Archivi del mese: agosto 2007

Le belle parole

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A Thule si conosce benissimo che le parole possono essere più efficace di qualsiasi strumento o arma, per offendere, difendere, spergiurare o mentire, sostenere o confutare, e nonostante abbiano un significato assolutamente preciso soprattutto se organizzato in un periodo compiuto e logico (una frase), possono anche far intendere tutt’altro, se opportunamente e astutamente maneggiate, sistemate, e inserite in un certo contesto all’uopo pensato….
Qualche tempo fa ho intravisto su un quotidiano italiano (non so quale e di quando – a Thule non esistono “quotidiani”, non ve n’è bisogno…) la pubblicità di un istituto bancario (non so quale fosse, ma la sostanza non cambia, visto il “sodalizio” privilegiato e privilegiante che vige tra di essi), che lanciava una nuova forma di conto corrente con ovvia, adeguata, entusiastica ostentazione; il testo così annunciava:

    “L’INNOVATIVO CONTO CORRENTE PENSATO PER CHI CERCA UNA SOLUZIONE PERSONALIZZATA E UNA GUIDA SICURA E AFFIDABILE PER I PROPRI INVESTIMENTI”

Beh, caspita, che dire?! Una proposta da accettare al volo, ben compendiata da parole allettanti nella loro chiarezza e concisione, e chissà quanto avranno pensato così al proposito, posto anche il non certo idilliaco rapporto che le banche italiane detengono con la grande maggioranza dei propri clienti, dunque quanto più si possa ottenere da esse, ben venga…
Ma andiamo oltre il senso primo e superficiale di quello slogan, e leggiamolo con più attenzione: rapidamente sorgono delle evidenze che con altrettanta rapidità gettano più di qualche ombra sulla lusinga tentata da quella banca… Di seguito quelle che ho io colto, leggendo la pubblicità:
1. Scusi, cara banca, ma mi dice chi al mondo non cerca, nel proprio rapporto bancario, una guida sicura e affidabile per i propri investimenti? Il conto pubblicizzato, dunque, scopre e offre l’acqua fredda, nemmeno quella calda…
2. Posto quanto sopra, significa che altri conti correnti non possono garantire una tale importante peculiarità?
3. Una soluzione personalizzata? Pubblicizzata su un quotidiano, dunque con un bacino di utenza di chissà quante migliaia di potenziali clienti? Beh, come “personalizzazione”, diciamo che è quanto meno aleatoria… Non è che, se di “personalizzazione” si tratta, questa è a tutto vantaggio della banca, persona giuridica/società per azioni a strafogante scopo di lucro?
4. Non è il caso che la banca (insieme alle sue sodali) ricordi al cliente che il conto corrente è una cosa, e l’investimento è un’altra? E che unire le due cose non significa dimezzare il rischio, ma quasi sempre raddoppiarlo?
5. E per finire, chi assicura il cliente che la guida sicura e affidabile non sia la stessa che, solo qualche anno fa, si vantava di identiche doti nel mentre che piazzava bond Cirio, Parmalat o azioni argentine? Ovvero: quei dirigenti bancari conniventi con siffatti imprenditori-ladri, hanno avuto la fine che si meritavano (quantomeno il licenziamento)? O occupano ancora le loro belle e lussuose poltrone, naturalmente negando qualsiasi addebito per quelle vicende e per tutte le altre simili?
Insomma: spesso certe parole, che dovrebbe riflettere il mero proprio significato e stop, diventano specchietti per allodole facilmente suggestionabili, un po’ se un automobilista si vedesse appioppata una multa ingiusta e/o sproporzionata da una avvenente poliziotta con tanti di divisa d’ordinanza ben scollata davanti, oppure da un poliziotto rude, sfrontato e antipatico: probabilmente in uno dei due casi la multa verrebbe pagata con ben maggiore accondiscendenza, ma il principio è lo stesso: la multa ingiusta e/o sproporzionata da pagare, punto e basta! Le banche italiane già non sono così leali nella pratica del rapporto con i propri clienti: bene, spero che questi sappiano non farsi abbindolare anche dalle mere belle parole – in questo come in tanti altri ambiti della realtà quotidiana, e a tal riguardo la politica nostrana credo abbia dato l’esempio più fulgido in assoluto… Che caso, a pensarci bene: politica e banche, in Italia, non vanno lascivamente a braccetto?

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Vittorio Polli, “Antonio Locatelli”

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Ritengo il genere letterario biografico sovente assai interessante, e certe vite reali narrate da scrittori capaci diventano ben più affascinanti di storie di fantasie romanzate. La biografia di Antonio Locatelli, che da parecchio occhieggiava nella personale libreria – reparto “libri da leggere” – posto il personaggio in questione non è certo una di quelle “storiche”; eppure mi incuriosiva non poco, vuoi per il vago ricordo di gite domenicali d’infanzia in quel di Bergamo, con visita a musei esponenti cimeli del nostro, vuoi per un certo legame dello stesso con Gabriele D’Annunzio, artista per molti versi thuleano… E vuoi perché proprio in zona-mito geografico di Thule Locatelli rischiò una volta tanto la vita, ammarando fortunosamente durante il tentativo di trasvolata aerea tra Europa e America – un’impresa assolutamente temeraria per quei tempi (1924…)
Appunto, il volo: Antonio Locatelli fu, con Francesco Baracca, il più grande pilota aereo del primo conflitto mondiale – e poi eroe di guerra pluridecorato, scrittore, giornalista, artista, politico, nonché – togliamoci subito l’aguzzo sassetto dalla scarpa – fascista – perché di certo qualcuno che superficialmente ne ha sentito parlare potrebbe obiettare ciò. Ma lo fu ancor meno di quanto venne similmente, e anche qui superficialmente, accusato D’Annunzio (guarda caso, suo comandante di squadriglia aerea durante il conflitto e compagno di volo del celeberrimo raid su Vienna, una delle azioni belliche più pacifiste mai compiute), invero venerato dal fascismo per essere, in cambio, adeguatamente segregato nella prigione dorata del Vittoriale… Già una frase, riportata nella breve introduzione del volume, mette in chiaro le cose: “Antonio Locatelli è l’unico “fascista” che abbia avuto innalzato un monumento dopo la caduta del fascismo”; posto tale fatto in effetti inconsueto (visto cosa accadde dopo la caduta del regime fascista), tutta la biografia di Vittorio Polli dimostra bene come Locatelli aderì al fascismo in assoluta buona fede, e nella speranza che lo stesso sostenesse e migliorasse l’Italia in generale e, soprattutto, la sua possente passione, il volo aereo, appunto: in buona sostanza, egli amava volare e sperava che Mussolini e compagnia bella lo aiutassero in ciò… Mi viene da credere che, qualsiasi altra ideologia fosse salita al potere in Italia in grado di soddisfare quel suo irrefrenabile impulso, egli vi sarebbe stato ugualmente vicino… Ma appunto, come D’Annunzio, Locatelli venne presto messo in disparte dal fascismo, ritenuto scomodo, uno troppo sincero e onesto con sé stesso – e dunque con il mondo che viveva e frequentava – per le mire di potere totale perseguite dalle camicie nere; di contro, purtroppo egli non fece in tempo (così credo di poter ritenere) a dissociarsene (morì nel 1936 in Somalia, durante la guerra coloniale), anche se più volte, in vita, fu sul punto di farlo.
E’ interessante, al proposito di tutto ciò, leggere di cosa Locatelli, eroe di guerra pluridecorato, ad esempio pensava e annotava nei sui scritti circa la “guerra”: “Beato in eterno chi seppe invece prendere la fiamma dell’odio e domarla, trasformandola soffrendo in grande fiamma d’amore”, un notevole slogan pacifista pur nello stile enfatico tipico di quei tempi, similare e degno del successivo “mettete i fiori nei vostri cannoni”; oppure, in relazione al suo spirito libero e alla propria buona fede, forse ingenua, certo onesta, verso il sopravanzante regime fascista: “…Mi trovo in piena crisi di coscienza: il mio carattere troppo indipendente, non accetta la disciplina di questo (il movimento di Mussolini, n.d.s.) che, esaurito in un primo tempo il suo compito di abbattere il comunismo, sta diventando un partito (…) Sento di non poter appartenere a nessun partito (…)”. Poi al partito nazionale fascista Locatelli aderì ma, come detto, fu una partecipazione difficile, contrastata anche drammaticamente, con la quale si fece, nell’ambito fascista, senza dubbio molti più nemici che amici – a partire da Italo Balbo, altro celebre aviatore, ministro dell’aeronautica, alto gerarca fascista, che più volte palesò pubblicamente di non sopportare il bergamasco, finanche dichiarando (sono parole dello stesso Locatelli) “che mi avrebbe stroncato e fatto morire di fame”…
Ma è comunque affascinante anche leggere semplicemente delle doti aviatorie di Locatelli, sovrumane, quasi magiche, di come fosse capace di compiere voli incredibili con aerei che, a quei tempi, per come erano costruiti (in fondo l’uomo volava da dieci anni scarsi) veramente bastava uno starnuto per farli precipitare, di come riusciva a riportarli alla base di partenza pur se tremendamente sforacchiati dalla contraerea avversaria, di come, pur venendo abbattuto due volte, si salvò sempre (a differenza del citato mitico Francesco Baracca, che invece ci lasciò la pellaccia) e di come addirittura riuscì a fuggire dalla prigionia di Vienna – tutti episodi che ne generarono rapidamente la leggenda, quasi d’un uomo dotato di un numero imprecisato di vite…
Una biografia dunque, quella di Vittorio Polli (naturalmente anch’egli bergamasco) piuttosto didascalica, quasi scolastica, che tuttavia riesce a non diventare mera apologia – e questa è una gran virtù, per le biografie più o meno celebrative – interessante soprattutto per chi conosca almeno di nome il personaggio (o per chi abiti una via a lui intitolata, di cui soprattutto l’Italia del Nord è fornita) e ancor più per chi si interessi di storia italiana del primo novecento, a cavallo tra le due guerre mondiali. Consigliarne la lettura agli altri, lo ammetto, è invece una forzatura (peraltro temo che rintracciare questo libro sia un’impresa di difficoltà simile a certi voli aerei d’inizio XX secolo!); scrivere di essa può rappresentare semmai un consiglio indiretto alla conoscenza di più o meno celebri (o sconosciuti) personaggi locali, ovunque, magari ricordati in biografie da poche centinaia di copie diffuse: certamente si potranno conoscere uomini e donne esemplari, con i loro genuini pregi e difetti, infinite volte più di tanti imbecilli che, in tutti i campi, vengono additati ad esempio e ritenuti tali nella nostra sciagurata società.

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Proiettili e miracoli

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A Thule si conserva e si tramanda la buona abitudine di ricordare tutto quanto del presente (idee, nozioni, considerazioni, opere, azioni…) che possa essere utile nel futuro a raggiungere una sempre maggiore capacità di cognizione e comprensione del mondo d’intorno, della sua realtà, delle sue verità: una memoria magna che sappia conservare in sé quanto di proficuo abbia recepito per crearsi un bagaglio di esperienze, conoscenze e saggezze inevitabilmente propizio, come detto, per la vita che verrà e per quanto essa ci riserverà di vivere.
Ecco ad esempio una bella e arguta opinione di ormai qualche mese addietro (9 Maggio) esposta in una lettera scritta al Sole24Ore da Veronica Tussi, che a Thule si insegnerebbe di non scordare, al fine di non spegnere mai la mente di fronte a “certe” realtà:
PROIETTILI E MIRACOLI
Gentile direttore, il 5 maggio, a San Paolo Belsito (Napoli) una bambina polacca, Karolina, 5 anni, è stata uccisa accidentalmente da un proiettile non a lei destinato. Non è la prima volta che succede. Ed ogni volta a me viene in mente un proiettile che invece era destinato alla persona colpita, ma che grazie alla Madonna di Fatima, secondo Giavanni Paolo II (il colpito), subì una lieve deviazione, e non fu mortale. La domanda è ovvia: è pur vero che un Papa, essendo capo della Chiesa, è più importante di una bimbetta; ma la Signora di Fatima che ai bambini dava tanta importanza, non avrebbe potuto imprimere una deviazione, magari più rilevante, anche alla pallottola che ha ucciso Karolina? Nessuno si sarebbe accorto del miracolo, e la Madonna non avrebbe tolto la libertà di fare il male a nessuno, giacché chi ha sparato non aveva alcuna intenzione di uccidere la piccola connazionale di papa Wojtyla
”.
Qualcuno ha ritenuto di bollare questa lettera come inaccettabilmente cinica. Non ha tutti i torti, formalmente, posta la tragica notizia da cui purtroppo prende spunto – ma d’altronde è chiaro che il cinismo che palesa non vuole certo essere irrisorio, semmai sarcasticamente amareggiato e indignato per tutto quanto; tuttavia, dovrebbe essere inutile rimarcare come, per molti versi, sia assai più cinico, e ben più malvagio, prendersi gioco della suggestione e della credulità in buona fede di innumerevoli individui al solo fine di imporre e consolidare sempre più una dominazione ideologica (e non solo…) che di “santo” o “divino” non ha mai avuto nulla, e contro la quale – come Voltaire ha perfettamente insegnato – il sarcasmo resta una prima, immediata e inevitabile “arma” di difesa. Posto ciò, dunque si ricordi, la gent.ma sig.ra “madonna”, che non ci sono solo gli amici potenti da salvare da perfidi proiettili deviati con miracoli adeguati e tanto hollywoodiani, ma anche molta altra gente che nel mondo soffre le più tremende ingiustizie, spesso anche con la connivenza dei sopra accennati dominatori, e che magari a lei non la conosce nemmeno, per cui alleviarne le sofferenze o salvarla da brutte sorti sarebbe pure un buon biglietto da visita per presentarsi!… Altrimenti, se non può intervenire lei, che mandi qualche collega, che so, la fata Morgana, quella Turchina o quant’altro!… Forse che queste religiosamente, e dunque politicamente, non contano nulla, e quindi nessuno può mediaticamente farci sopra la cresta?
Purtroppo, in questo mondo sovente miserrimo e povero di ragione, la memoria deve essere cinica, affinché l’esperienza che ne deriva possa combattere in futuro ad armi pari con simili sprezzanti ingiustizie…

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N.N.

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Torno finalmente a respirare l’aria del web, uscendo dal comADSL che questo stato di pre-cavernicola arretratezza ha indotto a me ed altri 250.000 (circa) poveri illusi, patogeno com’è di infinite affezioni che non è capace di curare – forse perché, con ospedali vuoti, il (preteso) “medico” non guadagna?… Vabé, lasciamo inevitabilmente stare, che l’italiano – pur vasta e ricca lingua che è – non fornisce adeguati improperi per approfondire e illustrare di più la questione (che peraltro molti intuiranno e della quale avranno forse letto su qualche illuminato giornale, sempre che, appunto, non ne siano stati a loro volta vittime…), turiamoci il naso e quant’altro (speriamo per poco ancora) e andiamo avanti…

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