Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico – parte I

I “tradizionali” appunti di viaggio colti durante un girovagare estivo norvegese nelle terre del Sole di Mezzanotte… Ovvero nei dintorni di Thule…
Prima parte…:

Agosto 2008…
Oslo?
Ancora? Di nuovo in Norvegia? – si chiederà chi abbia letto Impressioni di Viaggio in Scandinavia, ovvero il resoconto del vagare dello scrivente per quella terra nel corso dell’Agosto 2007… Sì, ancora in Norvegia…
E perché ancora lassù?
Beh… Perché forse qui si potrebbe trovare il Golden Syrup!…
Il Golden che?!?…

Okay, andiamo con ordine – un ordine “latitudinale”, direi…
Ritornare a Oslo è sempre un piacere, nonostante ogni volta trovo qualcuno che ritiene la città “non bella”, “deludente”… Sindrome da megalopoli post-industriale, ritengo: certo, Oslo è molto più simile ad un vastissimo sobborgo residenziale signorile, il vero e proprio “centro”, inteso nel senso più classico del termine – palazzoni, grattacieli, strade trafficate, eccetera – è limitato a solo qualche isolato intorno alla stazione ferroviaria, i condomini da tipica periferia cittadina si possono contare sulle dita delle mani (e peraltro, essendo comunque immersi nel verde, non rattristano certo come le grigie periferie nostrane), per di più i lavori di interramento sotterraneo e sottomarino dell’intero traffico veicolare cittadino, di cui già vi scrivevo lo scorso anno, stanno continuando, per cui entro due o tre anni il centro città si trasformerà in una gigantesca isola pedonale, perdendo ancor più le più ordinarie caratteristiche di città contemporanea, pure capitale di una nazione… Embè? Vi pare che abbia scritto di cose deprecabili?… Naturalmente Olso non è Tokio o Mumbay, ha solo 900 mila abitanti comprendendo pure i sobborghi, e comunque è una delle città più a misura d’uomo che abbia mai visitato, ordinata urbanisticamente e architettonicamente, priva di caos, capace di mettere a proprio agio anche il visitatore che vi sia appena giunto… Non ha grandi attrazioni tipicamente turistiche (intendo palazzi, cattedrali, vestigia storiche…), ma possiede un’atmosfera che pare voler mantenere in sé un poco ancora di continentalità europea, nel frattempo donando già ampie suggestioni specificatamente nordiche; e salire verso Holmenkollen, osservare il panorama della città affacciata sul fiordo ricolmo di isole d’ogni taglia e circondata da foreste (Erlend Loe, nel suo romanzo Doppler, dimostra come ad Oslo ci si possa sentire immersi nella natura selvaggia pur restando a 300 metri dalle vie cittadine…) regala un’armonia e un senso di urbanità che difficilmente altrove si può ritrovare, quanto meno in una città capitale di uno stato – urbanità che infine si può anche riportare su livelli più pratici e goderecci con un buon pranzo in uno dei tanti ristoranti di Aker Brygge, in riva al mare e affacciati sul porto di Oslo…
Peccato, è già ora di ripartire, ma ve lo anticipavo, questo viaggio segue un ordine “latitudinale”: Oslo, così a Nord, è assai a Sud rispetto alla rotta da seguire, e dunque è il momento di fare un balzo aereo oltre il 66˚ 33′ 38″ di latitudine, cioè oltre il circolo polare artico…

La porta del circolo polare artico, per lo scrivente, è Bodø, peraltro anche “porta delle Lofoten” dacché le principali linee di traghetto per tali isole partono proprio dal porto della città, piuttosto anonima – suo malgrado, visto che venne sostanzialmente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, quando fu rasa al suolo dalle truppe tedesche (sorte piuttosto diffusa tra molte delle località norvegesi oltre il circolo polare artico) – ma di contro inserita in un contesto naturale, e in un’atmosfera, già da profondo Nord… E nonostante le sue case e i suoi edifici anonimi, appunto, e sostanzialmente simili l’uno all’altro, nonostante il suo centro commerciale che in pratica raggruppa tutti i negozi cittadini e tenta, sotto le sue coperture in vetro, di ricreare un atmosfera più “meridionale”, noto alcuni ristoranti e locali pubblici dal design alquanto raffinato, cosa che, dalle nostre parti, è ritrovabile solo in una grande e modaiola città (beh, la Scandinavia è la patria del design contemporaneo, e anche a tali latitudini evidentemente lo vogliono rivendicare, forse pure come elemento di diversità dal paesaggio cittadino!); peraltro l’hotel nel quale si alloggia, 13 piani fuori terra, è di gran lunga l’edificio più alto della città, e all’ultimo dei piani possiede un bar panoramico che regala una veduta a 360° gradi della zona, quasi a voler “saltare” con tale visione lunga la città e giungere direttamente ai suoi orizzonti, disegnati da un lato dall’oceano perennemente animato dalla Corrente del Golfo e dall’altro da maestosi picchi montuosi in certi casi ancora innevati, contrafforti ormai prossimi dello Svartisen, la seconda calotta glaciale in ordine di grandezza della Norvegia… Ma intanto, meraviglia suprema, il cielo a ponente ci regala un tramonto da kolossal hollywoodiano, tinto da ogni immaginabile sfumatura di rosso, giallo, indaco, violetto… Rosso di sera, bel tempo si spera: vale anche qui al circolo polare artico?

No, non vale!…
Pioviggina, nubi grigie “tappano” il cielo e offuscano l’orizzonte, anche il traghetto per le isole Lofoten pare contrariato per tale meteo e ce lo dimostra agitandosi non poco tra le onde, dacché l’assenza di cielo sereno e di luce solare purtroppo mitiga molto la sfavillante magia policromatica che le Lofoten sanno regalare come forse nessun altro posto al mondo, e che in quanto a fama in un certo senso viene dimostrata anche dalla variegata folla a bordo: turisti delle più disparate nazionalità, motociclisti, camperisti, ciclisti, saccopelisti e vagabondi d’ogni sorta, tutti in qualche modo con in viso un certo fremito fanciullesco, da bambini che stanno per entrare in un meraviglioso e ambito luna park, o comunque in un luogo da tempo agognato… E nonostante tutto, se certamente le Lofoten danno il meglio con una meteo favorevole, è da ammettere che pure questo tempo uggioso, pioggerellante, con le nubi come matasse lanose che si avvolgono attorni ai vertiginosi picchi montuosi o che otturano i valloni glaciali per qualche minuto per poi dissolversi o cambiare repentinamente forma e consistenza, come tanti sipari teatrali su palcoscenici sempre diversi, comunque dona ai luoghi un proprio particolare fascino, meno “gioioso” e inebriante e più misterioso, arcano ma senza essere inquietante… Il traghetto attracca a Moskenes, quindi si scende verso Å, ultimo villaggio delle isole e dunque chiamato con l’ultima lettera dell’alfabeto (spiritosi i norvegesi, e ben strano il loro alfabeto, nel quale un piccolo anello diacritico trasforma la prima lettera dell’alfabeto nell’ultima… Ve la immaginate, da noi, una città che si chiama “Z”?!?): Å, più che un vero e proprio luogo residenziale, è una sorta di museo a cielo aperto, e non si capisce bene la differenza tra le Rorbu (le tipiche case dei pescatori locali) dedicate ad esposizioni museali e quelle ove effettivamente qualcuno ci abita… Dopo un variegato e lauto pranzo a base di eccezionale pesce (salmone über alles!) si prende a salire lungo la strada costiera, tra isole, penisole, istmi uniti da ponti a schiena d’asino, gallerie di superficie e sottomarine, passando per luoghi affascinanti come Reine (probabilmente il panorama più bello e fotografato delle Lofoten), Henningsvær, Leknes e molti altri dai nomi più osticamente pronunciabili e memorizzabili (ma per tutti l’impronunciabilità del nome è inversamente proporzionale alla loro bellezza), fino a Svolvær, la “capitale” delle isole (più di 4.000 abitanti, praticamente una metropoli, per qui!), raccolta tra la baia del porto e i picchi montuosi appena alle spalle… Una passeggiata serale nella bellissima, soffusa luce cerulea che avvolge le tranquille vie della città, con unici suoni a rompere la quiete altrimenti generale quelli delle onde placide contro i moli del porto e il borbottio di qualche imbarcazione in entrata o uscita da esso, rivelano in maniera chiara tutta la soavità del luogo, e il perché vengano scelte, le Lofoten, da molti artisti e intellettuali – e anche da gente comune – come un buen retiro “definitivo” per sentirsi veramente distanti dalle cose ordinarie del “solito” mondo contemporaneo…

L’intraprendenza ingegneristica dello stato norvegese, la cui opulenza economica consente di realizzare progetti che sarebbero utopici per quasi tutti gli altri stati terrestri, si è permessa di “riattaccare” alla terraferma le isole Lofoten (e le “sorelle” Vesterålen, belle quasi quanto le prime ma meno visitate dal turismo) grazie all’apertura, dal Dicembre 2007, della nuova strada Lofast: più di 150 km. di ponti e tunnel con i quali la Norvegia pare voler rivendicare la “proprietà” delle suddette isole ovvero per smorzare la vivida impressione che siano un mondo a sé rispetto alla parte continentale (insomma, come a dir loro: ehi, certo, siete bellissime, ma non montatevi troppo la testa!)… In ogni caso, va da sé che se la strada, sostituendo il traghetto, ha tolto un poco di fascino al viaggio verso le Lofoten, regala di contro lungo il suo percorso scorci panoramici mozzafiato, che cambiano ad ogni curva, ad ogni superamento di ponte o ad ogni uscita di tunnel… Il cielo si mantiene imbronciato, il che nuovamente adombra i colori ma elargisce gran quantità di fascino e mistero al paesaggio, che non potrebbe essere più mitologicamente iperboreo di così… Si lascia Narvik sulla destra, si fa pausa in un minuscolo villaggio ove sono più le caffetterie delle case (i norvegesi bevono litri e litri di “caffè”, cioè di quella bevanda che loro chiamano in tale maniera e che ovviamente è assai differente dal nostro caffè: i primi giorni schifa abbastanza, ma devo dire che, abituandocisi, non è peggio di altri caffè-brodaglia che si possono provare in giro per il mondo…) e dunque si punta verso Tromsø, la capitale dell’Artico, la città norvegese più importante oltre il circolo polare (ha più di 60.000 abitanti), e nota a molti per detenere il soprannome di “Parigi del Nord”! Beh, è un soprannome forse pomposo ma nemmeno così esagerato: la città è veramente bella, raccolta per sua gran parte sull’isola di Tromsøya piazzata proprio in mezzo al proprio fiordo e unita alla terraferma da lunghi e scenografici ponti; è assai animata, popolata da tanti giovani essendo sede universitaria (l’università più a Nord del mondo!), e le vie pedonali del centro, sulle quali si affacciano negozi e pub a dozzine, regalano un’impressione urbana propria di latitudini ben più meridionali… Insomma, ci si potrebbe tranquillamente dimenticare di essere già molte centinaia di chilometri oltre il circolo polare artico, ma cordialmente una gigantografia posta nella hall dell’hotel nel quale si alloggia riporta il tutto alla propria effettiva realtà: riprende Tromsø in veste invernale, adagiata sulla propria isola imbiancata e contornata dal blu profondo delle acque del fiordo, e tutto intorno un orizzonte infinito di cime montuose ghiacciate sotto un cielo color acciaio, dalle quali, se nella foto non si vedesse la città, si potrebbe dire di essere di fronte ad un paesaggio antartico… Si visita la celebre Cattedrale dell’Artico, chiesa le cui forme ricordano quelle di un iceberg e monumento principale della città (anche se molti turisti non dimenticano certo di fare un salto al birrificio Mack, ovviamente il più a Nord del mondo, ove a quanto pare offrono ai visitatori boccali di birra a profusione!) anche se poi l’attenzione è attratta dalla biblioteca cittadina, una bellissima cupola di vetro estremamente funzionale e ricca di volumi, il che dimostra bene come la Norvegia abbia a cuore la dimensione culturale per la propria società… Le vetrate mostrano a chi è in strada i libri e i lettori dentro l’edificio e a chi è dentro la vita quotidiana al di fuori, in una sorta di correlazione visiva che congiunge i due ambienti apparentemente così diversi (anche solo per il silenzio e la tranquillità interni e i rumori del traffico e del vociare esterni) e ne mesce le peculiarità principali, così facendo della biblioteca una presenza “solida” e fondamentale nella quotidianità cittadina. In tal modo i libri sono parte della città e la città è fatta anche di libri: un bellissimo e concreto esempio di cultura diffusa, da imitare assolutamente (soprattutto alle nostre latitudini…).

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PROMEMORIA…:


Premi Letterari Nazionali “Versi di Oggi” e “Libro d’Oro” 2008, Modica: clicca sull’immagine per scaricare i bandi di concorso.

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