Archivi del giorno: 15 maggio, 2008

Genius (?) at work…

Illustrissimi (e di gran buon gusto) frequentatori di Cronache da Thule, da questi giorni e per un certo tempo lo scrivente curatore del blog dovrà accomunare tale lavoro con l’altro, certo più impegnativo, di scrittura della prossima “fatica editoriale” (si dice così, no?!…). Dunque, chiedo fin d’ora venia se il blog non vi risulterà così aggiornato come al solito, anche se, naturalmente, le Cronache da Thule manterranno costantemente un “ragionevole” livello di aggiornamento, tale da non comprometterne certo la fruibilità che vi dedicherete. Grazie!

P.S.: e per essere sempre aggiornati circa gli ultimi consigli Thuleani su fatti, eventi, avvenimenti e quant’altro di notevole e interessante, tenete d’occhio la sezione “Ci sono buone nuove da…” nella colonna qui accanto!

Annunci

1 Commento

Archiviato in Di tutto di più!

Bohumil Hrabal, “Ho servito il Re d’Inghilterra”

Ecco uno di quei libri – non troppo noti, di cui magari si è letto critiche positive ma poche, rare, e forse più che da queste ci si fa incuriosire dal non saperne nulla di autore e testo… – uno di quei libri, dicevo, dei quali si inizia la lettura, si leggono diciamo un trenta/quaranta pagine (più o meno quelle che qui formano il primo capitolo) e dopo lette ci si trova ad affrontare quei dubbi comuni nella pratica della lettura letteraria: oh, caspita, ma che libro è? Ho sbagliato l’acquisto? Sto forse leggendo una sòla?… Ma il buon lettore, pur con tali dubbi, continua la lettura (perché, diciamolo, quelli che leggono le prime pagine d’un libro e poi lo piantano lì, quelli che “uff, non mi ha entusiasmato… non mi ha coinvolto…” e banalità del genere, non sono buoni lettori e nemmeno veri, ma autentici scartabellatori da strapazzo! Può forse un libro suscitare una reazione del genere, ma uno su diecimila – o forse anche più, se per scegliere i libri da leggere guardate le classifiche dei più venduti… eh eh eh!…): così, lo scrivente ha continuato la lettura di Ho servito il Re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal, scrittore ceco dallo stile personale e dalla tecnica narrativa assai particolare, e mano a mano che le pagine scorrevano ho scoperto un libro notevole, per certi versi straordinario e comunque effettivamente insolito rispetto alla media letteraria contemporanea, ricco di sfumature e di suggestioni, ironico e insieme anche tragico, apparentemente disincantato e quasi surreale ma d’altro canto illuminante e concreto circa un un’intera epoca della storia recente europea…
E’ la vicenda di un piccolo (di statura e di condizione sociale) cameriere, della sua carriera in servizio presso hotel sempre più fastosi, della sua brama di diventare ricco tanto quanto di sembrare più alto, infine del suo successo e della disfatta, il tutto sullo sfondo della Cecoslovacchia degli anni ‘30 libera e proto-capitalista, poi occupata dai nazisti, poi di nuovo e brevemente libera e poi ancora fattasi comunista; storia scritta con uno stile, dicevo, veramente personale, con periodi molto lunghi e con intrecci di vicende narrate, di personaggi, di visioni e di pensieri del protagonista che, in principio, lasciano in effetti il lettore un poco stordito e confuso – nonostante poi il plot narrativo sia assolutamente lineare, anche perché assolutamente cronologico… Ma se, come sopra detto, si fa’ di quello stordimento un pungolo per continuare la lettura e non per abbandonarla, lo stile di Hrabal, all’apparenza così da “fiato corto”, inesorabilmente conquista e avvolge il lettore, e nel leggere via via si acquisisce la giusta armonia tra piacere di lettura e coinvolgimento nella storia narrata, che contiene notevoli elementi di profondità quasi sociologica (o addirittura per certi versi di filosofia spicciola), sempre affrontati però in modo leggero, con un disincanto che può ricordare la scuola letteraria scandinava (la quale tuttavia non ha mai ritmi così incalzanti) e che nulla toglie alla riflessione sulle vicende narrate che sorge nel lettore in un modo così naturale e spontaneo… Ed è una storia, lo ribadisco, bella, divertente, sagace e ricca di sfumature storiche: notevolissima e molto forte è, ad esempio, la parte del libro ambientata nel periodo di occupazione nazista della Cecoslovacchia, quando per amore di una bella crocerossina tedesca il protagonista farà di tutto per apparire a sua volta tedesco anche umiliando tragicamente la propria vera natura (arrivando a storpiare il proprio cognome per renderlo di plausibile origine tedesca…), nel mentre che, intorno a sé, i connazionali vengono internati, torturati, uccisi e in genere considerati “razza inferiore” rispetto a quella germanica – e intuendo una tale tragedia, ma senza avere la forza di reagire per l’ottundimento amoroso/spirituale vissuto… Come è suggestiva e molto bella la parte finale, quasi surreale nelle immagini che al lettore la narrazione suscita e nella quale, in un certo senso, il protagonista risolve tutta l’esuberante e un po’ intricata elaborazione della vita vissuta, e degli eventi che l’hanno contraddistinta, ritrovando con un particolare e curioso ritorno alle origini la propria reale essenza, il proprio autentico “senso della vita” – invero un senso della vita di valore potenzialmente universale – probabilmente mai smarrito ma soltanto messo da parte, ignorato appunto per seguire sogni e illusioni che il tempo dimostrerà assai meno brillanti di quanto apparivano quand’erano ancora immagini del futuro…
Un bel libro, insomma, e consigliabilissimo – dacché penso che saranno ben pochi quelli a cui potrà non piacere, posto quanto scritto in principio – e che certamente mi indurrà a leggere, in futuro, altre opere di questo notevole e originale escrittore ceco.

8 commenti

Archiviato in Di buone letture