Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico – parte III

L’essenza di Capo Nord in effetti la si comprende di nuovo in tutta la sua particolarità anche quando lo si lascia, quando si torna sulla terraferma lasciando l’isola di Magerøya sempre attraverso il citato tunnel sottomarino e si riprende a viaggiare verso Sud: in un certo qual modo ci si sente come ritornati sulla Terra, in uno spazio e in un tempo più solito, più vicino a quello ordinario, come se Nordkapp fosse un pianeta a sé, comunque nel suo piccolo un qualcosa di unico e inimitabile, dunque diverso da ogni altra cosa che d’ora in poi si debba trovare… Anche il paesaggio si ripopola boschivamente: torna la taiga, ancora non così rigogliosa come a latitudini inferiori ma, a sua volta, segno di una maggiore presenza di vita, nel senso più comune del termine… Ma non c’è da preoccuparsi, non è che a momenti spuntino spiagge, palme e datteri: ci si dirige verso Karasjok, città quasi al confine con la Finlandia che detiene il record assoluto della più bassa temperatura mai registrata sul continente europeo: -51°!!! Mediamente però fa’ mooolto più caldo, in inverno: intorno ai -30°, o giù di lì!…
Karasjok è un’altra località importante per gli autoctoni, dacché ospita il parlamento del popolo Sami, cioè il simbolo dell’indipendenza (seppur non assoluta e, in qualche caso, non del tutto “digerita” dai residenti norvegesi) dal governo centrale di Oslo; inoltre, è interessante la visita al Sapmi Park, parco a tema sulla storia, la cultura e le usanze Sami, nel quale si può assistere ad un’altra proiezione in 3D, coinvolgente e un poco malinconica, sul passato e sul presente delle popolazioni Sami, minacciate nella propria essenza, anche quassù, dalla globalizzazione imperante e irrefrenabile, che mette a rischio la conservazione non solo della cultura tipica, degli usi e dei costumi, ma pure, antropologicamente, della razza stessa; per il resto, qui si possono visitare alcune kota, le tende tradizionali, pranzare in un bellissimo ristorante posto in una grande capanna seminterrata di legno, terra e col tetto di torba, e fotografare alcune abuliche renne, il cui sguardo piuttosto confuso di fronte ai turisti forestieri fotografanti a raffica con le loro ultramoderne macchine digitali sembra, in un certo senso, un’allegoria del presente dei loro padroni, dei Sami appunto…
Un lungo trasferimento stradale tra la foresta infinita della taiga e gli immancabili laghi d’ogni specie e misura ci riporta ad Alta, o meglio al suo aeroporto, il più importante tra quelli prossimi a Capo Nord: la pista ricavata al millimetro su di una penisola tra il mare e la foce del fiume Altaelva sarà la nostra via d’uscita dal magico, sensazionale mondo a nord del circolo polare artico, il quale giusto a cavallo di esso, sul volo SAS in direzione di Oslo, ci regala l’ultimo prodigio, un tramonto stupendo sul mare di nubi sopra il quale voliamo…

Rieccomi a Oslo, dunque, che a ‘sto punto sta assumendo un aspetto quasi “familiare”: il centro cittadino lo conosco piuttosto bene, ormai, ed è veramente un peccato avere soltanto mezza giornata a disposizione o poco più per restarci, per non godere di questo acquisito clima da “ritorno a casa” e girare in città tranquillamente, senza fretta e senza meta, andando a scoprirne gli angoli più autentici o i quartieri più particolari… Ma il tempo è tiranno, come si dice in casi del genere, e tra le attrazioni “classiche” ancora da visitare scelgo il Frammuseet, cioè il museo che conserva nel suo grande interno il Fram, una vera e propria leggenda in legno e acciaio dell’esplorazione umana, la possente nave che accompagnò alcuni tra i più celebri esploratori della storia – Nansen e Amundsen su tutti – verso entrambi i poli, nel corso di viaggi che definire epici è veramente poco… La nave, perfettamente conservata, è visitabile da cima a fondo, dal ponte superiore fino alla sala macchine, e camminarci dentro, salire e scendere sulle sue ripide scalette, passare da uno scompartimento all’altro transitando dalle microscopiche cuccette, dalla sala pranzo dall’equipaggio o dall’infermeria con tutti gli strumenti medici in bella vista è veramente come fare un salto intero nel tempo di più d’un secolo e sentirsi dispersi in mari e terre che, per quell’epoca, erano quanto di più ignoto vi fosse sul pianeta… Bello, emozionante e spettacolare – ovvero, uno dei migliori saluti che Oslo possa regalare ai suoi visitatori…
Già, è ora di tornare a latitudini molto più meridionali e meno estreme, e la differenza tra il vento polare di Capo Nord e l’umida afa di casa non è solo climatica, tutt’altro! Se già la Scandinavia e la Norvegia in sé rappresentano un angolo d’Europa assai particolare e caratteristico, “più diverso”, per così dire, da ogni altra zona geografica del continente, le terre oltre il circolo polare artico sono veramente un mondo a parte, tanto duro, difficile, estremo, quanto meraviglioso, magico, sublime, dotato di un fascino che non può essere limitato, come già detto, alla mera posizione geografica e alla suggestione che da ciò può derivare… Forse, quassù, l’essenza più profonda che si può ritrovare è proprio data dal senso primigenio e ancestrale che la vita ancora detiene, e dell’armonia che necessariamente serve tra uomini, animali, Natura e suoi elementi, che riporta la quotidianità su un piano di equilibrio ormai smarrito dalle nostre parti – e in buona parte del mondo “civilizzato” e avanzato… Lassù con la Natura si dialoga, si collabora e a volte si combatte, ma certamente vi ci confronta con un rapporto più vero e vivo in ogni senso; non la si domina come da altre parti, non si pretende di farlo e non ci si sente superiori ad essa, lassù si è ancora parte di essa, è questo non può che essere, nel bene e nel male, il fulcro di una dimensione vitale più autentica e viva, appunto, rispetto a tante altre a latitudini più confortevoli… E la Norvegia, che non è certo perfetta (fortunatamente, in un certo senso), è in ogni caso un luogo che buona parte del resto del mondo non può che invidiare…

“E il Golden Syrup???…”.
Ah già, il Golden Syrup! – o Gul Syrup, come pare sia chiamato in Norvegia…
Il Golden Syrup, sciroppo dolce utile soprattutto in molte ricette per torte, biscotti e golosità simili, è diventato ad un tratto – e per ridere – il motivo principale per tornare in Norvegia, su precisa commissione di terzi (non retribuita, si sappia!) cultori della gastronomia pasticcera (lo scrivente modestamente si limita all’ultimissimo atto di tale arte, quella del suo mero godimento!)… Dalle nostre parti è difficilmente trovabile, mentre alcuni siti web lo davano di più frequente uso (e rintracciabilità) proprio nei paesi nordici: bene, via a cercarlo fuori dentro dai vari ICA, COOP, REMA1000 e supermarket locali affini, in ogni città o villaggio visitati – con il supporto della nostra guida Giovanni, coinvolto suo malgrado nella ricerca… Risultato: niente, neanche lassù l’abbiamo trovato!… Eppure lo danno presente, ha pure il nome in norvegese, quindi non può non esserci, ci deve essere da qualche parte… Forse l’abbiamo cercato in modo non così efficace? Può essere, e quindi, beh, non ci resta che dover tornare lassù, per riprendere la ricerca! – sempre che, inconsciamente ma nemmeno troppo, non l’abbiamo appositamente trovato, per poter così avere una “buona” scusa e ritornare lassù…

Titoli di coda! – ovvero, cose da ricordare, da rimarcare, amenità, note a margine, post scriptum inevitabili: i colori naturali unici di quest’angolo di mondo; l’attenzione estetica che i norvegesi mettono nell’abbellire le proprie città, piccole o grandi che siano; la diffusione generale del design contemporaneo nei locali pubblici; la durezza, nonostante gli agi della modernità, della vita quotidiana oltre una certa latitudine, e certe difficoltà (logistiche, in primo luogo) da affrontare, che lassù sono cosa normale mentre da qualsiasi altra parte sarebbero ostacoli pressoché insormontabili (immaginatevi, ad esempio, di cadere nel vostro giardino di casa, di abbisognare di un pronto soccorso, e di essere a 150 chilometri dal più vicino ospedale!…); la generale bontà della cucina tipica norvegese; la notevole ricchezza e varietà di cibi che offrono gli scaffali dei supermercati; l’ottima assistenza turistica offerta dalle istituzioni norvegesi (box per informazioni a disposizione lungo strade disperse nel nulla! – quantunque il turismo non rappresenti che una minima parte del PIL interno); l’assoluta assenza di forze dell’ordine per le strade (visti solo due poliziotti a piedi nel centro di Oslo e due auto della polizia a Svolvær, ma parcheggiate!); l’apparizione, nel porto di Tromsø, di un sommergibile presumibilmente indiano (!!! E non è stata un’allucinazione, ma credo il frutto di una qualche esercitazione congiunta con la marina norvegese…); la grande (e sconcertante, per la cultura italiana) indipendenza dei bambini norvegesi, a 5 anni già in grado di fare cose che dalle nostre parti qualcuno nemmeno alla maggiore età saprebbe fare con simile autosufficienza; i numerosi pazzi – ma assai ammirevoli – di varie nazionalità, che arrivano a Capo Nord in bicicletta (!); la colonna sonora nell’mp3 durante il viaggio, che è stata, chissà perché, soprattutto Board Up The House dei Genghis Tron, band americana di tecno-grindcore elettronico, la cui musica fatta di potenza tipica del grind e gelida “calma” digitale in qualche modo mi ha, evidentemente, riprodotto nelle orecchie ciò che gli occhi osservavano nel paesaggio…
Un grazie a: Giovanni, la nostra guida, preciso e competente tour leader; Giver Viaggi&Crociere, il tour operator, e Rusconi Viaggi; Bjorn, l’autista del bus, l’ennesimo norvegese che smentisce la diceria che la gente del Nord sia fredda e poco espansiva; e Óðinn (Odino), naturalmente…

N.B.: QUI è possibile scaricare, direttamente da www.lucarota.it, Impressioni di viaggio al Circolo Polare Artico in versione completa e con maggior corredo di fotografie.

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PROMEMORIA…:


Lunedì 6 Ottobre 2008, ore 21.00 LIVE,
RCI Radio, 91.800/92.100 MHz, on the air & on the net,
Anno V°, puntata nr.1, stagione 2008/2009…
RADIO THULE sta tornando…
Non perdetevela!…

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