Paolo Morelli, “Vademecum per perdersi in montagna”

Innanzitutto una citazione di gratitudine ai ragazzi di Modo Infoshop di Bologna, grazie ai quali ho potuto leggere quest’opera di Paolo Morelli, Vademecum per perdersi in montagna (Ed. Nottetempo), un libro simpatico, facile, anzi no… Impegnativo, profondo… Ok, fermi tutti, andiamo con ordine e cominciamo dalla sostanza: Vademecum… è in buona sostanza ciò che dice il suo titolo, un manuale in rigoroso ordine alfabetico le cui voci sono divise in due sezioni, Attrezzi per vagabondaggi a piacere e Compagni! (piccola guida agli incontri in montagna); voci a volte di poche righe, altre volte più articolate, sempre estremamente cesellate dal punto di vista linguistico/stilistico, sfiorando quasi, in certi passaggi, ambienti letterari ormai prossimi alla poesia, e con le quali Morelli vuole trasmettere ai propri lettori un messaggio che potrei definire thoreauano: si fugga dalla civiltà, insomma, e ci si smarrisca nella Natura, in tal caso montana, e lo si faccia in tutti i sensi, cioè smarrendo anche ogni cosa civile, soprattutto ogni mentalità tipicamente e ordinariamente urbana – cioè che quella che, a dire di Morelli conservano invece profondamente gli “alpinisti”, quelli della montagna come oggetto di marketing, da scalare e poi vendere, ovvero coloro i quali salgono in alta quota con lo stesso atteggiamento con il quale salirebbero in cima ad un grattacielo cittadino… E dunque le voci del Vademecum devono servire proprio a questo, a perdersi nel miglior modo possibile, cioè a ritrovare la Natura nella propria natura e riarmonizzarsi con essa: un perdersi che è un ritrovarsi, vorrebbe Morelli, per ritrovare anche antiche sapienze e nuovi punti di vista, verità finalmente (o nuovamente) rivelate e una sana misantropia alpestre, e il tutto con molta ironia e leggerezza – nessun manifesto antisociale o cose del genere, insomma…
Libro simpatico e “facile” appunto, lo già scritto poc’anzi, ma, antiteticamente, ho scritto anche impegnativo: il perdersi invocato da Morelli, infatti, sembra già cominciare dalla sua lettura, dacché l’autore sceglie spesso e volentieri un linguaggio piuttosto arcano, misterioso, veramente da ancestrale mito alpestre, che può facilmente lasciare smarrito (ecco!) il lettore… D’altronde, lo ammette lo stesso Morelli: “Se alcune di queste voci sembreranno oscure o irragionevoli non posso farci niente, non ho altra speranza che qualcuno le sperimenti durante i vagabondaggi, perché allora, forse, le troverà sensate e utili”… E confermo, ha ragione: l’eventuale smarrimento appare sulla superficie dell’atto del leggere, ma se si riesce a scendere verso la profondità di esso, le cose potranno cambiare in meglio… Oppure, si deve saper vivere con altrettanta profondità la montagna, il suo particolare mondo elevato: soprattutto ciò servirà per comprendere e gustare meglio le tante voci che il libro dedica agli animali, nella sezione Compagni! (piccola guida agli incontri in montagna); anzi, è significativo che l’autore, in tale sezione, indichi soprattutto entità animali piuttosto che uomini, dotate di particolarissime peculiarità invero molto da umani (o bestialmente umane), quasi a dimostrare che lo smarrimento deve essere completo, dunque il vagabondo dei monti deve in qualche modo intrattenere più rapporti con gli animali che con gli uomini, anche perché in essi troverà simili peculiarità di vita e sociali, ma quanto meno scevre dell’inquinamento intellettuale umano, cioè del riportare sempre tutto quanto alla solita visione antropocentrica sulla quale si basa da secoli la storia dell’umanità, e dunque relazionabili ad uno stato più puro e genuino, quindi anche più vero.
Come intuirete, in Vademecum… c’è anche un bel quid surreale – tant’è che potrei dire che la voce forse più significativa dell’intera opera sia Visioni (nella quale Morelli scrive: “Come si fa a negare il valore dell’esperienza? Sarebbe come negare la propria natura di cretino”), perché il perdersi in montagna ha il sapore di un’esperienza definitiva, di una catarsi e insieme di una nuova epifania personale, diversa da quell’altra esperienza tipicamente romantica (di derivazione sette-ottocentesca) del salire sulle vette come “avvicinamento al sublime” e semmai molto più intima, più individuale e dunque, sotto quasi tutti i punti di vista che la situazione possa offrire, più drastica – come peraltro e inevitabilmente non può che essere…
Un libro curioso e in modo singolare interessante, anche bello e simpatico, che ha doti migliori e “difetti” più evidenti in reciproca convergenza, e per ciò sul quale non mi sorprenderebbe di sentire pareri incerti o negativi; ma, come già affermato, tali pareri dubbiosi potrebbero però diminuire con una equa (e, appunto, forse non così comune) predisposizione mentale allo smarrimento

P.S.: in ogni caso, molto utile ad un migliore apprezzamento del Vademecum è l’intervista a Paolo Morelli che trovate sul sito www.lettera.com.

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