Bruce Chatwin, “In Patagonia”

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Eccomi dunque al “terzo elemento” della più celebre trilogia letteraria patagonica, dopo (nel mio ordine di lettura) Sepulveda e Patagonia Express e Coloane con Terra del Fuoco: In Patagonia, di Bruce Chatwin, definito sulla quarta di copertina (nella mia edizione Gli Adelphi) “il libro-simbolo di tutti i viaggi”…
Nel chiudere la precedente “recensione” di Coloane, avevo scritto: “…chi cerca, di e su quelle terre australi, una lettura per la mente, potrà preferire Sepulveda, mentre chi cerca una lettura più corporale troverà di che soddisfarsi con Coloane…”: e In Patagonia, dunque, che probabilmente è l’opera “patagonica” più celebre? In Patagonia – lungo diario di viaggio quasi giornaliero di un Chatwin vagabondo qui e là per le rarefatte e lontane località australi, scritto in forma di tanti capitoletti mai più lunghi di qualche pagina, ricchissimo di cronache, aneddoti attuali e storici, personaggi, miti (per cui fortunatamente e lodevolmente dotato di una cartina, all’inizio del testo, per meglio seguire il vagabondare dell’autore) – In Patagonia, dicevo, è un libro molto bello, molto leggibile, alquanto suggestivo, solo in alcune parti un poco ridondante su alcune delle vicende narrate tuttavia sempre ben scritto, e che dunque merita del tutto la celebrità guadagnata negli anni… Ma è il meno patagonico, alla fine, delle opere dei tre autori che tali si possono definire. Osservazione primaria e (a mio modo di vedere) fondamentale: Chatwin è un inglese, un europeo con occhi, mente e spirito europei in Patagonia (ove viceversa Sepulveda e Coloane sono indigeni, soprattutto il secondo), dunque egli non scrive della Patagonia, ma in Patagonia (il titolo dell’opera, appunto), cioè del proprio viaggio in Patagonia – e forse anche per questo una certa parte dello scritto è dedicata all’incontro con e alla vita di tanti immigrati europei, delle più diverse nazionalità. La Patagonia c’è, ovviamente, in descrizioni molto belle e suggestive (e anche con alcuni scatti fotografici dello stesso Chatwin) e fa’ da sfondo ai personaggi ed alle vicende narrate, mentre soprattutto in Coloane è essa stessa un personaggio, non di carne e ossa ma di pietra, arbusti secchi e vento (ma fin d’ora non fraintendetemi: è del tutto errato confrontare le tre opere per stilare una classifica e decretare la migliore, la più “patagonica” in assoluto). Per quanto sopra, Chatwin è “in” Patagonia, non ne è parte e non lo diventa: in ciò In Patagonia è veramente un grande libro di viaggio, dacché il “vero” viaggiatore transita per un luogo, vi raccoglie le proprie impressioni, suggella nel proprio ricordo l’esperienza di vita trascorsa in esso e poi va’ oltre, verso altri luoghi, e questo compie Chatwin, andando da una località all’altra di quella parte estrema di mondo e fissando nel suo scritto le percezioni ricevute… Di contro, In Patagonia diventa quasi più patagonico quando in esso l’autore riporta le vicende e gli aneddoti storici di quelle terre, la vita e la sorte, buona o cattiva, dei personaggi che vi vissero e, in certi casi, ne decretarono appunto il corso degli eventi della sua storia: dunque in un modo cronachistico tipico del “forestiero” che giunge in un certo luogo e di esso ne ricostruisce la realtà, passata e presente a vantaggio della propria conoscenza personale…
Torno dunque, a tal punto, alla riflessione/questione iniziale: se Patagonia Express di Sepulveda è una lettura per la mente e Terra del Fuoco di Coloane per il corpo, In Patagonia è una lettura per le gambe e gli occhi, cioè per gli strumenti fondamentali del viaggiatore – ma forse, per accomunare i tre volumi in una opinione unica, posso semmai rispondere ad un’altra domanda che mi è sorta durante il periodo nel quale li ho letti, anche ascoltando l’esperienza di chi in Patagonia c’è stato veramente: se in Patagonia vi dovessi andare, quale libro su di essa dovrei/potrei leggere? Bene, ora, a tale domanda, mi risponderei così: prima Coloane, per “impattare” con la più autentica Patagonia e conoscerla nel modo più schietto possibile; poi Chatwin, per approfondire le vicende e la storia sua e degli uomini che l’hanno determinata e – per quel poco che è successo – antropizzata; infine Sepulveda, per considerare quella conoscenza acquisita da un punto di vista più suggestivo e “poetico”…
In ogni caso anche In Patagonia, come gli altri due autori/volumi, è una bella e certamente consigliabile lettura…

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