Archivi del giorno: 15 dicembre, 2007

Siccità intellettuale

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Come ho già osservato più volte, a Thule è buona usanza dare rilievo a certi eventi della realtà non solo nel momento in cui accadono, ma anche (e forse più) a qualche tempo di distanza, in modo da generare la necessaria memoria su di essi (ovvero rinfrescarla, se già possiede il dato di quella realtà) e agevolarne la riflessione “a bocce ferme” come si dice, dunque con maggiore ponderatezza, al fine di ricavarne una preziosa e utile comprensione e una relativa buona saggezza per il futuro.
Ecco dunque che più di due mesi fa usciva su La Repubblica – esattamente il 6 Ottobre 2007, a pagina 43 – un articoletto a firma Raffaella De Santis, che vi riproduco qui sotto:

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Sì, certo, sostanzialmente nulla di nuovo, l’ennesima desolante indagine che prova come in Italia la lettura dei libri sia un qualcosa di antitetico rispetto alla maggioranza della popolazione – e non affermo ciò in quanto parte in causa (anche se, di questo passo, tra breve ci saranno veramente più scrittori che lettori!), semmai perché il guardare di molta gente ai libri come alla peste spiega a mio (mesto) modo di vedere tanti dei problemi che deprimono sempre più il paese (uno su tutti, che da sempre sostengo: ogni popolo ha i governanti che si merita…) e verso i quali la non lettura di libri, pur nella sua gravità, rappresenta in sé e in teoria un problema “di secondo piano”… Tuttavia nella pratica quel “paese sempre più ignorante” come sentenzia l’incipit dell’articolo, non sembra abbia altre fonti e/o strumenti di massa presso cui attingere cultura e rimediare al suo stato miserrimo, e ciò rende il non leggere un evento primariamente e tremendamente dannoso per la società italiana, ovvero assai rivelatore della sua condizione decadente. Eppure, di quest’ultima come di tutte le precedenti e simili indagini non è che se ne parli granché, a fronte appunto della gravità della situazione che rilevano: sì, può capitare che passi il rapido servizio in qualche TG, ma facilmente con un taglio più folcloristico che altro, messo in mezzo agli altri servizi di costume ovvero palesando di ritenere la lettura, da parte dei mass-media, soltanto come un passatempo e nulla più, come una partita a calcetto o una bevuta al bar con gli amici… E forse è proprio questo il punto, che la chiusa dell’articolo e prima ancora, con maggiore evidenza, il titolo mettono il luce: secondo l’indagine in oggetto molti italiani (più del 60%, la maggioranza insomma) non leggono perché è uno spreco di tempo. “Uno spreco di tempo”: e allora questi italioti (come di sicuro li chiamerebbe Gianni Brera) come impiegano il loro prezioso tempo, per il quale la lettura di un libro non è ritenuta degna? Sarò troppo maligno se ipotizzerò che il loro tempo lo spendono davanti alla TV, o allo stadio a vedere la partita, oppure di fronte ad un videopoker e a quant’altre cose affini ovviamente molto più proficue della lettura?
Beh, lo ribadisco: quante cose italiane che non vanno si spiegano con i risultati di indagini come questa, e come ugualmente si spiegano certe realtà dominanti che qualsiasi altro paese civile osteggerebbe fermamente!… Mi viene da pensare ad un paragone ecologico: spesso si ricorda come l’Italia sarà soggetta, nel prossimo futuro, ad un potenziale rischio di siccità per molta parte del suo territorio; ebbene, già ora, anzi già da tempo a quanto pare, l’Italia soffre di un’altra siccità, per certi versi anche più grave: siccità intellettuale, aridità culturale, un ambiente sociale/civile a cui manca sempre più la fluida vitalità del pensiero, della cultura, dell’intelletto – ovvero un ambiente ideale per la proliferazione dei batteri dell’inciviltà, della antidemocrazia, di certo autoritarismo ideologico, del conformismo perbenista e politically correct, della servilità e della sottomissione alle opinioni dominanti… E temo che la prima, la siccità per mancanza di acqua, grazie ad applicazioni e tecnologie innovative e una bella dose di buona volontà forse potrà essere risolta o quanto meno arginata, mentre per la seconda non mi pare esistano ancora tecnologie così efficaci, e – peggio! – nemmeno vi sia così tanta buona volontà…

P.S.: l’indagine oggetto dell’articolo è stata commissionata da Mondadori. E – la butto lì – se parte delle colpe della situazione che essa rileva sia proprio da imputare ai “grandi reggenti” del mercato editoriale italiano e alla generale qualità di quanto pubblicano e offrono ai potenziali lettori? In parole povere: tante porcherie spacciate per capolavori e/o best-sellers e messe in vendita hanno depresso e svilito il mercato nonché svogliato i suoi lettori?

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