Erlend Loe, “Doppler, vita con l’alce”

Chi conosce anche solo minimamente il mondo letterario scandinavo (magari se lo ha fatto seguendo i tanti post che Cronache da Thule ha dedicato ad opere di autori nordici) saprà che il principale esponente di questo mondo è certamente Arto Paasilinna, non solo per quantità di copie vendute ma anche per la capacità dimostrata di compendiare nel proprio stile, nella maniera più piena e letterariamente fruttuosa, le principali peculiarità del modo di scrivere scandinavo… Bene, detto ciò, posso ora aggiungere che Erlend Loe, autore di un’altra opera abbastanza nota quale è Naif.Super (seppur la “notorietà” dei libri scandinavi è comunque caratteristica che resta ben compresa nella cerchia comunque ancora “underground” dei suoi lettori, e grazie soprattutto alla meritoria opera della casa editrice Iperborea, per la quale escono quasi tutti i suddetti libri), con questo suo Doppler, vita con l’alce, si è abbastanza paasilinnizzato, pur mantenendo connotati propri di temi e di stile, piuttosto simile a quello ritrovabile nel citato Naif.Super… Primo “tempo”, a quanto pare, di una trilogia a venire (tant’è che il libro si chiude con un classico to be continued…), Doppler è la storia di un cittadino norvegese medio, Andreas Doppler appunto, che un bel giorno si stufa profondamente dell’esistenza che conduce – la sua e quella di tutti i suoi simili, le quali gli sembrano soltanto compiute in modo da dimostrarsi continuamente “bravi”, bravi cittadini, bravi scolari, bravi mariti, bravi papà… – e decide quindi di doversi “separare” dal genere umano, attuando tale scelta installando una tenda nel bosco a poche centinaia di metri dallo stadio di Oslo (beati loro che hanno meravigliose foreste appena fuori città…) e lì vivendoci insieme ad un cucciolo di alce che adotta, avendogli ucciso la madre per nutrirsene… Poche centinaia di metri, come detto, che tuttavia a Doppler sembrano sufficienti per sentirsi lontano e staccato dalla civiltà, da tutti i suoi conformismi, dalla sua agiatezza e dai suoi egoismi, nonché da una moglie stressante e da una figlia paranoica – mentre cercherà si salvare l’altro figlio, Gregus, dal dover diventare a sua volta “bravo” a tutti i costi… Loe ci racconta dunque della vita di Doppler nel bosco, ricca di espedienti di sopravvivenza minima e quotidiana, di episodi buffi, di meditazioni sulla propria scelta e sulle scelte del resto del mondo, della convivenza con il cucciolo di alce e di alcuni bizzarri personaggi che interverranno nella sua vita, in qualche modo dimostrando come la sua creduta separazione dal mondo civile non sia per nulla tale, e che lo costringeranno, nel finale, ad una decisione ancora più drastica…
Come già a tal punto intuirete, in Doppler… ci sono tutti gli stilemi classici della letteratura scandinava contemporanea, e che – come detto – Paasilinna probabilmente più degli altri è in grado di padroneggiare: un protagonista che, in un modo o nell’altro, sente il richiamo del mondo naturale, ovvero non antropizzato, come più o meno pacata ribellione verso la vita e la solita quotidianità, la presenza possente e fondamentale della Natura, il contatto con le creature del bosco, viste quasi sempre come “migliori” o comunque non così malvagie come l’uomo troppo spesso dimostra di essere, una sempre presente ironia, leggera, spesso surreale e mai volgare, e quel tipico stile di scrittura scandinavo per il quale, si racconti di tragedie o di gioie, poco o nulla cambia nello scriverne… Tuttavia, in Doppler…, Loe tratteggia nella narrazione, e in maniera sostanzialmente palese, un elemento di critica verso la società norvegese piuttosto sorprendente tanto quanto duro, e che in altri autori è molto più difficile rintracciare; Doppler è in crisi con sé stesso in quanto critico della sua presenza nella società, della quale non comprende più gli scopi e le volontà quotidiane, in primis l’egoismo figlio del benessere che la permea – e che nel romanzo egli identifica soprattutto con la parte politica di destra in essa, ma non solo (e comunque non v’è nulla ma proprio nulla di “ideologicamente politico” nella scrittura di Loe)… E’ una critica che l’autore riesce a rendere concreta, e costringe il lettore a meditarla – nonché a concludere fin da subito che ogni società, anche una tra le più avanzate sul pianeta come quella scandinavo-norvegese, ha i suoi piccoli/grandi problemi…), ma nonostante ciò la storia in sé resta sempre amena, divertente, leggera e piacevole, e volendo la si può affrontare con gusto anche tralasciando quel suo elemento di critica sociale… In effetti, sarà pure una società egoista (non lo palesa tuttavia, come invece accade dalle nostre parti: lo posso ben dire avendola conosciuta direttamente!), ma anche solo il grande amore che gli scandinavi dimostrano per la Natura e il proprio patrimonio naturale in genere, elemento assolutamente paradigmatico per la visione nordica della realtà quotidiana, è qualcosa di veramente bello e sempre stupefacente da leggere e constatare, e li rende comunque più avanti del resto delle società occidentali (non parliamo poi rispetto alla povera Italietta!…); inoltre anche Doppler…, come molte altre opere di letteratura scandinava, posseggono e dimostrano la capacità di offrire, nonostante eventuali altre chiavi di lettura, una lettura “riconciliante” con il mondo, e ciò per quanto detto ovvero per riuscire a divertire e far pensare allo stesso tempo, il tutto con la solita e notevole tranquillità iperborea…
Lettura certamente consigliata a chiunque – e inevitabile curiosità per il seguito, a tal punto!…

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2 risposte a “Erlend Loe, “Doppler, vita con l’alce”

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