Arte all’ombra del Resegone (pt.2)…

Ri-esultanza, nuovo gaudio, ulteriore tripudio!…
Bello percepire nuovamente il dolce afflato d’aria pura che, oltre a scendere dalle splendide vette del Resegone e delle Grigne, proviene in forma più soprasensibilmente estetica dalle fonti d’arte che, rare ma attive, riescono ad emanarla tra le puzze tremende degli scarichi di SUV o il trillare molestante di cellulari all’ultimo grido ovvero tra le visioni avvilenti di pseudo-posers tacchinanti ultragriffati-a-tasso-zero-perché-altrimenti…, roba insomma abbastanza antitetica verso un “salvifico” (circa quanto appena detto, appunto) concetto di arte… Uff, accidenti, io e la mia costante e riprovevole vena critica nei confronti del modus vivendi medio in quel di Lecco soprattutto in ambito culturale – e innanzitutto, voglio dire, di vivacità culturale e intellettuale – che non riesco ancora del tutto a debellare… Eppure, dicevo, di salubre e rinvigorente aria pura artistica ce n’è, ce n’è, ed è pure “fremente” come Breva quella che emana la dinamica Galleria Melesi, che dal cuore della vecchia Lecco s’impegna a fondo per dimostrare che, primo, “arte contemporanea” non è esattamente l’ultimo goal del tal giocatore di calcio o l’ultima vittoria dell’altra squadra di cui tanti sento disquisire con impegno tra le vie cittadine ma ben altro e, secondo, che grazie anche alla stessa Galleria, devo proprio cercare di alleggerire la mia opinabile e troppo severa visione della società lecchese…
Conoscetela e visitatela, e a tal pro fornisco lumi circa l’evento artistico in corso:

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Fino al 23 dicembre 2007
Arnulf Rainer – Body Language

Linguaggio del corpo – natura, arte, natura
Il linguaggio del corpo, proprio anche di tutti quegli animali che abbiano una vita sociale, trovò in campo artistico solo nella danza espressione compiuta. Nelle arti figurative venne impiegato indirettamente in ogni rappresentazione di persone, ma in funzione subalterna. Il suo messaggio primario ed autosignificante attrae l’attenzione dell’etologia. Il mio tentativo è indirizzato a dare forma a questo fondamentale linguaggio nel suo intrinseco valore. Come tematica autonoma con dei “media” quali il video, il film, il dipinto. E’ nei quadri che la rielaborazione del documento fotografico avviene attraverso forme dell’accentuazione, dell’ampliamento o anche con il parziale smascheramento.
Nel 1951, per la prima volta, ho iniziato a creare nel senso d’un linguaggio del corpo con incisioni a occhi chiusi (“Disegni in cecità”), cercando di registrare la traccia grafica d’una eccitata attività motoria della mano. La sovrapposizione pittorica della traccia si può interpretare come dialettica negazione del corporale. Ma ciò mi condusse a forme in cui sia le teste che i corpi femminili diventarono contenuti d’immagini parzialmente occultati. Verso la metà degli anni ’60 iniziai a dare forma a una tematica fisionomica (disegni di profili e maschere). Quando notai che disegnando accennavo smorfie, in natura, parallele e simili a quelle raffigurate sulla carta, mi decisi, nel 1968, a documentare fotograficamente le deformazioni del mio volto (“Face Farces”). In seguito sviluppai, agendo con tutto il corpo, pose corporali espressive (“Body poses”). Ma dal momento che la fotografia quasi non documenta l’eccitazione nervosa che ne scaturisce, ho tentato di suggerirla con la rielaborazione grafica. Nella documentazione filmica, invece, la più piccola attività motoria, lo sviluppo del movimento, i rumori del corpo, sono trasmissibili: ed è per questo che non è necessaria una rielaborazione che li accentui. Dal 1972 sono nati film e registrazioni video attribuiti al campo dell’autodimostrazione, dell’autorappresentazione; ma il loro senso era l’autotrasformazione.. Immagini tratte da questi film, sono state da me prese come base per le rielaborazioni fotografiche. La pittura con le dita o con i piedi nasce dalla traccia del linguaggio del corpo.
Oggi (1978) m’impegna maggiormente il linguaggio del corpo di interlocutori reali o immaginari. Accanto alle “scene duo” con Dieter Roth è soprattutto il manieristico avvinghiarsi, sono le condizioni d’estatico rapimento che m’interessano. Il fascino esercitato dalla vista di un terrestre o mistico trasporto mi ha indotto a occuparmi di tutte le altre forme espressive dell’estasi. Persino di quell’estasi non più derivante da un’eccitata dedizione, ma che è puro allontanarsi – la smorfia dell’agonia. Nella maschera mortuaria, documento dell’estrema espressività umana, la lingua del corpo trapassa di nuovo alla natura
”.
Arnulf Rainer nasce a Baden, nei pressi di Vienna, nel 1929; vive e opera a Vienna.

Dal 6 ottobre al 23 dicembre 2007
Arnulf Rainer – Body language
GALLERIA MELESI
Via Mascari, 54
23900 LECCO – Italy
Tel. e Fax 0341.360.348
info@galleriamelesi.com
www.galleriamelesi.com
ingresso libero

P.S.: vai al precedente post su Arte all’ombra del Resegone, ovvero su Federico Bianchi Contemporary Art.

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