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Riflessioni thuleane tra papi-yankee, buoni concorsi letterari, altrettanto buone letture e inevitabili V-appuntamenti… Aprile 22, 2008

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Immagine tratta da: www.gluca.info/resblog/labels/pedofilia.html

L’epoca contemporanea della chiesa cattolica romana sarà denominata l’era delle scuse: negli ultimi anni papi, cardinali e colleghi vari hanno annunciato le scuse della chiesa per un lungo elenco di cose – inquisizione, efferatezze varie commesse nel passato, connivenze con il nazismo, noncuranza totale per lo sterminio ebreo, pedofilia americana e così via – ottenendo l’effetto sperato, e già prima ampiamente richiesto e imposto, di prostrare a sé accondiscendenti media pronti all’istante a lodare la “capacità della chiesa di riconoscere i propri errori”, “di affrontare il proprio passato”, di “compiere un esame di coscienza” ed altre belle definizioni affini, grondanti di melmosa indulgenza e acquiescenza… A parte che, se si volessero mettere i classici puntini sulle “i”, Ratzinger oltre che in America dovrebbe farsi un giro in molti altri paesi del pianeta per chiedere scusa a riguardo della pedofilia diffusa nel clero, Italia in primis – a parte che, di scuse necessarie per tante altre pagine nere della chiesa, ce ne sarebbero da fare a bizzeffe (la connivenza coi regimi dittatoriali e sanguinari sudamericani del secondo Novecento, per dirne una, o le scurissime trame tra Vaticano e criminalità varia, per dirne un’altra, o la constante negazione di ausili contraccettivi in paesi falcidiati dall’Aids, per dirne una terza… - e non cito nulla sulle donne…) – comunque, si diceva: a parte questi puntigli, una riflessione su tutte quelle scuse pomposamente proferite dalla chiesa è necessaria, anche solo in base alla lapalissiana evidenza che una “scusa” non vale assolutamente nulla se non è seguita da un preciso intento di risoluzione dei danni causati dagli errori per i quali si richiede il perdono… Eppoi, appunto, al proposito: la chiesa chiede perdono? Macché, proferisce le proprie scuse, già auto assolvendosi, nemmeno considerando che, forse, per qualche motivo, quelle scuse potrebbero anche non essere accettate…
Insomma, se un tale vi da’ uno schiaffo, poi vi chiede scusa ma non fa nulla affinché, nuovamente in futuro, vi possa ridare un altro schiaffo: quanto valgono quelle scuse? Ampliamo il discorso fino al livello necessario alla disamina in corso: se, per assurdo, i nazisti non fossero stati sconfitti e governassero in Germania o chissà dove, e ora chiedessero scusa per lo sterminio degli Ebrei – ok, abbiamo sbagliato, siamo stati cattivi, scusateci! – ma comunque mantenessero inalterato il proprio potere, credete che quelle scuse potrebbero essere accettate, e per di più magari lodate? Se Stalin si scoprisse che non fosse morto, se tornasse in pubblico e chiedesse scusa per i milioni dei morti dei gulag, credete che qualcuno lo applaudirebbe e lo ammirerebbe per “aver riconosciuto il proprio errore”? O forse lo rimanderebbe all’istante da dove è venuto, sperando che non riappaio mai più? E i milioni di morti, chi li può riportare in vita? E il danno causato da ciò alla società intera, chi lo rifonde?
Invece no – che strano! – la chiesa cattolica, con nell’armadio tanti di quegli scheletri da far rabbrividire chiunque, non solo viene ammirata per le sue “scuse” in mondovisione, non solo non fa’ nulla per mettere riparo al danno cagionato alla civiltà umana, ma anzi conserva intatto il proprio potere (almeno a livello politico) e ne pretende sempre più – Italia docet!… Di più, dimostra palesemente di voler/poter continuare nel modus operandi che ha causato nei secoli così tante efferatezze!!!
Un’assurdità totale, una terribile devianza che fa’ il paio con quella alla base dell’ideologia su cui si regge il potere clericale, e che ha rovinato profondamente anche la visione delle cose del mondo in quelle zone del mondo particolarmente prive di una virtuosa struttura sociale e civica – sì, sto sempre parlando dell’Italia, la cui società, appunto, è quella che più direttamente ha subito l’influsso della dominanza ideologica cattolica: e il bello è che qualcuno si chiede ancora, cascando pesantemente da immacolate nuvolette, “ma come mai la società italiana è così degradata?!?”…
Purtroppo, ne sono convinto, finché nel nostro mondo sussisteranno tali profonde e gravi incoerenze, finché in tanti continueranno a non avere memoria, a non guardare le verità della storia, finché – come sosteneva Voltaire – continueranno sostanzialmente a non pensare, queste oscure realtà continueranno, e continueranno a sbilanciare la civiltà umana verso una pericolosa tenebra – la stessa dalla quale fuoriescono guerre, crimini vari, disuguaglianze, discriminazioni, e tutte quelle schifezze che proprio nella devianza mentale trovano tutta la forza per esplodere e distruggere la Civiltà


…Non preoccupatevi, nel frattempo a Thule continua sempre la ricerca di buoni concorsi letterari – coerentemente con quanto asserito nel prologo “programmatico” di questo post – ed ecco dunque il bando del 1° Premio Letterario Internazionale “Città di Aprilia”, dotato del sostegno organizzativo di opla2006, interessante e lodevole esempio di mecenatismo contemporaneo a beneficio della letteratura esordiente in tutte le sue forme, come potrete evincere visitandone il sito… Perché, come disse Francis Bacon: “la lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto”.
> Qui potete scaricare il bando del concorso.


Ora, giusto per rimarcare ancora una volta che questo blog è veramente a “Modo”…:
Martedì 22 aprile 2008, ore 21.30
Il primo sangue
un libro di Federico Platania
(Fernandel)
ne parleranno con l’autore Gianluca Morozzi e Michele Barbolini
«O la follia o la violenza.
Me lo sono ripetuto non so quante volte in questi ultimi giorni.
O la follia o la violenza, mi ripetevo.
La violenza no!, mi dicevo ogni volta,
la violenza no! Allora la follia!,
mi dicevo subito dopo
».
Federico Platania (Roma, 1971) ha già pubblicato Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato (Fernandel, 2006). Fa parte del gruppo de “I libri in testa” ed è il curatore del progetto www.samuelbeckett.it Per ascoltare Federico Platania: www.samuelbeckett.it/bl_intfahre.mp3
Ogni altra utile infos su www.modoinfoshop.com o da info@modoinfoshop.com

…E per finire (ovvero per ricominciare, come da un punto di partenza necessario e questo lo è, un bel punto di partenza!) è inevitabile che anche a Thule non si possa non concordare con l’evento di cui sotto… E non certo per mera questione di tifoseria – al solito l’opinione pubblica italiota, incapace di vedere l’effettiva realtà di qualsiasi cosa (e la cronica mancanza di argomenti reali), ha fatto sfoggio del proprio inarrivabile manicheismo dividendo la gente in pro-Beppe Grillo (Grillo ha ragione, viva Grillo!) oppure anti-Beppe Grillo (Grillo sbaglia, Grillo stia zitto!) e in generale scagliandosi contro il comico genovese, così lapalissianamente confermando il motivo per il quale, il prossimo 25 Aprile, vi sarà un nuovo V-day – e dimostrando, appunto, di non capire nulla di nulla della realtà contemporanea… Motivo col quale, lo si ribadisce, è praticamente inevitabile non essere d’accordo, per quanto è reale, vero, e drammaticamente miserrimo nella sua “sostanza” per quella stessa opinione pubblica e per il bene (intellettuale) della società italiana…

> Scarica il volantino del V2-day del prossimo 25 Aprile 2008 in formato pdf
Ogni informazione in proposito su http://www2.beppegrillo.it/v2day/index.php

Per starsene al di fuori della “fanghiglia” diffusa… Marzo 29, 2008

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(foto tratta da www.corriere.it)

E’ sorprendente quanto una certa devianza ideologica sappia ugualmente e più deviare la mente umana: il sig. Piero Gelmini è di ciò un caso assai emblematico, che già il blog segnalò a suo tempo – ed è un caso tra i tantissimi circa tale devianza: ma è peggio questa, o forse quell’altra che lascia indifferenti e reiteratamente veneranti coloro i quali accettano il “dominio” di questi personaggi? (mass-media in primis, che si guardano bene di urtare la di loro delicatezza riferendo la verità, le verità…)…
E volendo/dovendo restare in mezzo alla peggior puzza, giro con piacere la segnalazione e quanto ad essa relativo dal combattivo sito www.censurati.it, riguardo la vicenda del maresciallo Arciere, ennesimo caso di funzionario dello stato (!) italiano con senso del dovere e per questo punito (ora capite il senso del punto esclamativo messo lì sopra?): qui la lettera aperta sul caso inviata al presidente della repubblica (!) (vedi sopra…), e qui la petizione aperta a sostegno di Arciere… A quando Moggi come nuovo capo dello stato e le signore Marchi come prime ministre? – dacché il resto dell’emiciclo parlamentare mi pare già sufficientemente a norma
Vabè, andiamo oltre mantenendo occhi e mente ben vigili, anzi, voliamocene via, in alto, molto in alto sopra quelle fanghiglie
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Ce lo consente, ad esempio, Elleni Galleria d’Arte di Bergamo, sublime luogo di conoscenza e diffusione artistica già incontrata da Cronache da Thule qualche tempo fa (tra l’altro fresca di nuovo e bel sito web!), e che da oggi apre un’esposizione di opere fotografiche di Nobuyoschi Araki, fotografo giapponese capace di fissare sulle sue pellicole tutta la particolare, insolita, per noi occidentali spesso bizzarra visione del mondo dell’occhio e della mente nipponici…:
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…Fino al 30 Aprile 2008 una articolata collezione di lavori del fotografo nipponico Nobuyoschi Araki rappresentano il variegato percorso dell’artista giapponese nei meandri del mondo e della cultura giapponese, schiacciato tra l’ingombrante passato e un futuro che appare indefinito e nevrotico. Saranno presentati una ventina di lavori di grande formato a colori e in bianco nero ed una serie di polaroid nei quali verrà messo al centro del suo lavoro (come sempre) la donna e il suo controverso universo. Araki nasce nel 1940 a Tokio, precisamente a Minowa, quartiere popolare, in una famiglia di fabbricanti di zoccoli giapponesi. Nel 1971 sposa Yoko Aoki sua musa e pubblica le fotografie del viaggio di nozze nelle isole Yanagawa, con il titolo Viaggio sentimentale. Nel 1979 compie il primo viaggio a New York in occasione della mostra Japan, a self-portrait. Comincia a pubblicare foto di donne legate (bondages) nella rivista S&M Sniper. Rifiuta di esporre in occasione del centenario della Biennale di Venezia nel 1993 e pubblica Tokio Love con Nan Goldin. Nel 1995 la mostra alla Fondazione Cartier di Parigi Journal intime. Nel 2000 mostra al Museo Pecci di Prato Araki, Viaggio sentimentale, e Suicide in Tokio a Venezia. Nel 2005 espone a Londra alla Barbican Art Gallery, Nobuyoschi Araki: Self, Life, Death. Nel 2007 a Roma Araki Gold, presso Istituto Nazionale per la Grafica” (dal comunicato stampa di presentazione). Un’esposizione per molti versi straordinaria, da visitare dunque…
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Oppure, sempre in zona Bologna, il “solito” e come al solito inestimabile Modo Infoshop offre una serata di suggestione e riflessione, per comprendere che c’è qualcuno che reagisce agli status quo contemporanei, ovvero ce ne sono tanti altri, troppi, che subiscono proni e si fanno trascinare via, come foglie secche in un torrente fangoso in distruttiva esondazione…:
Domenica 30 marzo 2008, ore 21,30
Archivio Storico “Marco Pezzi”
(www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp)
Storie in movimento (www.storieinmovimento.org)
presentano il film documentario
Storia di un impiegato.
Luigi Cipriani, dalla nazionale di Rugby alla commissione stragi in Parlamento

durata: 56 minuti
Produzione: THCinema
Regia: Carlo Modesti Pauer

Ogni informazione su www.modoinfoshop.com o www.myspace.com/modoinfoshop
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Ma la cultura è universale, dunque anche locale e “localista”, quando serva a preservare la storia e la “vita” di luoghi che nulla potrebbero altrimenti contro l’anomia della globalizzazione avanzante… E’ l’opera che, ad esempio, porta avanti il Centro Studi Valle San Martino, nella zona omonima a cavallo delle province di Lecco e Bergamo, guidato tra gli altri da Fabio Bonaiti, mirabile esempio di studioso di cultura locale per professione sì ma anche, e credo proprio soprattutto, per passione: contro questa nessuna deviante anomia potrà mai vincere…
A breve il Centro presenterà uno dei frutti del suo lavoro:
Sabato 5 aprile 2008 ore 16.00
Sala Civica “Gianfranco Miglio”, Via Galli, 20 - Calolziocorte LC
Presentazione del volume:

“Calolziocorte 1807-1951. L’identità di un borgo, il destino di una città”
a cura di Fabio Bonaiti, con saggi di: Fabio Bonaiti, Francesco Cattaneo, Eugenio Guglielmi, Marco Maggioni, Angelo Orlandi, Maria Loretta Pusceddu, Giovanna Virgilio.
Interverranno Gian Luca Baio e gli autori.

Un lavoro culturale assai prezioso e, a mio parere, assolutamente non antiglobalizzazione, ma invero utilissimo ad una buona globalizzazione – che fino ad oggi non è che si sia vista così spesso…

Qualche appunto sulla vicenda Ratzinger/La Sapienza Gennaio 16, 2008

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foto_papasapienza.jpg
(immagine tratta da www.corriere.it)

Mi permetto di esprimere qualche osservazione sulla vicenda Ratzinger/La Sapienza (peraltro già ora fin troppo mediatizzata e strumentalizzata, in perfetto italiota style) posto che questo blog pubblica qui e là dei post riguardo l’essenza e la presenza dell’ideologia religiosa sulla nostra società, e rimarcando – se mai ancora ve ne fosse bisogno – la posizione dello scrivente, assolutamente (ma non assolutisticamente!) agnostica, libertaria, anticlericale, e perfettamente consapevole che l’intreccio tra fede e religione – cioè tra un bisogno di spiritualità intima individuale e una dottrina ideologica in forma di potere dominante di massa che su quel bisogno si è appoggiata, calpestandolo – è quanto di più spaventoso, deleterio e appestante la mente umana abbia mai saputo concepire, come ben palesato dai libri di storia antica e moderna…
Schematizzo il tutto, per renderlo massimamente chiaro e inequivocabile:
1. Il Rettore dell’Università La Sapienza, Prof. Guarini, vuoi per ingenuità, vuoi per accondiscendenza mentale o inettitudine, ha commesso il primario e scatenante errore, probabilmente anche superando le facoltà “istituzionali” della propria posizione o quanto meno sfruttandole in maldestrissimo modo.
2. Preso il granchio, io – con ciò in cui penso e che ho ribadito poc’anzi – non avrei impedito la visita di chicchessia in università, perché la scienza è libertà, come è libertà l’agnosticismo, l’ateismo e/o qualsiasi espressione di difesa del pensiero, diritto naturale dell’essere umano – anche se l’invitato opera con costanza a negare tale diritto naturale ed è rappresentante massimo di questa secolare negazione.
3. Per quanto sopra, forse si è persa una buona occasione di dimostrare, in maniera civile tanto quanto decisa, possente e indiscutibile, la contrarietà di ogni libero individuo - o spirito libero, avrebbe detto Nietzsche - verso il papa e ciò che rappresenta (magari, come ha proposto un docente della Sapienza, girando le spalle, docenti e studenti, quando Ratzinger avrebbe preso la parola e per tutto il discorso, o con altre forme di protesta del genere; peraltro Ratzinger ha già più volte dimostrato, nei suoi discorsi da “fine intellettuale”, di dire cose inevitabilmente contestabili, anche da chi non fosse decisamente contrario alla sua persona…).
4. Eppoi (punto amaramente sarcastico) come poter impedire la visita in una istituzione pubblica italiana di chi pubblicamente comanda in Italia?…
5. Cosa assai triste, invece, è la rinnovata, totale e miserrima genuflessione degli organi di informazione (eccetto quelli “storicamente” avversi alla chiesa) verso il papa: non uno dico, non uno che abbia tentato un’analisi seria e oggettiva della vicenda (pur, ripeto, nella fin da subito esagerata esposizione mediatica), non uno che abbia provato a scrivere: bene, vediamo perché non sarebbe giusto far parlare il papa in una università pubblica… No, tutti proni a scagliar parole e condanne contro i nuovi eretici così uguali le une alle altre: forse ricevute per telepatia (e per vuoto mentale) direttamente dall’antenna di radio vaticana?… Esempio illuminante di tale amebico atteggiamento è l’editoriale sul Corriere di oggi di Ernesto Galli della Loggia, il quale in pratica arriva addirittura a indicare, tra i cattivi dell’umanità (dunque causa “diretta”, a quanto pare, dell’accaduto) Voltaire, opponendolo a Bellarmino, e così dimenticando completamente (vuoto mentale, appunto) se io (e chiunque altro come me) sto scrivendo qui e se penso ciò che sto scrivendo (e se, con altri motivi, penso quel che penso della chiesa) ma soprattutto se lui scrive e può scrivere ciò che vuole scrivere (e pensare) è proprio anche grazie a Voltaire… Che tristezza, che voltastomaco…
6. Infine, vorrei invitare chiunque a farsi della vicenda la propria libera opinione, qualsiasi essa sia, e, appunto, non considerare tutto quanto verrà sull’argomento dai mass-media: non ci vuol molto a prevedere che ci sarà un surplus di produzione di letame (sono molto fine!) in giro, nei prossimi tempi (“clima inaccettabile”, “danno alle relazioni stato-chiesa”, “vittoria laica”… Quante parole idiote gettate al vento!…)… Invero, l’essenza della religione, l’effetto della sua ideologia sulla nostra società, la realtà, la verità e la cronaca di tale effetto, la laicità, la libertà di pensiero e il futuro di esso sono argomenti elevati, più elevati, e palesemente lo sono fin troppo per i mass-media italiani…
7. “Se c’è un Dio, l’ateismo deve sembrargli una minore ingiuria che la religione” (Edmond e Jules de Goncourt, Diario, 1868, citato dal sito UAAR - probabilmente degli altri scellerati, per Galli della Loggia)…

Pornografia intellettuale per bambini Dicembre 20, 2007

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Gironzolando per le librerie web pochi giorni addietro, mi sono imbattuto in un titolo/copertina d’un libro che mi ha messo i brividi (d’orrore): Come Diventare Papa, di Piers Marchant, editrice Piemme (2007, 127 p., ill., brossura, traduttore Cartolano C.), sottotitolo: “Manuale per una professione tanto affascinante quanto impegnativa”… Sulla copertina, una foto della facciata di san Pietro e una freccia che indica il balcone da cui i pontefici appena insediati si affacciano, con scritto: “tu sei qui”.

foto_copertina_diventare_papa.jpg

Riflessione immediata, appena dopo lo sgomento: questa è PORNOGRAFIA INTELLETTUALE PER BAMBINI. Incredibile che venga messo in vendita un libro che – scusate la scurrilità, ma la uso solo per rendere al meglio la tragica e repellente idea – prende per il culo bambini e, ovvio, loro genitori. Ma leggiamo la presentazione che quelle stesse librerie web offrono del volume:
Bene. Finalmente ce l’avete fatta. Avete coronato il sogno di una vita. Siete diventati Papa. E adesso? Non crederete mica che il lavoro di Papa consista solo nell’affacciarsi al balcone, la domenica e le feste comandate, e salutare la folla di piazza San Pietro? Niente affatto, Santità. Fare il Papa è un lavoro complicato, complicatissimo. Primo, il Vaticano: un labirinto, un dedalo di vicoli, piazze, palazzi, e dentro i palazzi stanze più o meno segrete, corridoio, ballatoi. Secondo, l’abbigliamento: mica che uno si sveglia alla mattina e si veste come gli pare. Eh no, ogni giorno ha la sua tonaca, e a seconda di appuntamenti, ospiti, ricorrenze dovrete cambiare l’abito. Che non farà il monaco, però aiuta. Terzo, i simboli: croci, anelli, pastorali; e poi ancora le cariche (Vicario di Cristo, Pontefice Massimo, Vescovo di Roma, Capo dello Stato), e gli impegni, e i collaboratori. Per aiutarvi quando sarà il momento della vostra salita al Soglio Pontificio, una guida, anzi la guida completa di ogni informazione utile, aneddoti e consigli, oltre a disegni, grafici e piantine che vi serviranno per orientarvi. E nel caso, remoto, non riusciate a farvi eleggere, potrete comunque dare buoni consigli ai fortunati neopapi”.
“Finalmente ce l’avete fatta.”??? Avete coronato il sogno di una vita. Siete diventati Papa.”??? “Nel caso, remoto, non riusciate a farvi eleggere…”??? Caso remoto?
Ribadisco fermamente: questa è pornografia intellettuale per bambini. Ma come si fa a illudere i bambini in maniera così sfacciata? A presentare loro il papato come una normale professione – come leggere un manuale per diventare idraulici, ingegneri o che altro di – appunto – professionalmente normale? A prendere per i fondelli ovvero non considerare la verità istituzionale, politica, gerarchica, che sta dietro la figura del “papa”? Invero, questo libro non è che uno squallido tentativo di suggestionare e “affascinare” qualche (sfortunato) bambino verso la “professione” di prete, illudendolo che una volta intrapresa la carriera sacerdotale prima o poi si arrivi al suo culmine – infatti, illuminante “chicca” finale: “E nel caso, remoto, non riusciate a farvi eleggere, potrete comunque dare buoni consigli ai fortunati neopapi”! Eccola qui rivelata, la miserrima velleità di adescare qualche ragazzino e confinarlo in seminario, dunque di frenare il costante declino di “vocazioni” che la chiesa da decenni ormai conosce (e sempre minimizza), d’altronde inevitabile con il diffondersi di libertà di pensiero e informazione culturale, e di contro per la rigidità medievalmente integralista della chiesa stessa…
Eppoi, in tutta sincerità: se mio figlio avesse la possibilità di diventare papa, dunque di rendersi protagonista di atti ufficiali che calpestano etica, libertà, giustizia, onestà, ragione ovvero diritti fondamentali della persona umana - vedi ad esempio qui, qui e qui, alla faccia delle affascinanti promesse del libro – non credo sarei così fiero d’averglielo acquistato…

N.B.: si noti bene che per l’intero post mai ho scritto di non acquistare il volume in oggetto… Lo scrivente si onora di non essere come i mandanti della pubblicazione dello stesso, in quanto spirito libero e difensore della libertà in senso voltaireiano, dunque del tutto antitetico al modus operandi da sempre messo in atto dai tonacati signori in questione, costantemente vivo e attivo retaggio di efferati tempi oscuri…

Siccità intellettuale Dicembre 15, 2007

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Come ho già osservato più volte, a Thule è buona usanza dare rilievo a certi eventi della realtà non solo nel momento in cui accadono, ma anche (e forse più) a qualche tempo di distanza, in modo da generare la necessaria memoria su di essi (ovvero rinfrescarla, se già possiede il dato di quella realtà) e agevolarne la riflessione “a bocce ferme” come si dice, dunque con maggiore ponderatezza, al fine di ricavarne una preziosa e utile comprensione e una relativa buona saggezza per il futuro.
Ecco dunque che più di due mesi fa usciva su La Repubblica - esattamente il 6 Ottobre 2007, a pagina 43 – un articoletto a firma Raffaella De Santis, che vi riproduco qui sotto:

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Sì, certo, sostanzialmente nulla di nuovo, l’ennesima desolante indagine che prova come in Italia la lettura dei libri sia un qualcosa di antitetico rispetto alla maggioranza della popolazione – e non affermo ciò in quanto parte in causa (anche se, di questo passo, tra breve ci saranno veramente più scrittori che lettori!), semmai perché il guardare di molta gente ai libri come alla peste spiega a mio (mesto) modo di vedere tanti dei problemi che deprimono sempre più il paese (uno su tutti, che da sempre sostengo: ogni popolo ha i governanti che si merita…) e verso i quali la non lettura di libri, pur nella sua gravità, rappresenta in sé e in teoria un problema “di secondo piano”… Tuttavia nella pratica quel “paese sempre più ignorante” come sentenzia l’incipit dell’articolo, non sembra abbia altre fonti e/o strumenti di massa presso cui attingere cultura e rimediare al suo stato miserrimo, e ciò rende il non leggere un evento primariamente e tremendamente dannoso per la società italiana, ovvero assai rivelatore della sua condizione decadente. Eppure, di quest’ultima come di tutte le precedenti e simili indagini non è che se ne parli granché, a fronte appunto della gravità della situazione che rilevano: sì, può capitare che passi il rapido servizio in qualche TG, ma facilmente con un taglio più folcloristico che altro, messo in mezzo agli altri servizi di costume ovvero palesando di ritenere la lettura, da parte dei mass-media, soltanto come un passatempo e nulla più, come una partita a calcetto o una bevuta al bar con gli amici… E forse è proprio questo il punto, che la chiusa dell’articolo e prima ancora, con maggiore evidenza, il titolo mettono il luce: secondo l’indagine in oggetto molti italiani (più del 60%, la maggioranza insomma) non leggono perché è uno spreco di tempo. “Uno spreco di tempo”: e allora questi italioti (come di sicuro li chiamerebbe Gianni Brera) come impiegano il loro prezioso tempo, per il quale la lettura di un libro non è ritenuta degna? Sarò troppo maligno se ipotizzerò che il loro tempo lo spendono davanti alla TV, o allo stadio a vedere la partita, oppure di fronte ad un videopoker e a quant’altre cose affini ovviamente molto più proficue della lettura?
Beh, lo ribadisco: quante cose italiane che non vanno si spiegano con i risultati di indagini come questa, e come ugualmente si spiegano certe realtà dominanti che qualsiasi altro paese civile osteggerebbe fermamente!… Mi viene da pensare ad un paragone ecologico: spesso si ricorda come l’Italia sarà soggetta, nel prossimo futuro, ad un potenziale rischio di siccità per molta parte del suo territorio; ebbene, già ora, anzi già da tempo a quanto pare, l’Italia soffre di un’altra siccità, per certi versi anche più grave: siccità intellettuale, aridità culturale, un ambiente sociale/civile a cui manca sempre più la fluida vitalità del pensiero, della cultura, dell’intelletto – ovvero un ambiente ideale per la proliferazione dei batteri dell’inciviltà, della antidemocrazia, di certo autoritarismo ideologico, del conformismo perbenista e politically correct, della servilità e della sottomissione alle opinioni dominanti… E temo che la prima, la siccità per mancanza di acqua, grazie ad applicazioni e tecnologie innovative e una bella dose di buona volontà forse potrà essere risolta o quanto meno arginata, mentre per la seconda non mi pare esistano ancora tecnologie così efficaci, e – peggio! – nemmeno vi sia così tanta buona volontà…

P.S.: l’indagine oggetto dell’articolo è stata commissionata da Mondadori. E – la butto lì - se parte delle colpe della situazione che essa rileva sia proprio da imputare ai “grandi reggenti” del mercato editoriale italiano e alla generale qualità di quanto pubblicano e offrono ai potenziali lettori? In parole povere: tante porcherie spacciate per capolavori e/o best-sellers e messe in vendita hanno depresso e svilito il mercato nonché svogliato i suoi lettori?

Un paese di smemorati… Ottobre 18, 2007

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A Thule si fa veramente fatica a capacitarsi di come, su questioni sovente di capitale importanza, e comunque di diffusa e frequente discussione e dibattito pubblici, ci si dimentichi totalmente di parti fondamentali di realtà e verità che sono alla base di quelle questioni: si ignorano, si tralasciano ingenuamente, stoltamente o consapevolmente, palesando una malafede e un’ipocrisia da sudditanza medievale… In Italia questo succede da mesi a riguardo del cosiddetto indulto, e con maggiore veemenza ogni qualvolta un “indultato” abbia dimostrato di non aver molto ben compreso la presunta magnanimità alla base del provvedimento, con danni a volte assai tragici: clamori, discussioni, proteste, contestazioni, colpe scagliate a quello o a quell’altro… Un gran vociare solo apparentemente “generale”, invero alquanto parziale: se ci si prefigge di salire su un monte per poter osservare il più vasto panorama possibile, ci si sale e poi, di lassù, si osserva solo in una direzione: che senso logico può avere una cosa del genere? E quanto poi diviene pure bugiarda se, una volta discesi dalla vetta, si dichiara di aver osservato il panorama a 360°, dimenticandosi di ciò che invece (non) si è in realtà fatto?
Insomma, per tornare alla situazione italiota: quanti, inorriditi da fatti tragici correlati a “indultati”, non hanno anche saputo trasalire per chi invece ha pubblicamente dichiarato un’idea del tutto contraria eppure sbandierata ai quattro venti (leggi: ai principali mass-media nazionali)?
Memoria corta, cortissima, eh?!…
O paura a dire le cose come veramente stanno?… Meglio sudditi che liberi, forse?
Leggete qui, smemorati, e rimembrate, altrimenti il vostro vario dissenso (ma anche, nel caso, il consenso) non sarà che il solito parlare a vanvera…

P.S.: mi scusi sentitamente il simpatico equino che appare nell’immagine in testa a questo post: sfrutto solo il luogo comune usualmente legato al suo nome, ma so bene come, purtroppo, molti umani dimostrino spesso capacità intellettive inferiori a quelle del morigerato ragliante…

“Sante” parole Settembre 25, 2007

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Sappia il professor Raffaele Morelli, che in caso di “problemi” a Thule si sarà ben lieti di offrirgli asilo, come lo si è verso qualsiasi individuo che dica o faccia cose sensate, cioè logiche, razionali, cioè intelligenti, cioè umane – una dote piuttosto rara da riscontrare, nella razza che troppo spesso si proclama la più “intelligente” del pianeta senza tuttavia esplicare, soprattutto nei fatti, cosa intenda con quella qualifica… E – tornando al punto – chissà se effettivamente di “problemi” ne avrà, il professor Morelli, da chi comanda l’Italia; per ora certamente avrà avuto qualche possente scomunica, per certi suoi pensieri che non teme di comunicare attraverso le pubblicazioni che ne ospitano gli scritti, e che noto essere spesso assai sensati, illuminanti, e senza dubbio seccanti per chi non vuole che le menti s’illuminino (vedi sopra) di quella libertà suprema che si chiama pensiero, acerrima nemica d’ogni dogmatismo… Cito solo, per ampi stralci, l’ultimo che ho letto (da Donna Moderna nr.36/2007) che parrebbe quasi tratto dal Breviario d’Armageddon, per come ne riprende uno dei punti sostanziali da cui la ricerca trae principio:
Il Vaticano organizza viaggi a Lourdes a bordo di Boeing (già tanti VIP ci sono saliti, come Luciano Moggi) (n.d.s.: caspita! Qual nobiltà si pregia di annoverare il Vaticano tra i propri fedeli! Veri modelli di “carità cristiana”!…). Ma perché la gente ci va? Forse perché di fronte ai malati la vita ci sembra più autentica. Perché abbiamo bisogno di ricordarci che Dio compie miracoli (n.d.s.: o che ce lo ricordi chi ce lo vuol far credere…). Oppure perché sentiamo in noi un senso di insoddisfazione. La verità è che siamo troppo legati all’apparire e pure a Lourdes cerchiamo il divino fuori di noi. Visto che lì è avvenuto un miracolo ci aspettiamo che Dio torni solo lì. Come se lui fosse un tour operator, che preferisce certi luoghi. Invece, qualsiasi idea abbiamo del divino, dobbiamo immaginarcelo presente in ogni cosa, negli oggetti, nella nostra casa. Non c’è da fare nessun viaggio. E ancor meno bisogna cercare Dio nella sofferenza, come ha fatto il mito cristiano. E’ molto più sano riconoscere il sacro nella vita di ogni giorno. (…) Sembra una visione blasfema, invece nelle cose semplici c’è il più profondo senso del sacro che possiamo concepire. Non c’è bisogno di soffrire o di viaggiare per incontrare lui. Ogni volta che guidiamo, mangiamo, facciamo l’amore, l’Immenso è lì con noi.
Ovvero: come Lourdes (e tutti i luoghi come esso, a partire dalle chiese di ogni paese) non siano che simboli, dogmaticamente intrisi di mito per essere utilizzati dal potere religioso in modo da perpetrare efficacemente il proprio dominio ideologico (e non solo, purtroppo)… Credenti trattati come bambini, insomma, che se vanno a Disneyland possono avere qualche certezza in più su che Topolino esista veramente e non sia solo un fumetto – ma con una differenza sostanziale: Topolino non ha mai imposto le proprie idee, sovente con la violenza, a chicchessia… Ah, ce n’è un’altra, di differenza: le bugie hanno le gambe più corte di qualsiasi cartoon… Accidenti, professor Morelli! Poche chiare, semplici parole, e ha minato alle fondamenta l’intero corpus teologico cristiano! Anzi, ancor più: il potere ideologico, e dunque temporale, della chiesa! Si ribadisce l’invito posto all’inizio del presente post, professore se mai sentirà un vago odore di bruciato, come di rogo acceso e sfiammante…

Devianze mentali Settembre 13, 2007

Posted by rota in D'inevitabili sarcasmi, Di devianze....
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La fosca vicenda che vede protagonista don Piero Gelmini – sulla quale non è scopo di questo post prendere posizione alcuna – si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari, ai quali il Corriere della Sera ha dedicato un articolo di Fiorella Sarzanini lo scorso 11 Settembre. Nel leggerlo, più che su ogni altra cosa, la mia attenzione si è soffermata su alcune dichiarazioni del Gelmini, ovviamente tese a negare qualsiasi responsabilità a suo carico, ma che pure se espresse con tale fine mi sembrano quanto meno farneticanti: “…(don Gelmini) Aveva anche attaccato la lobby ebraica e la massoneria come ispiratrici «di questa campagna diffamatoria contro di me» e ciò aveva spinto il suo avvocato Franco Coppi ad abbandonare la difesa”. Eeeh?!? Lobby ebraica? Massoneria? “Ispiratrici di questa campagna diffamatoria contro di me”? E perché allora non la CIA, la Gestapo rediviva, o gli alieni di Zeta Reticuli? Con tutto il rispetto per il personaggio, e a prescindere dai procedimenti giudiziari in corso, mi pare che lo stesso sia forse caduto preda di un raptus di grandezza e di vanagloria pindarici, nemmeno fosse un nuovo profeta sovvertitore dell’ordine mondiale e quindi scomodo a certi poteri forti e occulti!!!
Più concretamente, invero, credo che il Gelmini abbia nuovamente e palesemente dimostrato la profonda devianza mentale che l’indottrinamento religioso più radicale - ovvero quello d’un prete, appunto – provochi nella mente dello stesso, tale da spaventare anche un avvocato come Franco Coppi, certo abituato a soggetti particolari (è stato difensore di Giulio Andreotti, tanto per fare un nome)… In tutta sincerità, questa evidenza spaventa anche me, presentandosi come caso emblematico e rivelatore della vera essenza psicologica alla base della dottrina religiosa “applicata” al massimo livello (cioè al prete: la “vocazione”, così come è definita…), e per come più in particolare si correla all’analisi psicologica del fenomeno della pedofilia nelle gerarchie religiose cattoliche - ripeto, a prescindere dal caso giudiziario di Gelmini, ma certamente in relazione alla così vasta diffusione del crimine pedofilo tra i suoi colleghi… Insomma, che un don Gelmini paventi complotti di poteri occulti contro di sé sotto forma di denunce di abusi da parte di ex-tossici suoi pazienti è con tutta evidenza il frutto di una devianza mentale, della costruzione artificiale d’una mente che, allontanatasi dalla realtà effettiva e rinchiusasi in un mondo ideologico integralista costruito su dogmi dei quali diritti di verità imposti ci si crede detentori, tanto da imporlo a propria volta a chiunque altro (anche sotto forma di pretesa grandezza personale data dall’essere prete-ministro di “dio”, e/o di intoccabilità per diritto divino)… Mi torna in mente un illuminante saggio del professor Luigi de Paoli, intitolato Il più amato da dio - Un bilancio (personale) del pontificato di papa Wojtyla da un punto di vista psicanalitico, nel quale si evidenzia bene la devianza dalla realtà, ovvero la percezione fantasmatica di sé, alla base della figura “intellettuale” del papa, derivante dal centro della dottrina religiosa e per la quale “i titoli e le funzioni di cui il papa si appropria evidenziano la fantasia sottostante di sentirsi come un soggetto unico, eccezionale, perfetto, santo, incensurabile, senza limiti nell’esercizio del potere”. Caspita! Altro che gli alieni più crudeli ci vogliono qui, per poter anche solo attaccare una tale fantasia!
Ora, mi auguro solo che la vicenda giudiziaria di Piero Gelmini si concluda con il più completo accertamento della verità; ma una verità il Gelmini ce l’ha già data, sull’essenza della religione e sugli effetti che provoca, non solo sulla mente dei più diretti sottoposti ma sull’intera struttura sociale/sociologica della nostra civiltà; purtroppo, oggi pare che la verità sia troppo spesso – e soprattutto per certi soggetti dominanti – un qualcosa di blasfemo

Proiettili e miracoli Agosto 24, 2007

Posted by rota in D'inevitabili sarcasmi, Di buona memoria, Di devianze....
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A Thule si conserva e si tramanda la buona abitudine di ricordare tutto quanto del presente (idee, nozioni, considerazioni, opere, azioni…) che possa essere utile nel futuro a raggiungere una sempre maggiore capacità di cognizione e comprensione del mondo d’intorno, della sua realtà, delle sue verità: una memoria magna che sappia conservare in sé quanto di proficuo abbia recepito per crearsi un bagaglio di esperienze, conoscenze e saggezze inevitabilmente propizio, come detto, per la vita che verrà e per quanto essa ci riserverà di vivere.
Ecco ad esempio una bella e arguta opinione di ormai qualche mese addietro (9 Maggio) esposta in una lettera scritta al Sole24Ore da Veronica Tussi, che a Thule si insegnerebbe di non scordare, al fine di non spegnere mai la mente di fronte a “certe” realtà:
PROIETTILI E MIRACOLI
Gentile direttore, il 5 maggio, a San Paolo Belsito (Napoli) una bambina polacca, Karolina, 5 anni, è stata uccisa accidentalmente da un proiettile non a lei destinato. Non è la prima volta che succede. Ed ogni volta a me viene in mente un proiettile che invece era destinato alla persona colpita, ma che grazie alla Madonna di Fatima, secondo Giavanni Paolo II (il colpito), subì una lieve deviazione, e non fu mortale. La domanda è ovvia: è pur vero che un Papa, essendo capo della Chiesa, è più importante di una bimbetta; ma la Signora di Fatima che ai bambini dava tanta importanza, non avrebbe potuto imprimere una deviazione, magari più rilevante, anche alla pallottola che ha ucciso Karolina? Nessuno si sarebbe accorto del miracolo, e la Madonna non avrebbe tolto la libertà di fare il male a nessuno, giacché chi ha sparato non aveva alcuna intenzione di uccidere la piccola connazionale di papa Wojtyla
”.
Qualcuno ha ritenuto di bollare questa lettera come inaccettabilmente cinica. Non ha tutti i torti, formalmente, posta la tragica notizia da cui purtroppo prende spunto – ma d’altronde è chiaro che il cinismo che palesa non vuole certo essere irrisorio, semmai sarcasticamente amareggiato e indignato per tutto quanto; tuttavia, dovrebbe essere inutile rimarcare come, per molti versi, sia assai più cinico, e ben più malvagio, prendersi gioco della suggestione e della credulità in buona fede di innumerevoli individui al solo fine di imporre e consolidare sempre più una dominazione ideologica (e non solo…) che di “santo” o “divino” non ha mai avuto nulla, e contro la quale – come Voltaire ha perfettamente insegnato – il sarcasmo resta una prima, immediata e inevitabile “arma” di difesa. Posto ciò, dunque si ricordi, la gent.ma sig.ra “madonna”, che non ci sono solo gli amici potenti da salvare da perfidi proiettili deviati con miracoli adeguati e tanto hollywoodiani, ma anche molta altra gente che nel mondo soffre le più tremende ingiustizie, spesso anche con la connivenza dei sopra accennati dominatori, e che magari a lei non la conosce nemmeno, per cui alleviarne le sofferenze o salvarla da brutte sorti sarebbe pure un buon biglietto da visita per presentarsi!… Altrimenti, se non può intervenire lei, che mandi qualche collega, che so, la fata Morgana, quella Turchina o quant’altro!… Forse che queste religiosamente, e dunque politicamente, non contano nulla, e quindi nessuno può mediaticamente farci sopra la cresta?
Purtroppo, in questo mondo sovente miserrimo e povero di ragione, la memoria deve essere cinica, affinché l’esperienza che ne deriva possa combattere in futuro ad armi pari con simili sprezzanti ingiustizie…

Il P.I.L. italiano (il Perfetto Inetto al Lavoro) Giugno 20, 2007

Posted by rota in D'inevitabili sarcasmi, D'ira, Di devianze....
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(immagine tratta da www.cyclops.it)

Il PIL dell’Italia (che a breve, ricordo, sarà Repubblica Vaticaliana) cresce, sì, ma meno delle altre nazioni europee, il cui compendio fornisce il dato ufficiale in uso in ambito CEE (ecco un articolo in merito qui). Perché?
Beh, da Thule si fornisce un’ipotesi per spiegare questa (scarsa, ancorché positiva) realtà, un’ipotesi molto semplice e provocatoria il giusto, in perfetto stile thuleano: il PIL italiano cresce meno degli altri paesi europei perché il lavoratore italiano medio lavora in modo qualitativamente peggiore dei suoi colleghi comunitari, così deprimendo il potenziale di crescita. E con “qualitativamente” non si intende la mera qualità del prodotto finito (che in massima parte dipende dalla genìa originaria di chi lo ha messo a punto), ma proprio il valore del processo di produzione, nella sua componente prettamente umana, “professionale” – un attributo ormai profondamente traviato nel suo senso primario…
Un tempo si diceva che “il lavoro nobilita l’uomo”: si sa, certe nobiltà sono state ormai meramente calpestate da convenienze contemporanee di valore assai basso, puerile, plebeo, eppure ritenute da tanti “cose importanti”, in base ad una visione egoistica e superficiale delle stesse e dell’intera questione. Troppi, oggi, utilizzano per lavorare non più la mente, la testa, ma parti del corpo assai meno solari e, appunto, nobili; troppi la mattina iniziano la giornata lavorativa con l’unico scopo non tanto di far bene il proprio lavoro quanto di tirare a sera, possibilmente senza affaticarsi eccessivamente; troppi, lavorando, hanno totalmente dimenticato che la loro opera può avere una valenza sociale, collettiva, evolutiva per la società nella quale il prodotto finito viene utilizzato o che in genere usufruisce (anche indirettamente) dell’opera stessa, e considerano soltanto che quella loro opera serve unicamente a portarsi a casa la busta paga, ovvero sovente a poterla spendere nel modo più liberamente vacuo possibile, una volta ottenuta… Troppi, con questo modus operandi diffuso, con questo menefreghismo professionale, con questo tirare a campare per obbligo e non per virtù – o quanto meno per interesse personale, passione, volontà – ingrippano il processo di produzione nazionale, il quale potrebbe rendere 100 o 200 e invece rende solo 50… Per realistica assurdità, la retribuzione nel lavoro dovrebbe soltanto essere un elemento secondario, assolutamente in secondo piano rispetto alla qualità del lavoro, all’impegno postovi, alla creatività necessaria affinché possa continuamente migliorare e – perché no – diventare nel contempo più produttivo, redditizio e piacevole! Naturalmente, e giustamente, con la paga ci si mangia: tuttavia troppi dimenticano che il loro lavoro, più è fatto bene più fa’ mangiare anche gli altri, la società, la comunità che la forma… Ovvero: il lavoro ha perso il suo basilare valore sociale, diventando come detto solo un modo di far passare il tempo guadagnandoci qualcosa; ha assunto tutta la natura rozzamente egoistica che molti singoli individui manifestano nel loro “vivere sociale” – se così lo si può ancora definire…
E’ un po’ come un’auto da corsa, che potrebbe compiere un giro in pista in un certo tempo e ad una certa velocità, se guidata con generale perizia, invece viene sempre più guidata con inettitudine, così mettendoci il doppio o il triplo del tempo, mentre tutte le altre auto (gli altri paesi europei, ad esempio) la superano come nulla fosse e se ne vanno ben più veloci…
Molta gente, se si dedicasse a – che so… - a svuotare il mare con un cucchiaino, risulterebbe molto più proficua alla società che sul proprio posto di lavoro - quantomeno sarebbe più giustificata nel tenere spento il cervello! E se tutto questo vi pare un discorso classista… - oh, no, sappiate che non lo è: l’inettitudine professionale parte dall’alto, dalle massime dirigenze, e scende fino in basso, alle più basse maestranze. Basta guardarsi intorno, od ascoltare un qualche notiziario possibilmente sincero, onesto… - anche se, così facendo, potrebbe sorgere il dubbio che questa ipotetica dappocaggine lavorativa sia così incancrenitasi, nel tessuto sociale italico, da divenirne simbolo ed emblema, massimamente raffigurato nelle alte sfere del potere politico… Ah, dubbio, dubbio, padre di ogni buona verità…
Dunque, sapete quando si dice a qualcuno di particolarmente stolto: “ma va’ a lavorare!”? Ecco, mi sa che ormai quelli ci sono andati tutti, con i sopra citati ben scarsi risultati!…