Reinhold Messner (con Thomas Hüetlin), “La Mia Vita al Limite”

Pre-scriptum: su invito di alcuni (fin troppo gentili) lettori del blog, i quali conoscono il mio gran impegno di lettore e la mole di letture che riesco ad affrontare, inizio con questo post la pubblicazione delle recensioni degli ultimi volumi letti in ordine di tempo, i cui titoli titoleranno anche i post stessi. Senza alcuna pretesa di critica qualitativa, questi post – che formeranno la categoria “Di buone letture” – vogliono soltanto cercare di rendere contagioso l’impegno sopra citato, dacché di questi tempi e da queste parti, visto l’andazzo più volte evidenziato da sondaggi e statistiche, leggere (e farlo molto e con cura) è quanto di più genuinamente alternativo e anticonformista vi sia…

Reinhold Messner è un personaggio alquanto “forte” e particolare, per tanti motivi. Ritenuto da molti il migliore alpinista di sempre, primo uomo a raggiungere tutte le vette del pianeta superiori a 8000 metri e per ciò ammantatosi di un’aura leggendaria e quasi superomistica (in senso veramente nietzschiano), è stato in realtà il primo e più efficace sportivo (non da sport di massa, s’intende) a sapersi costruire un’immagine e venderla, non certo in senso bassamente commerciale tuttavia in modo da non restare confinato nel semplice e ristretto mondo alpinistico, diventando col tempo una specie di icona del nostro tempo, conosciuta nel suo valore pubblico anche da chi di alpinismo e montagne non ci capisce nulla. Questa sua autobiografia – in forma di intervista con il giornalista tedesco Thomas Hüetlin – tratteggia un Messner che, se possibile, supera la percezione del personaggio che mediaticamente ci si è potuti costruire negli anni, lasciando sovente spiazzati nonostante certe sue peculiarità siano prevedibili e comprensibili – anche per convenzione: “montanaro” in modo profondo, rude, scontroso, facilmente irascibile, egoista (tutte cose che egli stesso riconosce) ma anche capace di grandi sacrifici, di impulsi idealistici per la propria gente (nonostante neghi di essere un idealista classico), dotato di un fisico fuori dal comune, di una mente fredda, e soprattutto di una presenza di spirito possente e di una volontà a dir poco ferrea; tuttavia fondamentalmente anarchico, libero e difficilmente frenabile quando si ponga un certo obiettivo – e ciò anche a scapito di chi accetti di seguirlo, subendone conseguenze anche spiacevoli – Messner in questo volume racconta di sé stesso dentro e fuori, senza nascondersi, a volte contraddicendosi, lasciando intendere al lettore che, se non avesse dedicato la propria vita e tutta l’energia in corpo all’avventura, si sarebbe potuto bruciare molto prima e in modo forse drammatico. La sua è stata una vita volontariamente e necessariamente sempre tenuta sul filo del rasoio, per l’incapacità altrimenti di considerarla “buona” – una visione dell’esistenza che condannerebbe alla nullità molti comuni mortali; il suo alpinismo è stato una questione di vita o di morte, non nel senso che egli sfidasse apertamente la morte, ma che per sentire il pulsare della vita alla morte doveva starsene il più vicino possibile… Ciò ha causato anche gravi danni – la morte del fratello Gunther al Nanga Parbat è stata anche colpa sua, e lo ammette – ma solo con un tale “stile di vita” egli ha saputo raggiungere i grandi traguardi conquistati – nello sport, nella politica (come europarlamentare), nella società e nella cultura (con i suoi “Messner Mountain Museum”), dimostrando in fondo che una vita estrema in senso generale, affinché non si trasformi in tragedia, deve essere vissuta da persone estreme, nel corpo, nella mente e nello spirito; e, dal punto di vista messneriano, ciò significa essere veramente vivi, ovvero pienamente consapevoli della propria vita ed esistenza e delle potenzialità di essa, mettendosi continuamente in gioco e puntando sempre all’assoluto. In effetti, tutte cose che ben pochi oggi, nella nostra opulenta, viziata e (intellettualmente) sedentaria società, sanno fare…
Bel libro, singolare da leggere, a volte affascinante, a volte spiazzante; alla fine la sua lettura potrà portare a giudizi totalmente contrari: chi riterrà Messner un folle, chi lo riterrà un genio, e forse una tale potenziale indeterminatezza è proprio ciò che egli vuole per sé, come salvaguardia della propria irrefrenabile e naturale libertà.

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2 commenti

Archiviato in Di buone letture

2 risposte a “Reinhold Messner (con Thomas Hüetlin), “La Mia Vita al Limite”

  1. Andrea Libardoni

    “La mia vita al limite” è un libro veramente splendido.
    Se posso, consiglio anche il DVD “Passione per il limite”. Lo spirito e la forza di questo grande uomo che si racconta in prima persona è davvero affascinante.
    L’unico problema di questo Dvd è che lo ho potuto acquistare solo sul sito della casa editrice (http://www.siriofilm.tv/messner/) dove è possibile vedere anche qualche immagine.

    Perchè non distribuirlo in libreria?

  2. Tan Kock Wah

    HI Luca

    Hope you don’t mind. Messner’s biography with Thomas Huetlin is not published in English. Wonder if you mind share with me the excerpt of texts in the book that deal specifically with his views/ philosophy of life. Its ok if it is in Italian, i would find ways to get it translated.
    Hope I am not asking for too much
    TQ
    Tan

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