Una lettera aperta dalle donne per le donne

Ricevo&pubblico la seguente lettera aperta, pur se la questione trattata esula dagli argomenti di cui il blog usualmente si occupa e, per gli stessi (credo intuibili) motivi senza darne alcun commento. Mi sono permesso solo di fare una piccola ma significativa modifica – e chiedo fin d’ora venia e comprensione per essa ai/alle proponenti del testo – “simbolicamente” camuffando i riferimenti politico-partitici verso cui la lettera è stata indirizzata: primo, perché il blog si pregia di restarsene al di sopra dell’ambito nel quale quei riferimenti esistono e agiscono; secondo, perché la questione è a sua volta di ambito superiore e ben più multilaterale, pur se ovviamente e inevitabilmente debba essere portata su quel piano istituzionale dal quale vengono le leggi – o quei decreti “ufficiali” che vengono denominati in tal modo e perciò imposti all’intera collettività…

foto_vignetta_legge_194.jpg
Immagine tratta da: http://lucyinthestars.splinder.com/

Caro Ve….ni, caro Ber….tti, cari dirigenti del ce…o-sin…ra tutti,
ora basta!
L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di ce…o-sin…ra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del ce…o-sin…ra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

Simona Argentieri
Adriana Cavarero
Isabella Ferrari
Sabina Guzzanti
Margherita Hack
Fiorella Mannoia
Dacia Maraini
Alda Merini
Valeria Parrella
Lidia Ravera
Elisabetta Visalberghi
Augusto Gughi Vegezzi

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