Archivi del mese: aprile 2007

Solo favolette…

Preambolo: il seguente racconto è parte di un nuovo progetto editoriale in generazione ed evoluzione, che rappresenta un qualcosa di sostanzialmente innovativo per il panorama letterario nazionale, e che ovviamente sarà svelato a tempo debito – ovvero quando la sua rifinitura lo renderà pronto per la pubblicazione. A mantenere la suspense (!), e a preservare il riserbo sul progetto, nulla di più sarà svelato, ma tale racconto, oltre che nel blog, resterà a disposizione di chiunque lo vorrà leggere ed apprezzare nel sito del sottoscritto.

“…Il piccolo folletto si mise a correre velocemente attraverso gli alti alberi della foresta, tra il tintinnio dei campanellini che adornavano il suo cappello; dietro, il grosso e malefico troll ringhiò tutta la sua rabbia e si gettò all’inseguimento, rimediando alla propria goffaggine con la forza bruta che possedeva, grazie alla quale poteva scalfire i grossi tronchi come fossero di fragile paglia…”.
Il bambino ascoltava rapito il racconto, avvinto dalla narrazione tanto da calarsi un poco sotto le coperte del letto quando la mamma leggeva le parti più suggestive e paurose, e in ogni caso restando ben sveglio, senza dare l’impressione di volersi addormentare… La madre continuò per qualche attimo con la lettura, poi dovette arrendersi a quello sguardo ancora così desto e vispo:
“Ehi, piccolino! Adesso però è ora di dormire, si è fatto tardi!… Continueremo domani la storia!”. Il bimbo si mostrò quanto mai deluso, e nell’infilarsi sotto le coperte chiese, con tono accorato:
“Mamma… Ma il folletto riuscirà a salvarsi?”.
“Sì, certo tesoro!”.
“E se spuntasse un troll cattivo come quello nel nostro giardino?” ribatté il bimbo. La madre lo guardò sorridendo.
“Tesoro, lo sai, quelle creature esistono solo nel mondo delle favole, sei grande ormai per potervi credere veramente!”.
Il bimbo si acquattò sotto le coperte zittendosi, pensieroso, mentre la madre spense la luce e chiuse la porta della stanza.
La donna guardò l’ora. Non era così tardi, ed era un martedì, quella sera… Martedì!
Accese la TV, abbassò il volume e sintonizzò il canale, scoprendo con sollievo che il reality era iniziato da poco… Per nulla al mondo si sarebbe persa l’evoluzione della storia tra lui e lei, e quella sera – lo avevano annunciato la scorsa settimana – ci sarebbero state delle “grosse sorprese”… Così fu, in effetti, la discussione fremeva, il pubblico parteggiava, la giovane madre si commosse nel sentire le ragioni di lei, rapita da quella sua storia così romantica, dal suo pianto toccante, e si agitò nel sentir ribattere lui, così arrogante e ingrato… Si sentì l’animo in subbuglio… – fino alla pausa pubblicitaria, quando udì piuttosto uno strano rumore provenire dalla stanza del figlio, come di campanelli tintinnanti… Andò subito a controllare, aprì la porta della stanza ma non notò nulla di strano; solo, il bimbo era ancora ben sveglio, e la guardava sorridente:
“Mamma, hai ragione!… Sono solo favolette!…”.

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Le MeteoComiche

Chiedo perdono, ma è tanto che le seguenti cose mi stanno qui, dunque passatemi questo sfogo-post, il cui senso principale illustrerò alla fine.
I meteorologi: disquisirò di loro… I meteorologi, almeno certa parte di loro, e soprattutto quella parte che “pontifica” in TV nemmeno fosse fatta di tanti Nostradamus del meteo, ritengo siano una di quelle categorie di personaggi mediatici che hanno trovato il modo di andare in TV, appunto, dire le più grandi fregnacce mascherandole da dati scientifici inoppugnabili, e pur sbagliando continuamente restare invulnerabili a qualsiasi critica – professionale e non!
Ricordo ancora quella clamorosa volta (una tra le tante, e posso fornire adeguata documentazione per queste mie affermazioni), quella mattina in cui mi alzai all’alba per andare in montagna, accesi la TV, vidi le previsioni per la giornata di un noto servizio meteo: sopra la zona di mio interesse una coltre di nubi grigissime dava assai poco da sperare… Infatti io partii comunque, e ci mancò un nulla che quel giorno non mi ustionai per quanto il Sole picchiava in un cielo sostanzialmente terso!… (Non dirò di che servizio meteo si tratta, visto che i signori in questione temo siano pure un poco permalosetti: diciamo che, dato il casato, se facessero solo stampanti e cose affini sarebbe assai meglio, per loro e per noi!…). E peraltro, di questi tempi di caldo già (ahinoi!) estivo, se quelle piogge che quotidianamente essi prevedono dovessero accadere anche solo in piccola parte, forse un così pressante allarme per una potenziale, imminente siccità non ci sarebbe… A meno che non intendano come “pioggia” anche l’acqua che scroscia dalla vostra doccia la sera quando tornate dal lavoro o dagli affari vostri quotidiani!!! Che siano questi i “rovesci sparsi sul tardo pomeriggio o verso sera”?…
Insomma: quelle poche volte che ci azzeccano, siffatti meteorologi, si atteggiano a divini profeti (e spesso azzeccare la meteo non è così difficile!), quelle tante volte che sbagliano giocano a dire con sussiego che prevedere non significa indovinare; se gli si dovesse decurtare un Euro per ogni previsione giornaliera sbagliata, in poche settimane non avrebbero di che vivere; di contro, se al posto dei loro “infallibili” modelli matematici e dei satelliti supertecnologici, applicassero la più pura e scolastica teoria delle probabilità, ovvero osservassero un poco più spesso fuori delle finestre dei loro mirabolanti laboratori, o ancora e semplicemente tirassero a indovinare, quasi sicuramente otterrebbero percentuali di esattezza previsionale ben più alte di quanto sanno oggi offrire. I soldi e il tempo che le televisioni spendono per dar loro qualche minuto di trasmissione sono assolutamente sprecati, certo più che se quei minuti venissero dedicati alla presentazione di un libro, o cose del genere ben più utili alla gente comune, e soprattutto culturalmente ben più determinate (visto che la meteorologia mediatica è tutto fuorché cultura scientifica)… Si auspica la nascita di un “Comitato Vittime Meteorologi Inetti”, e si richiede la retribuzione delle loro prestazioni in modo meritocratico, con le relative decurtazioni come sopra indicato; oppure, quando prevedano sole e ci sia pioggia o viceversa, che vengano lasciati un giorno intero sotto il sole (possibilmente cocente) o la pioggia (possibilmente battente) che non abbiano saputo prevedere, cosicché forse capiranno qualcosa di più della loro inaffidabilità previsionale…

D.M., ovvero, Delucidazioni in Merito: come avrete notato, ho presentato tale argomento in maniera ironicamente adeguata per ciò che in effetti è, ma invero lo ritengo emblematico di come sovente, in questo nostro tempo, si sovraccarichino di valore cose che valore non hanno, e non ci si renda conto che un uguale o anche maggior valore l’avremmo già in noi, ma lo si ignora per inedia, per poltroneria mentale, col risultato di farci sostanzialmente comandare (e far comandare la nostra esistenza) da chi è bravo a nascondere di non aver titolo e dote alcuni per comandarla! La meteo è piccola cosa, banale certo, ma emblematica, ribadisco, per altre più grandi e importanti, per le quali vale lo stesso principio… Per ciò, a tale argomento ho dedicato un’intera puntata del mio programma radiofonico Radio Thule su RCI Radio; visto che la questione ha incuriosito molti, magari a breve, estrapolandolo dallo stesso programma e offrendolo come arma di autodifesa contro l’inettitudine meteorologica diffusa, posterò un mini-corso di “meteorologia-fai da te”, ovvero: come farsi le previsioni del tempo da soli e azzeccarci molto di più di quelli della TV, coi loro supertecnomegainutili satelliti!

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No comment…

Nessun commento è necessario, ne ora ne dopo.
Semplicemente, cliccate sul sottostante link; del breve testo di presentazione che troverete (a destra della foto) Vi offro la traduzione qui sotto.

http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp

Database dei preti pubblicamente accusati negli Stati Uniti

Secondo il rapporto “John Jay” commissionato dai vescovi degli Stati Uniti, sono state emesse denunce di abuso sessuale nel periodo 1950/2002 contro 4.392 preti. Generalmente il numero si crede sottovaluti il problema. Alcuni vescovi hanno reso pubblici i nomi dei preti accusati, ma nessuna lista ufficiale esiste dei preti degli Stati Uniti che hanno abusato di bambini e di adulti vulnerabili. Sotto (ovvero cliccando sul link) presentiamo la lista più completa attualmente disponibile, compilata attraverso le notizie dei media rapporti e dai documenti giuridici – con molte foto, annotazioni delle denunce, e la citazione delle fonti relative.

Ora, nel sito che avete aperto, cliccate su View, il “pulsante” in basso al centro, e osservate/leggete attentamente cosa Vi apparirà. In fondo, che i testi siano in inglese non Vi impedirà di comprendere quello che raccontano.

Ripeto: nessun ulteriore commento è necessario, non quanto tanta tanta tanta riflessione e consapevolezza… Ma di queste, sembra che pochi individui sappiano ormai cosa siano…

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Mario Rigoni Stern, “Stagioni”

Mario Rigoni Stern è uno di quei personaggi che rispetta perfettamente il pensiero che si potrebbe avere di uno come lui, prima di conoscerlo; poi lo vedi, lo conosci, e pensi: ecco, un grande scrittore è proprio così, con una tale figura, una tale solennità umana, una evidente profusione di saggezza, di esperienza, di sensibilità letteraria tratta anche con la forza dagli eventi della vita, quasi come se fosse, egli stesso, un personaggio di una sua opera trasformatosi da uomo di carta scritta a essere in carne e ossa – e così è veramente, per Rigoni Stern, il Sergente nella Neve cantore della tragica epopea di guerra degli Alpini in Russia, durante la seconda guerra mondiale…
Anche Stagioni, dunque, è un libro che tutto sommato ci si potrebbe aspettare dallo scrittore di Asiago: ma il bello è che ciò non toglie nulla al suo valore – letterario e non – anzi, forse in tal modo soddisfa ancora di più il lettore che abbia un minimo di conoscenza dell’autore, anche senza finora aver letto nulla di suo – come è nel mio caso – ugualmente come sorprende e affascina il neofita dello stesso. Diviso in quattro capitoli – prevedibilmente, le quattro stagioni – l’opera è sostanzialmente una sorta di diario atemporale, con paragrafi di diversa lunghezza grazie ai quali Rigoni Stern illumina con più o meno forza ricordi, esperienze, gioie e dolori, sensazioni e percezioni della sua vita, della vita altrui e del piccolo/grande mondo che entrambe contiene (cioè, in buona sostanza, il natio Altopiano di Asiago), orbitando il tutto attorno al comune denominatore di ogni capitolo, ovvero la stagione di cui scrive. Tra affioramenti di tragiche reminiscenze di guerra, di dolci memorie della giovinezza, di amicizie di tanti lustri addietro, di eventi strani e particolari, è tuttavia uno l’elemento principale che percorre con vigore l’intero scritto, e sullo sfondo del quale ogni altro evento narrato si svolge – in effetti anche quelli occorsi lontano: una lunga, dolce, bellissima, intensa lauda a Madre Natura, ai suoi abitanti animali e vegetali e al paesaggio naturale dell’Altopiano – che per trasposizione logica diviene archetipo di ogni altro paesaggio naturale… Non mi sorprenderei più di tanto se Stagioni diventasse un libro/culto dell’ecologismo colto e illuminato (intendo con ciò non quello che coltiva anche interessi di matrice modaiola e/o politicante…) perché ne avrebbe tutti i numeri; tuttavia, a prescindere da un tale valore di cui l’opera potrebbe essere investita, la lettura di Stagioni risulta intensamente bella anche per questa raffinata narrazione di un’armonia tra l’uomo e l’ambiente naturale in cui vive ormai smarrita quasi ovunque, e che certamente in Rigoni Stern resta intensa anche per le esperienze vissute nel corso della propria esistenza. Pur privo di una vera e classica trama, dunque, il libro appassiona comunque e invoglia a sapere cosa si potrà leggere nella pagina successiva come se trama vi fosse e anche coinvolgente, proprio perché genera nel lettore la stessa leggera e dolce sensazione che è anima di quell’armonia sopra detta, e che Rigoni Stern ci vuol comunicare come fondamentale per comprendere e vivere meglio i fatti di ogni esistenza, e per dimostrarci di rimando che il vivere in armonia con la Natura, ovvero con il mondo che ci circonda, significa anche vivere in armonia con tutti gli uomini, inevitabilmente parte di quel mondo al pari di foreste secolari, fiumi, montagne, caprioli, stambecchi, urogalli e quant’altro.
Libro molto bello, peraltro anche veloce da leggere, scritto con raffinata semplicità, consigliabile a chiunque dacché, in buona sostanza, è un delicato e insieme intenso inno alla vita.

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Arkadi e Boris Strugatzki, “Picnic sul ciglio della strada”

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Nonostante l’abbia scritta, non ho mai letto molta fantascienza, e in ogni caso ho sempre preferito le opere di quella fantascienza che io chiamo “possibile”, ovvero non quella estremamente spinta nel fantastico e/o iperfuturibile, ma quella che potrebbe benissimo diventare realtà domani mattina, cioè che viene definita “fantascienza” principalmente perché non è ancora accaduta… Picnic sul ciglio della strada è certamente un’opera del genere, oltreché un classico della fantascienza russa di ogni tempo. Scritto a quattro mani da due fratelli – l’uno scrittore puro, l’altro astronomo e docente universitario – Picnic… è un romanzo sorretto alla base da un’idea narrativa geniale – una “zona” dove gli extraterrestri sono atterrati e se ne sono andati, utilizzandola come una sorta di discarica di oggetti incredibili d’ogni specie, e nel cui territorio le leggi fisiche terrestri sono state totalmente stravolte – che a sua volta sostiene un concetto socio-filosofico notevole, ovvero il contatto dell’uomo con qualcosa di totalmente diverso eppure così vicino alla propria realtà (la “zona” narrata nel romanzo è appena fuori il centro di una cittadina industriale) che in fondo rappresenta anche il contatto con quanto di più diverso si ha in sé stessi, che si cerca di dimenticare perché ritenuto opposto alla propria natura ma che prima o poi bisogna affrontare dacché inevitabilmente parte della vita che si vive… Così è, infatti, il senso del lavoro degli stalker, gli uomini che sfidano quel territorio così ostile eppure così attraente per cercare e riportare gli oggetti alieni, i quali, nonostante l’alto numero di quelli che ci lasciano le penne nel tentare ciò, continuano imperterriti a penetrare nella “zona”: uno di essi è il protagonista del romanzo – anche se parlare di “un protagonista” risulta quasi improprio, vuoi perché la storia si compone di episodi legati sì dai personaggi che ne sono soggetti, e da uno più di altri (ma poco di più) tuttavia slegati temporalmente, vuoi perché in effetti è proprio “la zona” l’elemento principale del romanzo, un “non luogo” (come si direbbe nella moderna antropologia sociale) che con la sua sola presenza comanda il destino dell’intera città…
Libro molto bello, visionario pure se assai plausibile – come detto, che ha i suoi momenti clou nelle pagine finali, dove in un crescendo di tensione narrativa lo stalker entra nuovamente nella “zona” alla ricerca del più incredibile tra gli oggetti alieni, la leggendaria “sfera d’oro”, che si ritiene in grado di esaudire ogni desiderio di chi la possiede – ma ancor più diventa ricchissimo di significato non solo letterario dalle pagine 139 e seguenti (nell’edizione “Marcos Y Marcos”, luglio 2006), nelle quali il colloquio tra due dei personaggi del romanzo svela piuttosto bene il già citato senso socio-filosofico che vi sta alla base, nonché della ragione che guida gli stalker nella sfida alla “zona” e, più in generale, che guida gli uomini posti di fronte ad un qualcosa di alieno, extraterrestre o meno.
Libro veramente molto bello, lo ribadisco, e molto consigliabile, che intriga con più si aumenta il numero di pagine lette, e la cui potente vena immaginifica rende notevole anche a chi non è appassionato di fantascienza; nel genere, lo porrei appena dietro L’Uomo che cadde sulla Terra di Walter Tevis, a mio parere il non plus ultra di questo tipo di narrativa.

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Bagnasco sotto scorta? Una lettera alla Questura…

Spett.le Questura,
posta fermamente la più totale e assoluta difesa della libertà d’espressione e d’opinione, basilare in ogni civile e democratica società, nonché l’altrettanto ferma condanna di ogni forma di violenza e prepotenza anche verbale, si viene a sapere dai media che il segretario della CEI Angelo Bagnasco potrebbe essere protetto da una scorta, dacché sul portale della Cattedrale di San Lorenzo in Genova, qualche notte addietro, è apparsa la scritta “Bagnasco vergognati”, episodio considerato, a lato di qualsiasi riflessione sulla sua cagione, di una tale ingiuriosa gravità e pericolosità da ammettere la salvaguardia personale sopra citata. In base a tale fatto, si vuole segnalare un episodio che risulta del tutto similare, nella forma e nella sostanza, con quello appena citato, occorso a P.Z., cittadino di anni 7, presso la scuola primaria da egli frequentata. Infatti il bambino P., dopo aver combinato ad un proprio compagno di classe quella che verrebbe facilmente definita come “una birichinata”, ovvero un’azione giocosa maldestra ovviamente influenzata dall’infantile ingenuità dei protagonisti, veniva ripreso dalla propria insegnante nell’identico modo occorso a Bagnasco: “P., vergognati!” e non solo, ma veniva anche “minacciato” di essere soggetto ad un provvedimento disciplinare (una “nota”) da segnare sul personale diario.
Ora, è del tutto superfluo denotare (e ribadire) la similarità nella sostanza dei due episodi, con in più l’aggravante nella forma a carico del bambino P.Z. della ulteriore “minaccia”, oltre del fatto che il tutto è stato fatto in forma pubblica e ben identificabile (l’insegnante), mentre il fatto di Bagnasco risulta anonimo e formalmente indiretto. Soprassedendo dunque alla natura puerile delle cagioni di entrambe le “ingiurie”, e considerando inoltre che l’eventuale scorta di cui il segretario della CEI potrà godere sarà sostenuta da uomini delle forze dell’ordine della “Repubblica Italiana”, dunque finanziata da soldi pubblici (le tasse dei cittadini italiani), si chiede che, similmente e per ovvia parità civica di diritti tra cittadini, anche il bambino P.Z. sia considerato come “gravemente ingiuriato” e in situazione “potenzialmente pericolosa“, e dunque che venga a sua volta fatto oggetto di scorta durante i suoi quotidiani spostamenti, con le pari modalità che conformeranno il servizio a favore di Bagnasco.
Nella certezza che saprete riscontare in quanto sopra esposto ogni più sostenibile ragione giuridica, riequilibrandone la realtà altrimenti deformata, con l’occasione si porgono cordiali saluti.

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