Archivi del giorno: 24 maggio, 2008

Wladimir Kaminer, “Berliner Express”

La letteratura russa contemporanea è, sotto certi aspetti, un mondo ancora piuttosto misterioso, e ancor più tale, gioco forza, se messo accanto alla sua storia, quella dei Dostoevskij e miti simili (ma, ovvio, lo sarebbe qualsiasi, con nomi del genere…): non vi sono grandissimi nomi, e nessuna opera pare emergere più di altre dalla massa editoriale generale, tuttavia ogni tanto qualche nome diventa un poco più noto e citato dai media più attenti alla lettura; d’altro canto, personalmente, ciò che ho letto di russo contemporaneo mi ha sempre lasciato buone impressioni… In ogni caso uno di quei nomi dotati d’una certa fama è quello di Wladimir Kaminer (qui da zam.it una sua breve biografia), che ha saputo piazzare “bene” due o tre titoli nel gradimento popolare, tra cui vi è questo Berliner Express, romanzo in forma di capitoli (o racconti) sostanzialmente indipendenti l’uno dall’altro se non per il senso principale che lo stesso ha, ovvero le avventure di un gruppo di amici che, in concomitanza con la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’impero sovietico, cercano di mettere in pratica i loro più fantasiosi sogni di viaggio (seppur normalissimi in verità: Berlino, Parigi, New York…) in un mondo non più negato dal regime e finalmente raggiungibile, il tutto con esiti piuttosto alterni e sovente ridicoli…
Di primo acchito, Berliner Express parrebbe una lettura “giovanile”, e non solo perché narra di protagonisti giovani e, in quanto tali, spensierati, ingenui, noncuranti delle “grandi questioni” del mondo: è scritto in modo assai scorrevole, semplice, senza figure retoriche e filosofanti proprie dei testi “da meditazione” – insomma, giusto per capirci, Kaminer non è certo l’erede di Dostoevskij!… – e ciò lo fa’ leggere molto rapidamente, senza eccessivo impegno e con un certo divertimento, dacché la narrazione è alquanto ricca di personaggi strani, aneddoti curiosi spassosi, vicende improbabili da, appunto, ex-sovietici piuttosto sfigati improvvisamente catapultati in un mondo assai diverso dal loro quotidiano. In verità, Kaminer usa tale narrazione per descrivere a suo modo un arco di tempo più o meno ventennale (ovvero dalla fine dell’URSS fino al nuovo millennio) entro il quale la storia di quelli come lui – cioè gli ex-sovietici – e di rimando dell’intero continente europeo si è modificata, se non stravolta, profondamente, rivelando quanto il possente gigante sovietico fosse in realtà fatto di morbidissima sabbia, tanto da squagliarsi rapidamente al primo colpo di vento (di libertà) e così portando alla luce le ipocrisie e i paradossi, a volte tragici, che nascondeva in sé (come, ad esempio, la finta Parigi dove venivano portati i sudditi sovietici “meritevoli” facendo creder loro che fosse quella vera, se non che qualcuno riconosceva nel falso autista “parigino” di autobus lo stesso autista che, anni prima, guidava i bus nel quartiere di residenza a Mosca, e che a un certo punto non s’era più visto in giro…). Per ciò ho scritto che “di primo acchito” la lettura di Berliner Express sembra piuttosto semplice (e/o semplicistica); in effetti quella rilettura amara sulla realtà sovietica e sulla vita dei personaggi che, poco o tanto, ne preserva l’essenza sorge man mano che le pagine scorrono, pur restando – per evidente volere dell’autore – ad un livello analitico abbastanza elementare, essendo continuamente intrecciato alla narrazione delle strampalate vicende dei protagonisti: in tal modo il lettore legge di quella realtà e facilmente ne ride (ripeto, la vuole Kaminer una reazione del genere) quando invece, sotto altri punti di vista, di quella realtà non si potrebbe far altro che meditarci sopra e, altrettanto facilmente, amareggiarsene e/o spaventarsene…
Ora, in tutta sincerità, la Süddeutsche Zeitung che scrive “Le trovate linguistiche di Kaminer si accompagnano a un umorismo originale” ovvero Rolling Stones “Kaminer colpisce nel segno con un linguaggio diretto” (cito dalla quarta di copertina della mia edizione dell’opera di Guanda) mi paiono dichiarazioni fin troppo sensazionalistiche (certo, lo so, servono soprattutto per vendere il libro…): l’umorismo c’è ed è divertente ma non così originale, e il linguaggio pacato e ameno di Kaminer non mi sembra così “diretto”; d’altronde, non credo che chi voglia analizzare in maniera approfondita la realtà storica del crollo dell’URSS e degli anni successivi in chiave letteraria cercherà Berliner Express, che pur nella sua forma stilistica volutamente non impegnativa (e peraltro non così indicativa sulla letteratura russa contemporanea) resta comunque un poco “debole” e superficiale sotto quest’aspetto… E’ un libro gradevole da leggere e, ripeto, non impegnativo, che probabilmente non cambierà la vita al suo lettore ma che potrà fargli passare qualche oretta saggiamente amena.

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