Archivi del mese: maggio 2008

Radio Thule #16 in download: “La mia vita sopra il mondo”, l’alpinismo estremo di Mario Panzeri

Radio Thule, anno IV, nr.16, lunedì 26 Maggio 2008: “LA MIA VITA SOPRA IL MONDO”, ovvero: le esperienze di uomo e alpinista di Mario Panzeri, il più forte specialista lecchese delle alte quote, con 7 cime raggiunte oltre gli 8.000 metri: le sensazioni, le emozioni, le suggestioni, il senso di una vita sempre e volutamente “in ascesa…

Ospite in studio: Mario Panzeri, alpinista estremo.

Gli argomenti della puntata: Radio Thule è estremamente onorata di ospitare, in questa puntata, uno dei più importanti alpinisti estremi italiani, nonché il più forte di quella terra tradizionalmente fucina di grandi alpinisti quale è Lecco: Mario Panzeri, guida alpina, salitore di 7 vette oltre gli 8.000 metri e di un gran numero di altre cime e vie sulle Alpi, sulle Ande e in Himalaya. Una vita, dunque, per scelta dedicata ad affrontare sfide estreme, in luoghi ove tutto sembra fatto per respingere la vita stessa e nei quali il solo esserci significa l’aver dovuto affrontare enormi sacrifici fisici e psicologici… Tuttavia, dentro gli indumenti termici d’alta quota, dietro gli attrezzi alpinistici di ultima generazione e oltre il dato puramente tecnico di un’ascensione estrema, c’è sempre un uomo come molti altri, che appunto ha volontariamente deciso di salire il più possibile verso il cielo portando in questa sua scelta non solo la preparazione tecnica e atletica, l’allenamento, il coraggio, ma anche le proprie più umane emozioni, sensazioni, suggestioni, i sogni e i timori, generando da tutto ciò un’esperienza di vita certamente “non comune” nel senso più ampio del termine, ovvero capace di donare un nuovo e diverso senso della vita, e una altrettanto nuova visione delle cose del mondo, da quelle estreme degli 8.000 metri fino alle più ordinarie quotidianità della vita di ogni uomo – anche di un alpinista, appunto…
Mario Panzeri ci guiderà in questa sua vita sopra il mondo, attraverso le sue esperienze e i suoi progetti futuri, magari diffondendoci attraverso la radio un po’ di quell’aria tersa e purissima delle alte quote… – il tutto come sempre, in perfetto stile Radio Thule: con chiarezza, semplicità, un pizzico di necessaria ironia e la consueta selezione musicale di alta qualità.
…E per i nostalgici, c’è sempre la “tradizionale” replica della puntata su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!

Mario Panzeri e Daniele Nardi
Mario Panzeri e Daniele Nardi
P.S.: Mario Panzeri, solo due giorni dopo la serata in Radio Thule ovvero il 28 Maggio, è in partenza per una nuova spedizione himalayana: con l’alpinista laziale Daniele Nardi e un operatore televisivo, tenterà di salire la parete Diamir del Nanga Parbat in Pakistan, vetta di 8.125 metri tra le più ostiche tra quelle che formano la lista dei 14 “ottomila”, le cime più alte del pianeta. Lo scrivente con il blog e Radio Thule con RCI Radio fanno i migliori auguri a Mario (e a Daniele) per la spedizione – ed è già ovviamente prenotata una puntata nella prossima stagione per il racconto dell’avventura!!!
Le news sulla spedizione potranno essere lette sul sito di Daniele Nardi,
http://www.mountainfreedom.it/main/index.php.

N.B.: prossimo appuntamento con Radio Thule, lunedì 09 Giugno 2008.

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Wladimir Kaminer, “Berliner Express”

La letteratura russa contemporanea è, sotto certi aspetti, un mondo ancora piuttosto misterioso, e ancor più tale, gioco forza, se messo accanto alla sua storia, quella dei Dostoevskij e miti simili (ma, ovvio, lo sarebbe qualsiasi, con nomi del genere…): non vi sono grandissimi nomi, e nessuna opera pare emergere più di altre dalla massa editoriale generale, tuttavia ogni tanto qualche nome diventa un poco più noto e citato dai media più attenti alla lettura; d’altro canto, personalmente, ciò che ho letto di russo contemporaneo mi ha sempre lasciato buone impressioni… In ogni caso uno di quei nomi dotati d’una certa fama è quello di Wladimir Kaminer (qui da zam.it una sua breve biografia), che ha saputo piazzare “bene” due o tre titoli nel gradimento popolare, tra cui vi è questo Berliner Express, romanzo in forma di capitoli (o racconti) sostanzialmente indipendenti l’uno dall’altro se non per il senso principale che lo stesso ha, ovvero le avventure di un gruppo di amici che, in concomitanza con la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’impero sovietico, cercano di mettere in pratica i loro più fantasiosi sogni di viaggio (seppur normalissimi in verità: Berlino, Parigi, New York…) in un mondo non più negato dal regime e finalmente raggiungibile, il tutto con esiti piuttosto alterni e sovente ridicoli…
Di primo acchito, Berliner Express parrebbe una lettura “giovanile”, e non solo perché narra di protagonisti giovani e, in quanto tali, spensierati, ingenui, noncuranti delle “grandi questioni” del mondo: è scritto in modo assai scorrevole, semplice, senza figure retoriche e filosofanti proprie dei testi “da meditazione” – insomma, giusto per capirci, Kaminer non è certo l’erede di Dostoevskij!… – e ciò lo fa’ leggere molto rapidamente, senza eccessivo impegno e con un certo divertimento, dacché la narrazione è alquanto ricca di personaggi strani, aneddoti curiosi spassosi, vicende improbabili da, appunto, ex-sovietici piuttosto sfigati improvvisamente catapultati in un mondo assai diverso dal loro quotidiano. In verità, Kaminer usa tale narrazione per descrivere a suo modo un arco di tempo più o meno ventennale (ovvero dalla fine dell’URSS fino al nuovo millennio) entro il quale la storia di quelli come lui – cioè gli ex-sovietici – e di rimando dell’intero continente europeo si è modificata, se non stravolta, profondamente, rivelando quanto il possente gigante sovietico fosse in realtà fatto di morbidissima sabbia, tanto da squagliarsi rapidamente al primo colpo di vento (di libertà) e così portando alla luce le ipocrisie e i paradossi, a volte tragici, che nascondeva in sé (come, ad esempio, la finta Parigi dove venivano portati i sudditi sovietici “meritevoli” facendo creder loro che fosse quella vera, se non che qualcuno riconosceva nel falso autista “parigino” di autobus lo stesso autista che, anni prima, guidava i bus nel quartiere di residenza a Mosca, e che a un certo punto non s’era più visto in giro…). Per ciò ho scritto che “di primo acchito” la lettura di Berliner Express sembra piuttosto semplice (e/o semplicistica); in effetti quella rilettura amara sulla realtà sovietica e sulla vita dei personaggi che, poco o tanto, ne preserva l’essenza sorge man mano che le pagine scorrono, pur restando – per evidente volere dell’autore – ad un livello analitico abbastanza elementare, essendo continuamente intrecciato alla narrazione delle strampalate vicende dei protagonisti: in tal modo il lettore legge di quella realtà e facilmente ne ride (ripeto, la vuole Kaminer una reazione del genere) quando invece, sotto altri punti di vista, di quella realtà non si potrebbe far altro che meditarci sopra e, altrettanto facilmente, amareggiarsene e/o spaventarsene…
Ora, in tutta sincerità, la Süddeutsche Zeitung che scrive “Le trovate linguistiche di Kaminer si accompagnano a un umorismo originale” ovvero Rolling Stones “Kaminer colpisce nel segno con un linguaggio diretto” (cito dalla quarta di copertina della mia edizione dell’opera di Guanda) mi paiono dichiarazioni fin troppo sensazionalistiche (certo, lo so, servono soprattutto per vendere il libro…): l’umorismo c’è ed è divertente ma non così originale, e il linguaggio pacato e ameno di Kaminer non mi sembra così “diretto”; d’altronde, non credo che chi voglia analizzare in maniera approfondita la realtà storica del crollo dell’URSS e degli anni successivi in chiave letteraria cercherà Berliner Express, che pur nella sua forma stilistica volutamente non impegnativa (e peraltro non così indicativa sulla letteratura russa contemporanea) resta comunque un poco “debole” e superficiale sotto quest’aspetto… E’ un libro gradevole da leggere e, ripeto, non impegnativo, che probabilmente non cambierà la vita al suo lettore ma che potrà fargli passare qualche oretta saggiamente amena.

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Riflessioni e consigli Thuleani…: la sagacia di Henry James, una mostra anti-iconica da Wannabee Gallery, carpenteria artistica al Mart, nuovi artisti a Lecco e mostre+libri+musica dall’irrefrenabile Modo Infoshop…


Immagine tratta da: http://www.provincia.venezia.it/

Un popolo che appena tre secoli fa possedeva il gusto più raffinato, ed oggi invece ne manifesta uno pessimo; dopo aver prodotto le opere più nobili, più amabili, più preziose, oggi si abbassa a fabbricare oggetti ad un tempo orribili e di nessun valore”.
Chi ha pronunciato una tale sentenza, così netta e realistica, così rapida, profonda e sagace sulla realtà italiota? Forse un qualche guru dell’antipolitica attuale alla Beppe Grillo? Un mordace inviato di Striscia la Notizia o de Le Iene? Un qualche raro giornalista particolarmente libero di scrivere ciò che pensa?
No, nessuno di questi personaggi, o di altri affini… E’ stato Henry James, il grande scrittore americano, che la scrisse in Ore Italiane (citata sul numero di 29 di Giudizio Universale, un periodico che molti farebbero bene a leggere al posto di altra periodica e più platinata fuffa), puntandola solo apparentemente più verso la realtà artistico/culturale italiana ma invero facendo di essa il paradigma di un’intera situazione nazionale… E, badate bene, la scrisse nel 1909! Un secolo fa! Ovvero, già un secolo fa egli, in quanto scrittore, intellettuale e forse per questo di sguardo acuto, mente perspicace e pensiero libero più che altri, aveva intuito la decadenza in corso della società italiana, che viceversa si tende a individuare nel suo principio dalla fine degli anni ’60 in poi, con accentuazione proporzionale all’avanzare fino al presente… Invece, sulla scia di James, lo stesso articolista del Giudizio Universale, Andrea Dusio, fissa nell’unità d’Italia, ovvero nell’ultimo secolo più o meno di dominio dei Savoia, le radici del deterioramento italico: probabilmente non a torto, dacché la lettura di quel testo di James mi ha personalmente re-illuminato nella memoria quanto Gianni Brera scrisse su Carlo Cattaneo in Storie dei Lombardi e sulle sue lucidissime idee politiche all’epoca dei fermenti pre-unitari e delle “sue” 5 Giornate di Milano, cioè quando pregò in ogni modo i patrioti italiani di non radunarsi sotto casa Savoia e lo stato piemontese meno sviluppato della Lombardia e distante dall’essere democratico: “Non andate coi piemontesi! Quelli hanno ancora i gesuiti!” supplicò Cattaneo, restando inascoltato e divenendo profetico, visto poi il (non) progresso della storia e della società italiana, guarda caso rimasta incatenata proprio ai “capi” di quei gesuiti… (per inciso, egli aveva in mente per l’Italia una confederazione sul modello della Svizzera, stato dove poi si rifugiò e preferì morire: fate voi le debite – e assai tristi, dalla parte italiana – comparazioni, se avesse ragione lui o no!)…
Insomma, tutto ciò accresce il timore che, per salvare la povera Italietta ormai da tanto tempo e sempre più italiota, ci sarà da lavorare ben più di quanto ci si potesse immaginare (e già paventare), ahinoi tutti…

Vabè… Sapete che Cronache da Thule cerca sempre di illuminare altre vie di salvataggio da percorrere, di quelle che lungo il proprio “percorso” conservano ancora in sé ciò che Henry James già cent’anni fa non trovò più, girovagando per la povera Italia…


Marco Pece, Teschio Lego, 2008

Fino al 15 Giugno 2008:
Wannabee Gallery
via Goito 3, Milano
SKULL: return to sender
Al grido “finiamola con le mode nell’arte!” si è inaugurata giovedì 15 maggio la collettiva di 15 artisti “skull: return to sender” con il fine polemico di generare la caduta del teschio come iper-inflazionata icona.
15 opere irriverenti che spaziano tra arte digitale, installazione, video-arte, scultura e pittura, cercheranno di abbattere il mostro che Damien Hirst ha generato con il suo teschio tempestato di diamanti dal valore di cento milioni di dollari.
Basta visitare le più importanti fiere d’arte mondiali o sfogliare le riviste di settore per essere sopraffatti dalla onnipresenza di crani, ossa e ghigni senza labbra.” Si lamenta Silvia Pettinicchio, titolare della galleria Wannabee “La sensazione è di un approccio superficiale alla simbologia, di sudditanza dell’arte al fashion e di una completa mancanza di comprensione dei significati”.
Per questa ragione Wannabee Gallery comincia la prima di una serie di battaglie volte a liberare l’arte dai trend, raccogliendo un campione di tutti i teschi che hanno invaso il mercato dell’arte negli ultimi mesi, con l’obiettivo di celebrarli attraverso un purificatorio rito funerario e rispedirli al mittente.
In mostra le opere di:
Andy, Alessandro Antonello, Marco Befana, Marc Carniel, Valentina Chiappino, Ivana Falconi, Marco Pece, Michela Pedron, Gabriele Pellegrini, Alessandro Reggioli, Sabrina Ravanelli, Cristina Stifanic, Mario Sughi, Vania Elettra Tam, Giulio Zanet.
Per infos: be@wannabee.it
www.wannabee.it
0236518733
catalogo in galleria
> scarica qui la locandina/comunicato stampa dell’evento


Mart, fino al 6 Giugno 2008
Martellatori in cronosequenza
Uno studio di carpenteria dinamica ispirata a Depero e realizzata dagli operatori del legno dell’Istituto di Formazione professionale di Trento in collaborazione con l’Area Scuola della Sezione Didattica del Mart.
Da martedì 5 maggio a venerdì 6 giugno, gli spazi della Sezione Didattica del Mart, a Rovereto, ospitano l’installazione Martellatori in cronosequenza, esito di un laboratorio di produzione artistica che ha coinvolto la classe V degli operatori del legno dell’Istituto di Formazione professionale di Trento.
Il laboratorio ha avuto come tema l’indagine sperimentale delle possibilità di percezione della sequenza di un’azione e di conseguente raffigurazione. Il tema è stato scelto per guidare gli studenti alla comprensione di interessanti ricerche dedicate alle dinamiche del movimento da parte delle avanguardie storiche d’inizio Novecento. Parte integrante del laboratorio è stata la produzione del manufatto in mostra, ispirato all’opera di Fortunato Depero Martellatori del 1923.
La costruzione di martellatori in sequenza nasce da approfondimenti sulle ricerche scientifiche dello statunitense Eadweard Muybridge (basate sul posizionamento di più macchine fotografiche affiancate in grado di cogliere ognuna una parte del movimento, combinando poi i singoli scatti in una struttura discorsiva per dare l’idea dell’azione percepita) e sugli studi del fisiologo francese Etienne Marey (volti a sintetizzare movimenti successivi su un unico supporto fotografico).
Lo studio di queste ricerche è stato affiancato da una serie di approfondimenti dell’opera di Depero, uno tra i futuristi più attenti allo studio della meccanica dell’azione. Da un punto di vista pedagogico, svelare le traiettorie delle cose, scrutare la percezione della realtà che si presenta in un assembramento governato dal dinamismo spazio-temporale e dal limite di azione dato dal gesto è stato un esercizio per ampliare la riflessione sulla percezione che gli studenti hanno del mondo (e quindi sulla sua stessa comprensione).
La collaborazione tra l’Area Scuola della Sezione Didattica del Mart e gli istituti scolastici è una realtà da tempo consolidata e in continua crescita. Numerosi sono i progetti sperimentali e le attività di consulenza pedagogica sviluppati in forma di partenariato intorno a specifiche tematiche connesse con le forme e i linguaggi delle opere d’arte moderne e contemporanee presenti al museo.
L’installazione è visitabile presso la Sezione Didattica del Mart, a Rovereto, da lunedì a venerdì, dalle 9:00 alle 16:30
Per informazioni: Sezione Didattica Mart tel. 0464.454108
Progetto didattico a cura di Maria Garraffa e Franco Piccolroaz
con la collaborazione di Carlo Tamanini
Ufficio Stampa Mart: tel 0464.454127/124


Lecco, fino al 1 Giugno 2008
Opere dal 2000 al 2008
Museo Civico, Torre Viscontea
Piazza XX Settembre, Lecco
Con questa (mirabile, n.d.s.) iniziativa il Comune di Lecco dà il via ad una nuova serie di mostre alla Torre Viscontea in cui vengono presentati insieme due,tre artisti del territorio che, attraverso percorsi differenti e linguaggi non necessariamente comuni, esplorano le molteplici espressioni dell’arte contemporanea.
Maurizio Romanò, Marialuisa Sponga, Mariagrazia Stoppa, aprono questa prima serie di mostre, esponendo le proprie opere più recenti e significative dal 2000 al 2008, in cui sono individuabili differenti linguaggi e ambiti di ricerca su tecniche e contenuti.
Maurizio Romanò realizza una serie di paesaggi ad olio su tela in cui la tecnica più nobile e antica, l’olio, dà origine ad opere in cui la rappresentazione del reale si stempra in una immaginario di colori onirici ed evocativi di una natura misteriosa ed inquieta,nella quale il tempo sembra sospeso nel prolungarsi dell’attesa. Le tele esposte suggeriscono paesaggi interiori nel quale specchiarsi.
Marialuisa Sponga presenta paesaggi concepiti come grandi arazzi in cui il tessuto assume la tridimensionalità di una scultura attraverso la sua manipolazione e la sperimentazione di materiali di ogni tipo: plastica, metalli, filati, fiocchi, corde, reti, cuciti tra loro in insieme armonici e coloristici che rimandano a elementi reali proprio del paesaggio: acqua, terra, erba, pietra, sabbia.
Mariagrazia Stoppa, scultrice, sperimenta tecniche diverse legate alla manipolazione della creta in particolare ceramica raku: espone in mostra pannelli composti da formelle in cui ogni tassello rappresenta il vissuto quotidiano della artista nel quale anche il visitatore può riconoscersi: al centro della sala una installazione con una seria di morbidi pinguini in ceramica raku, dalle linee curve e sinuose, in cui la forma e’ il reale soggetto delle opere, rimanda al concetto di natura propria della artista.
Per infos: 0341/282396, 0341/481247


MODO Infoshop Bologna
Fino al 7 Giugno 2008
Finestre
una mostra di Simona Giova
Quello che mi affascina sono le superfici e le tracce degli oggetti quotidiani depositari del vissuto dell’uomo.
I miei segni prendono vita dai pannelli di legno superstiti che cercano un nuovo equilibrio nella ricostruzione di un dialogo tra il segno e la forma.
Il pannello, il gesso e lo smalto sono la forma e la materia. L’incisione è ciò che resta
della mia azione. Che trasforma, dialoga e si fonde.
La memoria dell’accadimento torna a rivivere nella registrazione dell’azione, come in un processo che riporta alla luce gli eventi creando un oggetto che racconta di qualcosa che è già stato
”.
Simona Giova è nata a Mantova nel 1977. Si diploma in architettura e arredamento all’Istituto d’Arte di Mantova, si è in seguito diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna in decorazione. Durante gli studi ha rivolto il suo interesse sul segno e grazie alle tecniche apprese nei laboratori di incisione calcografica ha potuto affinare la sua ricerca. Nel 2001 vince il Premio Morandi per l’incisione. In seguito ricerca una propria tecnica espressiva estendendola a materie e supporti extrapittorici. Ha partecipato a varie mostre nel circuito artistico bolognese, attualmente espone tra Mantova Bologna e Milano in cerca di nuovi rapporti tra l’opera lo spazio e lo spettatore.
Tra le mostre principali:
Lo Specchio di Venere, Galleria Campo delle Fragole, Bologna 2000; In Stazione..,Stazione Ferroviaria di Bologna 2001; Be Essere,Spazio d’archeologia industriale, Brescia, 2001; Premio Moranti per l’Incisione, Museo Morandi, Bologna, 2001; Premio Giovani Biella per l’incisione,Biella 2002; Pioggia e Sole Lasciano il Tempo che Trovano, Torre Ferraresi, Ferrara, 2004 ; Cartoline, Circolo Arci Lineout, Mantova 2005; Alice in Highway, Rocca Estense, Modena, 2007; Paesaggi Urbani, CasbahClub, Mantova 2008; Tracce, LibenterCafè, Mantova.
Infos: http://www.modoinfoshop.com/dettaglioevento.asp?id=461

…e ovviamente non mancano le grandi serate culturali di Modo…:

Giovedì 22 Maggio, ore 21.30
Lessico del razzismo democratico
Le parole che escludono

un libro di Giuseppe Faso
(DeriveApprodi)
ne parlano con l’autore Daniele Barbieri (giornalista e saggista), Marcello Maneri (sociologo, insegna a Milano Bicocca), Paolo Nori (scrittore) e Alberto Prunetti (scrittore)
Infos: http://www.modoinfoshop.com/dettaglioevento.asp?id=463

Venerdì 23 Maggio, ore 1900
Aperitivo musicale per la presentazione di
KALOS IRTATE! (Benvenuti)
Un disco che nasce ad Atene nel 2008 come documentazione di un evento di grande significato culturale: racconto vivo dell’esperienza di un festival, proposto dal gruppo greco di musica popolare Encardìa, che promuove l’incontro tra culture mediterranee accomunate dalla musica e dalla lingua greca. Sguardi che si incrociano sulle rispettive linee d’orizzonte… in mezzo all’Adriatico.
Durante la serata il gruppo salentino Malalingua racconterà l’esperienza musicale in corso e l’incontro con il gruppo greco Encardìa.
Infos: http://www.modoinfoshop.com/dettaglioevento.asp?id=464

MODO Infoshop – Interno 4 Bologna
Via Mascarella, 24/b e 26/a
40126 Bologna
tel. 051/5871012
info@modoinfoshop.com
www.modoinfoshop.com
www.myspace.com/modoinfoshop

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Una lettera aperta al Sig. Magdi Allam…

Egregio Sig. Magdi Cristiano Allam,
con la presente “lettera aperta”, che le rimarco fin d’ora assai pregna in ogni sua parte del più naturale e cordiale rispetto nei Suoi confronti, vorrei rimarcarLe il grande sconcerto che le Sue più recenti e personali vicende spirituali hanno causato nello scrivente – vicende che qui è inutile riassumere, visto il notevole battage pubblicitario di cui hanno goduto sui media nazionali. Mi permetta, sig.Cristiano: la conversione, la cerimonia di battesimo in Vaticano officiata addirittura dal pontefice, i già citati articoli sui media (nazionali, si ribadisce, dacché quelli esteri per la quasi totalità hanno evidentemente ritenuto di dover e poter parlare d’altro), ora il volume Grazie Gesù… Oibò, mi scusi: a quando il merchandise stile-Disney, le t-shirts, i pupazzetti, il DVD o altro di similmente e sfacciatamente promozionale?…
Mi scusi ancora, Sig. Allam, voglio soltanto stemperare il tono generale della presente e non certo apparire insolente, ma di contro non ritenga il senso di queste mie parole sminuito nemmeno per un istante, e anzi rinforzato e ben palese; sono parole che Le scrivo con personale e spero non boriosa cognizione di causa perché anch’io ho attuato, qualche tempo fa, una scelta spirituale simile alla Sua nel principio seppur assai diversa nella sostanza, una scelta che fin da quando cominciò a balenarmi in mente reputai subito e inequivocabilmente libera, personale, dunque assolutamente intima, unicamente parte della mia sfera vitale personale anche perché, di fatto, agente soltanto in essa, come naturale e giusto (tant’è che rifiutai più volte inviti da parte di giornalisti locali per articoli sulla mia scelta). Ciò non toglie che altri i quali compiano simili scelte non possano essere liberi di manifestarle pubblicamente; ma da qui a giungere alla vera e propria spettacolarizzazione mediatica (come ha rimarcato il professor Claudio Magris sul Corriere della Sera anche a proposito della logica politica di una tale mediatizzazione, e ricordando la natura precipuamente interiore del rito del battesimo, non solo in ambito cristiano-cattolico – salvo eventuali celebrazioni) con la quale Lei ha caratterizzato così fortemente tale Sua “scelta” – virgolette ora necessarie – ne passa parecchia di strada, sia o meno quella per Damasco… E queste mie considerazioni non vogliono peraltro toccare anche la questione (eventuale) della sfida all’Islam generata dal Suo gesto, dacché non è questa di sicuro la sede più competente per farlo, e semmai rimanere nella più semplice analisi “spirituale” della questione stessa, che è poi in effetti la principale. Spiritualità, appunto: sig. Magdi, dal momento che Lei riterrà sicuramente di vederla nella sua vicenda, vuole spiegare anche al sottoscritto dove sia, la spiritualità, nei gesti che ha compiuto, che invece appaiono – e, ripeto, non solo al sottoscritto, vedi El Pais del 25 Marzo scorso – assai artificiosamente immanenti, cioè, insomma, tutto fuorché mossi da autentica spiritualità e viceversa programmati da una inopinata e razionalissima progettazione?
Spiritualità, appunto, che come dicevo Lei sicuramente ritroverà nella sua scenograficissima scelta, di cui peraltro ribadisco (e difendo) la legittimità, ma che mi sembra sia Lei, per primo, a mettere in serio dubbio, sia con l’attuazione della scelta stessa di cui si è già detto – e pure, mi consenta, per quella celebrazione in Vaticano col papa davanti alle telecamere, prova lapalissiana di come tutti gli uomini saranno pur uguali di fronte a dio, ma alla chiesa ovvero alla sua gerarchia di potere mica tanto… – sia con le Sue parole, riprese nelle presentazione del suo volume Grazie Gesù rintracciabili, ad esempio, nelle librerie web dove esso sia in vendita… Per citare direttamente: “…un grido d’allarme in difesa della sacralità della vita e della dignità e libertà della persona…”: beh, sig. Cristiano, ove la dignità e libertà della persona sia precipuamente attinente alla sfera interiore individuale, e questa sia violata infrangendone in primis la sua interiorità, per motivi “spirituali” poi ancor più, la stessa dignità e libertà, sappia, non sono già più così assolute e preservate… “Una cultura che non può fondarsi sul relativismo etico e sul ‘politicamente corretto’, ma solo sulla condivisione dei valori inalienabili e inviolabili della nostra umanità…”: uh, che confusione, quell’accostamento tra relativismo etico e politically correct! Come mettere in relazione salcicce e gelati, e sostenere che entrambi fanno male perché fatti con identici ingredienti! E poi, anche Lei, con ‘sta storia trita e ritrita dei “valori” ancora una volta sbandierata ai quattro venti, martellata per conficcare nella testa dei più la falsità che i “valori inalienabili e inviolabili” siano solo merito della religione cristiana e della sua evangelizzazione!… Nuovamente la storia ringrazia, con sarcasmo, per come venga sistematicamente calpestata e traviata – ma fortunatamente del passato non si può cancellare l’evidenza storica, ovvero il danno che le religioni di potere hanno cagionato alla civiltà umana… E ancora: “…si debba dialogare con tutti i musulmani che, in partenza, condividono, senza se e senza ma, i diritti fondamentali della persona e perseguono il traguardo di una comune civiltà dell’uomo.”: oh, caspita, forse le luci e flash della stampa le hanno confuso la memoria… Lei, ora da cristiano e dunque in nome della sua religione (ovvero, non si sia ipocriti, della Sua rappresentanza gerarchica terrena), parla di condivisione di diritti fondamentali della persona, quando la Sua religione ha imposto al Suo clero di non firmare molte delle convenzioni ONU sui diritti fondamentali della persona, e ciò per mere motivazioni ideologiche che definire integraliste è persino educato? E, mi permetta sig. Allam, i diritti dei non cristiani (o meglio dei non praticanti in senso “catechistico”) qui, in Italia? Le sembrano assolutamente difesi e posti su un equo livello di parità civica, giuridica e istituzionale con quelli dei credenti/praticanti, anche in confronto con gli altri paesi europei? E ancora – e poi concludo – la bella favola della comune civiltà dell’uomo! Eh, la cosa più antitetica agli scopi fondanti e fondamentali di ogni religione di potere! “Accomunata civiltà dell’uomo” forse doveva scrivere! Non è uno solo dio, e una sola la chiesa che lo rappresenta sulla Terra? Non è per ciò che si è “inventata” l’evangelizzazione dei popoli affinché tutti siano accomunati sotto un solo dio (una sola chiesa)? Vede, sig. Magdi, forse nel cammino di preparazione sacramentale al battesimo Le hanno omesso le tante contraddizioni esistenti tra dottrina e “politica” cristiana – quelle, per intenderci, che hanno poi generato nella saggezza popolare il ben noto detto “predicar bene e razzolar male”, che la chiesa da sempre non perde occasione di ribadire e confermare!…
No, sig. Cristiano… Mi permetta: difendo a spada tratta ogni Sua scelta (sì, io non sono cristiano, e apprezzo molto Voltaire, il quale peraltro scrisse nel Dizionario Filosofico: “A Roma si dice che se la gente si mettesse a pensare, per la chiesa sarebbe finita”…) ma non del suo senso ma della sua manifestazione resto totalmente sconcertato e profondamente nauseato, per come si rivela ai miei occhi (e al mio libero pensiero, vedi sopra) quanto di più vuoto, finto e artificioso abbia avuto modo di vedere da parecchio tempo a questa parte – nonché, lo ri-rimarco quanto di più antispirituale e irreligioso mai fatto da un “credente”.
Forse conoscerà ciò che scrisse Jean Paul Sartre, nel Il diavolo e il buon Dio: “Quando Dio tace, gli si può far dire quello che si vuole”: beh, mi pare che tale motteggio si attagli perfettamente alla sua vicenda, e a tutto quanto di scenografico gli è stato costruito sopra, e probabilmente, al credente emancipato o al dubbioso razionale la Sua conversione temo (per Voi) apparirà come un’ottima e illuminante pubblicità anti-cristiana. So bene fin d’ora che non gradirà rispondere alla presente e quindi che verosimilmente non lo farà – ma non lo dichiaro per strafottenza, per modestia semmai, e che mi risponda oppure no non varia il rispetto e la stima che ho per Lei, uomo come me a prescindere da qualsiasi divinità; tuttavia, se almeno dedicherà alla presente una lettura e una riflessione (possibilmente libera e non preconcetta, come le imporebbe la Sua religione) di sicuro da subito mi sappia alquanto riconoscente.
Cordiali saluti.

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Genius (?) at work…

Illustrissimi (e di gran buon gusto) frequentatori di Cronache da Thule, da questi giorni e per un certo tempo lo scrivente curatore del blog dovrà accomunare tale lavoro con l’altro, certo più impegnativo, di scrittura della prossima “fatica editoriale” (si dice così, no?!…). Dunque, chiedo fin d’ora venia se il blog non vi risulterà così aggiornato come al solito, anche se, naturalmente, le Cronache da Thule manterranno costantemente un “ragionevole” livello di aggiornamento, tale da non comprometterne certo la fruibilità che vi dedicherete. Grazie!

P.S.: e per essere sempre aggiornati circa gli ultimi consigli Thuleani su fatti, eventi, avvenimenti e quant’altro di notevole e interessante, tenete d’occhio la sezione “Ci sono buone nuove da…” nella colonna qui accanto!

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Bohumil Hrabal, “Ho servito il Re d’Inghilterra”

Ecco uno di quei libri – non troppo noti, di cui magari si è letto critiche positive ma poche, rare, e forse più che da queste ci si fa incuriosire dal non saperne nulla di autore e testo… – uno di quei libri, dicevo, dei quali si inizia la lettura, si leggono diciamo un trenta/quaranta pagine (più o meno quelle che qui formano il primo capitolo) e dopo lette ci si trova ad affrontare quei dubbi comuni nella pratica della lettura letteraria: oh, caspita, ma che libro è? Ho sbagliato l’acquisto? Sto forse leggendo una sòla?… Ma il buon lettore, pur con tali dubbi, continua la lettura (perché, diciamolo, quelli che leggono le prime pagine d’un libro e poi lo piantano lì, quelli che “uff, non mi ha entusiasmato… non mi ha coinvolto…” e banalità del genere, non sono buoni lettori e nemmeno veri, ma autentici scartabellatori da strapazzo! Può forse un libro suscitare una reazione del genere, ma uno su diecimila – o forse anche più, se per scegliere i libri da leggere guardate le classifiche dei più venduti… eh eh eh!…): così, lo scrivente ha continuato la lettura di Ho servito il Re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal, scrittore ceco dallo stile personale e dalla tecnica narrativa assai particolare, e mano a mano che le pagine scorrevano ho scoperto un libro notevole, per certi versi straordinario e comunque effettivamente insolito rispetto alla media letteraria contemporanea, ricco di sfumature e di suggestioni, ironico e insieme anche tragico, apparentemente disincantato e quasi surreale ma d’altro canto illuminante e concreto circa un un’intera epoca della storia recente europea…
E’ la vicenda di un piccolo (di statura e di condizione sociale) cameriere, della sua carriera in servizio presso hotel sempre più fastosi, della sua brama di diventare ricco tanto quanto di sembrare più alto, infine del suo successo e della disfatta, il tutto sullo sfondo della Cecoslovacchia degli anni ‘30 libera e proto-capitalista, poi occupata dai nazisti, poi di nuovo e brevemente libera e poi ancora fattasi comunista; storia scritta con uno stile, dicevo, veramente personale, con periodi molto lunghi e con intrecci di vicende narrate, di personaggi, di visioni e di pensieri del protagonista che, in principio, lasciano in effetti il lettore un poco stordito e confuso – nonostante poi il plot narrativo sia assolutamente lineare, anche perché assolutamente cronologico… Ma se, come sopra detto, si fa’ di quello stordimento un pungolo per continuare la lettura e non per abbandonarla, lo stile di Hrabal, all’apparenza così da “fiato corto”, inesorabilmente conquista e avvolge il lettore, e nel leggere via via si acquisisce la giusta armonia tra piacere di lettura e coinvolgimento nella storia narrata, che contiene notevoli elementi di profondità quasi sociologica (o addirittura per certi versi di filosofia spicciola), sempre affrontati però in modo leggero, con un disincanto che può ricordare la scuola letteraria scandinava (la quale tuttavia non ha mai ritmi così incalzanti) e che nulla toglie alla riflessione sulle vicende narrate che sorge nel lettore in un modo così naturale e spontaneo… Ed è una storia, lo ribadisco, bella, divertente, sagace e ricca di sfumature storiche: notevolissima e molto forte è, ad esempio, la parte del libro ambientata nel periodo di occupazione nazista della Cecoslovacchia, quando per amore di una bella crocerossina tedesca il protagonista farà di tutto per apparire a sua volta tedesco anche umiliando tragicamente la propria vera natura (arrivando a storpiare il proprio cognome per renderlo di plausibile origine tedesca…), nel mentre che, intorno a sé, i connazionali vengono internati, torturati, uccisi e in genere considerati “razza inferiore” rispetto a quella germanica – e intuendo una tale tragedia, ma senza avere la forza di reagire per l’ottundimento amoroso/spirituale vissuto… Come è suggestiva e molto bella la parte finale, quasi surreale nelle immagini che al lettore la narrazione suscita e nella quale, in un certo senso, il protagonista risolve tutta l’esuberante e un po’ intricata elaborazione della vita vissuta, e degli eventi che l’hanno contraddistinta, ritrovando con un particolare e curioso ritorno alle origini la propria reale essenza, il proprio autentico “senso della vita” – invero un senso della vita di valore potenzialmente universale – probabilmente mai smarrito ma soltanto messo da parte, ignorato appunto per seguire sogni e illusioni che il tempo dimostrerà assai meno brillanti di quanto apparivano quand’erano ancora immagini del futuro…
Un bel libro, insomma, e consigliabilissimo – dacché penso che saranno ben pochi quelli a cui potrà non piacere, posto quanto scritto in principio – e che certamente mi indurrà a leggere, in futuro, altre opere di questo notevole e originale escrittore ceco.

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Radio Thule #15 in download: “Intervistartista”: Clara Luiselli (con imprevisto dell’ultim’ora…)

Radio Thule, anno IV, nr.12, lunedì 17 Marzo 2008: “INTERVISTARTISTA: CLARA LUISELLI”, ovvero: incontro e chiacchierata con Clara Luiselli, giovane e sempre più affermata artista bergamasca, con il “patrocinio” di Roberto Ratti di Traffic Gallery, imminente sede espositiva dell’arte di Clara…

Ospiti in studio: Clara Luiselli con Roberto Ratti.

N.B.: a causa di un contrattempo professionale dell’ultimissima ora, Clara Luiselli non è potuta essere presente in studio; è stato dunque compito esclusivo di Roberto Ratti presentare Clara, la sua arte e la prossima personale in Traffic Gallery, e posta l’occasione Radio Thule ha approfittato per sviscerare meglio alcuni argomenti sull’arte contemporanea già affrontati nella puntata # 11 dello scorso 3 Marzo, quando per la prima volta Roberto Ratti fu protagonista in studio. L’incontro – e la chiacchierata – con Clara e la sua arte è tuttavia solo rimandata, ad un prossimo e non troppo lontano appuntamento di Radio Thule

Gli argomenti della puntata: Radio Thule torna con non poca emozione ad esplorare il mondo dell’arte contemporanea, grazie ancora alla preziosa guida di Roberto Ratti di Traffic Gallery di Bergamo (già ospite in radio lo scorso Marzo) che questa volta ci accompagna alla conoscenza dell’arte di Clara Luiselli, tanto giovane quanto originale e sempre più affermata artista bergamasca, che dal prossimo 15 Maggio e fino al 30 Luglio sarà ospitata proprio da Traffic Gallery con una propria nuova esposizione.
Nata a Clusone nel 1975, laureata presso l’Accademia di Belle Arti ‘G. Carrara’ di Bergamo nel 2000, Clara Luiselli vanta già molte mostre personali – Passatempo alla GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo (2006), Viavai-Pontespositivo, Porta degli Angeli, Ferrara (2003); Reliques, Galleria Koma, Mons, Belgio (2002); Spazi aperti, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Siracusa (2000); Internos, Galleria Vanna Casati, Bergamo; Bachi da nylon, Expofil, Parigi (1999) – e collettive in numerose istituzioni e spazi espositivi pubblici e privati tra i quali: Targetti Light Art Collection at Mak, Vienna (2004); Chelsea Art Museum, New York (2003); Museo Civico ‘Antonino Olmo’, Savigliano (CN) (2002); Centre for Contemporary Art, Ujazdowski Castle, Varsavia (2002); Galleria Viafarini, Milano (2002); Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2000); J.W. Goethe-Universitat Institut fur Kunstpedegogik, Francoforte (1999) – e molto altro… Percorreremo le sue rotte artistiche, incontreremo le sue visioni, le sue aspirazioni, le idee alla base della sua arte e che da essa Clara vuole comunicare a chi la fruisce… – il tutto come sempre, in perfetto stile Radio Thule: con chiarezza, semplicità, un pizzico di necessaria ironia, e la consueta selezione musicale di alta qualità.
…E per i nostalgici, c’è sempre la “tradizionale” replica su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!

N.B.: prossimo appuntamento con Radio Thule, lunedì 26 Maggio 2008.

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