Viktor Pelevin, “Un problema di lupi mannari nella Russia centrale”

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Parto per un nuovo viaggio di scoperta di un mondo letterario “lontano”, e questa volta mi dirigo verso la Russia e Viktor Pelevin, considerato da molti il miglior scrittore russo contemporaneo. Un Problema di Lupi Mannari nella Russia Centrale è una raccolta di racconti – otto per la precisione – di diversa natura e lettura: una eterogeneità basilare che diviene fin da subito una peculiarità dell’opera e dell’atmosfera che da essa scaturisce durante la lettura, che altro non è se non quella della Russia contemporanea, l’ex gigante URSS la cui realtà sembra eternamente sospesa tra un passato che non vuole del tutto passare e un futuro che si deve inevitabilmente raggiungere. In tale ottica, sicuramente la lettura di Pelevin diventa un poco ostica, o quanto meno poco coinvolgente, per chi non possieda la conoscenza storica e sociopolitica della situazione russa degli ultimi anni, e delle trasformazioni che ha subito, nel bene e nel male – quindi per noi tutti non-russi. Per questo motivo racconti come La giornata del conducente di bulldozer o come La liana di Tarzan risulteranno forse piacevoli da leggere, ma sostanzialmente sfuggenti nel loro senso generale, dunque inconcludenti. Il meglio di sé, a mio parere, invece il volume lo da all’inizio e alla fine, con due racconti – Un Problema di Lupi Mannari nella Russia Centrale (che forse non a caso offre il titolo all’intera opera) e Il Principe del Gosplan – l’uno visionario e per certi versi anche poetico, l’altro originalmente cyber-psichedelico. Nota di merito anche per Il nono sogno di Vera Pavlovna e Dormi (secondo e terzo della serie), mentre, in generale, Pelevin denota uno stile abbastanza asciutto, quasi essenziale, nel quale nuovamente si possono trovare riferimenti culturali ed elementali dell’ambiente russo contemporaneo, ricordando per metafora proprio un simbolo dell’ex-URSS, quei giganteschi e tristi palazzoni delle periferie cittadine sovietiche un tempo abitati da militanti comunisti e oggi da idealisti del consumismo, ma che nella propria sostanza restano ciò che sono: pratici, freddi bastioni di cemento a difesa di un mondo forse in larga parte ancora avvolto su sé stesso.
Libro particolare, dunque, di non facile lettura e di appeal piuttosto ostico, ma di grande interesse per chi voglia leggere e constatare di una insolita (per noi) visione delle cose di una realtà quotidiana geograficamente lontana ma, in fondo, fatta delle stesse cose di cui è fatta la nostra.

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