Archivi del mese: agosto 2006

Zero in geografia

Una ennesima castroneria giornalistica in ambito geografico, compiuta da giornalisti dunque laureati dunque, ufficialmente, dotati di cultura “di livello superiore” (ovvero quelli del rinomato TG5, che durante un servizio su un raduno di manifestanti della Lega Nord hanno reiteratamente presentato il Passo di San Marco, celebre e storico valico tra la Val Brembana – provincia di Bergamo – e la Valtellina – provincia di Sondrio – dunque interamente in territorio lombardo, ove si è svolto tale raduno, come “un passo tra la Lombardia e il Veneto”! Si noti che il territorio del Veneto, dal Passo di San Marco, dista almeno 150 Km.!) mi ha dato modo di riflettere su una profonda e grave mancanza che riscontro sovente nella cultura media della cosiddetta “opinione pubblica”: la conoscenza del territorio su cui si vive, su piccola e su grande scala. Qualche tempo addietro, durante la seconda guerra in Iraq, in un talk show americano (credo il David Letterman Show) l’arguto conduttore aveva ironizzato sull’ignoranza degli americani in ambito geografico: in un sondaggio su vasta scala si dimostrava che, di fonte ad un planisfero, moltissimi non sapevano indicare dove fosse l’Iraq; peggio, molti non sapevano indicare dove si trovasse la Gran Bretagna, principale alleato americano nella guerra; ma, peggio del peggio, alcuni (e non pochi) non sapevano nemmeno indicare quali fossero gli USA! In Italia, vi sono “fior” di laureati che non sanno dire quale sia il monte italiano più alto, o in quale regione nasca il Po, o con quali altre nazioni confini lo stato italiano… C’è da riderci sopra, ma subito dopo c’è da preoccuparsi di ciò, dacché solo all’apparenza questo è un problema di scarso rilievo; non è tanto una dimostrazione di ignoranza, di scarsa istruzione, ma semmai, più antropologicamente, di mancanza di un vero legame tra l’uomo e la terra su cui vive, e che dunque sfrutta, di cui si giova e che adatta per i propri fini. Come può, colui che possiede una tale mancanza, maturare con reale consapevolezza una coscienza ambientale? Come può comprendere l’entità dei problemi di natura ecologica che affliggono le Alpi o gli Appennini, se nemmeno li conosce, sa dove siano, sa come siano fatti? Quanti che vivono in una certa località, possono dire di conoscerla geograficamente e geomorfologicamente in maniera sufficiente? Come può passare ed essere compreso – un esempio concreto tra tanti possibili – l’allarme dei climatologi sul fatto che l’inquinamento e l’effetto serra stanno sciogliendo i ghiacciai delle Alpi, se tanti non sanno nemmeno se e dove e quanti ghiacciai ci sono, sulle Alpi?… E’ come parlare di calcio ad uno cui il calcio non interessa: qualsiasi cosa gli si dirà, non riceverà alcuna considerazione! Peccato però che se spariscono i ghiacciai, e se non si farà nulla per evitarlo – per quanto possibile, tutti noi – “informati” e non – non avremo più acqua da bere!… Eppure l’uomo, che per sua natura vive su un territorio in modo da poterlo grandemente dominare, e quindi diventare l’elemento principale del suo ecosistema locale, inevitabilmente se non imparerà a conoscerlo causerà ad esso dei gran danni, e credo sia inutile denotare come il territorio italiano sia ben ricco di esempi in merito… Ma anche senza giungere a questi gravi estremi, e restando al livello “base” della conoscenza del territorio che si vive, la mancanza di essa ineluttabilmente determina dei mezzi-abitanti di un luogo: come se un meccanico d’auto conoscesse e sapesse intervenire solo su mezzo motore… E’ una questione culturale, derivante da radice antropologica, appunto, ma che si espande a divenire anche sociologica: il popolo svizzero, ad esempio, da secoli possiede una notevole consapevolezza circa il proprio territorio, e non a caso la Svizzera rappresenta uno dei migliori esempi al mondo di equilibrio ambientale tra Natura e antropismo, donando benefici effetti a tutta la società e all’immagine dello stato stesso. Di contro, la mancanza di conoscenza del territorio non può che essere buon sostegno per il generale menefreghismo sociale e civico: il conferire con persone che mi sanno citare vita morte e miracoli di innumerevoli calciatori, ma non mi sanno dire dove scorre il Po – il principale fiume italiano – e dove sfocia, mi dona una gran tristezza, e mi fa capire perché la società italiana si presenti spesso così distorta e alterata… Ripeto, è una questione molto meno superficiale di quanto sembri, e un “metro” di una cultura che sarà sempre più importante per il futuro del nostro mondo.

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