Archivi del mese: ottobre 2006

CSI Italia…

…E così, un bel giorno, il tenente Horatio Caine e il suo efficientissimo team, la celebre CSI Miami, venne trasferita all’estero, e più precisamente in Italia, stato nel quale da tempo pareva mancare una reale giustizia nei fatti di cronaca: troppi reati senza colpevoli accertati, troppo dilagante la malavita in molte parti del paese, troppo alto il pericolo che cominciasse a diffondersi la notizia che, in Italia, i delinquenti in un modo o nell’altro riuscissero a farla franca…
La CSI del tenente Caine si mise subito al lavoro, dacché subitamente si rese conto che molto c’era da fare… Indagò una lunga lista di fatti di cronaca, con il consueto supporto della più alta tecnologia scientifica a disposizione, razionalmente, senza perdite di tempo nei labirinti della burocrazia italiana… In fondo essi erano i migliori, era assolutamente necessario dar loro carta bianca, la fama con cui erano conosciuti in tutto il mondo non era certo campata per aria… E i risultati non tardarono a venire: il tenente Caine, con giusta fierezza, consegnò alle procure di tutta Italia il frutto del lavoro svolto, ovvero nomi e cognomi dei colpevoli di molti dei più intricati fatti di cronaca degli ultimi tempi, certo del riconoscimento di tali risultati e dunque di una ancor maggiore fiducia delle procure stesse…
Tuttavia, mentre la parte investigativa del lavoro della CSI continuava con costante successo, la parte legata all’iter giudiziario ed ai suoi effetti prese velocemente ad inquietare il celebre team: fior di delinquenti, assassini, criminali d’ogni sorta erano stato smascherati e virtualmente consegnati al loro giusto destino, e nel panorama italiano d’intorno cosa accadeva? I processi si fermavano spesso e volentieri, a volte parevano insabbiarsi, alcuni addirittura andavano in prescrizione per il troppo tempo trascorso; malfattori palesi tornavano liberi per scadenza dei termini di custodia, giudici ottimi ed efficienti venivano all’improvviso trasferiti, altri che efficienti lo volevano essere ma non vi riuscivano per una infinità di ostacoli procedurali e burocratici che parevano spuntare come funghi, avvocati che sembravano più showman televisivi e che mettevano scompiglio in procedimenti giudiziari altrimenti limpidi e lineari… Finché un giorno cadde dal cielo una nuova legge, peraltro votata a stragrande maggioranza parlamentare e divenuta nota come l’indulto, per la quale molti colpevoli guadagnavano già l’assicurazione di sfuggire delle maglie più strette della giustizia in certi casi ancor prima di essere catturati, mentre altri, autori di spregevoli atti criminali, se ne tornavano ad essere liberi come il più irreprensibile dei cittadini…
Horatio Caine e tutto il suo team ne uscirono quantomeno sconcertati, e profondamente abbattuti. Ma come?… – tutto il loro lavoro, così meticolosamente costruito e solido nella sostanza e nei fatti prodotti, per questo così apprezzato in patria e ammirato in tutto il resto del pianeta, perché in Italia veniva svilito, soffocato, represso, e proprio da coloro – persone, enti, istituzioni – pressi i quali il loro impegno per la giustizia avrebbe dovuto trovare il più assoluto supporto?
Il tenente Caine decise dunque di agire ad un livello più elevato. Ormai era da qualche tempo in Italia, qualcosa di tal paese lo aveva conosciuto, e tra ciò una delle realtà più evidenti era il notevole peso della politica nella vita dello stato: bene, si sarebbe rivolto proprio alla classe politica, fiducioso di trovare qui l’appoggio e l’aiuto necessario al proprio lavoro.
Tuttavia, se possibile, lo sconcerto e l’abbattimento della CSI di Caine si duplicarono, piuttosto che svanire in una ritrovata fiducia nelle istituzioni italiane… Non solo rilevò in breve tempo che nella politica italiana dominavano intrallazzi, clientelismo, interessi privati, ignoranza civica; non solo gli toccò di turbarsi quando una sera in TV vide che nel parlamento italiano sembrava vi fosse un largo uso di sostanze stupefacenti, mentre le leggi promulgate dal parlamento stesso risultavano di segno totalmente opposto, arguendo dunque che molti politici predicavano bene ma razzolavano male, e alle spalle dei cittadini; ma dovette anche scoprire che, tra i parlamentari italiani seduti sugli scranni dei palazzi del potere politico, ve ne erano più di ottanta tra condannati, inquisiti, indagati! Ovvero, una percentuale maggiore di individui con problemi giudiziari dentro il parlamento che tra il popolo!
Questa fu la mazzata definitiva… Il tenente Horatio Caine e la sua celeberrima CSI Miami se ne tornarono negli USA con voli low cost, visto che per un impiccio burocratico non si ebbe modo di effettuare migliori prenotazioni sui voli per l’America… Caine, sconsolatamente abbandonato sulla poltrona dell’aereo, rifletté sulla propria avventura italiana, e ragionando di logica un dubbio gli si illuminò in mente: e se fosse stato tutto finto? E se quel periodo in Italia non fu che una esercitazione segreta in ambiente massimamente ostile alla giustizia e alla legalità? Già, perché nemmeno nel più assurdo serial TV poteva esistere uno “stato” così lontano da tali valori basilari ad ogni società libera ed evoluta… In cuor suo sperò di avere ragione, se non altro per i poveri italiani, altrimenti costretti loro malgrado a sottostare ad una tale incivile situazione…

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Libbro? E che cos’è?

Con molta tristezza, riporto un articolo/editoriale apparso su Il Mattino di Napoli il 23 Settembre scorso a firma di Giuseppe Montesano, e lo faccio appositamente dopo qualche tempo affinché la sua valenza possa essere ben distribuita nel tempo e sperando che in tal modo risulti un poco più difficile dimenticarlo – come spesso capita con molti scritti di valore, anche perché troppo dispersi tra tanti altri di infima specie, anche sui quotidiani più blasonati… Sarà che io mi sento parte in causa – e parte lesa, intendo – sarà che in Italia si pubblicano quasi 50.000 libri all’anno, dei quali una gran parte sono delle emerite schifezze pseudoletterarie le quali – proprio come scrivevo poco sopra per i quotidiani – nascondo quelle opere che invece meriterebbero ben più attenzione e considerazione (naturalmente non sono così borioso da ritenermi nella parte “di valore”, potrei benissimo essere in quella cattiva, ma quantomeno la volontà di scrivere cose non banali ce la metto, a differenza di un’infinità d’altri che – e lo dicono pure con fierezza – puntano unicamente all’ingrasso del proprio conto in banca…) – insomma, leggete l’articolo e meditatevi sopra, senza dire “eh, ma qui si parla di Napoli!” perché questo è uno dei casi in cui, ahinoi, tutto il mondo è paese – o forse sarebbero più appropriato dire che tutta l’Italia è paese
Da IL MATTINO di Napoli del 23 Settembre 2006:
“Se libro si scrive con due b” di Giuseppe Montesano
“Il giornalista che sta facendo l’inchiesta sulla diffusione della lettura nel condominio si passa di nuovo il fazzoletto sulla fronte e guarda sbalordito la signora Sascia Topo. «Scusate, signora, forse non ho sentito bene: io vi ho chiesto che cos’è un libro…». «Eh, dotto’, ho capito, ho capito, mica sono cretina! Un libro è… Un libro è… No, scusate, ma voi fate domande troppo difficili! Chiedete a mio marito, lui è impiegato…». «Dottore, un libro è logico che cosa è, no? È la… È una… Vabbuo’, ve lo dice mio figlio Giannino…». Il giornalista tira un respiro di sollievo, ripone il fazzoletto e si rivolge a Giannino Topo. «E che cos’è un libro, secondo te?». Giannino lo guarda perplesso, mastica e succhia la sua gomma, poi ha un’illuminazione. «Quella cosa che mi fa pesare lo zaino di Kalvin Klein la mattina? Dotto’, che dite, ho risposto bene? Che mi date, dotto’, ho vinto?». Ma ora la questione si è allargata a tutto il condominio, e ognuno è convinto di avere la risposta per guadagnarsi un premio. Enzo Lippa dice che un libro è una unità di misura: però il dottore si sbaglia a pronunciare, perché si dice libbra con due b e la a alla fine; Erminia Dattero dice che sono ignoranti e plebei, e un libro è chiaramente una cosa che si pigliano i fogli dentro per fare il barbecue la domenica: e a lei, comunque, la bistecca le piace al sangue; Ciro Vittima scuote la testa: un libro lui una volta l’ha visto dentro alla televisione, è una cosa che in certi posti si ammontona e poi ci fanno un falò e dicono che chi l’ha scritto deve morire. «Ma non può essere! Voi mi state prendendo in giro! Non è possibile che qui nessuno abbia mai visto un libro!». Il giornalista ha di nuovo tirato fuori il fazzoletto, ma il sudore ormai è troppo. Una signora ingioiellata alza la mano, si fa avanti. «Non ci fate caso, è gente ignorante! I libri io lo so che sono!». Quando ha comprato il nuovo salotto e ha speso cinquantamila euro, quelli hanno insistito per farle comprare pure una libreria: e dopo le hanno regalato i libri. «Sono quei cosi a colore con le tende e le poltrone, no? Quei cosi che tengono certe fotografie azzeccate sopra, poi si aprono e dentro ci sta il polistirolo? Ho indovinato, eh? Quanto ho vinto?». Ma il giornalista si è afflosciato sulle scale, e scuote la testa. Sta sognando? Le voci dei condomini si incrociano, tutti cercano di vincere il quiz. «Dotto’, scusate, un aiutino: ma è una cosa che si mangia questo libro?». «Dotto’, ma è un gioco elettronico, un bingo, un totip?». «Ma quanto pesa un libro? E il sapore somiglia di più a un piatto di linguine con gli scampi o a una sfogliata riccia?». «Ma che dici, cretino? Quello il libro tiene le ali, però non vola: è una specie di pollo…». «E perché, tu il pollo te lo leggi? Ma fammi il piacere…». «Leggi? E che sono le leggi? Le cose che se tu fai uno sgarro e ti arrestano vai in galera, però solo per finta perché esci subito con l’indulto?». «Let-tu-ra, no? Idiota! La lettura è la tavola che sta sotto il letto e lo sostiene: la lettura del letto, è logica…». «Nooo! La lettura del contatore, quella è…». «Ma quale contatore? La lettura è una cosa che si fa col latte: latte, latticini, lettura: è ovvio…». Terrorizzato, il giornalista sta cercando di strisciare via tra i corpi che gridano e si accapigliano, ma non ci riesce. A un tratto si fruga addosso, e cava da una tasca un piccolo libro, sono le poesie di Leopardi. «Eccolo, è questo un libro! Lo vedete? È una cosa viva… Sentite, sentite: E naufragar m’è dolce in questo mar… Calma e chiara è la notte e senza vento… Quando negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi… Lo capite? C’è questo, nei libri! La nostra vita, l’amore, la morte… I libri sono necessari per respirare, per non appassire dentro, per non vivere una vita meschina…». Ora tutti lo fissano, disgustati. Ma com’è? Questo era il libro? Ma non si mangia! Non serve a vincere a Bingo! Non si può squagliare sulla pizza margherita! Allora non serve a niente! Delusi, i condomini gli stracciano il libro delle poesie di Leopardi e glielo buttano addosso. È tardi, è l’ora del quiz alla tivvù, ed è solo per questo che se la cava con così poco…” Giuseppe Montesano.
P.S.: Qui trovate il link all’articolo originale.

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