Archivi del mese: febbraio 2008

A Bologna, “La fine dell’esperienza. Strategia del dissenso. Immaginari”

Ricevo&segnalo una bellissima serata/dibattito da Modo Infoshop a Bologna, un’ottima occasione di riflessione ad ampio raggio su certe evidenze della nostra realtà contemporanea, sempre più ambito di simulazione ovvero di negazione di “azione” a partire da quella primaria, della mente: il pensiero, e la sua inestimabile, indispensabile libertà…
A voi:

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Venerdi 29 febbraio 2008, ore 21.30
La fine dell’esperienza. Strategia del dissenso. Immaginari
Incontro con:
Sylvère Lotringer, Franco Berardi (bifo), Marco Dotti e Domenico Brancale
Modo Infoshop – Interno 4, Bologna

“Non si fa più niente senza osservarsi mentre lo si sta facendo”: così scriveva Jean Baudrillard, in uno dei suoi ultimi lavori dedicati a quella che non esitava a definire l'”estasi della comunicazione”: Eppure, osservava il filosofo francese, i conti non tornano è in questo “spettacolo integrato” non vi è più spazio per “alcun al di là dello schermo, così come non c’è un al di là dello specchio”. Come muoversi, come comunicare, come fare esperienze di e dentro questo spazio mentale infinitamente simulato dal cinema, dalla televisione, dalle letteratura, dalla rete? è ancora possibile lavorare su un immaginario non espropriato a priori?

Esperienze e argomenti a confronto, in un dibattito su editoria, rete, poesia. Sul farsi e disfarsi delle comunicazione, delle lotte, dell’esperienza comune…

Sylvère Lotringer è professore di Letteratura francese e Filosofia presso la Columbia University di New York. Direttore editoriale della casa editrice Semiotext(e). Fra i suoi libri: Germania (con Heiner Muller); Burroughs Live; The Accident of Art (con Paul Virilio). In Italia è stato tradotto il suo Pazzi di Artaud (Medusa edizioni, 2006).
Franco Berardi (Bifo), fondatore della storica rivista “A/traverso” e autore di numerosi saggi su trasformazioni del lavoro, innovazione e processi comunicativi, è stato tra gli iniziatori di Radio Alice.Tra i saggi più recenti figurano Un’estate all’inferno (2002), Il sapiente, il mercante, il guerriero (2004), Skizomedia. Trent’anni di mediattivismo (2006).
Marco Dotti si è specializzato sul tema della sovversione estetica nella letteratura francese del Novecento. Ha curato la versione italiana e la registrazione (su CD) di Pour en finir avec le jugement de dieu (Per farla finita col giudizio di dio, Roma, 2000) di Antonin Artaud, un’antologia di scritti di Jean Genet (Palestinesi, Roma 2002), e altri testi di Marcel Jouhandeau, Luis Cardoza y Aragón, Abdelkébir Khatibi, Tudor Arghezi e Jean Cocteau (Travestimenti, Milano, 2007). Un suo saggio, Sorel e la filosofia del diritto in Italia, è apparso nel volume curato da Paolo Pastori, Georges Sorel nella crisi del liberalismo europeo (Macerata, 2002). Il suo libro Luce nera è edito da Medusa edizioni (Milano, 2006).
Domenico Brancale ha pubblicato Cani e porci (Ripostes, 2001), Canti affilati (Edizioni d’arte F. Masoero, 2003), Frantoi di luce (Mavida, 2006) e L’ossario del sole (Passigli, 2007). Ha tradotto le poesie di John Giorno, La saggezza delle streghe (Stampa Alternativa, 2006) e collaborato alla prima traduzione in tedesco delle poesie di Albino Pierro, Messer in der Sonne (Ctl, 2003). È uno dei fondatori del libro-rivista ’a camàsce.

Infos:
MODO infoshop
Interno 4 Bologna
Via Mascarella, 24/b e 26/a
40126 Bologna
tel. 051/5871012
info@modoinfoshop.com
www.modoinfoshop.com
www.myspace.com/modoinfoshop

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Di rime su rive (lariane)…

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Fotografia di Aldo Giossi – Menaggio

Toh, tira aria buona dal Baradello verso Thule, in questi giorni… Resto in zona Como, infatti, dacché ricevo&segnalo il sito/blog Como: lago & poesia, curato dalla poetessa Luciana Bianchi Cavalleri, una particolare antologia poetica sul web interamente dedicata a Como e al suo lago, che si accosta a Larioinpoesia, altro sito/blog questa volta “interattivo”, al quale chiunque può inviare le proprie impressioni poetiche correnti sui flutti lacustri lariani… Indubbiamente un modo originale di manifestare il senso della propria presenza vitale nel territorio vissuto attraverso lo sguardo della poesia, ovvero del mezzo letterario attraverso cui più facilmente possono scaturire le suggestioni più intime e autentiche, che come linfa vitale (appunto) scorrono in quelle radici che ogni essere umano dovrebbe virtuosamente coltivare con il proprio territorio – dacché, inutile rimarcarlo (o no?) parte integrante della propria cultura personale – e uso tali termini – “radici”, “cultura” – nel loro senso più antropologicamente elevato, certamente senza alcuna sovrapposizione strumentale/strumentalizzante e superficializzante che troppo spesso tanti, oggi, insensatamente appiccicano loro… Ma non voglio divagare in “altre acque” (letteralmente, in tal caso!): la poesia, con la sua purezza evocativa, ha il pregio di restare ben al di sopra di qualsiasi congettura di troppo ordinaria natura…

Luciana Bianchi Cavalleri è nata a Como il 26 marzo 1957. Ha pubblicato tre raccolte di versi: “Como e il mio lago, arcobaleni d’emozioni”, “Un paio d’ali” (2001, Edizioni d’Autore) ed “Il Tronco della Vita” (2006, Ed.Lulu – U.S.A.). Approda al mondo del web nel 1998 ed i suoi versi sono pubblicati in diversi siti letterari. Successivamente partecipa ad alcuni concorsi locali e nazionali: le sue poesie premiate vengono inserite in antologie. In una sera d’inverno del gennaio 2008 nasce invece l’idea di “comoinpoesia.com” e “larioinpoesia.blogspot.com” (due blog poetici “gemelli”) con l’intento ed il desiderio di condividere la passione per il proprio territorio e per la poesia.

Visita Como: lago & poesia

Visita Larioinpoesia

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A Como, le “città fantasma” di Giovanni Cerri

Ricevo&segnalo un altro interessante evento artistico incentrato sul tema della città, sul quale – come ho già scritto altrove – anche il sottoscritto sta lavorando. Fino al 15 Marzo venturo la Galleria ComoArte presenta l’opera pittorica di Giovanni Cerri nella mostra “Acute Presenze”, visioni oniriche ed evocative di luoghi urbani abbandonati, ovvero privi di una consueta, ordinaria, prevedibile presenza umana… Certo, “Acute Presenze”, il titolo della mostra, da questo punto di vista può rappresentare un apparente contraddizione con ciò che le opere rappresentano; tuttavia, spesso è proprio la mancanza di qualcosa a segnalarci in maniera evidente e profonda quella “non presenza”, quella imprevedibile anormalità ove tutto lascerebbe prevedere la sussistenza di un’inevitabile normalità, come appunto nel mondo urbano, che tale è proprio per ciò che in esso lo anima… Ma se vi fosse urbanità anche in assenza dell’elemento ordinario che, nella convenzione comune, la determina? Certamente diversa, inusuale, bizzarra… Mi tornano in mente certe esperienze personali a Milano in orari nei quali, per svariati motivi, il costante e intenso flusso umano nella città si affievolisce, quasi cessando del tutto – e non intendo solo nelle ore notturne, ma, ad esempio, all’ora di cena, quando molti sono rincasati dal luogo di lavoro e non sono ancora usciti per la serata, il traffico per le vie quasi si annulla, il rumore scema, quasi nessuno transita sui marciapiedi, e pare che, inauditamente, tutta la folla cittadina sia scomparsa in qualche improvvisa piega spazio-temporale… Giovanni Cerri spinge una tale immagine al suo estremo, senza dubbio, ma come in quelle mie esperienze mi pareva che la città, finalmente, vivesse una propria personalità urbana slegata dal compendio di tutte quelle in azione tra le sue strade, anche nelle opere di Cerri sussiste una tale genesi di inopinata urbanità, terminale, estrema appunto: la città vuota si presenta solo per ciò che è, acutizzando la sua presenza nel mondo attraverso l’acuta assenza di chi ne dovevano essere i suoi abitanti…
A voi:

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Luna Park, 2007, olio su carta intelata, cm.98×68

Fino al 16 marzo 2008
Giovanni Cerri – Acute presenze
A cura di Mimmo Di Marzio
Galleria Comoarte, Como

L’artista presenta una selezione di circa venti opere recenti, incentrate sul tema della città e dei Luna park abbandonati, luoghi una volta gioiosi e qui rivisitati secondo una chiave di lettura pittorica che ne mette a fuoco un contenuto struggente ed evocativo. Giostre, altalene, scivoli e tendoni da circo che in una città deserta sono rimasti come emblema di una vita vissuta e non più presente.
Dal testo di Mimmo Di Marzio: […] La forza che scaturisce dalle sue composizioni sta tutta nell’emozione di uno sguardo che egli riesce a preservare intatto su un’umanità raccontata attraverso la sua assenza, ovvero nel suo passaggio lungo i luoghi in un tempo indefinito.[…] Il senso profondamente metafisico di queste immagini ci regala poesie cupe e struggenti che avvicinano Cerri a un altro grande italiano del Novecento ancora fortemente contemporaneo, Mario Sironi.[…].

Giovanni Cerri è nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora. Figlio d’arte del pittore Giancarlo Cerri, ha iniziato la sua attività espositiva nel 1987. Tra le sue mostre personali ricordiamo quelle a Milano alla Galleria Cortina (1995, 2005, 2006), nel 2005 alla Casa G. Cini di Ferrara, nel 2006 alla Galleria Cappelletti e alla Galleria Blanchaert, nel 2007 alla Galleria Palmieri a Busto Arsizio e alla Galleria Eclettica a Milano. Tra le rassegne a cui ha partecipato citiamo: “Premio Suzzara” alla Galleria Civica di Suzzara, “Figurazioni” al Museo della Permanente nel 1997, “Milano/Berlino” alla Galerie Verein di Berlino nel 1998, Premio E. Morlotti a Imbersago (1998, 2002), Giovane Arte Europea al Castello Visconteo di Pavia (2001, 2003), “Arte per tempi nuovi” alla Die Ecke di Augsburg nel 2002, “Dialoghi incrociati” alla Galleria Luka di Pola, Premio Michetti a Francavilla al Mare nel 2006; “Ri-tratti dalla memoria” – Complesso Agostiniano – Montecosaro (MC),“Mai dire Mao” al Mercante in Fiera a Parma nel 2007, “I Cerri, Giancarlo e Giovanni – La pittura di generazione in generazione” al Museo della Permanente a Milano.

Infos:
Fino al 16 marzo 2008
Giovanni Cerri – Acute presenze
Galleria Comoarte
Via Olginati, 7 – 22100 Como
orario: dal martedì al venerdì h. 15,30-19,30; Sabato h. 10.00-12.30 / 15.30-19.30; Domenica h. 15,30-19.30
biglietti: ingresso libero
catalogo: in galleria, testo di Mimmo Di Marzio.
Per ulteriori informazioni: +39 031241682 (info), +39 031241682 (fax) info@comoart.com, www.comoart.com

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Alessandro Bergonzoni, “Opplero, storia di un salto”

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Alessandro Bergonzoni, sotto molti punti di vista non solo letterari, è un genio. Potrei anche compendiare qui, in questa mia opinione secca, il giudizio su Opplero, Storia di un Salto, ed evitare troppe parole che, di fronte agli scritti del multiforme bolognese, danno l’impressione di vagare un po’ nel nulla, ovvero verso direzione che parrebbero corrette, ma poi forse no, o forse sì, o chissà… No, non voglio imitare il pressoché inimitabile stile letterario di Bergonzoni, che peraltro rappresenta da sempre uno dei suoi maggiori punti di forza: in ciò, veramente, mi verrebbe da definirlo come uno dei più grandi scrittori italiani in attività, per quella sua capacità (ormai rara, altrove) di sfruttare a fondo la lingua italiana, di trarre da ogni parola utilizzata e scritta il meglio possibile e di renderla perfettamente funzionale ai periodi che forma, e che dunque ne compendiano pienamente la forza linguistica. E’ un difensore della lingua, insomma, un baluardo contro il degrado che certi “slang” contemporanei trasformati poi in scrittura – molto spesso osannati anche all’interno del panorama letterario – le impongono, e che più volte Bergonzoni stesso ha denunciato in interventi sui media che mi è capitato di ascoltare (in uno dei quali, ricordo, egli ha parlato di impoverimento della lingua: giudizio conciso tanto quanto perfetto, e quanto mai condivisibile); e tale sua peculiarità di virtuoso della parola (scritta e parlata: meravigliosi i suoi monologhi teatrali!…) lo ha reso uno degli artisti più originali in circolazione – voglio dire, per suo grande merito, ovvio, ma anche per demerito altrui, come sopra accennato…
Opplero, Storia di un Salto, uscito nel 1999, resta pienamente nel solco stilistico bergonzoniano fatto di scrittura mirabolante – appunto – una bella dose di surrealismo, un’altra abbondante di stupenda follia – o meglio di fantasia a briglia sciolta, nulla di più lontano, naturalmente, da una qualche insensatezza letteraria che quel termine potrebbe lasciar supporre – ma lo ribadisco, insomma, la “follia” di Bergonzoni è quella propria della genialità, quella che sfugge dalle regole ordinarie per correre veloce in quegli ambiti ove pochi hanno capacità di giungere e di comprendere quello che vi si trova… La vis comica più diretta e immediata, più cabarettistica, che infarciva tremendamente i primi suoi lavori (Le balene restino sedute e E’ già mercoledì e io no, libri da sbellicarsi dalle risate come pochi altri) è qui assai più soffusa – ma d’altronde era così già dal volume appena successivo ai primi citati, Il grande Fermo e i suoi piccoli andirivieni, e si trasforma, come detto, in surreale inventiva in forma di romanzo pseudo-epistolare, irto d’un succedersi di eventi tanto improbabili quanto, in effetti, assolutamente in clima con la storia narrata… Il tutto, con il dubbio sorgente durante la lettura che dietro l’anarchica strampalaggine che, all’apparenza, Opplero potrebbe sembrare, Bergonzoni celi sensi e significati profondissimi, che con la sua scrittura egli sappia raggiungere il nocciolo essenziale di molte cose fondamentali della vita meglio di tanti pesantissimi tomi saggistici, e che (nuovamente) siffatta follia non sia che una incompresa e elevatissima saggezza in qualche modo cifrata nello stile raffinatamente creativo… Dubbio destinato a rimanere tale anche per (mi sa proprio…) il diabolico scherzo dello scrittore, che come lo genera ugualmente lo svanisce nel connubio/contrasto tra scrittura, lo ripeto, raffinatissima e bizzarria della trama, nel contempo generando però un’opera molto più letterariamente piena di tantissime altre, più facilmente sospinte (a forza, spesso…) al rango di grandi opere, o ancor più…
Con tutto ciò, se fosse da precisare, non è detto che Opplero possa piacere a tutti: come molte cose sfuggenti dalla norma, probabilmente c’è chi ne andrà in visibilio e, altrettanto probabilmente, c’è chi potrebbe smettere di leggerlo alla seconda pagina… Personalmente, lo ritengo assolutamente consigliabile, perché è bene ogni tanto leggere qualcosa di diverso dal solito, e perché Bergonzoni è un personaggio di rara preziosità nel panorama culturale italiano che merita di essere letto – scrivesse pure ricette di cucina: e sarebbe la gastronomia più creativa e genialoide mai vista in giro!

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Il Manifesto di “Cronache da Thule”

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Immagine di Thule (quella vera!), tratta da http://members.virtualtourist.com/m/3b961/ec03e/

“Difendete la bellezza che è in voi!”. Lo scrisse Gabriele D’Annunzio, ormai un secolo addietro… Se ne pensi bene o male del Vate, visto che la sua presenza letteraria e umana nel tempo che visse (e anche dopo) sovente spaccò nettamente a metà il pubblico tra appassionati estimatori e feroci detrattori, ma di certo non si può negare che del suo tempo fu uno dei simboli assoluti, col proprio modus vivendi e operandi – così personale e peculiare da poter essere definito dannunzianesimo – nel quale compendiò molti degli elementi dell’epoca vivendone a fondo l’essenza e il senso. Ciò lo rese anche precursore di tempi futuri, in grado di percepire alcune delle evidenze che negli anni a venire sarebbero divenute preponderanti nel vivere quotidiano: lo fece nella scrittura, intuendo esattamente ciò che i lettori del tempo volevano leggere e diventando un grandissimo pubblicitario di sé stesso (cosa straordinaria per il tempo) in tal modo raggiungendo la fama che lo contraddistinse, e lo fece, altro esempio, anche nell’osservare la società, nel avvertirne i moti, gli impulsi, le suggestioni, le prostrazioni… Ecco, da qui voglio partire, grazie a D’Annunzio e a quel suo motteggio sulla difesa della bellezza, per fissare nella scrittura qualche appunto su questo blog, sul perché esista, e verso cosa mira – ora che chi lo frequenta, abitualmente o meno, ne avrà ormai conosciuta quella che è la sua forma definitiva.
Punto primo: Thule, terra ideale, misteriosamente (e non a caso) posizionata nelle terre iperboree, in capo al mondo dunque, modello di “assoluto” verso cui tendere, di perfezione, di realizzazione… Punto secondo, un concreto elemento ideale presente nella realtà, di potenza e suggestione impareggiabili: la bellezza, con la propria capacità di migliorare le cose entro le quali essa si manifesti… Punto terzo, il nostro mondo, per mille motivi non propriamente definibile bello, o meglio, non più così in grado di comprendere e salvaguardare tutta la bellezza che possiede (e non sto parlando, ovvio, di paesaggi, tramonti e quant’altro superficialmente associabile ad un concetto immediato di bellezza e di “bello” planetario)… Somma dei tre punti: per questo nostro mondo pieno di problemi, e per cercare di trovare una via – o anche solo uno stimolo potrebbe bastare a smuovere lo status quo – per risolverli, bisogna recuperare un grande ideale verso cui tendere, capace con la sua forza di salvare il mondo (e la società che lo vive e anima) da una altrimenti probabile (già in corso?) decadenza generale: una ultima Thule, insomma, e guarda caso, a cui aspirare… Bene, questo blog vuole offrire la bellezza come Thule, come ideale in grado di salvare il mondo – bellezza nella sua accezione più ampia e possente, immediata e comprensibile: da cui il nome Cronache da Thule, “cronache” di bellezza da offrire alla conoscenza e alla salvaguardia comune, nella convinzione, appunto, che la bellezza possa fare molto per salvare il mondo – e ora, spero, finalmente capirete come il senso e l’essenza di “bellezza” che qui uso è tutt’altro che superficiale, è assolutamente profonda, vastissima, universale, filosofica e teleologica
Temo che molta parte del nostro mondo abbia da tempo smarrito la capacità di cognizione (e, di ovvio rimando, di difesa) della bellezza, messa da parte per fare posto a cognizioni e suggestioni ben più materiali, più basse e rozze e per ciò più immediate, più facilmente assimilabili; ci si è dimenticati che la bellezza è, nella sua elementalità primaria, sinonimo di arte, e non si è mai ben compreso che la prima e più preziosa “arte” a disposizione dell’uomo è la vita… Ecco perché ho da subito trovato quel motteggio dannunziano fondamentale e imperituro, dunque tremendamente importante anche e soprattutto per il nostro tempo presente: difendere la bellezza che è in noi significa esaltare la vita e farne un simbolo assoluto di arte, ovvero fare della nostra vita una cosa bella e così, ognuno per la propria parte, contribuire a che la bellezza si diffonda e pervada il mondo, generando una sorta di scudo contro le tante brutture che viceversa quotidianamente lo scuotono e lo sfregiano. Riferire e disquisire nel blog di arte, di letteratura, di creatività, di tutto quanto abbia in sé un nucleo vivo di bellezza, vuole essere uno stimolo per ritrovare e riacquisire la capacità di percepire e comprendere la bellezza, e quel valore intrinseco che può, appunto, servire da medicina contro qualsivoglia bruttura: una cosa bella, pur piccola, ha in sé una forza sovversiva (al meglio) infinitamente più grande ed efficace di qualsivoglia cosa brutta, anche perché la bellezza ci stimola a riflettere, a pensare, dunque a salvaguardare la nostra più grande libertà, il pensiero, mentre le brutture il pensiero lo spengono lasciando campo mentale libero alla stoltezza, alla idiozia… Pensate voi che la (purtroppo) celeberrima madre dei cretini sia una bella donna?
Ecco, insomma, ci siamo capiti… Questo è Cronache da Thule: un luogo di difesa e un mezzo di propagazione della bellezza, la bellezza che può salvare questo nostro mondo – e, da subito, per contagio, far più bella anche la nostra vita quotidiana, facendoci diventare potenziali abitanti della mitica e ideale terra di Thule…

P.S.: questo “manifesto” diventerà da oggi una nuova pagina nella testata del blog, ad uso di tutti quanti desidereranno avere qualche informazione in più su cosa sia Cronache da Thule e perché esista.

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Di “buoni” concorsi letterari: la terza edizione di “Un Monte di Poesia” ad Abbadia San Salvatore

E via… – coerente coi miei intenti, continuo la pubblicazione sul blog dei bandi di concorsi letterari di provata qualità e probità, non solo letteraria, e ringrazio a tal proposito Tiziana Curti, poetessa fiorentina e promotrice del di seguito citato concorso, per avermene dato notizia, che con piacere pubblico:

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Immagine tratta da: quero.splinder.com/archive/2007-12

La Pro Loco e l’Assessorato alla Cultura del comune di Abbadia San Salvatore, in collaborazione con l’Accademia Vittorio Alfieri di Firenze, organizzano il Concorso Letterario

“UN MONTE DI POESIA”
Terza Edizione, anno 2008

Bando di concorso:
Sezione A:
poesie a tema (adulti), dedicata alla montagna, la vita, gli usi e i costumi, il folclore, il paesaggio montano
Sezione B:
poesie a tema libero (adulti)
Sezione C:
poesie a tema libero, riservata ai giovani e gratuita.
Scadenza iscrizione: 30 giugno 2008
Gli elaborati devono pervenire in tempo utile prezzo il seguente recapito:
Pro Loco di Abbadia San Salvatore
via Renato Rossano, 2
53021 Abbadia San Salvatore (SI)
Email: atondi@terreditoscana.net
Telefono: 0577/778324
Sito internet: http://www.comune.abbadia.siena.it, http://www.accademia-alfieri.it,
http://tizianacurti.spaces.live.com
Lunghezza opere ammesse: 30 versi, n° 2 poesie in 4 copie.
Quota di adesione: 10 euro per ogni sezione scelta, escluso la sezione giovani (gratuita).
Premi: 1° 200 euro coppa e pergamena, 2° e 3°coppa e pergamena, 4° e 5° targa e pergamena; per la sezione giovani: 1° 100 euro coppa e pergamena,2° e 3° coppa e pergamena, 4°e 5° targa e pergamena.
Premiazione: 12 ottobre 2008, ore 10.00, in occasione della festa d’autunno presso il Cinema Teatro Amiata, via Matteotti 10.
Notizie sul risultati: verranno comunicate ai partecipanti attraverso la stampa e web, i vincitori saranno avvertiti a mezzo posta.
Giuria: esponenti del mondo della cultura e dell’amministrazione locale.
Patrocinio: Comune di Abbadia San Salvatore.
Sponsors: Banca Toscana, Monte dei Paschi di Siena.
Note: su un foglio insieme agli elaborati dovrà essere riportata la liberatoria relativa ai dati personali in materia di privacy: “Io sottoscritto … autorizzo l’uso dei dati personali ai sensi della legge 675/96, in fede …”; per i minori è obbligatorio il consenso dei genitori e la fotocopia del documento d’identità.

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A Milano, un ben speso pomeriggio del dì di festa…

Mi sorge un dubbio… Sapete, spesso escono sui media sondaggi su “italiani e lettura”, ormai da tempo tutti piuttosto sconfortanti (ne ho parlato anch’io, nel blog, qualche tempo addietro), dai quali emergerebbe che una grossa percentuale di italiani non legge perchè non ha tempo di farlo, o perchè lo considera uno spreco di tempo – ovvero, preferisce spendere il proprio tempo in altre faccende… Il dubbio, dicevo: non è che tutti questi italiani che non leggono, non hanno tempo di farlo perchè sono impegnati a scrivere???… Perchè, insomma, è viva l’impressione che in Italia scrivano in tanti, in troppi rispetto alla capacità di assorbimento potenziale del mercato, cioè per quanti lettori vi possono essere! Qualcuno particolarmente pessimista ormai pensa che invero dalle nostre parti un libro lo scrivano e lo pubblichino cani e porci, e in tale bailamme editoriale scovare opere di qualità – e ce ne sono, anche tante – sia più difficile che altrove, perchè troppo compresse, in mezzo a tutte le altre, in un orizzonte letterario alquanto ristretto, limitato, e occupato spesso con soperchieria dai potenti di turno, eruttanti super “best-sellers” di qualità letteraria infima ma capaci di far cassetta anche solo perchè martellantemente imposti sul mercato…
Questa premessa ironicamente provocatoria, insomma, per dire che ce ne fossero di Milanocosa in giro, di associazioni di promozione culturale capaci di scovare quanto c’è di buono nel piccolo/grande mondo letterario nazionale e impegnarsi per promuoverlo, per segnalare ai lettori che la qualità letteraria, nonostante tutto, non si misura a colpi di edizioni e di incassi in libreria, e far capire che il senso autentico e imperituro della letteratura sta, in moltissimi casi, probabilmente all’opposto di quelle evidenze appena citate… La letteratura, quando autentica, è arte, e l’arte è comunicazione, è scambio di esperienze tra scrittore e lettore, è connessione tra questi due “mondi”, solo apparentemente diversi nel loro scopo primario, ed è dunque ancor più ammirevole il lavoro che porta avanti Milanocosa nel rendere effettiva e tangibile quella connessione, per di più in una parte di un giorno della settimana, la domenica pomeriggio, dedicata dal modus vivendi vigente al riposo – giustamente, ma che non è, non dovrebbe essere sinonimo di “ozio”, almeno intellettualmente, anzi!…
A voi:

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Associazione Culturale Milanocosa:
Il pomeriggio del dì di festa
Incontri con gli Autori
a cura di Luigi Cannillo e Adam Vaccaro

Riprende la serie di incontri con gli autori, organizzati dall’Associazione Culturale Milanocosa nel clima di convivialità della Libreria Libri e Caffè. Si alterneranno tematiche e autori di varie provenienze, unendo testimonianze sulle scelte di scrittura e lettura di testi. Le diverse proposte vogliono favorire la conoscenza di nuove opere e offrire spunti di riflessione critica, confronto e discussione, mettendo in comune esperienze di lettura e di ascolto proprio nel “dì di festa” talvolta carente, anche in una grande città, di proposte culturali coinvolgenti.

Programma degli incontri:

Domenica 24 febbraio 2008 – ore 17.00
Tra sacro e profano
Tre autori con esperienze di scrittura molto diverse, propongono testi editi e inediti tra quotidiano e tensione sacrale dell’esperienza:
Aky Vetere
Antonella Doria
Sebastiano Aglieco

Domenica 16 marzo – ore 17.00
Scrittura e Società
Tre autori interessati al senso della scrittura oltre il gesto solitario, a creare e a riflettere in relazione al contesto e alla comunità che lo genera:
Italo Testa
Mauro Ferrari
Roberto Bertoldo

Infos:
Gli incontri si terranno presso:
Libri e Caffè
Via P. Maestri, 1 (ang. Viale Premuda) – 20129 Milano – Tel. 02 76016131 – http://www.libriecaffe.it/
Ulteriori informazioni presso: Milanocosa – www.milanocosa.itinfo@milanocosa.it
Tel.02/93889474 – 347/4680465

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A Como, la “purezza fotografica” di Franco Vimercati

Ricevo&segnalo una nuova e originale esposizione prossima all’apertura da Borgovico33 a Como, dedicata alla inusuale opera fotografica di Franco Vimercati. Col tempo sto diventando sempre più sensibile al fascino dell’arte fotografica, in fondo “antica” (roba di più d’un secolo fa, pur con le nuove tecnologie digitali…), virtualmente resa obsoleta dalle evoluzioni video e computergrafiche e invece ancora unica nel fissare l’essenza profonda di quanto viene ripreso, siano oggetti senza apparente valore, luoghi, persone e quant’altro…L’opera di Franco Vimercati credo dimostri bene tale suprema peculiarità del mezzo fotografico, quando esso sia mosso da una intelligenza acuta e sensibile: le foto di Vimercati riescono fin da subito a vincere l’apparente banalità che potrebbe suscitare la prima visione, e immediatamente gli oggetti ritratti sembrano acquisire una certa loro personalità, un proprio senso superiore all’essere meri prodotti industriali (come sovente sono gli oggetti ritratti dal fotografo milanese) e quasi smarrendo il legame con il loro uso quotidiano per diventare veri e propri “s-oggetti” la cui visione torna indietro alla propria fonte riportando elementi e particolari che, prima, mai lo sguardo avrebbe pensato di cogliere, e in tal senso, dunque, facendo acquisire agli oggetti un nuovo proprio status essenziale. Anche l’ovvietà quotidiana, sembra dirci Vimercati, è invero ricca di singolarità, di specificità: basta saperla cogliere, e per questo l’opera di Vimercati è stata una lunga riflessione sulla fotografia stessa, e sulla ricerca di quelle peculiarità determinative di stampo quasi filosofico che, ribadisco, ancora oggi nessun altro mezzo di ripresa è probabilmente riuscito a raggiungere.
A voi:

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L’Associazione culturale Borgovico33
presenta

FRANCO VIMERCATI. Fotografie dal 1973 al 2001
Un viaggio verso la purezza dell’immagine.

22 febbraio – 30 marzo 2008
Borgovico33, Como

Dal 22 febbraio 2008 apre al pubblico la prima grande retrospettiva dedicata al fotografo Franco Vimercati (Milano, 1940 – 2001), artista schivo, colto e intelligente.
Le rassegna ripercorre il cammino artistico di Vimercati, dalla metà degli anni Settanta alla fine degli anni Novanta: dalle prime immagini con i ritratti di gente delle Langhe, le uniche scattate all’esterno – in mostra una copia d’epoca del catalogo e il ritratto del Vinaio – a quelle dell’acqua Levissima, un importante lavoro di matrice concettuale presentato un’unica volta a Modena nel 1975, alle serie di fotografie con i dettagli del parquet e delle mattonelle, esposte a Como, presso Borgovico33.
Franco Vimercati, dopo una formazione canonica da pittore all’Accademia di Brera, si avvicina con cautela alla fotografia, che impara a conoscere in maniera empirica. Dai primi esperimenti fotografici del 1968, una sequenza di immagini relative allo stesso oggetto, emerge subito l’idea di serialità, che caratterizzerà nel tempo i suoi lavori. Durante i suoi quasi quarant’anni di attività, Vimercati sceglie di rappresentare pochi oggetti appartenenti per lo più alla vita quotidiana, come un ferro da stiro, un barattolo, un bicchiere, una zuppiera, con una predilezione per le bottiglie. Tutti soggetti semplici, che sono, però, all’origine di una riflessione profonda sul senso della visione e della percezione, e soprattutto sul significato del gesto fotografico.
La sua – dice Angela Madesani, curatrice della mostra – non è una ricerca sulla realtà tramite la macchina fotografica, ma una ricerca sulla fotografia che utilizza elementi presi dalla realtà. Gli oggetti fotografati sono immersi nel silenzio e nell’immobilità, il tempo come presenza dominante si avverte nelle sue immagini, che non a caso sono ottenute con lunghe pose e grandi macchine da studio”.

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La rassegna, costituita da opere provenienti da importanti collezioni private italiane, è accompagnata da un catalogo che contiene testi di Angela Madesani, Giuseppe Panza, un’intervista inedita all’artista, apparati biografici e immagini delle opere in mostra (Edizioni Stella di Claudio Nicolodi Editore).
Durante il periodo della mostra è previsto un ciclo di incontri di approfondimento su Franco Vimercati.
Parallelamente alla mostra di Como, nelle Scuderie di Villa e Collezione Panza-FAI di Varese, saranno esposte una selezione di fotografie degli anni Ottanta del Novecento, il cui nucleo centrale proviene dalla collezione di Giuseppe Panza di Biumo, precursore del talento del fotografo milanese.

Infos:
Titolo: FRANCO VIMERCATI. Fotografie dal 1973 al 2001. Un viaggio verso la purezza dell’immagine.
A cura di Angela Madesani
Periodo: dal 22 febbraio al 30 marzo 2008.
Inaugurazione: venerdì 22 febbraio ore 18.00, Como
Associazione culturale Borgovico 33, Via Borgovico 33 – Como.
Ingresso libero, da giovedì a domenica dalle 15.00 alle 19.00 o su appuntamento.
Info: tel. +39 031 576029; fax +39 031 3385220; info@bv33.org; www.bv33.org

FAI-Villa e Collezione Panza, Piazza Litta 1 – Varese
Orari: 10 – 18 (tutti i giorni escluso i lunedì non festivi). Ultimo ingresso ore 17.30.
Ingresso alla mostra, Villa e Collezione Permanente: adulti 8 euro, ridotti (4 -12 anni) 3 euro. Aderenti FAI: 2 euro.
FAI Villa e Collezione Panza, Tel. 0332/283960, faibiumo@fondoambiente.it, www.fondoambiente.it
Ufficio stampa: Ilaria Gianoli tel. +3902514406 ilariagianoli@tin.it; Marta Colombo tel. +39 3403442805 martacolombo@gmail.com

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Radio Thule #10 in download: “Versi Diversi”, alla scoperta della poesia italiana d’avanguardia

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Radio Thule, anno IV, nr.10, lunedì 18 Febbraio 2008: “VERSI DIVERSI”, ovvero: un breve ma intenso viaggio nell’universo “misterioso” della poesia d’avanguardia, tra versi strani, bizzarri, oscuri, imprevedibili e a volte incomprensibili, ma che hanno da sempre anticipato l’evoluzione della lingua quotidianamente parlata da tutti…

Gli argomenti della puntata: normalmente, quando si pensa alla “poesia”, si intende quella tutta “rime&metrica”, alla maniera delle terzine dantesche, dei sonetti del Petrarca o di “La nebbia agl’irti colli…”, e simili “tiritere” che si imparavano a memoria ai tempi della scuola – senza naturalmente sminuirne l’importanza storica per la lingua e la cultura italiana: insomma, quella poesia dal valore primario prettamente estetico/linguistico, in forza di canoni stilistici “classici” di secolare determinazione… Tuttavia, dalla fine dell’Ottocento in poi, il notevole progresso che ha coinvolto la civiltà umana, sviluppo dell’era industriale e dell’Illuminismo, ebbe cospicui effetti anche nelle arti, compendiati nella nascita delle cosiddette avanguardie, e anche la letteratura non fu da meno in ciò, anzi subendo una mutazione linguistica, estetica e concettuale assai profonda, e diventando una sorta di testa di ponte per l’intera lingua parlata, che grazie alla poesia d’avanguardia ha proteso il proprio moto nel futuro esplorando nuove forme comunicative, diventate poi usuali nel parlato quotidiano. Esplorare il mondo della poesia d’avanguardia significa scoprire una dimensione spesso antitetica rispetto a quella “classica” prima citata, fatta di versi liberi da ogni schema, indipendenti e intraprendenti, testi surreali, spassosi o drammatici, geniali intuizioni filologiche, significati profondi e intensi e in generale – come si diceva – nuove forme scritte di comunicazione capaci di anticipare i tempi, gli usi e le idee della società, il tutto con un piacere di lettura particolare e per ciò quasi sempre affascinante, intrigante e assai coinvolgente. Radio Thule in questa puntata vi guiderà alla conoscenza di questo mondo, di alcuni di questi esemplificativi versi diversi e dei loro geniali autori – il tutto come sempre, in perfetto stile Radio Thule: con chiarezza, semplicità, un pizzico di necessaria ironia, e la consueta selezione musicale di alta qualità.
…E per i nostalgici, c’è sempre la “tradizionale” replica su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!

N.B.: prossimo appuntamento con Radio Thule, lunedì 3 Marzo 2008.

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Una lettera aperta dalle donne per le donne

Ricevo&pubblico la seguente lettera aperta, pur se la questione trattata esula dagli argomenti di cui il blog usualmente si occupa e, per gli stessi (credo intuibili) motivi senza darne alcun commento. Mi sono permesso solo di fare una piccola ma significativa modifica – e chiedo fin d’ora venia e comprensione per essa ai/alle proponenti del testo – “simbolicamente” camuffando i riferimenti politico-partitici verso cui la lettera è stata indirizzata: primo, perché il blog si pregia di restarsene al di sopra dell’ambito nel quale quei riferimenti esistono e agiscono; secondo, perché la questione è a sua volta di ambito superiore e ben più multilaterale, pur se ovviamente e inevitabilmente debba essere portata su quel piano istituzionale dal quale vengono le leggi – o quei decreti “ufficiali” che vengono denominati in tal modo e perciò imposti all’intera collettività…

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Immagine tratta da: http://lucyinthestars.splinder.com/

Caro Ve….ni, caro Ber….tti, cari dirigenti del ce…o-sin…ra tutti,
ora basta!
L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di ce…o-sin…ra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del ce…o-sin…ra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

Simona Argentieri
Adriana Cavarero
Isabella Ferrari
Sabina Guzzanti
Margherita Hack
Fiorella Mannoia
Dacia Maraini
Alda Merini
Valeria Parrella
Lidia Ravera
Elisabetta Visalberghi
Augusto Gughi Vegezzi

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