Impressioni di viaggio in Danimarca… (pt.2)

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Da Billund si punta verso Skagen, ovvero l’estrema punta settentrionale dello Jutland. Sono più di 300 km., una distanza che se affrontata in Italia potrebbe incutere qualche timore – traffico, code, strade intasate e/o inadeguate, potenziali ingorghi… – in Danimarca, viceversa, il compierla permette di riscoprire quel classico piacere della guida che ormai da noi pare un retaggio di tempi preistorici… Decido di percorrere le strade interne allo Jutland, attraversando la regione più ricca di laghi e foreste del paese e così evitando le autostrade: paesaggio alquanto rilassante, tra boschi molto “scandinavi” e ordinatissimi campi coltivati, con mucche e cavalli al pascolo; strade belle, ampie, ben curate; pochissimo traffico, gli immancabili generatori eolici qui e là, un cielo altrettanto “nordico” nei colori…: ah, se in Italia vi fossero vie stradali in condizioni del genere, si avrebbe di sicuro addosso una buona metà di stress in meno!…
Poco oltre metà percorso faccio tappa ad Aalborg, quarta città in ordine di grandezza della Danimarca e luogo piuttosto particolare, diviso a metà dal Limfjorden e la cui skyline, più che da grattacieli, torri e campanili, è fatta dalle alte ciminiere delle industrie poste lungo il fiordo, che conferiscono al paesaggio una certa aura post-industriale, un poco inquietante; in contrasto, il centro città è molto bello e animato, tipicamente “danese” e insieme assolutamente contemporaneo, presentando alcuni scorci da quadretto-souvenir notevoli… Forse, la città più “scandinava” della Danimarca…
Si prosegue verso Nord, il cielo sembra sempre più distendersi in un infinito rincorrersi di nuvole dai colori che coprono l’intera gamma del blu; non si vede ancora il mare – il Mare del Nord, che la punta dello Jutland divide in Skagerrak e Kattegat – ma se ne sente la presenza possente, oltre le cime degli alberi e dei boschi che comunque caratterizzano il paesaggio, e che certamente non danno l’impressione di essere a brevissima distanza dal mare… Ma qui e là già si intravedono le tipiche dune costiere, e un ultimo tratto di strada alla loro base – strada bella piena di turisti, soprattutto tedeschi – ci porta a Skagen, la più famosa e amata località balneare della Danimarca, il cui solo pronunciare il nome pare illumini lo sguardo a buona parte dei danesi! Effettivamente è molto carina Skagen, poco turisticizzata nel senso “nostrano” del termine se non nella via principale, attorno alla quale si raccoglie il villaggio, sulla quale si affacciano negozi in certi casi “tipicamente” di mare, e nella quale si raccolgono i turisti in passeggio, di ritorno da una delle innumerevoli, enormi e deserte spiagge intorno al paese. Tuttavia, la parte più suggestiva della zona è un paio di chilometri ancora più a Nord, ovvero sulla vera e propria punta dello Jutland: Grenen, il ramo, la stretta lingua di sabbia che divide in due il Mare del Nord, luogo di possenti correnti e di frequenti burrasche (il bagno è infatti caldamente sconsigliato da frequenti cartelli – ma io lo trovo in una giornata assolutamente quieta, e l’acqua è quasi tiepida…) ma anche di panorami, di colori e di luminosità stupefacenti, che suggestionano oggi nello stesso modo in cui hanno suggestionato in passato molti artisti, che elessero Skagen come loro buen retiro e luogo d’ispirazione artistica… Peraltro Grenen fu anche luogo di importanza bellica notevole, e ciò è testimoniato dai ruderi delle fortificazioni corazzate (con tanto di evidenti colpi di cannone ricevuti) che, durante la seconda guerra mondiale, controllavano il transito in una così strategica zona: da qui passavano le navi dirette verso la Germania del Nord, la Finlandia, la Svezia, la Russia Europea… Chissà se della bellezza del paesaggio oggi ammirata da tanti turisti, quei soldati qui di vedetta, con gli sguardi attaccati ai puntatori delle armi e la più cupa ansia in cuore, riuscirono comunque a meravigliarsene…

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Effettivamente lasciarsi alle spalle gli spazi aperti e la bellissima luce di Skagen e Grenen dona quasi una certa malinconia, come se si lasciasse un luogo straordinario per tornare in ambiti più “ordinari”… Fortunatamente non è così – almeno non così manicheisticamente! – dacché oggi è quasi d’obbligo dimenticarsi un attimo del mare e delle spiagge e dedicare l’intera giornata ad Århus, la seconda città di Danimarca, soprannominata “la più piccola grande città del mondo” – una definizione sicuramente molto appropriata! Århus infatti possiede una personalità da metropoli cosmopolita in un corpo urbano da città di provincia, dunque un’animazione e attrattive che solo Copenhagen può altrimenti offrire ma senza la confusione della capitale, ovvero con un mood più rilassato e gioviale… Non solo: secondo molti la città possiede i migliori negozi di Danimarca, e qualcuno propone di girovagare per le sue vie a fare shopping fino allo sfinimento!

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Invero, Århus è veramente bella: affacciata sul suo grande porto in un ampio golfo dello Jutland, molto animata ma anche a misura d’uomo (arrivo in pieno centro in auto senza fare la minima coda…), con grandi spazi, piazze ampie, canali che attraversano il centro, una struttura architettonica che accosta classico e contemporaneo in maniera equilibrata e priva di contrasti, e un parco pubblico fiabesco appena a sud del centro che confina con una delle residenze estive della famiglia reale danese (e tra la parte pubblica e quella “reale” – visitabile – del parco, c’è ben poca differenza in termini di bellezza e cura!). Visito l’imponente cattedrale – la più grande di Danimarca, poi un museo sotterraneo ricavato sotto la filiale di una banca (nella quale si entra come si fosse clienti attraverso normalissime porte in vetro, prive di sistemi di sicurezza, per poi scendere di sotto… Evidentemente qui il termine “ladro” non è molto conosciuto…) che mostra importanti ritrovamenti archeologici vichinghi e l’importanza della città già in quell’epoca, poi ancora la Vor Frue Kirke – altra notevole chiesa – ma in effetti è difficile non lasciarsi attrarre dalla gran quantità di negozi di ottimo livello che la città offre, e non cedere al desiderio di qualche compera… Forse i più conosceranno Århus come la patria della birra Ceres, ma in tutta sincerità la città ha molto più fascino e charme di un semplice luogo noto a bevitori appassionati (!), e viverla per un giorno o, possibilmente, anche più, rappresenta un’esperienza sicuramente piacevole e stimolante, in qualche modo anche più della assai più invasa dai turisti Copenhagen…

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Se Århus rappresenta uno dei migliori esempi architettonici di connubio tra classico e moderno, oggi visito invece una delle località più prettamente classiche di Danimarca, ovvero la più antica e meglio conservata del paese: Ribe, un piccolo scrigno artistico sospeso nel tempo il cui centro composto unicamente da case in legno e muratura, raccolto intorno al maestoso duomo (che pare quasi sproporzionato, in grandezza, per la città cui serve…), sorge quasi all’improvviso nel paesaggio di campi, marcite, canneti e limpidi torrentelli… In qualche modo sembra quasi tutto finto, una specie di villaggio ricostruito ad uso turistico in qualche parco dei divertimenti; in realtà molti edifici di Ribe sono tutelati dalle Belle Arti danesi (ben 100 sono classificati come “monumenti nazionali”) e dunque non si può che lasciarsi conquistare dalla particolare atmosfera che aleggia nelle viuzze del centro, con le sue antiche case a graticcio dai colori vivaci (alcune delle quali, piegate dal peso del tempo, sembrerebbero dover crollare da un momento all’altro!) e gli edifici in pietra plurisecolari… Purtroppo sul tetto del municipio più antico di Danimarca le cicogne non arrivano più a fare il nido, come tutti i depliant turistici annunciano con enfasi – anch’esse confuse dai cambiamenti climatici in atto; di contro, se riuscissero nuovamente a capirci qualcosa del clima impazzito di questa epoca contemporanea e dunque a riarmonizzarsi con esso, di sicuro tornerebbero qui a nidificare, in questa cittadina che dalla civiltà moderna per certi versi altrettanto impazzita sembra riuscire a starsene fuori e difendere la sua dimensione placidamente atemporale che nemmeno la gran massa di turisti in visita riesce ad intaccare… Chissà come la vivono i suoi abitanti, Ribe, ovvero com’è la vita quotidiana di chi abita questo piccolo e antico tesoro, che galleggia come un antico veliero in perfetta efficienza sulle acque impetuose del tempo senza però subirne la corrente irrefrenabile e a volte letale…

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Bene, si torna al presente (beh, non che Ribe non vi sia in esso, come detto…) e si punta nuovamente verso Fyn (l’isola di Odense), sul cui percorso tuttavia è interessante fare tappa a Kolding, una città di provincia in sé non troppo interessante (ha il “consueto” bel centro storico, ordinato e tranquillo, con altre case medievali a graticcio, ormai un must per ogni località danese che si rispetti…) se non per un maniero molto particolare che la domina dall’alto di un colle: il Koldinghus, un castello che risale al XIII secolo e che ne ha viste di cotte e di crude in tema di battaglie, tanto da venirne seriamente danneggiato nel XIX secolo; la recente ristrutturazione, che l’ha reso nuovamente visitabile (e usufruibile dalla città come sede di mostre e convegni) è in realtà ciò che di veramente interessante e sorprendente il castello offra: le parti crollate sono state sostituite da modernissime strutture in acciaio sorrette da slanciati pilastri in legno, dando l’impressione che l’antico castello, per chissà quale bizzarro evento, si sia incastrato in un edificio di architettura contemporanea d’avanguardia, accostando muri medievali in mattoni rossi con chiare pareti d’acciaio, che disegnano grandi sale attraversate da passerelle sospese… Strano, originale e notevole!
Questa sera l’alloggio è in una Kro veramente rurale, placidamente distesa sulla riva di un laghetto in un aulico villaggio le cui case si possono quasi contare sulle dita di due mani, non di più, tra campi e boschi rigogliosi… Ergo, e non certo quale ripudio verso cotanto idilliaco luogo, si va’ a cenare sul mare – che dista pochi chilometri da qui – a Faaborg, altra bella e piccola cittadina mooolto danese, per le cui vie quasi deserte passeggiare sul far della sera è veramente delizioso (e anche l’hamburger con contorni assortiti che prendo per cena lo è!)… Poi scopro perchè non ci siano in giro che pochi turisti, in centro: c’è in corso una specie di “festa della birra” o qualcosa del genere, sul porto, e credo che tutta la popolazione autoctona sia radunata lì!…
(segue…)

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