Douglas Adams, “Ristorante al termine dell’Universo”

ristorante_al_termine

Ho impiegato un bel po’ di tempo, quasi un anno, per prendere in mano quello che è il seguito di quel capolavoro nel suo genere che è la Guida Galattica per Autostoppisti, del grande e mai troppo compianto Douglas Adams: in parte perchè volevo godere dell’indugio che si prova quando si ha a disposizione un qualche gran piacere e si attende a consumarlo, e in parte perchè, forse più inconsciamente che altro, temevo che – come spesso accade – il seguito di un capolavoro non è mai alla sua altezza… La Guida, lo ribadisco, è un capolavoro anche solo per quanta influenza abbia sparso ovunque, molta anche al di fuori dell’ambito letterario, oltreché per il favore e l’apprezzamento universale di cui gode; il compito di Ristorante al termine dell’Universo non è stato certo facile, accollandosi la responsabilità di stare dietro all’enorme successo del predecessore e proseguire sulla strada della serie (“una trilogia in 5 parti” come la definì ironicamente lo stesso Adams). In esso, dunque, continuano le folli avventure della strana banda dell’ex-presidente della Galassia Zaphod Beeblebrox, della conturbante Tricia McMillan detta Trillian, dell’umano molto stralunato Arthur Dent, dell’alieno molto umano Ford Prefect, dell’androide paranoico Marvin e di tutto il restante “cast” della serie, continuamente arricchito da nuovi personaggi e sballottato in estenuanti, incredibili avventure – in particolare, questa volta, i protagonisti sono impegnati nel compito affidato a Zaphod di individuare chi comanda veramente nell’Universo… Il tutto nel tipico stile di Adams: fantasia a go-go, una buona dose di follia, tanta almeno quanta ve ne sia di profondità filosofica e di pragmatismo sociologico (nel comportamento di molti personaggi alieni della serie è facile riconoscere certe peculiarità sovente opinabili della razza umana…), sketches letterari di purissimo humor anglosassone alla Monty Python (non a caso Adams collaborò con il geniale gruppo comico inglese), e una storia al cui filo logico è praticamente impossibile stare dietro – forse proprio perchè un “filo logico” non esiste nemmeno in essa…
Ora: posto che – appunto en passant – continuo a non capire perchè i libri della serie della Guida Galattica vengano etichettati da più parti come opere di fantascienza sic et simplicer, il che lo possono essere solo per l’ambientazione scenografica, ma che della “fantascienza” per come viene normalmente ritenuta e soprattutto apprezzata dai suoi appassionati hanno veramente poco o nulla, devo ammettere che lo scrivente di sicuro è di parte, Douglas Adams e i suoi libri sono stati una delle più belle scoperte mai fatte nella personale “carriera” di lettore… Non si può non notare che l’aver conosciuto lo scrittore inglese dalla Guida Galattica, ovvero dal suo capolavoro, è un po’ come aver studiato gemmologia con il diamante più grande e prezioso del suo genere: tutti gli altri, siano anche di poco più piccoli di quell’assoluto, rischieranno di sembrare inferiori – e magari lo saranno, paradossalmente pur essendo migliori di ogni esemplare d’altro genere… Qualcuno – leggendo giudizi qui e là sul web – ritiene Ristorante… anche superiore alla Guida; altri reputano che il primo capitolo della serie sia la pietra miliare e il fulcro attorno al quale tutti gli altri – da Ristorante in poi – orbitino, godendo di propria bellezza ma in (buona) parte anche di luce solare riflessa dalla Guida… Devo ammettere di concordare più con questa seconda opinione – ma forse, appunto, della Guida Galattica sono stato e resto così infatuato da sminuire, anche involontariamente, il valore dei capitoli successivi; eppure la sensazione che in certe parti affiora di una minor spontaneità narrativa nel testo lo avuta, come di un più esiguo apporto di gag fulminanti (che non mancano, sia chiaro!) per lasciare più spazio al portare avanti la trama e il susseguirsi degli eventi… Inoltre, Ristorante al termine dell’Universo manca sostanzialmente di un “finale”, denotando di essere stato concepito come vero e proprio seguito e parte del work-in-progress che poi è diventata la serie completa della Guida; certamente questa evidenza può anche non essere considerata importante – in fondo i tanti eventi/episodi dei quali si contraddistingue la storia hanno nel proprio evolversi la risoluzione, ovvero la fine/inizio del successo episodio, ma se (ovviamente, direi per giunta) la Guida Galattica vive di vita propria, fonte dei propri seguiti ma al contempo indipendente e leggibile come opera a sè stante, Ristorante è similmente leggibile ma non riesce a non dipendere dal predecessore…
Dunque? Don’t panic! – mi viene da pensare: Ristorante al termine dell’Universo è un libro bellissimo da leggere, divertente, surreale, folle, arguto, geniale, da consigliare senza alcun dubbio: è uno dei quattro meravigliosi pianeti orbitanti a quella sublime stella che è Guida Galattica per Autostoppisti, centro di uno spassoso sistema spaziale dal quale credo sia opportuno partire, se lo si vuole scoprire con il massimo godimento possibile… E se prima di leggere le opere di Adams avete ancora qualche domanda sulle stesse, sappiate che tanto la risposta sarà sempre 42!

Annunci

1 Commento

Archiviato in Di buone letture

Una risposta a “Douglas Adams, “Ristorante al termine dell’Universo”

  1. Pingback: Douglas Adams, “La Vita, l’Universo e tutto quanto” «

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...