Charles Bukowski, “Storie di ordinaria follia”

Cop_Bukowski

Ho un conto aperto col vecchio Hank… E’ vero, non lo conosco così bene, e per nulla come poeta, dunque avrò bisogno sicuramente di ulteriori approfondimenti, ma di sicuro anche lui ci mette parecchio del suo per lasciarmi nell’indecisione, ed anzi credo che ne sarebbe molto divertito da questo mio stato… – forse forse lo riterrebbe anche uno scopo raggiunto…
Dopo Hollywood Hollywood, francamente piuttosto deludente (soprattutto se letto come prima opera, conoscendo la fama di Charles Bukowski), eccomi a questo Storie di Ordinaria Follia, sorta di pseudo-autobiografia a racconti brevi dello scrittore americano il cui sottotitolo fin da subito esplica bene la parte preponderante dei contenuti degli stessi: erezioni, eiaculazioni, esibizioni… E il dubbio, il conto aperto con “Hank” Bukowski è questo: non ho ancora capito se egli fu un grande scrittore che visse un’esistenza da cialtrone, o l’esatto contrario, un gran cialtrone che trovò il modo di convincere molti di essere un grande scrittore… – (in fondo un simile dubbio anch’egli lo sosteneva di sé stesso, “forse un genio, forse un barbone”…). Storie di Ordinaria Follia (letto nell’edizione di Feltrinelli dell’Universale Economica, con traduzione di P.F.Paolini) non dissipa certo il dubbio: ma se questo fosse – come sopra accennato – il suo scopo, dunque una delle sue più rimarchevoli peculiarità? Bukowski, di sicuro, si diverte un sacco a infilare nei tanti racconti del libro tutto il suo tipico campionario vitale (o anti-vitale) e a spiattellare in faccia al lettore tutto il torbido del suo mondo, che sia stato realmente o virtualmente vissuto. Sì, perchè lo scrittore di sangue tedesco si è divertito anche a confondere realtà e fantasia, inframmezzando agli episodi della sua vita reale un sacco di eventi, fatti, personaggi del tutto inventati – o forse reali ma totalmente re-inventati e metaforizzati – e, tra bassezze varie e assortite, sesso, sbronze, scommesse sui cavalli, squallori d’ogni sorta quali quelli che si possono ritrovare ai margini di una ricca società occidentale, facendo emergere sprazzi di personale e spicciola filosofia, da uomo della strada, da pragmatismo inevitabile scaturente dal dolore inferto dai tanti colpi bassi della vita, e dalla relativa dura esperienza…
Viene il sospetto che tanta parte del successo letterario e della fama di Charles Bukowski provenga dall’aver scritto in modo tanto “aperto” e chiaro di quei temi che, volgari o meno che possano essere/apparire, sono tra quelli che maggiormente solleticano e stuzzicano gli istinti umani più morbosi e primordiali (soprattutto maschili, sia chiaro!…), e che dunque da tanti fan dello scrittore americano non venga colto il valore letterario delle sue opere ma, più semplicemente e rozzamente, la carica sovversiva e anarchica che una vita da sbandato porta simbolicamente in sé nella nostra epoca, e il relativo “menefreghismo vitale” alla base di tante delle gesta di Bukowski: insomma, se si prendesse un meraviglioso dramma shakespeariano e lo si facesse diventare un film porno, probabilmente a pochi interesserebbe quella parte più aulica e intellettuale di esso…
Tuttavia, continuamente tra i testi e i loro lascivi contenuti spunta quella suddetta “filosofia spicciola”, o “saggezza quotidiana” che mostra un fondo delle storie assai meno dissoluto di quanto appaia a prima vista e invero ben più colto: come quando Bukowski confessa i suoi punti di vista su molte delle realtà che lo circondano, e che sono tipiche del mondo occidentale americano e non (vedi lo schietto e per molti versi preveggente racconto Un brutto viaggio su tutti, ma anche Il gran gioco dell’erba, La Macchina da fottere o Un uomo celebre), o quando accenna alla sua conoscenza dei grandi classici della letteratura e di essa discetta, oppure quando in presenza della figlioletta riconosce in lei la bellezza più pura della vita umana, in qualche modo riconoscendo anche di aver rifiutato tale bellezza per vivere la vita che le cronache riportano…
Fatto sta che Charles Bukowski è ormai un mito della nostra epoca, al pari di altri controversi personaggi come Jim Morrison o James Dean, con milioni di appassionati fan per l’intero pianeta pronti a ritenere le sue opere dei capolavori della letteratura moderna. Di certo leggendo Storie di Ordinaria Follia ci si diverte un sacco, e in qualche modo ci si appassiona alle vicende d’un tal personaggio, maledetto tanto quanto cinico, eppure sotto sotto buono d’animo (ovvero, paradossalmente, positivo) molto di più di tanti falsi “buoni” elevati a tal rango nella società contemporanea (politici in primis, tanto odiati pure da Bukowski)… Lo ribadisco: forse il sopra esposto mio dubbio non è altro che quanto Bukowski volle anche far passare di sé e dei suoi libri, e dunque dovrò inevitabilmente leggere altro di lui, per constatare se quel dubbio rimarrà tale o se diverrà una più o meno fondata certezza…

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