Archivi del mese: gennaio 2008

A Como, il Corso Superiore di Arti Visive 2008 della Fondazione Ratti con Yona Friedman

Ricevo&segnalo con piacere il bando di concorso del XIV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti di Como, il quale offre – gratuitamente! Una “peculiarità” oggi assai meno venale e superficiale di quanto sembri…- a venti giovani artisti, selezionati appunto attraverso il bando, di apprendere, comunicare, dialogare e interagire con personaggi di spicco della scena culturale internazionale seguendo una “guida”, il visiting professor, di particolare prestigio: quest’anno i giovani artisti avranno l’onore di essere guidati da Yona Friedman, celebre architetto/artista francese, riconosciuto come uno dei più grandi viventi e autore di teorie urbanistiche oggi accolte con notevole favore dopo essere state considerate, per lungo tempo, alla stregua di “bellissime” utopie, anche perché sovente in controtendenza rispetto al modus operandi architettonico/urbanistico vigente. Un sigillo di garanzia, dunque, per un corso già di per sé importante, nel prestigio e nel valore concreto, che invita – come faccio qui anch’io, ora – a chi non lo avesse già fatto, ad approfondire la conoscenza anche della Fondazione Antonio Ratti, virtuoso esempio di come il lavoro possa ancora “nobilitare l’uomo” ovvero l’umanità, promuovendo in essa e per essa, anche grazie ad una imprenditorialità illuminata di cui la Fondazione è frutto, la cultura per la bellezza e l’arte – cioè, lo ribadisco ancora e non mi stancherò mai di farlo, quanto può “salvare” il mondo dalle tante sue brutture, molte delle quali, purtroppo, anche certa imprenditoria “degenerata” a mero e ottuso calcolo di bilancio (e relativo basso tornaconto) contribuisce a produrre…

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Yona Friedman di fronte a Nonument, Mart Rovereto, 2006

Bando di concorso
XIV Corso Superiore di Arti Visive
Visiting professor Yona Friedman
“Public Improvisations”
Como, 1 – 23 luglio 2008
Apertura del bando: 15 febbraio 2008
Chiusura del bando: 3 aprile 2008

Il prossimo Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti si terrà durante il mese di luglio 2008 con Yona Friedman (Budapest, 1923), architetto e teorico francese.
Il Corso, diretto dal 1995 da Annie Ratti, è a cura di Anna Daneri, Luca Cerizza e Cesare Pietroiusti e si propone come un laboratorio di sperimentazione artistica e teorica, condotto da artisti di rilevanza internazionale.
La XIV edizione del CSAV si terrà a Como dal 1 al 23 luglio 2008 presso lo Spazio San Francesco. Il programma per i 20 giovani artisti internazionali, che saranno selezionati da una commissione scientifica sulla base delle domande pervenute, prevede un’attività quotidiana articolata in forma di workshop a fianco di Yona Friedman, di approfondimenti teorici proposti dai curatori interni e seminari con alcuni personaggi di spicco della scena culturale internazionale.
Come spiega Friedman, “Durante il seminario Public Improvisations esploreremo l’improvvisazione, le tecniche semplici, che non necessitano istruzioni , disegni o piani complicati. Per essere accessibile al pubblico generale, l’arte deve utilizzare tecniche semplici, facili da adottare. L’arte pubblica improvvisata può essere esplorata ovunque negli spazi pubblici: nelle strade, nei boschi, in un atrio, sul lago. Il luogo stesso è parte dell’opera d’arte”.

Yona Friedman, che ha attraversato la II Guerra Mondiale sfuggendo ai rastrellamenti nazisti ed è vissuto per circa un decennio in Israele ad Haifa – per poi stabilirsi definitivamente a Parigi nel 1957 – sostiene i principi di un’architettura capace di comprendere le continue trasformazioni che caratterizzano la mobilità sociale, basata su “infrastrutture” che prevedono abitazioni e norme urbanistiche passibili di essere create e ricreate, a secondo dell’esigenza degli abitanti e dei residenti. La sua attenzione per l’autoregolazione degli abitanti nasce direttamente dalla sua esperienza diretta di profugo e senzatetto.
Ha partecipato attivamente al clima culturale e utopico dell’architettura degli anni ’60, nota come “Età della megastruttura”, sviluppando l’idea della città ponte. Ha lavorato per le Nazioni Unite e l’Unesco, attraverso la diffusione di alcuni manuali di auto-costruzione nei Paesi africani, sudamericani e in India. In occasione della progettazione del Lycée Bergson ad Angers, in Francia, completato nel 1981, ha pubblicato un procedimento secondo il quale la distribuzione e la disposizione di tutti gli elementi architettonici erano pensate e decise dai futuri utenti.
Yona Friedman (a cui nome esiste sul web anche un blog) è autore di diversi libri: quello che meglio lo rappresenta è Utopie realizzabili – pubblicato in Francia nel 1975, tradotto anche in italiano (Quodlibet, 2003) – nel quale è sviluppata un’idea di ristrutturazione della società in senso compiutamente democratico, volta a fuggire ogni elitarismo. Il libro è anche una feroce critica al mito della comunicazione globale. Vi si può leggere infatti: “L’analisi delle utopie sociali presentate in questo libro comporta, in maniera implicita, l’atto d’accusa e la critica di quei due ‘cattivi’ dei nostri tempi che sono: ‘lo Stato mafia’ e la ‘mafia dei media’ (stampa, televisione ecc.). Oltre che un atto d’accusa questo libro vuole anche essere un atto di incoraggiamento: l’individuo alla resistenza verso queste due mafie” (n.d.s.: da notare la preveggenza di Friedman a questi riguardi, e soprattutto circa la “mafia mediatica”, oggi ormai palese e da molti denunciata…).
Ha partecipato a numerose mostre internazionali come la Biennale di Venezia e Documenta e le sue opere sono presenti nelle collezioni dei piu’ importanti musei internazionali. Tra le ultimi eventi realizzati, un progetto specifico per il Mart di Rovereto, nel 2006. Sue personali sono previste quest’anno a Bordeaux (arc en reve e CAPC) e al Portikus di Francoforte.
Il Corso è gratuito, i costi di permanenza a Como sono a carico dei partecipanti. Le domande di partecipazione, corredate da una documentazione dei propri lavori, dovranno pervenire entro il 3 aprile 2008 (data timbro postale) alla Fondazione Antonio Ratti, all’attenzione di Anna Daneri.

I Visiting Professor degli anni scorsi sono stati: Joseph Kosuth (1995), John Armleder (1996), Allan Kaprow (1997), Hamish Fulton (1998), Haim Steinbach (1999), Ilya Kabakov (2000), Marina Abramović (2001), Giulio Paolini (2002), Richard Nonas (2003), Jimmie Durham (2004), Alfredo Jaar (2005), Marjetica Potrč (2006), Joan Jonas (2007).

Infos:
Titolo: Bando di concorso per il XIV Corso Superiore di Arti Visive. Visiting professor Yona Friedman
Apertura del bando: 15 febbraio 2008
Chiusura del bando: 3 aprile 2008
Date del Corso: 1 – 23 luglio 2008
Dove: Como, Spazio San Francesco, Largo Spallino 1 e Fondazione Antonio Ratti, Lungo Lario Trento 9
Info: www.fondazioneratti.org, Anna Daneri (tel. + 39.031.233213, annadaneri@fondazioneratti.org)
Ufficio stampa: Ilaria Gianoli, mob. 333.6317344 e-mail ufficiostampa@fondazioneratti.org

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Filippo Bettini, Roberto Di Marco, “Terza Ondata – Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia”

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Dopo il fondamentale La Poesia Italiana d’Avanguardia di Fausto Curi – e proseguendo nello studio dell’avanguardia letteraria italiana dal dopoguerra in poi – Terza Ondata di Bettini e Di Marco, edito da ES/Synergon di Bologna, è certamente uno dei testi più interessanti e utili che si possano trovare sul mercato, dichiarando apertamente il suo contenuto (e lo scopo che si propone) fin dal proprio titolo ovvero analizzare e soprattutto presentare una significativa selezione di autori di quel movimento letterario avente la sua massima luce nei primi anni ’90 del secolo scorso e denominato “Terza Ondata” – nome che intende identificarlo come, appunto, terzo considerabile movimento di letteratura sperimentale e avanguardistica dopo le prime avanguardie storiche di inizio Novecento e dopo la neoavanguardia del dopoguerra, avente il proprio simbolo nel celebre Gruppo 63 di Sanguineti e C. – peraltro terzo e per ora ultimo movimento d’avanguardia letteraria ad oggi, mi pare di poter dire…
Terza Ondata si compone principalmente di due parti, una teorico-saggistica divisa tra il principio e la fine del volume, e una, centrale e più cospicua, che come detto presente una vasta selezioni di autori e scritti della neo-neoavanguardia (così è anche stata definita la “Terza Ondata”) tra cui molti di quelli che a tutt’oggi (vedi sopra) guidano la scena poetica/letteraria in Italia. La teoria del volume postula principalmente una sostanziale origine delle nuove avanguardie letterarie, soprattutto poetiche, quale reazione antagonista alla cosiddetta situazione-postmodernità, espressione che riassume la condizione reale della società contemporanea in fase decadente dalla modernità, soprattutto dal punto di vista culturale e ciò derivando da quello più generale socio-economico (capitalistico ovvero superconsumistico, degenerazione del primo intaccante molte altre parti della società). Verso questa situazione la letteratura si è spaccata sostanzialmente in due: da un lato si è avuta una omologazione allo status quo (il mainstream editoriale dominante) mentre dall’altro l’avanguardia ha assunto su di sé il peso della critica e dell’antagonismo, inglobando nel proprio nucleo fondante tale volontà espressiva e affiancandola, con ugual peso se non di più, agli altri elementi tecnico-estetici propri del fare poesia contemporanea e utilizzandola come strumento di scoperta (o ri-scoperta) di forme espressive nuove o ristrutturate in base a nuovi punti di vista/scrittura e adattati alla missione antagonistica prefissata. Il tutto – forse sarà già evidente – costruito sulla base di una forte identificazione ideologico-politica di sinistra, o meglio materialista storica, che si vorrebbe quale struttura portante di tale letteratura antagonista con matrice anticapitalista – e che in effetti è stata sovente dichiarata da tanti esponenti dell’avanguardia letteraria italiana (vedi Sanguineti, appunto). A mio parere tale “identificazione”, molto ricercata nei vari saggi inseriti nel volume e vuoi anche effettiva, è stata fin troppo forzatamente appiccicata sul movimento (ciò a prescindere del segno politico che manifesta) e forse rischia di causare il contrario di quanto vorrebbe ottenere, togliendo forza espressiva e libertà di comunicazione non tanto ai testi quanto al senso degli stessi, e al loro effetto culturale più diretto – e sostengo ciò ritenendo che la letteratura (ovvio, non quella da classifica) è di natura vitale sostanzialmente “anarchica”, ovvero libera da qualsiasi affiliazione ideologica che non sia espressamente rivelata nel testo stesso e dunque per (appunto) libera scelta dell’autore; in questo senso la letteratura può e deve far “politica”, un senso più elevato e virtuoso di quanto altrimenti lo stesso possiede normalmente, manifestando sempre e costantemente la propria natura di arte, elemento sempre superiore alla quotidianità e capace di conferire un punto di vista privilegiato sul quotidiano stesso – privilegio che, invece, temo che quell’identificazione sopra descritta possa annullare…
A parte ciò, il volume risulta assolutamente importante e prezioso per la sua parte centrale, ovvero la ricca e esaustiva selezione di autori e testi che offre, giustamente divisa in “percorsi di lettura” atti a segnalare le principali peculiarità delle opere. Inutile citare dei nomi: sono tanti, ognuno significativo a suo modo, presentato da un breve introduzione e commentato da una postfazione; sono presenti anche brevi biografie di tutti gli autori.
Infine, quasi inevitabile, vi è tra le ultime pagine un contributo/omaggio di/a Edoardo Sanguineti, con un breve testo a cura di Di Marco e un’intervista al poeta ligure sul Gruppo 63, che suona anche come giusto trait d’union tra quel movimento e quel momento letterario, e l’erede “Terza Ondata”.
Volume per tutto ciò molto interessante e importante per gli studiosi/cultori/appassionati di poesia contemporanea, e assai godibile nella lettura (quanto meno dei testi per chi non s’interessasse della toeria) per chiunque altro che si diletti nelle letture poetiche o di letteratura non solita, non banale, fuori dagli schemi.
Non so quanto sia diffuso e con quale facilità recuperabile il volume, dunque per chi ne fosse interessato sappia che certamente è reperibile presso Modo Infoshop di Bologna (nel sito troverete ogni informazione al proposito).

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Radio Thule #8 in download!

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Radio Thule, anno IV, nr.8, lunedì 21 Gennaio 2008: “TUTTI IN RETE! – O NELLA RETE?”, ovvero: internet, paradiso di libertà e indipendenza o trappola da imminente e totalitario Grande Fratello? Una illuminante chiacchierata sulla realtà attuale del web, sulla sua neutralità e su quanta libertà garantisce – o limita…

Ospite in studio: l’esperto informatico Dario Bonacina

Gli argomenti della puntata: internet è ormai entrata nella maggioranza delle case dei “terrestri”, italiani compresi, ovvero si è diffusa capillarmente in tutto il pianeta, diventando uno strumento di vita quotidiana o quanto meno una presenza abituale, quasi come la TV o il cellulare. Apre letteralmente le porte al mondo intero, permette di trovare e anche comprare tutto in pochi istanti, consente di sentire musica, vedere immagini, leggere i giornali, “essere” virtualmente in qualsiasi angolo del pianeta senza muoversi dal proprio domicilio… E’ da questo punto di vista, un mezzo di apparente libertà quasi assoluta, un mondo parallelo ove le limitazioni di quello quotidiano non hanno più valore, e dove chiunque può ritagliarsi il proprio spazio di comunicazione o di importanza, come mai alcuna pur libera società potrebbe consentire… Ma questa apparente e così grande libertà, è effettiva, vera, garantita come sembra? O dietro alla “magnificenza” di essa si può nascondere (o già si nasconde) la longa manus di un controllo potenzialmente totale, un reale Grande Fratello orwelliano che, senza trovare ostacolo alcuno, ha libero passaggio nel privato di qualsiasi abitante del pianeta collegato in rete, grazie a ciò condizionando le azioni quotidiane peggio che TV e media in generale abbiano mai saputo fare? Grazie a Dario Bonacina, esperto informatico, collaboratore di Punto Informatico (il più importante web-quotidiano italiano del settore), in questa puntata Radio Thule cercherà di illuminare la questione e capire qual è la realtà di un mezzo sempre più importante per il mondo di oggi, per il quale la conoscenza diffusa risulta quanto mai necessaria… – il tutto come sempre, in perfetto stile Radio Thule: con chiarezza, semplicità, un pizzico di necessaria ironia, e la consueta selezione musicale di alta qualità.
…E per i nostalgici, c’è sempre la “tradizionale” replica su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!

N.B.: prossimo appuntamento con Radio Thule, lunedì 04 Febbraio 2008.

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A Bergamo, le emblematiche visioni di Lorenzo Oggiano

Manca poco, solo una manciata di ore, a che, a Bergamo, una nuova “porta dimensionale” si apra su un mondo alieno, forse… – o forse, al contrario, assolutamente terreno, talmente terreno da raggiungere nella propria manifestazione, e nella ricerca di essa, un’essenza primordiale, ancestrale, e per questo cosmica, dunque apparentemente aliena… La “porta” è quella di Traffic Gallery, che si riapre sul mondo artistico di Lorenzo Oggiano: un mondo fantastico, frutto di una notevole ricerca a cavallo tra arte e tecnologia per un risultato a dir poco affascinante e, per certi versi, visivamente psichedelico, ma parimenti dotato di una forza estetica notevole, alquanto particolare e dal senso profondamente emblematico, quasi teleologico… E grande onore a Traffic Gallery, che nuovamente rende possibile un’esperienza artistica, cognitiva e sensoriale piena e profonda, e una nuova entusiasmante esplorazione nell’universo parallelo dell’avanguardia artistica contemporanea…
Da vedere, e dunque… A voi:

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Lorenzo Oggiano, QO STUDY 104 C – Lambda print – cm.140×100

TRAFFIC GALLERY – NUOVO POLO DELL’ARTE MULTIMEDIALE INTERNAZIONALE
presenta

“Quasi-Objects”
di
LORENZO OGGIANO

25 gennaio – 31 marzo 2008
Inaugurazione della mostra: venerdì 25 gennaio, ore 18.30 / 21.30

Videoclip, visual art, installazioni e performance artistico visive: è questo l’orientamento della neo-nata TRAFFIC GALLERY di Bergamo, galleria specializzata in arte multimediale, digitale e videoarte creata con l’intento di promuovere le nuove tendenze dell’arte contemporanea espresse dalle ultimissime generazioni.
Dal 26 gennaio gli spazi della Traffic Gallery ospiteranno la mostra “Quasi-Objects”, di Lorenzo Oggiano, a cura di Claudia Attimonelli. Lorenzo Oggiano si è laureato in arti visive presso l’Università degli studi di Bologna (D.A.M.S.) con una tesi sui rapporti tra arti e nuove tecnologie: Arte contemporanea e interazione tecnologica: corpi della mutazione. Dai primi anni novanta è impegnato in una ricerca artistica e teorica sulle mutazioni biologiche, sensoriali e cognitive indotte dalle nuove tecnologie e sulle potenzialità estetico-comunicative dei nuovi media. Negli spazi della Traffic Gallery presenterà in anteprima il nuovo video del ciclo Quasi-Objects, (Quasi Objects I Cinematic Envinroment # 3) e una serie di otto stampe lambda tratte dallo stesso progetto.
Il tema della mutazione è qui affrontato da Oggiano attraverso l’uso sinestetico dello strumento video. Corpi embrionali, visti come attraverso ingrandimenti al microscopio, generano forme primordiali dalle superfici neutre il cui lento ma inesorabile movimento immerge l’osservatore in una visione immersiva, come se ogni volta si stesse assistendo alla nascita di una vita, della vita, della prima forma di vita comparsa nello spazio.
Nella pratica Oggiano, dotato di una abilità tecnica-mediale fuori dal comune, crea visioni-emblema della nascita della Natura attraverso strumenti-software considerati mezzi simbolo dell’Artificio. La sua ricerca visuale scaturisce dunque dall’antico rapporto tra Natura e Tecnica giungendo però ad un risultato inatteso e per questo del tutto innovativo: la riproduzione della nascita della Vita-Natura attraverso l’ottimizzazione della Tecnica-Software.

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QO STUDY 62 C – Lambda print – cm.50×70

Lorenzo Oggiano nasce a Padova nel 1964. Attualmente vive e lavora a Sassari. Laureato in arti visive presso l’Università degli studi di Bologna (D.A.M.S.) con una tesi sui rapporti tra arti e nuove tecnologie, lavora con fotografia, video, new media, installazioni, assemblaggi. I suoi lavori sono apparsi all’interno delle più importanti istituzioni pubbliche e private e all’interno dei maggiori Festival d’arte digitale, a Berlino, Parigi, Barcellona, Madrid, Roma, New York, tra cui:
Optica, Festival Internacional de Vídeo Arte de Gijón, Gijon, Spagna (2007).
Videominuto PopTV2007, Centro per l’Arte Contemporanea L. Pecci, Prato, (2007).
Dissonanze 7, Aula Magna, Palazzo dei Congressi (Eur) Roma, Italia, (2007).
WRO07, International Media Art Biennale, National Museum, Polonia, (2007).
Festival Némo, Le Cube, Issy-les-Moulineaux, Francia, (2007).
Cartes Flux Vol.2, Cartes Centre of Art and Technology, Espoo, Finlandia, (2007).
Directors Lounge, Contemporary Art and Media, Berlino, Germania, (2007).
10th International Festival for Computer-Based Art, Dresda, Germania, (2006).
Art Tech Media, Bilbao – Barcelona – Madrid, (2006).
Hybridation / Heredite, Cinémathèque Française, Parigi, Francia, (2006).
Living Culture, New York, U.S.A, (2006).
Darklight Film Festival, Filmbase, Dublino, Irlanda, (2006).
European Media Art Festival, Lagerhalle, Osnabrück, Germania (2005)
Today in Paradise, Genetics & Art, Röda Sten, Goteborg, Svezia, (2005).
Spark Video 4.4, Spark Contemporary Art Space – Syracuse, NY, U.S.A., (2005)
Sul web: www.lorenzooggiano.net

Infos:
“Quasi-Objects” di LORENZO OGGIANO
Traffic Gallery Contemporary Art
Via San Tomaso 92 | 24121 Bergamo
Tel. +39 035 0602882 | Mobil. +39 338. 4035761
info@trafficgallery.org
www.trafficgallery.org
Inaugurazione con cocktail venerdì 25 gennaio dalle 18.30 alle 21.30
Apertura al pubblico | 25 gennaio – 31 marzo 2008 | Ingresso gratuito
Orari | da martedì a sabato | 10-13 16-19 | Chiuso domenica lunedì
A cura di: Claudia Attimonelli
Testo critico: Claudia Attimonelli
Testi di: Claudia Attimonelli – Manfred Blhom

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A Bologna, una “Grande Estasi” uditiva…

Sarà che sono un gran appassionato di salto con gli sci (uno degli sport esteticamente più belli che esistano!…), sarà che stimo Werner Herzog dai tempi di “Grido di Pietra”, sarà che Modo Infoshop si conferma ancora una volta propositore di arte di qualità – comunque ricevo&segnalo con piacere l’evento con protagonista Zimmerfrei, poliedrico collettivo artistico di notevolissima originalità, del quale sto sentendo parlare assai spesso e così bene da “costringermi”, prima o poi, ad approfondire la loro conoscenza… A voi:

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Mercoledì 23 Gennaio 2008 ore 21,30
video proiezione / live media

ZimmerFrei
“Grande Estasi”

Un remake audio di “Die Grosse Extase des Bildschnitzer Steiner” di Werner Herzog

“Grande Estasi” è una “cover version” solo audio di un classico del cinema documentario sportivo, “Die Grosse Extase des Bildschnitzer Steiner”, di Werner Herzog, un film dei primi anni ’70, incentrato sulla figura di Walter Steiner, un anomalo campione svizzero di salto con gli sci.
Ci era già capitato di utilizzare materiali altrui come campo controllato su cui fare esperimenti: nel 2001, in “Presente Continuo”, avevamo smontato scena per scena “Lost Highway” di David Lynch, per poi spazializzarlo in un’unica istantanea inquadratura. Questa volta abbiamo spostato il contenuto narrativo del film di Herzog dal piano delle immagini a quello dei suoni. Da sempre siamo convinti che ostruire il senso principe, la vista, amplifichi la capacità di creare immagini mentali. Al buio, in ascolto, è data la possibilità di avere accesso ad un “cinema interno”, in cui le immagini sono proiettate direttamente nella mente degli ascoltatori”.
Il risultato di questo procedimento applicato al film di Herzog è un audiofilm, in cui le voci dei protagonisti si mescolano all’elettricità delle chitarre e alle registrazioni ambientali, dando forma ad un racconto sonoro ipnotico e immersivo.

ZimmerFrei
è un gruppo di artisti che ha sede a Bologna.
Nato nel 1999 da Anna Rispoli (1974), Anna de Manincor (1972) e Massimo Carozzi (1967), opera sia come collettivo che come label che supporta i lavori dei singoli.
Il gruppo agisce tra il territorio delle arti visive e quello della performance, realizzando opere di vario format, installazioni sonore e video, ambienti, workshop, spettacoli multimediali, oggetti.
Esposizioni personali recenti:
Memoria Esterna, Care Of, Milano, a cura di Chiara Agnello, 2007 Site Specific #1 ZimmerFrei, Museo MAN, Nuoro, a cura di Maria Rosa Sossai, 2007 Perché siamo venuti, Monitor video&contemporary art, Roma, 2006 If You Think This World Is Bad You Should See Some Of The Others, Comptoir du Nylon, Bruxelles, a cura di Frédérique Versaen, 2005
Selezione esposizioni collettive
2007: Hallucination, Mass, Seul, Corea; 2006: Neverending Cinema/Cinema Infinito, Galleria Civica di Trento; Echoes from the mountains, XX Olimpiadi Invernali di Torino, a cura di Ombretta Agrò; Videotheka, Kunsthalle, Vienna, a cura di KForum; Frame, Gertrude Contemporary Art Space, Melbourne, a cura di Chiara Agnello e Roberta Tenconi; Video invitational #3, via Farini, Milano, a cura di Elena Bordignon; 2005: Ouverture, Ex-Eggs, New York, a cura di Daniela Lotta; Modern Times, Museo MAN, Nuoro, a cura di Maria Rosa Sossai; Video Report Italia 04, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, a cura di Andrea Bruciati; 2002: NEXT. L’arte di domani, Sala Murat, Bari, a cura di Ludovico Pratesi; Rencontres internationales Paris/Berlin, Cinéma Cérise, Parigi e Brotfabrik, Berlino.
Ha partecipato nel 2003 alla 50a edizione della Biennale d’Arte di Venezia nella sezione “La Zona” curata da Massimiliano Gioni, e nel 2005 a Reaction, Festival Internazionale della Performance nell’ambito di Extra 51 – Biennale d’Arte di Venezia.
Sul web: www.zimmerfrei.co.it

Infos:
ZimmerFrei, “Grande Estasi”. Un remake audio di “Die Grosse Extase des Bildschnitzer Steiner” di Werner Herzog
concept ZimmerFrei
sound design Massimo Carozzi
editing Anna de Manincor, Massimo Carozzi
sintetizzatori analogici Massimo Carozzi
chitarra elettrica Stefano Pilia
feedback Jukka Reverberi GdM
voci Emidio Clementi (Herzog) Andreas Pichler (Steiner)
prodotto, registrato e mixato a Bologna, ZimmerFrei studio, nel gennaio 2006 da Massimo Carozzi
Presso:
MODO infoshop -Interno 4 Bologna
Via Mascarella 24/b e 26/a
40126 Bologna
tel. 051/5871012
info@modoinfoshop.com
www.modoinfoshop.com
www.myspace.com/modoinfoshop

P.S: per chi volesse maggiori nozioni su “Die Grosse Extase des Bildschnitzer Steiner” di Werner Herzog, ecco qui la scheda relativa da Wikipedia.

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A Bollate “The word is yours”, per far “parlare” le parole in arte…

Ricevo&segnalo un nuovo evento che indaga, in maniera originale e insieme, per certi versi, scientifica, il rapporto tra parola/linguaggio e realtà quotidiana, attraverso il mezzo artistico quale migliore e più efficace nel saper andare a fondo nella visione del mondo vissuto che circonda tutti noi… Evento che, in più, mi permette di segnalare un altro “luogo di arte” veramente bello, la Fabbrica Borroni di Bollate, riconversione (simbolicamente ricca di significati) di un ex-complesso industriale a luogo deputato a sede dell’omonima collezione d’arte, una delle più importanti e vaste raccolte dedicate ai giovani artisti italiani, nonché quale location di eventi artistici, culturali e mantenendo anche una potenzialità sociale/conviviale, come ideale e assai originale sede di meeting, congressi, seminari, feste e cene private, grazie al proprio impareggiabile sfondo artistico e architettonico nel quale vivono opere importanti e bellissime di numerosi giovani artisti italiani. Il tutto, con la dinamicità di una istituzione non più solo espositiva ma anche propositiva, diventando una struttura dedicata alla giovane arte italiana, con il difficile compito di dare spazio,visibilità e promozione a giovani e giovanissimi.
Un gran bel posto, insomma, da conoscere e visitare – uno di quelli che, mi viene sempre da pensare (e mi scuso se forse esco dal seminato/seminabile), mantengono viva la speranza di salvezza per quest’Italia, che nell’arte e nella bellezza “popolare” del suo messaggio può ancora trovare un possente valore su cui reggersi e proliferare…

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Fino al 10 febbraio 2008
The word is yours. Le parole più usate nella semiosfera dell’arte contemporanea
Fabbrica Borroni, Bollate (Milano)

Una ricerca, così come la mostra che ne elabora in parte i risultati, che ha per tema il binomio arte e linguaggio: The word is yours. Le parole più usate nella semiosfera dell’arte contemporanea. Lo scopo complessivo dell’intero progetto, che si articolerà nel tempo in più tappe, è capire quanto il proliferare del discorso sull’arte influisce sulla natura stessa della pratica artistica e quanto questo discorso può avvicinare o allontanare il pubblico dalla piena fruizione dell’opera.
In questo senso, l’arte è discorso in divenire, ma anche il divenire dell’arte è discorso. Un’ontologia ermeneutica, un fluire traboccante di segni e iscrizioni generato dal continuo processo di decodificazione prodotto dagli addetti ai lavori attraverso il confronto, la critica, la divulgazione e la pubblicizzazione dell’arte.
Di fronte all’aumento voluminoso del discorso sull’arte contemporanea, ed all’importanza che assume il processo di decodificazione, anche e soprattutto grazie all’impatto dei più recenti mezzi di comunicazione (newsletters, portali, riviste on line), l’intento della ricerca vuol essere quello di un’immersione curiosa e indagatrice del mondo testuale così generato. Un’indagine sulle tracce del mondo interpretato per ricomprenderne l’interpretazione. Il metodo: quello di isolare alcune parole chiave, o topoi del discorso, che ricorrono nell’arte oggi forse più di ieri, o che magari sono gli stessi di sempre. La volontà è quella di cogliere alcune tematiche chiave, fondamentali per capire ove si diriga l’odierna sensibilità artistica, e se vi siano alcune particolari tendenze in atto. L’obiettivo è nel disegno e nella rappresentazione dei topoi di maggior attualità nel linguaggio che definisce l’arte contemporanea e verificarne l’interazione sullo sviluppo della pratica artistica.
Il primo momento del percorso consiste nella compilazione di una classifica delle parole più usate nel discorso sull’arte contemporanea (corpus di testi: totale dei comunicati stampa pubblicati su Press Release/Undo.net nel mese di Settembre 2007 – 1300 comunicati circa), e nella somministrazione dei risultati agli artisti invitati ad esporre in questa prima occasione. Una manciata di parole ad una manciata di artisti, il confronto è libero ma freddo. Senza indicazioni di significato, questi primi posti segnici, ritagliati da un magma testuale incommensurabile, parole emerse a galla spinte dalla pressione del loro utilizzo, estratte dal contesto, isolate, vengono nudamente offerte agli artisti: colore, cultura, forma … ricerca … tempo … segno…in attesa forse di una nuova attribuzione di senso, di una rilettura. Un invito a confrontarsi nello spazio della poetica e pratica artistica, con i termini abitualmente più utilizzati per annunciarne e connotarne i contenuti.
Lungo il percorso espositivo si snodano anche i risultati della ricerca scientifica, nella classica forma di output grafici e tabelle. Due linguaggi differenti accostati nello stesso spazio: il discorso scientifico, della linguistica computazionale, intercetta la narrazione delle opere esposte.

Fabbrica Borroni è la sede della Collezione Borroni, una delle più importanti e vaste raccolte dedicate ai giovani artisti italiani. 500 opere di quasi cento giovani artisti sono disposte negli spazi affascinanti di un opificio ristrutturato,dove la luce e il silenzio sono protagonisti insieme al secolare giardino. Il collezionista ha mantenuto le caratteristiche della costruzione, creando spazi espositivi per quasi 2.500 mq. La collezione spazia dagli anni 80 ad oggi, ed è in continua crescita per il costante aggiornamento che viene effettuato. Da anni la Collezione Borroni è conosciuta e visitata non solo dagli addetti al settore, ma anche da scuole,università, associazioni e privati, quale importante punto di riferimento sul panorama artistico nazionale.
Fabbrica Borroni è quindi il luogo ideale per meeting,congressi,seminari, feste e cene private, con un impareggiabile sfondo artistico e architettonico,nel quale vivono opere importanti e bellissime dei giovani italiani. Viene offerta assistenza completa e integrata per l’ideazione, la progettazione e lo svolgimento dell’evento con servizi e tecnologie di base. Alcune caratteristiche della Fabbrica sono il parco/giardino completamente attrezzabile, l’isolamento degli spazi che permette di arrivare anche alle ore piccolissime, il grande parcheggio interno, e la possibilità di compiere una visita guidata alla Collezione durante l’evento. Dalla convention alle presentazioni aziendali, dalla festa alla rappresentazione teatrale, infinite sono le possibilità offerte dagli spazi della Fabbrica.
La Collezione Borroni è pronta per trasformarsi in una struttura dedicata alla giovane arte italiana, con il difficile compito di dare spazio,visibilità e promozione a giovani e giovanissimi. Su volontà del collezionista, l’omonima Fabbrica intende ora aprire al pubblico per passare da collezione privata a struttura organizzata e promotrice. La struttura è diretta da un giovane curatore che organizzerà la progettazione e l’esecuzione di tutte le iniziative previste,avvalendosi di collaboratori altrettanto giovani ma già esperti nel campo artistico e della comunicazione.

Infos:
Fino al 10 febbraio 2008
The word is yours. Le parole più usate nella semiosfera dell’arte contemporanea
FABBRICA BORRONI
Via Giacomo Matteotti, 19 – 20021 Bollate (Milano)
orario: Martedì – venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Sabato e domenica dalle ore 11.00 alle ore 20.00
Tel. +39 0233301552 (info), +39 023506500 (fax), +39 0238301718 (biglietteria)
info@fabbricaborroni.it
www.fabbricaborroni.it
(ulteriori informazioni su exibart.com)
catalogo: in mostra
curatori: Margherita Salmaso, Chiara Zizioli
autori: Alessandro Ambrosini, Luca Bertini, Tommaso Carozzi, Jgor Cavallina, Paolo Cavinato, Cocacolas Company, Dado&Stefy, Marco Di Giovanni, Andrea Facco, Erica Fenaroli, Joys, Lucia Maggio, MCB Mancassola Ceriani Basilico, Gionata Ozmo Gesi, Progettozero(+), Giovanna Ricotta, Santomatteo, Luca Vannulli, Sebastiano Zanetti, ZimmerFrei

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Lorena Bianchetti (no)fans club, pt.2

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Mi tocca, e chiedo venia fin d’ora…
Come sapete/vedete/intuite, per questo blog non è costume parlar di costume – in ciò preferisce essere scostumato! – ma, perdincibacco! – tocca ricostumarsi inevitabilmente e nuovamente genuflettersi (nessun doppio senso!) di fronte a colei che, ehm… sarebbe da eleggere a pseudo-morbosa patrona del blog, visto il numero di letture e commenti che ha seguito il primo post, i quali rendono questo secondo una sorta di dovere da espletare – eppoi lei è forse fin troppo impegnata a patronare a destra e a manca, a ben vedere il contenuto di molti dei commenti di cui sopra…
Ma sì, lei è lei, la “nostra” diafana Lorena! – Lorena Bianchietti – il personaggio (?) televisivo che più e meglio di ogni altro è assurto in qualche modo al rango di “mito” (nel bene e nel male, ovvero: un mito può essere leggenda o bufala, e pare che la questione sia ancora parecchio dibattuta…) per tutto quanto ha contribuito a dotarla di inopinate, angeliche ali e svolazzarla (miracolo?…) da trasmissioni di second’ordine al rango di prima donna di un programma storico come Domenica In (sempre che lo stesso programma non debba essere compreso nella prima categoria… Ma almeno – è da riconoscere – il nome “storico” ormai ce l’ha…).
Insomma: oh Lorena, perché sei tu, Lorena?! – e non qualsiasi altra, direbbe qualcuno perplesso delle doti della nostra diafana eroina – eroina? Ah, ma allora è vero che la religione è l’oppio dei popoli! – eccone altri, ancor più perplessi e critici, che non scordano il leit-motiv teo-teleologico (urca!) che sostiene il personaggio… O forse sono quelli che non hanno ben compreso il senso del primo post, troppo abbagliati dalla celestiale (aridaje!) bellezza di Lorena, o meglio dal suo farsi supremo, concupiscente tanto quanto proibito tabù televisivo contemporaneo – un gran passo in avanti, è da dire, dai vecchi tempi delle Kessler, della Carrà-coscialunga o di affini sogni (cioè irraggiungibili aneliti) più o meno voluttuosi nazional-popolari degli anni televisivi addietro… Eh già, la nostra iconica bellezza ha affinato la strategia, s’è resa esca erotica dunque eretica eppur (potenza della provvidenza!) pura di quella purezza così ben incarnata dal suo pallido decolleté che sovente offre al pubblico godimento ben sicura che – di miracolo trattandosi il tutto – esso non potrà mai generare quei cattivi pensieri di tutte le altre simili carnalità femminili (una rilettura in chiave voluttual-catodica dell’immacolata concezione evangelica, a ben vedere: dunque, diciamo cattodica!)…
E comunque brava Lorena, la strategia ha funzionato e funziona alla grande, e la messe di commenti susseguenti il primo post lo dimostra benissimo – sempre a prescindere dalla questione “fans club”, accidenti all’ingenuità diffusa che prende sempre tutte le cose alla lettera con i sentiti ringraziamenti, ad esempio, di chi comanda la società… E comunque ci torniamo dopo sull’argomento…): inopinatamente, si è attivato una specie di esperimento sociologico-mediatico che, se nel complesso ha giusto fatto il gioco della strategia bianchettiana (grande Lorena, ne sai una più del diav… Ops, pardon!…), nel dettaglio rivela, ad esempio e a parte pochi casi, quanto articolata sia la lingua italiana, capace di esprimere in così diversi modi un solo sostanziale concetto – uno dei pochi che la mente sappia generare anche in stato di ottenebramento, anzi, da abbacinamento domenicale… Eh, la Bellucci non avrebbe potuto far di meglio, in quanto a varietà passionale così manifestata: si va dall’infoiato lì lì per scoppiare (e lasciamo ovviamente stare quelli già esplosi, cioè le decine e decine di messaggi dai contenuti per i quali non c’è fascia protetta che tenga, dunque non pubblicati e tuttavia assai illuminanti nella loro… immediatezza!…) all’illuminato sulla strada per Damasco che però si trova ad un certo punto sulla strada stessa un semaforo (e la luce è rossa!); c’è il platonico-eterno sognatore, c’è il sagace che tenta la strada dell’ammirazione scientifica (ma la meta pare sempre quella), c’è la sodale sostenitrice “meno tette-più cervello” (cameratesca scarsità di misure? Eppoi se la nostra avesse avuto una quinta, pur senza farne motivo di attrazione, ciò avrebbe invalodato l’equazione?)… Qualche preoccupazione la generano quelli che, troppo abbagliati dalla diafana (tele)visione, errano sovente nell’esprimere il proprio “pensiero” (e pure il proprio nome: sintomo grave, ecco perché alla sociologia segue appena dopo la psicologia…) o come quelli che richiedono espressamente la sua intercessione per diversi motivi… E chi la invidia per aver incontrato il precedente papa palesa forse un persin eccessiva perversione dentro la propria ammirazione? Ma nooooo, che diamine, la passione per Lorena è ecumenica, non ha confini – e infatti qualcuno ha scritto pure dall’estero, ove probabilmente certi tabù hanno ben pensato di lasciarseli alle spalle…
Che dire? Forse compendiare il tutto nel paragone che qualcuno ha indicato della nostra venerabile con Giovanna d’Arco – che, peraltro, nacque in un villaggio tra la Champagne e la… Lorena! Accidenti, qui la questione sta diventando mefistofelica, altro che oltreteverina!)… D’altronde, la sua purissima luminosità catodica appare assai volutamente funzionale a illuminare la nazione totalmente ombrata dal Cupolone, novello iconato tabù per le masse televisive, per di più per qualcuno già canonizzato, vedi commenti (beh, ma dunque bando ad ogni inibizione, dacché qualsivoglia concupiscenza non sarà che segno di santità!… O no?…).
O forse, più pragmaticamente, si dovrebbe (si deve, tocca farlo, anche se è come affermare che il Sole splende di giorno e la Luna di notte…) – dicevo, si può chiosare precisando che questo non è il fans club di Lorena Bianchetti – sempre che l’acclamazione popolare non lo abbia reso tale suo malgrado, altrimenti la signora Bianchetti ce la dovrebbe dare – la sua approvazione in merito, come giusto…
Vabé, per ora e, auspico, per sempre, (Canta)-la-messa è finita. Andate in pace (dei sensi).

(…E nuovamente chiedo venia se ho sottratto prezioso spazio, nel blog, a più elevate e utili dissertazioni!).

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