoscrivere a una dimensione europea o mondiale quel Coindividuo che ha fatto dell’inafferrabilità una delle sue principali caratteristiche. Al contrario, il libro racconta Luther Blissett come un “soggetto-multiplo in guerriglia mediatica”. Abile nell’assumere, ricalibrare e personalizzare azioni di disturbo e spaesamento immaginate, narrate, progettate (più o meno consapevolmente) da illustri predecessori come Jorge Luis Borges, Orson Welles, Provos, Kommune 1, Radio Alice, Il Male, Frigidaire, Guerrilla Girls e Joey Skaggs, Luther Blissett ha lanciato semi che, nel nuovo millennio, sono fioriti nelle azioni di tute bianche, Chainworkers, Yes Men e molti altri.
La narrazione di Storytelling – fra ricostruzioni, aneddoti e analisi cui prendono parte anche le voci di Bifo, Enrico Brizzi, Emidio Clementi e Wu Ming – giunge fino al suicidio rituale del 1999, quando il Luther Blissett Project si chiuse dando vita a una serie di esperienze figlie di quel piano senza coordinate. Storytelling ne racconta l’eredità e segue la traiettoria di una scheggia bolognese del progetto: quella dell’atelier di scrittori senza nome noto come Wu Ming.

Luca Muchetti è nato a Cremona nel 1980. Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, si è specializzato in “Giornalismo, Editoria e Comunicazione multimediale” con una tesi su Luther Blissett e il sabotaggio dell’informazione. È giornalista pubblicista.
Antonella Beccaria è giornalista e scrittrice. Per stampa Alternativa ha pubblicato Uno bianca e trame nere - Cronaca di un periodo di terrore, Permesso d’autore - Percorsi per la produzione di cultura libera, Bambini di Satana. Lavora anche come traduttrice e nel campo della progettazione editoriale su web. Il suo blog si chiama Xaaraan . Tutto ciò che scrive è pubblicato con licenza Creative Commons.

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Modo Infoshop: presentazione di “Noisers: tracce, percorsi, geografie del nuovo rumore U.S.A.”, un libro di Valerio Mattioli Giugno 23, 2008

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Lunedi 23 Giugno 2008, ore 19.00:
Noisers: tracce, percorsi, geografie del nuovo rumore U.S.A.
un libro di Valerio Mattioli
(I Libri di Harry #6)

All’alba dei 2000, l’universo delle musiche indipendenti americane è stato invaso da un’inattesa generazione di estremisti sonici. Nomi come Black Dice, Wolf Eyes, Lightning Bolt, sono solo la punta dell’iceberg di un movimento ramificato all’inverosimile, tra discografie in cdr, festival, fumetti, performance, concerti negli scantinati e inattese canonizzazioni mainstream. In queste pagine si raccontano le storie, i protagonisti, i luoghi della più atroce tra le party music del nuovo millennio: il nuovo noise USA.
“I Libri Di Harry #6” [2006]

Alla presentazione sarà presente l’autore Valerio Mattioli, giornalista per la rivista Blow Up, con interventi musicali di Thetlvtmh + Ryan Martin.
Una collaborazione fra il gruppo italiano Thetlvmth http://www.myspace.com/zatlathaithas e Ryan Martin, musicista americano e parte del gruppo noise Boys Zone http://www.myspace.com/boyszone, noise e improvvisazioni elettroacustiche.

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“Sterminato Tibet; Tibet sterminato”, una illuminante testimonianza di Luigi Zanzi sulla questione tibetana Giugno 20, 2008

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Più volte questo blog si è occupato della “questione Tibet”, fin da quanto la crisi è scoppiata in tutta la sua violenza fisica e geopolitica, nelle strade di Lhasa e in tutte quelle del pianeta ove sono nate manifestazioni a sostegno della causa tibetana. Tuttavia, ciò che ha generato nello scrivente una adeguata consapevolezza sulla questione, e la volontà di non restare più apatico di fronte alle pallide, lacunose e insufficienti informazioni fornite dai media nazionali, è stata invero la lettura, avvenuta qualche settimana prima, di una testimonianza/saggio pubblicata sul numero di Novembre/Dicembre 2007 de La Rivista, bimensile del Club Alpino Italiano, a firma del professor Luigi Zanzi, uno dei più importanti studiosi di cultura alpina italiani: lettura veramente illuminante, per come, più di tanti altri articoli televisivi o giornalistici apparsi sui media negli ultimi tempi, sappia fornire una pur concisa tanto quanto esauriente disamina della situazione del popolo tibetano, della sua quotidianità, della cultura, e delle minacce alle quali viene sottoposto dal regime cinese. Subito ho maturato il desiderio di contribuire a fornire allo scritto anche la mia eco, ovvero del blog, e sono ben felice e onorato che il professor Zanzi, con squisita cordialità, abbia acconsentito alla pubblicazione che qui ora propongo direttamente dalle pagine della succitata Rivista (in formato pdf, 1,7 Mb circa):

“Sterminato Tibet; Tibet sterminato”, di Luigi Zanzi (La Rivista del CAI, Novembre/Dicembre 2007)

Di seguito, approfittando della gentilezza del professor Zanzi e del relativo invio, pubblico l’appello a favore della causa tibetana rivolto dallo stesso a tutti i Club Alpini europei, istituzioni naturalmente centrali per qualsiasi iniziativa rivolta alla salvaguardia di una parte di un mondo e di un popolo “montani” nel senso più pieno e profondo di tale termine:

I Club Alpini d’Europa, facendosi interpreti di un’opinione diffusa tra centinaia di migliaia di proprî iscritti, si uniscono nel rivolgere al Club Alpino Cinese l’invito a farsi interprete, presso il Governo della Repubblica Popolare Cinese, di una richiesta, a nome degli alpinisti di tutto il mondo, affinché, pur compatibilmente con le proprie ragioni di controllo strategico del territorio, vengano rispettate le popolazioni nomadi d’alta quota nelle loro costumanze e nelle loro tradizioni culturali, che vengono riconosciute valori irrinunciabili per la cultura alpinistica di tutta l’umanità.
In particolare, si chiede che i nomadi tibetani vengano lasciati liberi di seguire, secondo le proprie secolari usanze, i proprî percorsi e le proprie tecniche di conduzione degli animali (principalmente yak e capre), senza essere sottoposti a obblighi stanziali o a forzose pratiche di vita che non possono reggere nell’ambiente d’alta quota in cui vivono.
Con i metodi attualmente perseguiti, tali popolazioni nomadi stanno per estinguersi: sarebbe una perdita irreparabile per la cultura alpinistica dell’umanità.
Occorre, invece, che si porti rispetto alla libertà di movimento di tali nomadi nelle loro terre, alla loro cultura pastorale, alla loro spiritualità che ha sempre trovato sostegno vivo nelle istituzioni monastiche d’alta quota (che sono, pertanto, da tutelare anch’esse come radici imprescindibili della vita culturale delle montagne del Tibet).
Occorre, inoltre, affidare a tali popolazioni la cura di quei paesi che tutt’ora possano costituire le sole basi per spedizioni alpinistiche d’alta quota e che attualmente sono stravolti in stato di degrado proprio da forzosi tentativi di artificiose installazioni di strutture artificiali (di ferro, di vetro, di plastica, ecc.) che sfigurano il paesaggio tibetano e che, essendo inadatte ad essere abitate dai contadini d’alta quota, versano in uno stato miserevole di abbandono e di sporcizia.
I Club Alpini d’Europa si dichiarano disponibili a concordare un piano di volontariato di aiuto a sostegno dei pastori nomadi tibetani d’alta quota
“.

Non sembra al momento che, a fronte delle consuete belle parole e buone intenzioni, il mondo dimostri la volontà di agire veramente in difesa non solo del Tibet, ma di qualsiasi altra parte di mondo e di umanità ingiustamente oppressa; tuttavia, da questo blog, veramente mi auguro che, come lo è stato per me, lo scritto di Luigi Zanzi sia illuminante anche per altri, altresì perché, come scrive Zanzi in chiusura dello stesso scritto: “Tali proteste si devono fare, infatti, non già perché si è sicuri del loro accoglimento, ma perché non se ne può fare a meno per una ragione di dignità, cioè se si vuole ancora portare rispetto a sé stessi.”.
Da par mio, per l’ennesima volta: Free Tibet!

P.S.: le immagini che corredano il presente post sono a loro volta tratte dal saggio del professor Zanzi sopra “linkato”.

Modo Infoshop, Bologna: giovedì 19 “Gentilissimo” di Maurizio Benvenuti, venerdì 20 Dominique Vaccaro, live folk session Giugno 18, 2008

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Giovedì 19 giugno 2008, ore 21.00:

Maurizio Benvenuti presenta il suo libro dal titolo
Gentilissimo, La toponomastica del sentimento (Belletti Editore)

“Gentilissimo” è una selezione di 60 lettere scritte tra il 1997 e il 2007, suddivisa in 7 capitoli dedicati ad altrettante categorie di funzionari (amministratori, direttori dei giornali, editori, contestatori, redattori multimediali, direttori commerciali, ed eminenze religiose) rappresentati, ciascuno, da un disegno stilizzato corrispondente. L’argomento che unisce l’opera è la toponomastica, allargata talvolta alla cartografia e alla geografia umana. Nell’insieme si tratta di 60 pezzi per un totale di 300 pagine. Sono lettere brevi, a parte alcuni scritti più consistenti indirizzati, rispettivamente, all’editore della carta di Peters, al Sindaco di Roma e al Segretario di Stato della Santa Sede. Il testo su Peters è la relazione su una truffa dalle dimensioni mondiali, mentre i carteggi con Veltroni e il cardinale Bagnasco contengono argomenti di natura toponomastica estesi ad aspetti di storia, politica, morale, religione, etimologia, didattica ed evoluzione. Nell’ultima lettera sono inseriti 21 racconti brevi, di cui 3 in lingua romagnola. Il libro contiene anche tre scritti chiarificatori sotto forma di prefazione, interfazione e postfazione che formano un corpo unico con la raccolta di lettere. I temi toccati sono di attualità anche per alcuni casuali ritorni di cronaca, come lo scandalo bancario del Liechtenstein, i rifiuti in Campania, il tentato rilancio politico di Veltroni e per altre combinazioni inaspettate. La copertina riporta l’immagine di una carta geografica antica che, con il suo intreccio radiale di linee lossodromiche, rende bene il senso dell’opera. Nella fascetta bianca che avvolge la copertina è scritto a chiare lettere: “Gentilissimo (la Toponomastica del Sentimento)” per lo stimolo all’acquisto che può derivare dalla parola finale, per rendere più leggibile il titolo che si mimetizza abbastanza bene nella copertina e perchè, come tutte le cose vive, la toponomastica è sentimento. Il libro spiega questo.

Maurizio Benvenuti
Nato a Cesena il 16 Dicembre 1952, all’età di 5 anni è salito su un fico e ne è sceso a 15. È stato per due anni in seminario e per altri due nella marina militare, imbarcato nell’Andrea Doria. Nel 1978 è andato a Capo Nord in autostop, percorrendo 8.500 km in quasi un mese e spendendo in tutto 100.000 lire. Ha lavorato come manovale edile, saldatore (Algeria), rappresentante di surgelati, tecnico di teatro (Cina, Canada), autista (Russia in camion), bagnino di salvataggio e cartografo. Attualmente è direttore cartografico di una casa editrice specializzata in cartografia scolastica e atlanti tematizzati.

* * *

Venerdì 21 giugno 2008, ore 22.00:

Dominique Vaccaro
The Folk Side of D.
life folk session

Musicista elettroacustico, autodidatta, autore di musiche e sonorizzazioni per stop-motion video, cortometraggi, performances teatrali, con all’attivo diverse esecuzioni dal vivo per chitarra, nastri magnetici, oggetti e dispositivi analogici, Dominique Vaccaro, oltre ad essere un artista visivo impegnato ad estendere il concetto di collages, parallelamente compone brani dalla vena folk blues (humus nel quale ha mosso i primi passi appena tredicenne), prediligendo intrecci melodici semplici su strutture ritmiche ripetitive.

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Chuck Palahniuk, “Soffocare” Giugno 17, 2008

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Premessa, passibile di futuri aggiornamenti e comunque, ovviamente, assolutamente personale e dunque opinabile quanto volete: non sono così tanto esperto di letteratura americana contemporanea, diciamo post-Hemingway, ma qualcosa ho letto, e per il momento mi sono fatto l’opinione che tale letteratura non è in grado di produrre “capolavori” letterari, o perlomeno “grandi opere” di valore storico. E’ più facile che ciò succeda in Europa, ove peraltro mi pare sopravviva ancora una certa concezione “artistica” della scrittura, ovvero di quella non solo capace di raccontare storie, ma di farlo anche con stile, cioè con un gradiente estetico rilevante: questione di storia, di eredità letteraria, evidentemente…
Bene, dunque Soffocare, di Chuck Palahniuk (traduzione di Matteo Colombo): storia particolare di un tizio – tale Victor Mancini - assolutamente medio se non che soffre di sessodipendenza, ha una madre hippie ora vecchia e pazza chiusa in un istituto, un amico, Danny, squinternato e mezzo folle anch’egli, un lavoro piuttosto umiliante… Storia dai toni ironici in superficie, surreale spesso e volentieri, tuttavia dal clima cupo, quasi antropologicamente catastrofico per come Palahniuk narra delle vite e delle vicende dei suoi personaggi, icone “normali” di una società d’intorno in massima parte non certo migliore, dunque in fondo drammatica nel suo nucleo narrativo, e con un finale abbastanza tragico ancorché venato di umorismo – il tutto tra flashback verso l’infanzia e l’adolescenza con la madre “sballata” che entra ed esce di prigione così come dalla vita di Victor, tra la sua confusione mentale ed esistenziale (odia la madre ma vorrebbe salvarla, si arrabbia col mondo e lo combatte pensando di compiere azioni che Gesù Cristo, paradigma della bontà/normalità umana, non farebbe mai ma poi addirittura comincia a credere di essere la sua reincarnazione…), gli assegni che riceve per essersi fatto salvare dal soffocamento (simulato) nei ristoranti di mezza America (il metodo escogitato per mantenere sé stesso e la madre in istituto) e col costante fil rouge della narrazione delle sue bizzarre avventure sessuali (divertente la parte di libro in cui Victor ricorda i suoi amplessi con partner occasionali in aereo, compiendo un accurata disamina della bontà dei bagni dei vari modelli di aeroplani civili nei quali poter copulare più o meno sfrenatamente…) ovvero dell’incapacità di vincere la propria sessodipendenza, di fuggire dalla personale prigione – con l’eccezione della strana dottoressa Paige Marshall, dell’istituto ove è in cura la madre, donna della quale sente di essersi innamorato ma con la quale, paradossalmente, non riesce a fare sesso… (attenzione: pur con tutto ciò, non stiamo parlando di un “romanzo erotico”, anzi!…)
Soffocare è un libro che può catturare e affascinare il lettore più per la sua bizzarria generale che per un proprio reale valore letterario – e qui torno alla premessa sopra scritta: Palahniuk, come molti altri scrittori americani contemporanei, non scrive “letteratura” ma una sorta di giornalismo romanzato; leggere Soffocare, e leggere un articolo di cronaca del New York Times, o di qualsiasi altra pubblicazione periodica americana, mi pare più o meno la stessa cosa… Ora, ciò non è detto che sia un difetto, almeno dal punto di vista della resa narrativa, tuttavia in quello “stile” ci vedo insita una costante volontà a dover sorprendere il lettore – proprio come succede in molta parte del giornalismo odierno, anche dalle nostre parti, nel quale è ormai abitudine consolidata la spettacolarizzazione della notizia, il suo “gonfiaggio” per renderla non solo interessante dal punto di vista della cronaca ma anche (o soprattutto?) dell’audience…
Quindi?… Beh, quindi Soffocare è un libro divertente, sicuramente dotato di grande appeal, ben concepito, fantasioso e strano abbastanza da farsi, pagina dopo pagina, ammaliante, nonché in effetti dotato di una propria peculiarità esplicativa e critica verso certe distorsioni presenti nella società di oggi (non solo americana…), distorsioni sovente nascoste, non dette, negate, e per ciò ancora più ipocrite (e, per dirla tutta, la perversione di cui Palahniuk scrive non è niente in confronto a tante altre, ben più socialmente delittuose, celate dietro la solita, quotidiana “normalità”…). Non è letteratura, però, intesa come arte, o se volete, mi viene da definirla narrativa pret-a-porter; tuttavia, ripeto, è una lettura divertente e particolare, e dunque penso potrà piacere a molti.

Modo Infoshop: presentazione di “Blog Up” e “Fumetti Disegnati Male” Giugno 12, 2008

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Modo Infoshop, Venerdi 13 Giugno 2008, ore 21.30:
presentazione di
Blog up
e
Fumetti disegnati male
(logo modo)
Saranno presenti le redazioni

Blog Up è la rivista dedicata al mondo dei blog curata dall’associazione culturale Artelario. Si tratta di una nuova organizzazione no profit sorta per promuovere le forme culturali e artistiche nate in Rete e in particolare nei blog. Internet è oggi il mezzo che vede fiorire un grande numero di opere, dai fumetti ai racconti, dalle illustrazioni alle poesie. Ma spesso queste opere vengono considerate di serie B o ignorate. L’associazione si pone l’obiettivo di dare prestigio ai web-artisti. Per ulteriori informazioni si può visitare il sito: http://www.artelario.wordpress.com.

Fumetti Disegnati Male è invece l’incredibile progetto portato avanti da Lario3 e Mattioli2. Disimparare a disegnare non è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista: è anzi una vera arte. I fautori del progetto mirano a rivalutare i fumetti “fatti male” con una divertente serie di pubblicazioni che raccoglie le opere pervenute.

Insomma, ci sarà da divertirsi…

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Modo Infoshop: Paolo Nori presenta e legge “Mi compro una Gilera” (Giangiacomo Feltrinelli Editore) Giugno 11, 2008

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Giovedì 12 giugno, ore 21.30:
Paolo Nori legge
Mi compro una Gilera (Giangiacomo Feltrinelli Editore)
… e discussione con Ugo Cornia

Avete mai fatto caso al fatto che oggi, in Italia, c’è pieno di gente che quarant’anni fa era atea e comunista adesso son diventati cattolici? Io, non lo so, se trovassi qualcuno che quarant’anni fa era cattolico e adesso è ateo e comunista, sarei curioso di andarci a cena insieme, con uno così, invece non esco mai di casa, praticamente”…
Il libro
Il personaggio che racconta e dice “Io ho compiuto quarant’anni”. L’età della maturità? Forse. Le uniche vere certezze sono la figlia, la scrittura, la città in cui vive, la letteratura russa e gli episodi esemplari che la memoria (privata o pubblica che sia) non smette di modificare e contraffare – la vicenda della mamma dell’autore che investe un maiale con la bicicletta, la scena di Pasternàk che esce dalla sua dacia per andare a ricevere la celebre telefonata di Stalin. Fra il microcosmo emotivo del rapporto padre-figlia e il macrocosmo parmigiano (dove la campagna elettorale per il sindaco allude a un’Italia nevrotica, incompetente e vittima della propria politica), si insinua il tema cruciale della responsabilità e delle scelte individuali.

Paolo Nori ha pubblicato dei romanzi, il terz’ultimo si chiama Noi la farem vendetta.

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