Arto Paasilinna, “Il Mugnaio Urlante”

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Una nuova lettura paasilinniana – e già “temo” il momento in cui esaurirò la lettura delle opere dello scrittore finlandese tradotte in Italia (tutte con Iperborea, per inciso), perché, insomma, i libri di Arto Paasilinna saranno pure tutti uguali (grosso modo), ma è una uniformità che certamente non provoca mai noia, monotonia ne tantomeno dispiacere di lettura… A patto di apprezzare lo stile di scrittura scandinavo, piuttosto lontano dal nostro, da quello mitteleuropeo, lontanissimo da quello americano e probabilmente più simile ad altri stili apparentemente e presumibilmente “estranei” almeno geograficamente (estremo Oriente, America del Sud) – stile scandinavo del quale Paasilinna rappresenta uno dei migliori esempi se non il modello in assoluto più tipico…
Il Mugnaio Urlante è, appunto, una tipica storia paasilinniana: ne è protagonista un personaggio (Gunnar “Kunnari” Huttunen, strano tipo che spunta dal nulla in un villaggio della Lapponia finlandese per rimettere in sesto un vecchio mulino mezzo in rovina) che in tutti i modi cerca di sfuggire dalla civiltà contemporanea e da tutti i suoi conformismi, circondato da tanti benpensanti (il dottore, il pastore, il commissario di polizia… – quelli che “comandano” la comunità, insomma!) che, sentendolo “diverso”, finiscono per denigrarlo in ogni modo, ma di contro aiutato da alcuni che ne comprendono lo spirito libero e non omologabile, forse anche perché vi riflettono un loro simile spirito di libertà senza avere il coraggio di realizzarne le relative scaturenti volontà; il tutto nel solito, maestoso, vivo paesaggio naturale – quello finlandese, ovviamente, fatto di foreste, laghi, monti, fiumi e animali selvaggi quali unici abitanti (mi verrebbe da dire “unici dacché legittimi”): ma è una Natura paradigmatica, elemento capace ancora di resistere all’invasione umana e perciò rappresentante sotto molti punti di vista una purezza ancestrale, un’armonia primordiale ancora pulsante al ritmo della vita universale – ciò che appunto la Natura rappresenta ovunque sul pianeta – ambiente nel quale, come sempre, colui che Paasilinna segue nella sua narrazione, in fuga dalla normalità umana contemporanea, troverà rifugio e, nel caso, soluzione ai suoi problemi…
Insomma, anche ne Il Mugnaio Urlante ci sono tutti gli ingredienti (più volte elencati nelle precedenti recensioni dedicate ai libri dell’ex guardaboschi finnico) che hanno reso Arto Paasilinna il più noto scrittore scandinavo a meridione delle sue usuali latitudini, ben amalgamati in modo da conferire alla storia, tra l’altro, anche una lettura critica/sarcastica della civiltà moderna, e di quella irrefrenabile tendenza di essa a tarpare le ali a qualsivoglia volo libero – troppo libero rispetto a quanto la regola (imposta) pretenda. Forse, Il Mugnaio Urlante è un filo meno brillante dei “best-seller” paasilinniani, sembra che la gran fantasia dello scrittore finlandese, nella prima parte dello scritto, fatichi a “esplodere” con il consueto bailamme di invenzioni narrative, spesso surreali, a volte incredibili, bizzarre, ma sempre divertenti; cosi è, almeno e meglio, nella seconda parte della storia – forse non a caso proprio quando il protagonista, per sfuggire alla “persecuzione” a cui lo hanno condannato i suoi compaesani, esasperati dalle sue bizzarrie (tra cui quella di esternare i propri sentimenti più intensi ululando come un lupo di notte nei boschi – da cui il titolo del romanzo) si da’ alla macchia nelle immense foreste lapponi, ricostruendo in esse il proprio piccolo mondo quotidiano nel quale stare in santa pace, lontano da norme, regole, leggi, imposizioni spesso derivanti solo dal vox populi vox dei, espressione di un egoismo collettivizzato più che di una saggezza comunitaria…
Anche il finale della storia non è proprio il massimo – sembra quasi messo lì giusto per chiudere una narrazione che sarebbe potuta continuare anche oltre, e chissà fino a quando – ma, lo ribadisco, a Paasilinna non si possono non perdonare “esitazioni” del genere che, in altri libri, ne rovinerebbero quasi del tutto la bontà, mentre in Paasilinna risultano come (resto in tema!) piccole, basse betulle in una foresta di grandi conifere… Lo scrivevo in principio di recensione: Arto Paasilinna è una certezza di stile originale, grande fantasia, ironia, divertimento e una giusta dose di giudizio critico sul mondo di oggi; è come una scatola di costruzioni rispetto ad altre opere pari a modernissimi videogames: questi sono spettacolari, entusiasmanti, fantasmagorici, ma dopo qualche tempo facilmente stancano, e si ritorna a giocare con le vecchie, classiche, immutabili, ineguagliabili costruzioni…
Libro certamente consigliabile, come tutti quelli di Paasilinna; se proprio proprio vi restasse qualche dubbio (del tipo di quelli anche qui segnalati) sull’opera dello scrittore finnico, beh, allora date una lettura a L’Anno della Lepre… (ma scommetto che ci sarà qualcuno che, per gli stessi motivi, farà esattamente il contrario!).

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