Tom Sharpe, “Il Bastardo Primordiale”

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Tom Sharpe, ovvero il lato oscuro del celeberrimo, tipico humor anglosassone… Non conoscevo lo scrittore inglese, ne ho letto Il Bastardo Primordiale (TEA – su licenza di Longanesi – traduzione di Carlo Brera), e per un “presentimento” nemmeno troppo vago ho voluto cercarne sul web qualche foto, che hanno confermato la mia intuizione, dacché mi sono trovato davanti il classico gentleman britannico, elegante, raffinato, colto (è laureato in antropologia culturale a Cambridge), impegnato (ha studiato per molti anni le popolazioni autoctone soprattutto in Sudafrica, per poi essere espulso dal regime dell’apartheid) – insomma, un autore piuttosto antitetico alla sua opera: fantasiosa all’eccesso, sarcastica, intrisa di humor nero che diviene nerissimo in certe parti, politicamente scorrettissima, a tratti macabra, grassa e scurrile ma senza mai essere “volgare” nel senso più comunemente basso del termine – qui esce il british style del gentleman, per fortuna…
Il Bastardo Primordiale è la storia di due bizzarre famiglie, da una parte i Flawse ovvero un figlio senza padre (il “bastardo”, primordiale dacché pare manifestare nelle proprie azioni una cattiveria che è la summa di tutte le cattiverie della propria plurisecolare casata) e da un nonno novantenne bisbetico latifondista e anti-progressista, che alla figura paterna si sostituisce pur con una malcelata malevolenza verso il nipote (nonché un maggiordomo, Dodd, in attività nel bieco maniero di famiglia, la cui marginalità nella storia sarà del tutto sovvertita nel finale); dall’altra i Sandicott, madre e figlia, la prima vedova ereditiera irrefrenabilmente attratta dalla ricchezza e dal voler essere sempre più fornita nel merito, la seconda bellissima tanto quanto stupidotta e ingenua ragazza da marito, totalmente in balia del volere della mamma/matrona… Le due famiglie, inseguendo ognuna le proprie mire e/o brame sociali (o antisociali!), si incontreranno e incroceranno i propri destini, finché l’eredità Flawse sancita da un diabolico testamento scompaginerà carte, piani, tattiche, strategie, personalità e sorti; l’epilogo della vicenda, in tono con essa ma in parte anche scontato, più che chiederla ne placherà il girandolare di incredibili eventi, palesando come, per l’opera e per i fini di Sharpe, il compito di essa si sia già compiuto prima della fine, attraverso i fendenti della sarcastica denuncia circa le devianze del mondo sociale narrato…
Il Bastardo Primordiale, insomma, è uno sguardo acidissimo su certe tipiche figure della società moderna (non solo inglese, ovviamente), ovvero una panoramica pungente tanto quanto distaccata sulla parte più nascosta, tenebrosa, ipocrita e perbenista di essa, nella quale si muovono personaggi dall’apparente irreprensibile posizione e prestigio sociale ognuno dei quali – poco o tanto, con scarsa o tremenda gravità – ha in realtà il proprio bell’armadio pieno di scheletri: alcuni un piccolo comodino, altri una enorme guardaroba, appunto… Una buona posizione in società che pare essere segnale automatico, per Sharpe, di una palese o recondita negatività, che pur virando nella costante e sferzante ironia con cui lo scrittore inglese farcisce le proprie storie, non manca (anzi!) di denunciare una condizione di sostanziale decadenza etica che la società stessa presenta, celata a malapena dietro una dorata scenografia o un fastoso sipario… E in fondo l’ironia, oltre che a rendere gradevole e a tratti spassosa la lettura, diventa quasi necessaria al fine di meglio assorbire certi “estremismi” dalla fantasia di Sharpe – fantasia assolutamente sfrenata (accade veramente di tutto nel libro!…), spesso lasciva, macabra e truce, come detto, ma che di contro diventa il mezzo migliore ovvero più lucido per osservare a fondo l’ambiente sociale nel quale si muovono i suoi personaggi: in fondo il senso stesso dell’arte clownesca – “clown” come egli stesso di è definito: ridere anche grassamente e al contempo riflettere su ciò che si ride, e sul perchè ci si debba ridere sopra – magari per non piangerci sopra…
Paragonato a un nipote incattivito di Wodehouse, Sharpe potrebbe in fondo anche essere un cugino di Douglas Adams, di Bukowski o lo zio di Palahniuk, con uno stile che, pur stando fuori contesto, mi ricorda le commedie di Amici Miei: leggere Il Bastardo Primordiale è comunque assai gustoso, e sull’opera di Sharpe di certo vi ritornerò, in futuro.

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4 risposte a “Tom Sharpe, “Il Bastardo Primordiale”

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