A Lugano, la vertigine dell’altezza (sopra il mondo quotidiano)…

Qualche post fa, riferendo della mostra fotografica di Franco Vimercati da Borgovico33 a Como, scrivevo della capacità esclusiva del mezzo fotografico di penetrare nell’essenza profonda delle cose ritratte, qualsiasi esse siano; e se Vimercati ha sovente ripreso oggetti di semplicissima, ordinaria, banale quotidianità, la Galleria Gottardo di Lugano presenta un’esposizione collettiva di soggetto opposto, per la fotografia direi primigenio, come è il paesaggio in genere e nel particolare del caso il paesaggio di montagna – ovvero di un elemento a sua volta per molti versi “archetipico”… Eppure, nuovamente, si prova la capacità unica dell’obiettivo fotografico di scandagliare nel profondo ciò che fissa nelle proprie immagini, fornendo di quella realtà fissata la più ampia quantità di elementi di ponderazione di essa, di riflessione e di giudizio. La montagna, dicevo, è da sempre elemento archetipico e, nel paesaggio antropizzato, supremamente estetico (nel bello e nel sublime, in senso ovviamente kantiano) e pregno di molta altra essenza filosofica (come ha recentemente ben dimostrato, tra gli altri, Francesco Tomatis nel suo volume “Filosofia della Montagna”); ma riesce ancora la montagna, oggi, elevandosi con le sue vette al di sopra del mondo quotidiano, a sfuggire alle storture contagiose che questo mondo contemporaneo genera e porta in sé? Forse la società postmoderna ne ha già intaccato il mito, il senso, la verità, in un processo inevitabile e inevitabilmente considerabile? O lassù, sopra le nebbie delle pianure urbanizzate, tra cime, valli, foreste e ghiacciai, c’è ancora un’oasi di salvezza verso cui riparare e ritemprare corpo, mente e anima?
A voi:

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Jules Spinatsch, Scene 12M

Dal 26 febbraio al 26 aprile 2008
Vertige
Galleria Gottardo, Lugano

Dal 27 febbraio al 26 aprile, Galleria Gottardo riunisce nelle sue sale un’esposizione collettiva di tre fra i più importanti rappresentanti della fotografia contemporanea svizzera.
Il leitmotiv intorno al quale si sviluppa il concetto della mostra è il paesaggio montano con i suoi disparati modi di apparire e di rivelarsi. Il davosiano Jules Spinatsch, la zurighese Cécile Wick e il ginevrino Nicolas Faure costruiscono con i loro lavori delle simbologie, delle associazioni, delle impressioni legate alla sfera della montagna.
Nel mondo dell’arte, la montagna – che è sempre stata al centro dell’iconografia nazionale come simbolo ricorrente dei caratteri distintivi elvetici – ha assunto, negli ultimi anni, sempre più una connotazione metaforica, esprimendo molto nitidamente e intensamente le contraddizioni nel comportamento dell’uomo postindustriale rispetto alla natura e al paesaggio.
Jules Spinatsch, nelle sue immagini di “Snow Management”, documenta con grande efficacia, l’orientamento postmoderno che associa il mondo alpino ad un grande parco dei divertimenti. L’industria dell’intrattenimento che si è creata intorno allo sport alpino, porta all’estremo i paradossi della complessa e speciale relazione fra l’uomo della città e la montagna stessa. Attraverso scenari reali, contaminati dall’illuminazione artificiale che li rende quasi spettrali, ha voluto dare una rappresentazione grafica dell’estraneamento dell’uomo e dell’artificiosità insita nel suo “consumare la natura”. Cécile Wick segue un percorso diverso ricorrendo a immagini per lo più monocromatiche con leggeri giochi di luci ed ombre (in bianco e nero o con tenui tonalità di colori) per descrivere ciò che è rimasto della grandeur e del mistero che circondava il mito delle nostre montagne. Lei ricerca i paesaggi disabitati e la natura incontaminata, apparentemente al riparo dalla spinta civilizzatrice, quasi come se non fossero luoghi reali, ma facenti parte della mera memoria.
Il suo impiego di tecniche “primitive” e di parziali sfocature, così come il suo uso di immagini secondo canoni classici, materializzano il carattere evocativo del paesaggio e contemporaneamente creano fotogrammi intrisi di poesia e bellezza, che sembrano quasi sfuggire al mezzo che li ha creati. Nicolas Faure, in passato, nei suoi lavori, dava forma ad una critica beffarda che nasceva dal connubio tra pathos e senso del ridicolo, nostalgia della natura ed estraniazione dalla realtà. Nel suo saggio fotografico “Da una Svizzera all’altra”, sviluppato nell’arco degli ultimi decenni, ritrae lo stereotipo dell’escursionista come una macchia di colore stridente immersa in un panorama alpino apparentemente incontaminato, mentre, nelle opere esposte in Galleria Gottardo egli ricerca nel paesaggio il luogo dei suoi ricordi di bambino. Ritornando, da adulto, nel bosco della sua infanzia, analizza, con estrema delicatezza poetica, con occhio a volte malinconico e a volte crudo, l’attualità delle sue immagini interiori, cercando di far combaciare la sua nostalgia con la realtà nella quale si imbatte. È riuscito a documentare e tematizzare, in modo molto convincente, la commovente inutilità del “ritorno alla natura”.
La montagna come elemento trainante dell’esposizione vede cambiare i suoi valori classici man mano che ci si addentra nei pensieri degli artisti. La sensazione di “vertige” che ci assale entrando nel cuore della mostra, ha l’intenzione di trasformare la nostra classica idea di zona alpina, facendoci immaginare di essere nel punto più alto della montagna, in vetta, pervasi dall’estasi dell’altezza, e facendoci successivamente lasciare le sale della Galleria con una sensazione di completo stordimento, lo stesso che generalmente è provocato dall’altitudine o da una strana sensazione di sonnambulismo.
L’esposizione è curata da Franco Rogantini, Direttore di Galleria Gottardo e da Kathleen Bühler, storica dell’arte.

La Galleria Gottardo è una fondazione culturale senza scopo di lucro.
Dalla sua costituzione la Galleria Gottardo organizza mostre in collaborazione con musei, enti culturali e collezionisti. In più di dieci anni ha esplorato l’attività dell’Uomo con mostre di qualità con l’intento di fissare lo sguardo sulle innumerevoli sfaccettature dell’arte e della fotografia, dell’etnografia e dell’archeologia, del design e di oggetti particolari che sono, con gli anni, divenuti fonte di interessanti collezioni.
Tenendo sempre presente la posizione geo-linguistica della nostra regione, la Galleria Gottardo si pone come punto di incontro, di passaggio e di scambio tra la cultura del Nord e quella del Sud. La sua attività editoriale ha assunto un carattere importante nel complesso della sua produzione con particolare attenzione, nei testi e nell’impaginato, alla qualità dei propri cataloghi.
Punto di forza della Galleria Gottardo è la disponibilità al dialogo che permette di trovare partners importanti con i quali realizzare progetti nuovi e instaurare collaborazioni che perdurino nel tempo.

Infos:
Vertige
Jules Spinatsch, Nicolas Faure, Cécile Wick
Galleria Gottardo – Fondazione per la Cultura della Banca del Gottardo
Viale Stefano Franscini 12, Lugano (6900)
+41 0918081988 (info), +41 0918082447 (fax)
E-mail: galleria@gottardo.com – web: www.galleria-gottardo.org
Periodo di apertura: 27.02 – 26.04.2008
Orari: ma 14.00 – 17.00, me-sa 11.00 – 17.00. Chiuso domenica e lunedì.
Entrata libera
Catalogo: Edito da Galleria Gottardo, Lugano, Gabriele Capelli Editore, Mendrisio.

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