Mario Rigoni Stern, “Stagioni”

Mario Rigoni Stern è uno di quei personaggi che rispetta perfettamente il pensiero che si potrebbe avere di uno come lui, prima di conoscerlo; poi lo vedi, lo conosci, e pensi: ecco, un grande scrittore è proprio così, con una tale figura, una tale solennità umana, una evidente profusione di saggezza, di esperienza, di sensibilità letteraria tratta anche con la forza dagli eventi della vita, quasi come se fosse, egli stesso, un personaggio di una sua opera trasformatosi da uomo di carta scritta a essere in carne e ossa – e così è veramente, per Rigoni Stern, il Sergente nella Neve cantore della tragica epopea di guerra degli Alpini in Russia, durante la seconda guerra mondiale…
Anche Stagioni, dunque, è un libro che tutto sommato ci si potrebbe aspettare dallo scrittore di Asiago: ma il bello è che ciò non toglie nulla al suo valore – letterario e non – anzi, forse in tal modo soddisfa ancora di più il lettore che abbia un minimo di conoscenza dell’autore, anche senza finora aver letto nulla di suo – come è nel mio caso – ugualmente come sorprende e affascina il neofita dello stesso. Diviso in quattro capitoli – prevedibilmente, le quattro stagioni – l’opera è sostanzialmente una sorta di diario atemporale, con paragrafi di diversa lunghezza grazie ai quali Rigoni Stern illumina con più o meno forza ricordi, esperienze, gioie e dolori, sensazioni e percezioni della sua vita, della vita altrui e del piccolo/grande mondo che entrambe contiene (cioè, in buona sostanza, il natio Altopiano di Asiago), orbitando il tutto attorno al comune denominatore di ogni capitolo, ovvero la stagione di cui scrive. Tra affioramenti di tragiche reminiscenze di guerra, di dolci memorie della giovinezza, di amicizie di tanti lustri addietro, di eventi strani e particolari, è tuttavia uno l’elemento principale che percorre con vigore l’intero scritto, e sullo sfondo del quale ogni altro evento narrato si svolge – in effetti anche quelli occorsi lontano: una lunga, dolce, bellissima, intensa lauda a Madre Natura, ai suoi abitanti animali e vegetali e al paesaggio naturale dell’Altopiano – che per trasposizione logica diviene archetipo di ogni altro paesaggio naturale… Non mi sorprenderei più di tanto se Stagioni diventasse un libro/culto dell’ecologismo colto e illuminato (intendo con ciò non quello che coltiva anche interessi di matrice modaiola e/o politicante…) perché ne avrebbe tutti i numeri; tuttavia, a prescindere da un tale valore di cui l’opera potrebbe essere investita, la lettura di Stagioni risulta intensamente bella anche per questa raffinata narrazione di un’armonia tra l’uomo e l’ambiente naturale in cui vive ormai smarrita quasi ovunque, e che certamente in Rigoni Stern resta intensa anche per le esperienze vissute nel corso della propria esistenza. Pur privo di una vera e classica trama, dunque, il libro appassiona comunque e invoglia a sapere cosa si potrà leggere nella pagina successiva come se trama vi fosse e anche coinvolgente, proprio perché genera nel lettore la stessa leggera e dolce sensazione che è anima di quell’armonia sopra detta, e che Rigoni Stern ci vuol comunicare come fondamentale per comprendere e vivere meglio i fatti di ogni esistenza, e per dimostrarci di rimando che il vivere in armonia con la Natura, ovvero con il mondo che ci circonda, significa anche vivere in armonia con tutti gli uomini, inevitabilmente parte di quel mondo al pari di foreste secolari, fiumi, montagne, caprioli, stambecchi, urogalli e quant’altro.
Libro molto bello, peraltro anche veloce da leggere, scritto con raffinata semplicità, consigliabile a chiunque dacché, in buona sostanza, è un delicato e insieme intenso inno alla vita.

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2 commenti

Archiviato in Di buone letture

2 risposte a “Mario Rigoni Stern, “Stagioni”

  1. rigoni merda

    stern è uno sfigato, il suo libro fa proprio cagare..
    ormai è solo un vecchio delirante che scrive cazzate senza senso solo per guadagnare quel che gli serve prima di crepare

  2. De gustibus… Per ora qui intorno vige ancora la libertà di esprimere il proprio gusto, quando sia fatto civilmente…
    (e comunque: bonjour finess, neh!)

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