Charles Fort, “Il Libro dei Dannati”

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Da molto tempo volevo affrontare la lettura di quest’opera celebre e bizzarra, sospesa tra scienza, suggestione, mistero e mito e composta da un personaggio assai particolare quale fu Charles Fort, un visionario/ciarlatano per qualcuno, eppure capace di lasciare una propria impronta pur scientifica nel vasto ambito delle discipline di frontiera (come anche una definizione “ufficiale”, quella di fenomeno fortiano, usata per identificare quegli eventi di ignota origine e inclassificabili in qualsiasi altro modo)… Il Libro dei Dannati, scritto ormai piuttosto difficile da trovarsi in libreria nonostante la fama – quella letta è un’edizione datata “Milano, 1992” con traduzione di Antonio Bellomi del 1973 e introduzione di Gianni Settimo – è in buona sostanza una vasta raccolta di eventi inspiegabili che Fort prese a raccogliere attraverso una immane ricerca nelle pubblicazioni giornalistiche e specializzate di mezzo mondo a cavallo tra ‘800 e ‘900, spingendosi tuttavia fin’anche al ‘600: raccolta che comprende piogge di cose “inaudite” (animali, pietre scolpite, ghiaccio d’ogni forma e specie, ovvero precipitazioni di ogni colore immaginabile…), oggetti totalmente avulsi dallo spazio e dal tempo in cui vennero ritrovati, poltergeist, misteriose osservazioni astronomiche, avvistamenti di oggetti luminosi in cielo e quant’altro di similmente enigmatico: i dannati, appunto come Fort definisce tali eventi, cioè tutto quello che la scienza, rinchiusa nelle proprie convinzioni spesso troppo dogmatiche, non sa spiegare e dunque sminuisce, rifiuta, maledice e condanna…
In uno stile letterario tipicamente novecentesco, molto ridondante, ampolloso e spesso macchinoso nonostante il sense of humor che Fort usa nelle proprie elucubrazioni – stile certamente non così facile da leggere, forse anche per una traduzione non pienamente “agevolante” – l’autore dimostra di tenere molto a far capire al lettore come e perché tutta la messe di dati presentata sia “dannata”, ovvero tiene parecchio ad attaccare la comunità scientifica del suo tempo, rea – come detto – di una assurda chiusura mentale e visiva che impedisce qualsiasi indagine, e qualsiasi relative ipotesi chiarificatrice, sui fenomeni presentati. D’altro canto, Fort non perde occasione di presentare le proprie convinzioni chiarificatrici sugli stessi, che oggi appaiono quanto meno strampalate – si noti tra tutte l’idea che in cielo esista una specie di mare, denominato da Fort “Mare dei Super-Sargassi”, dal quale proverrebbero molti degli strani oggetti caduti sulla Terra; ugualmente, anche molti degli eventi misteriosi presentati – che, si ribadisce, Fort ha raccolto da articoli giornalistici e/o scientifici pubblicati, dunque sicuramente degni d’una qualche considerazione – con occhio contemporaneo perdono buona parte della loro enigmaticità, ma è inutile rimarcare come la lettura di un testo, per di più (pseudo)scientifico di inizio Novecento, non può non essere fatta con una contestualizzazione temporale e intellettuale all’epoca di stesura…
Eppure, l’ampia parte de Il Libro dei Dannati dedicata agli avvistamenti di luci e oggetti luminosi in cielo è effettivamente stupefacente, per come sia perfettamente accostabile alla gran massa di casi UFO che le cronache hanno registrato negli ultimi decenni. Fort ci dimostra come tale casistica, per come viene presentata e per le peculiarità che offre, non è un’invenzione moderna (ovvero “nata” nel 1947, data nella quale viene fatta iniziare la attuale disciplina ufologica) ma risale ad almeno due secoli prima e, appunto, con le stesse caratteristiche: avvistamenti di oggetti luminosi singoli e informazione, di dischi, di sigari, di triangoli e rombi che restano fermi in cielo, che si muovono velocissimi o che entrano/escono dal mare… Ne più ne meno come leggere i rapporti di avvistamenti UFO contemporanei, e anche nell’opera di Fort anche attraverso testimonianze di individui certamente attendibili (come gli ufficiali di navi militari, ad esempio, similmente ai piloti di aerei nei moderni casi UFO)!
Ma Il Libro dei Dannati e Charles Fort non possono essere considerati importanti solo per le suddette discipline scientifiche di frontiera contemporanee – ufologia, parapsicologia, criptozoologia e quant’altro… – ma anche per aver saputo illuminare la mente, attraverso un’attenta (e un po’ contorta, come detto!) disamina dal sapore quasi filosofico, sui danni che l’eccessivo dogmatismo e la ristrettezza (o conservatorismo) intellettuale del mondo scientifico come di qualsiasi altra disciplina umana – la religione in primis – possono causare alla cultura e alla conoscenza dell’uomo, rendendolo miope di fronte ad un orizzonte viceversa ricolmo di cose nuove da vedere e scoprire – cose capaci infine di far evolvere la civiltà umana ad un livello di consapevolezza intellettuale superiore. Questo è, in fondo, il senso primario dell’opera di Charles Fort, anche se, ovviamente, tutto il suo fascino sta e resterà sempre in tutta quella lunga serie di eventi misteriosi che per la prima volta seppe razionalmente presentare al pubblico di tutto il mondo, e che ancora oggi lasciano il lettore meravigliato e stupefatto.

P.S.: l’illustrazione sopra pubblicata della copertina è quella dell’edizione Armenia, differente (solo nella grafica) da quella letta e della quale qui si è trattato.

N.B.: in caso di difficoltà di reperimento di questo libro, provate QUI.

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