Fruttero&Lucentini, “La Donna della Domenica”

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Ok, sarò ottuso, inabile, incompetente (sono io il primo a sostenerlo, per il genere di cui tale libro è esempio), pure blasfemo, stando al cospetto di due grandi personaggi della letteratura italiana, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, creatori del “giallo all’italiana”, e a quello che molti considerano il loro migliore romanzo, La Donna della Domenica… Accetto qualsiasi critica – lo ribadisco, non leggo gialli e non perchè ritenga che non mi debbano piacere ma per mera preferenza verso altri generi – e devo ammettere con tutta sincerità che provo un certo imbarazzo nello scrivere queste parole…
Vado con ordine: La Donna della Domenica, romanzo uscito nel 1972 e, appunto, considerato il capostipite del cosiddetto “giallo all’italiana”, tale è, un giallo appunto con due omicidi, un’indagine della polizia, un commissario protagonista più di altri, tanti personaggi indiziabili e, naturalmente, il colpevole finale; in più, la coppia di scrittori tratteggia un fine ritratto della città di Torino ovvero di una certa parte della società italiana, quella alto-borghese, ben fornita di ipocrisie, doppiezze, simulazioni e qualche buon scheletro negli armadi… Ma la stessa città assurge in maniera non secondaria a “personaggio” della storia, per come la vicenda narrata dipenda in molti casi proprio dal contesto cittadino in cui si svolge, in tal modo omaggiata dagli autoctoni Fruttero & Lucentini con un ritratto che è insieme affettuoso e critico, ironico e sarcastico e non così malefico come è parso a qualcuno
La Donna della Domenica è scritto meravigliosamente bene, con stile fluido, raffinato e parimenti piacevole, senza mai alcuno scadimento (ma di ciò ero sicuro ancor prima di leggerlo, e in fondo ad esso sono giunto dopo aver conosciuto – con un paio di interviste televisive – quel personaggio nobile e delizioso che è Carlo Fruttero) e dunque il romanzo non provoca certo alcuna noia o qualsivoglia spiacevolezza: bello da leggere, insomma…
…Però…
Però – ribadendo nuovamente quanto sopra affermato – vi ho personalmente rilevato certe prerogative che m’hanno generato alcune perplessità… A partire dal titolo: perchè proprio “La Donna della Domenica”, avulso dall’intera storia se non per poche pagine alla fine? La stessa storia “portante” del romanzo, cioè il vero e proprio giallo, occupa in fondo non più di un quarto delle 400 e più pagine di esso; le restanti – ripeto, ancorché piacevoli da leggere – sono fin troppo dispersive e in un certo senso superflue, ricche di elementi narrativi ininfluenti, di descrizioni che poco portano al senso tematico/letterario primario del romanzo e di alcune forzature (certi riferimenti scabrosi, ad esempio, che sembrano infilati nella storia più per conferirle un poco di pepe in più, piuttosto che per miglior definizione letteraria)… Il ritratto di molti dei protagonisti è ben delineato (Anna Carla, Massimo e Lello su tutti), mentre di altri resta troppo indefinito e leggero – colpevole incluso; infine, la soluzione dell’indagine ovvero il finale del giallo mi è parsa un poco campata per aria e saltata fuori così, quasi a caso, come se tutte le precedenti pagine potessero essere anche differenti e comunque avere una pari conclusione…
Eppure, ci tengo a riaffermarlo, La Donna della Domenica è un bel libro da leggere, possedendo il merito di confermare Fruttero & Lucentini come tra le migliori penne che la letteratura italiana recente abbia avuto – con la fortuna di avere Carlo Fruttero ancora ben attivo e scrivente; ma, da par mio, se l’ho fatto con lo stile, non ho probabilmente saputo instaurare una adeguata buona armonia anche con la storia narrata… Il che non toglie che non ci possa certamente ritentare in futuro, nel frattempo magari cogliendo gli spunti di quanti ritengano queste mie opinioni di lettura non così positive confutabili e opinabili… Beh, nel caso sarò alquanto felice di darvi ragione!

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2 commenti

Archiviato in Di buone letture

2 risposte a “Fruttero&Lucentini, “La Donna della Domenica”

  1. giorgio rossi

    solo questo, lucentini è il nuovo ariosto

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