Tibet: che fare?

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Ne siete ormai tutti a conoscenza delle discussioni circa quanto sta accadendo in Tibet, sia a livello politico che a livello popolare, e l’eco di esse giunge forte e chiaro anche quassù a Thule… Alla base di esse una domanda sola, “Che fare per il Tibet?”, che invero ne raccoglie e compendia tante altre: “Come comportarsi con la Cina?”, “Boicottare le Olimpiadi o no?”, “Protestare pubblicamente e/o sul web?” e via di questo passo – posto che ormai, sul pianeta, solo il potere cinese ha il coraggio di dire che non Tibet non sia in atto, da mezzo secolo a questa parte, una brutale repressione che tale tempo trascorso ha in sostanza trasformato in autentico genocidio, corporale e culturale (non dimentichiamo che un popolo può essere ucciso anche cancellando la sua cultura e, conseguentemente, la sua storia…).
Che fare per il Tibet? – appunto… Innanzitutto, un piccolo plauso al Presidente francese Sarkozy: sarà anche un cascamorto, ma almeno ha avuto il coraggio di dire ciò che tutti gli altri leader politici “importanti” del pianeta non hanno saputo dire – in ciò facendo il paio inverso con gli USA, come al solito negli ultimi quarant’anni assolutamente sagaci e consapevoli in argomenti di politica estera! (signori cari di stanza a Washington, ma non sapete quanti vastissimi campi di patate vi siano da lavorare verso Ovest?!…): che poi le parole di Sarkozy non avranno alcun effetto pratico, com’è facile intuire, va bene, ma almeno le ha dette, ovvero ha calato le braghe un po’ meno platealmente di come fanno moltissimi altri di fronte al gigante cinese…
Belle invece le iniziative che invitano ad esporre bandiere del Tibet sui balconi (se ne volete acquistare una, andate qui): non servono a nulla, ma fanno scena e conseguente solidarietà “politica” (dacché più sarebbero, meno i media potrebbero fare a meno di parlarne – o sono troppo fiducioso nell’onestà e nella schiettezza degli organi di informazione?)… Boicottare le Olimpiadi, sarebbe un altro gesto moooolto forte, ma: 1°, nessuna federazione sportiva nel mondo avrà il coraggio di farlo (a meno di qualche sperduta piccola nazione che a Pechino porterebbe 2 o 3 atleti e solo per onor di firma); 2°, seppur la protesta sarebbe ed è condivisibile e sostenibile, colpirebbe forse l’unica cosa che su questo nostro povero pianeta riesce effettivamente a creare armonia tra i popoli, minandone tale caratteristica e l’immagine generale nel futuro prossimo… Perché invece non partecipare alle Olimpiadi e, quando l’atleta sale sul podio, tirare fuori la bandiera tibetana, o anche solo un piccolo pezzo di carta con scritto “Free Tibet”? Certo, ci vuole coraggio, ma voglio vedere se il potere cinese ha il coraggio di perseguire o addirittura arrestare un atleta appena medagliato nelle “proprie” Olimpiadi! Sarebbe, in mondovisione, una autodichiarazione di tirannia, una cosa credo molto più negativa che positiva per la Cina… Bjork, solo qualche settimana fa, ha dato il buon esempio…:


Si è messa in gioco, lei personaggio pubblico dello star system, molto più di quanto accadrebbe per un atleta: grandissima! – (e non per nulla viene da una terra che molti hanno identificato con Thule!…).
Una cosa immediata e, almeno, microscopicamente utile (non solo per la causa del Tibet, in fondo!) è invece boicottare i prodotti cinesi: personalmente, e nel limite del possibile (che sovente il mercato globalizzato al quale dobbiamo volenti o nolenti tutti attingere rende sostanzialmente impossibile) lo faccio già da tanti anni: prima per difendere le nostre produzioni (quando non siano truffaldine!) e il nostro lavoro (il cane che si morde la coda – e poi viene divorato dal drago: ci si lamenta continuamente della crisi del nostro sistema industriale, e poi frotte di lamentanti acquistano a man bassa prodotti cinesi perché costano 1/10 di quelli nostrani: bravissssssimi!…) e ora lo farò anche per togliere qualche granellino di terra da sotto il piedistallo che regge la dittatura cinese… E’, probabilmente, l’unico mezzo di protesta in possesso al comune cittadino che, se adeguatamente diffuso, può spaventare il potere cinese e farlo ragionare un poco di più: in fondo il Tibet non chiede nulla più che dialogo e comprensione per la propria cultura – lo ha ribadito più volte il Dalai Lama, egli personaggio di spirito assai più forte e prezioso di moltissimi altri – ad esempio di tanti politici italiani che, nel corso della sua visita di qualche mese fa in Italia, non lo hanno ricevuto: il Tibet anche da questi chiede autonomia, autonomia da questa scempiaggine di potere che costantemente permette le peggiori efferatezze qua e là nel mondo (non c’è solo il Tibet, purtroppo…) pur di ricavarci un qualche profitto…
Free Tibet!

P.S.#1: qui potete andare a rileggere il precedente post sulla questione Tibet/Cina, con alcuni link ad associazioni attive in merito.

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