Alessandro Bergonzoni, “Opplero, storia di un salto”

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Alessandro Bergonzoni, sotto molti punti di vista non solo letterari, è un genio. Potrei anche compendiare qui, in questa mia opinione secca, il giudizio su Opplero, Storia di un Salto, ed evitare troppe parole che, di fronte agli scritti del multiforme bolognese, danno l’impressione di vagare un po’ nel nulla, ovvero verso direzione che parrebbero corrette, ma poi forse no, o forse sì, o chissà… No, non voglio imitare il pressoché inimitabile stile letterario di Bergonzoni, che peraltro rappresenta da sempre uno dei suoi maggiori punti di forza: in ciò, veramente, mi verrebbe da definirlo come uno dei più grandi scrittori italiani in attività, per quella sua capacità (ormai rara, altrove) di sfruttare a fondo la lingua italiana, di trarre da ogni parola utilizzata e scritta il meglio possibile e di renderla perfettamente funzionale ai periodi che forma, e che dunque ne compendiano pienamente la forza linguistica. E’ un difensore della lingua, insomma, un baluardo contro il degrado che certi “slang” contemporanei trasformati poi in scrittura – molto spesso osannati anche all’interno del panorama letterario – le impongono, e che più volte Bergonzoni stesso ha denunciato in interventi sui media che mi è capitato di ascoltare (in uno dei quali, ricordo, egli ha parlato di impoverimento della lingua: giudizio conciso tanto quanto perfetto, e quanto mai condivisibile); e tale sua peculiarità di virtuoso della parola (scritta e parlata: meravigliosi i suoi monologhi teatrali!…) lo ha reso uno degli artisti più originali in circolazione – voglio dire, per suo grande merito, ovvio, ma anche per demerito altrui, come sopra accennato…
Opplero, Storia di un Salto, uscito nel 1999, resta pienamente nel solco stilistico bergonzoniano fatto di scrittura mirabolante – appunto – una bella dose di surrealismo, un’altra abbondante di stupenda follia – o meglio di fantasia a briglia sciolta, nulla di più lontano, naturalmente, da una qualche insensatezza letteraria che quel termine potrebbe lasciar supporre – ma lo ribadisco, insomma, la “follia” di Bergonzoni è quella propria della genialità, quella che sfugge dalle regole ordinarie per correre veloce in quegli ambiti ove pochi hanno capacità di giungere e di comprendere quello che vi si trova… La vis comica più diretta e immediata, più cabarettistica, che infarciva tremendamente i primi suoi lavori (Le balene restino sedute e E’ già mercoledì e io no, libri da sbellicarsi dalle risate come pochi altri) è qui assai più soffusa – ma d’altronde era così già dal volume appena successivo ai primi citati, Il grande Fermo e i suoi piccoli andirivieni, e si trasforma, come detto, in surreale inventiva in forma di romanzo pseudo-epistolare, irto d’un succedersi di eventi tanto improbabili quanto, in effetti, assolutamente in clima con la storia narrata… Il tutto, con il dubbio sorgente durante la lettura che dietro l’anarchica strampalaggine che, all’apparenza, Opplero potrebbe sembrare, Bergonzoni celi sensi e significati profondissimi, che con la sua scrittura egli sappia raggiungere il nocciolo essenziale di molte cose fondamentali della vita meglio di tanti pesantissimi tomi saggistici, e che (nuovamente) siffatta follia non sia che una incompresa e elevatissima saggezza in qualche modo cifrata nello stile raffinatamente creativo… Dubbio destinato a rimanere tale anche per (mi sa proprio…) il diabolico scherzo dello scrittore, che come lo genera ugualmente lo svanisce nel connubio/contrasto tra scrittura, lo ripeto, raffinatissima e bizzarria della trama, nel contempo generando però un’opera molto più letterariamente piena di tantissime altre, più facilmente sospinte (a forza, spesso…) al rango di grandi opere, o ancor più…
Con tutto ciò, se fosse da precisare, non è detto che Opplero possa piacere a tutti: come molte cose sfuggenti dalla norma, probabilmente c’è chi ne andrà in visibilio e, altrettanto probabilmente, c’è chi potrebbe smettere di leggerlo alla seconda pagina… Personalmente, lo ritengo assolutamente consigliabile, perché è bene ogni tanto leggere qualcosa di diverso dal solito, e perché Bergonzoni è un personaggio di rara preziosità nel panorama culturale italiano che merita di essere letto – scrivesse pure ricette di cucina: e sarebbe la gastronomia più creativa e genialoide mai vista in giro!

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1 Commento

Archiviato in Di buone letture

Una risposta a “Alessandro Bergonzoni, “Opplero, storia di un salto”

  1. Ho avuto occasione di assistere ad uno spettacolo di Bergonzoni dal vivo, oltre ad aver letto i suoi ultimi libri.
    L’ironia, l’arguzia e l’abilità che sparge a piene mani sono pari alla sua memoria nel ricordare testi incredibilmente ampi e nel porgerli con abilità istrionica al suo pubblico.
    Si rimane incantati e completamente immersi in questa sua rocambolesca e funambolica abilità.
    Esterrefatti, colti da risate irregrenabili eppure subito bloccate da altre gag ed altre sue trovate, sparate a raffica continua ed esponenziale.
    E’ qualcosa di difficilmente spiegabile in parole, a chi non l’abbia mai visto recitare.
    Davvero E’ UN GRANDE, ma… davvero da “capital letters”!.

    Luciana
    http://lucianabianchicavalleri.com

    .

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