Impressioni di viaggio in Danimarca… (pt.3)

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Accidenti! Questa mattina piove, e anche bene… Finora la meteo ci aveva aiutato parecchio (vento a parte, che tuttavia a me piace…), oggi invece sembra che il cielo danese voglia riaffermare la sua ordinaria e molto nordica instabilità, incombendo col suo grigiore cupo e quasi schiacciando il paesaggio… Beh, evviva le autostrade danesi adeguatamente ricoperte di asfalto drenante! Inoltre tocca fare – dalla parte opposta – il mega-ponte Storebæltsbroen, e questa meteo così ovattante regala una visione quasi surreale, imboccando il ponte occidentale che pare svanire laggiù nel nulla, e lungo il quale, come materializzate da un’altra dimensione, all’improvviso appaiono le grandi torri del ponte sospeso orientale, tratteggiate su un fondo uniformemente plumbeo dal quale non si riesce a capire dove finisca il mare e cominci il cielo… Lo Storebæltsbroen è lungo circa 19 chilometri, ma con questo tempo sembra di stare in un tratto di mare ben più largo, magari in mezzo ad un oceano bizzarramente attraversato da questa autostrada battuta dal vento…
Temo che lo stesso tempo uggioso rovini anche la visita al Trelleborg, la più grande e meglio conservata fortezza vichinga del paese, invece anche qui il cielo grigio dona un clima particolare, di certo più suggestivo che una “ordinaria” giornata di Sole con il sito ricolmo di turisti – infatti, altro vantaggio del caso, c’è pochissima gente… La fortezza è un gigantesco terrapieno che si alza di qualche metro dalle pianure circostanti, con quattro entrate orientate verso i punti cardinali e un fossato di difesa tutto intorno; delle costruzioni interne non rimane più nulla, ma il cemento che è stato versato nelle fondamenta delle stesse, giusto per tratteggiarle sul verde prato, rendono bene l’idea del complesso progetto alla base della fortezza, “urbanisticamente” ineccepibile. Vi è anche la ricostruzione di un antico edificio per come si pensa che fossero quelli all’interno del Trelleborg, nonché d’un tipico villaggio dell’epoca; completano il tutto un piccolo ma esplicativo museo sulla storia della fortezza e di chi la abitò, e l’immancabile shop; guarnisce la scenografia un bel gregge di pecore danesi al pascolo, che – bontà loro, e ahinoi – si danno da fare per tenere ben concimato il prato… Ma a parte questo dettaglio – e il pericolo che può comportare alle scarpe del visitatore! – è molto particolare il contrasto, in un paesaggio bucolico nel senso più pieno del termine, della millenaria fortezza e, sullo sfondo, dei consueti generatori eolici: simboli di un passato dalle radici ancestrali e di un presente proteso al futuro fianco a fianco, che inopinatamente forniscono una specie di ottimo biglietto da visita della Danimarca, nonché la prova di un’armonia possibile e – c’è da sperarlo – riuscita…

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Nel frattempo smette di piovere ed anzi, la meteo vira rapidamente verso un ineccepibile sereno, sempre più luminoso tanto più mi avvicino alla prossima meta, l’isola di Møn, e alla sua più famosa e spettacolare attrazione: le Møns Klimt! La verdissima e ondulata isola, infatti, termina bruscamente a Ovest con una fascia di scogliere altra 130 metri scintillante di bianchissimo gesso e infarcita di fossili, che compare all’improvviso precipitando bruscamente in mare: in pratica, uno dei più alti “monti” di Danimarca, da un lato ricoperto di bellissimi e ancora selvaggi boschi, d’un tratto si tuffa nel mar Baltico formando uno dei più stupefacenti spettacoli naturali d’Europa… Dal ciglio delle scogliere, ove sorge il centro visitatori con annesso museo geologico, si scende fino al mare con una lunghissima scala in legno lungo uno dei rari canaloni boscosi che rompono le pareti gessose; da qui, potendo vederle da vicino e toccarle, ci si rende conto che in realtà il colore non è meramente bianco, ma varia dal grigio/azzurro al rosa pallido con tutte le possibili e immaginabili sfumature, ma ancor più si nota quanto sia morbido e friabile l’impasto gessoso/roccioso che le compone… Infatti in passati alcuni tratti di scogliera sono crollati – per via di intensi periodi di pioggia – e anche ora l’accostarsi ad esse è fatto a proprio rischio e pericolo; ma se il tempo è bello, e se i puntuali cartelli indicatori non avvisano di pericoli imminenti, visitare le Møns Klimt è un’esperienza veramente favolosa: dunque, anche alla Danimarca la Natura ha regalato luoghi spettacolari, non solo alle altre “sorelle” scandinave! Già che sono in zona visito anche Liselund, un fiabesco parco all’inglese che un riccone del Settecento regalò alla sua donna, con laghetti, ruscelli, cascate, prati perfetti e castagni giganteschi: molto suggestivo!
Peraltro, nel tanto soave paesaggio danese, l’isola di Møn rappresenta uno dei culmini di tale soavità: è veramente bella, pare una specie di Toscana più piatta e meno antropizzata, con spiagge tranquille e pressoché deserte, minuscoli villaggi fatti da un pugno di case, ordinatissimi campi coltivati, e una sola vera (e piccola) “città”, Stege, costruita lungo l’unica via principale. Qui ceniamo in un locale originale, una via di mezzo tra una macelleria e un ristorante: dal banco-frigo si sceglie la carne che si desidera gustare, e questa viene cucinata al momento sulle piastre accanto al banco stesso… Tra i tantissimi tipi di carne adocchio anche degli spiedini di renna: sono animali tanto simpatici, ma anche tanto buoni, come l’esperienza insegna… Come resistere?… (Babbo Natale e i vegetariani mi perdonino…)…

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E’ il momento di ritornare verso Copenhagen, non prima di aver fatto una sosta nella tranquilla Køge, cittadina ormai quasi già nei sobborghi della capitale che si vanta di avere nel suo centro la più grande piazza di Danimarca… Altro di suggestivo non offre – ma ormai mi sono abituato a queste città danesi, tutte invariabilmente belle, ordinate, tranquille, vivibili come dalle nostre parti è ormai utopico desiderare: in verità tutto ciò è suggestivo e molto bello, a non esserci abituato…
E dunque: Copenhagen! Rieccomi, due anni dopo la mia ultima visita – e potrei, per molte considerazioni generali in merito alla città, rimandare a quello che scrissi allora (http://www.lucarota.it/scandinavia.pdf)… Devo però subito dire che oggi la capitale danese mi sembra per così dire più bella, più ordinata e curata; non che due anni fa non lo fosse, e probabilmente tale sensazione è molto generata dal fatto che parecchi lavori in corso in città si sono conclusi; ma di sicuro è generata anche dall’essere arrivato con l’auto in pieno centro di una delle più importanti capitale d’Europa, in un giorno feriale, senza trovare nemmeno un accenno di traffico “da grande città”, di ingorghino, di code, a qualsivoglia semaforo incontrato, svincolo, incrocio o altrove… Sbalorditivo! – per noi, evidentemente qui una cosa normale… Comunque, in fondo questa è una dimostrazione, del tutto personale, di come sia meritato il titolo di “città più vivibile del mondo” vinto da Copenhagen lo scorso anno…
Dal momento che ho già visto molto delle principali attrazioni cittadine – intendo quelle prettamente turistiche – e ovviamente rinnovando con la massima convinzione l’intenzione di evitare le due più banali (eppure più note e visitate), il parco Tivoli e la Sirenetta, dedico il tempo a disposizione nel visitare quelle zone cittadine solitamente non comprese nei tour turistici ma dotate di grande fascino e attrattiva. Prima una bella visita alla Ny Carlsberg, la collezione privata d’arte fondata da Carl Jacobsen – cioè, appunto, il signor Birra Carlsberg! – e in particolare all’ala dedicata all’arte moderna (a cavallo tra XIX e XX secolo); poi girovago per la moderna Christianshavn e non posso non fare un salto anche nel micro-mondo anarchico di Christiania (tanto tollerato dagli abitanti della città quanto poco dalle autorità…); quindi passo per Nyhavn, come al solito traboccante di turisti ma sempre suggestiva, e visito il Royal Playhouse, il nuovissimo e “spaziale” teatro che appunto due anni fa era ancora in costruzione, posto quasi di fronte – dall’altra parte del canale – all’altrettanto “spaziale” Royal Opera House: due gioielli di architettura contemporanea nel giro di pochi metri, da visibilio per i patiti di tale materia! La sera è gradevole passeggiare per lo Strøget, la via pedonale centrale della città (dicono sia la più lunga al mondo… Mah…) che qui mostra tutto il suo cosmopolitismo; e se può lasciare un po’ così il constatare che in questa zona ci sono di certo più pizzerie, chioschi di kebab, sushi bar e take-away asiatici che locali più marcatamente indigeni, basta spostarsi di un poco – verso Norrebrø, ad esempio, o verso il Quartiere Latino, paradossalmente più danese di altre zone – per ritrovare un’atmosfera meno crogiolata (nel senso di crogiolo di razze…) e più tipica…

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Un altro oggetto da visibilio architettonico lo visito l’indomani, ed è la Biblioteca Nazionale Danese, la più grande della Scandinavia, soprannominata il diamante nero: un parallelepipedo inclinato di acciaio, granito nero e vetrate scure, giunto al vecchio edificio neoclassico da passerelle sospese… Forse un poco inquetante ma bello fuori e bellissimo dentro, labirintico con i suoi sette piani uniti da scale mobili e inframezzati dalle aree per la lettura e lo studio, nelle quali – inutile rimarcarlo ancora – la quiete regna sovrana nonostante l’affollamento… Visito anche il Rådhus, ovvero l’imponente e maestoso municipio cittadino, lustro come un museo malgrado sia, a tutti gli effetti, un luogo di lavoro quotidiano. E infatti, già che sono dentro, ne approfitto per girare un poco tra i piani, i corridoi e gli uffici, tutti dotati di numero: accidenti, ci voleva tanto! Qui, chi ha bisogno di una qualche pratica, si fa’ dare il numero dell’ufficio relativo e ci si reca; dalle nostre parti invece, “terzo piano, seconda scala a destra, poi il quinto ufficio a sinistra, e dentro la seconda porta…Anzi no, la terza… O forse è il quarto ufficio…”… Bah!…
Un ultimo giro a piedi per il centro, infine, prima di tornare all’aeroporto – e per tornarci con in animo quanto di bello sa offrire questa città, che per qualcuno è la più bella del mondo… Certo, ogni sentenza assoluta è fallace di natura, ma per molti versi qui, in questo angolo settentrionale di mondo, la Scandinavia, è più facile mirare verso l’assoluto, o quanto meno il “migliore”, l’”eccellente”, che in tante altre parti del mondo stesso…

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Dunque no, decisamente no, la Danimarca non è solo i biscotti al burro, la Sirenetta o Brigitte Nielsen! E’ un gioiellino di paese, all’apparenza messo in soggezione lì ai piedi dei “giganti” Norvegia e Svezia ma in verità dotato di un suo fascino assolutamente originale e peculiare; un luogo amenissimo, tranquillo, ordinato, soave e comunque orgoglioso della propria essenza, e in più animato da un senso civico e sociale che dalle nostre parti è da ritenere pura fantascienza…
Un viaggio insomma, quello in terra di Danimarca, che discretamente regala emozioni grandi e intense al pari di tante altre mete più note e blasonate, e che rende il visitatore – cioè lo scrivente, cioè il sottoscritto – felice e fiero d’averlo affrontato.

Last but non least, ovvero quant’altro di interessante non sia stato ancora citato…
La totale assenza di forze dell’ordine per l’intero paese (viste solo un paio di auto a Copenhagen, cosa del tutto normale in una città di più di un milione di abitanti!); la (relativa) assenza di cose tipo autovelox lungo le strade, eppure non c’è nessuno che guidi come un pazzo; le abitazioni dei danesi prive di qualsiasi recinzione (come d’altronde in quasi tutta la Scandinavia); gli scaffali lungo le strade che attraversano le campagne, sui quali gli agricoltori mettono in vendita i loro prodotti: si prende ciò che si vuole e si ripongono i soldi del costo relativo nella cassettina/salvadanaio lì accanto, ed il tutto è totalmente incustodito!!! Per chi viene da posti come il (cosiddetto) “Bel Paese”, roba da immediata demoralizzazione, e a seguire indignazione e rabbia profonda…; l’incredibile diffusione e cura delle piste ciclabili, vera e propria rete stradale alternativa che permette di girare l’intero paese in tutta sicurezza; la bellezza dei locali (sì, donne e anche uomini, par condicio!); la notevole cura delle zone di verde pubblico; la considerevole quantità di catene di supermercati; la capillare diffusione di bagni pubblici (!) in città e fuori, lungo strade e autostrade; la birra, ottima (e migliore di quella di pari marca che si trova fuori dalla Danimarca, almeno mi pare); il miele, buonissimo… E in generale (lo ribadisco, se già l’abbia scritto prima di qui) l’atmosfera che si respira in questo paese, buona tanto da essere benefico ossigeno per una veramente viva vita quotidiana.

Grazie a: la Stefi co-pilota non così attivo, GIVER Viaggi&Crociere (il tour operator), Claudia, Simona e Rusconi Viaggi, la guida EDT/Lonely Planet (molto attendibile), il navigatore Garmin (troooppo comodo per non utilizzarlo…) e, come al solito, Óðinn (Odino)…

P.S.: QUI è possibile scaricare la versione completa di Impressioni di viaggio in Danimarca, in formato pdf e con il corredo di molte più immagini di alta qualità.

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3 commenti

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3 risposte a “Impressioni di viaggio in Danimarca… (pt.3)

  1. Bello!!! L’ho letto tutto di un fiato!!! E mi è venuta voglia di andare in Danimarca!!! 😀

  2. Simone

    Vivo a Copenhagen da più di un mese per motivi di studio, e confermo l’eccezionale bellezza e fascino della città, che ancora si riesce a godere grazie al bel tempo che sembra persistere.
    E’ verissimo: la bicicletta è il mezzo più utilizzato, le strade sono pulite, la gente ordinata e molto civile e disponibile, gli spazi verdi sono tanti, le infrastrutture e i trasporti sono moderni e organizzatissimi (2 linee di metro e circa 10 di treno coprono tutta la città).
    Però attenzione, segnalo alcuni aspetti negativi:
    il consumo di birra tra danesi è tra i più alti al mondo e molti sono i problemi sociali legati all’alcool. Inoltre, anche i consumi di droghe leggere non son da meno…a Christiania (come citavi tu) è possibile comprare con molta facilità hashish ecc. all’interno dei tanti shop lungo Pusher Street. Questa sembra una “falla di sistema” perchè polizia e autorità sanno, ma intervengono pochissimo…

    • Ciao Simone, e grazie per il tuo commento/testimonianza… Beh, ti invidio abbastanza, per startene in una città così bella come Copenhagen! Poi sai bene, il paradiso in Terra probabilmente non esiste, dunque anche a CPH non mancano i problemi (anche se l’alcolismo, si sa, è “congenito” nella società nordica, e tutto sommato forse meno nocivo che da noi…) ma di certo converrai che sono aspetti negativi che non oscurano la “luminosa” bellezza urbana della città, come invece ben altri problemi spesso oscurano l’analoga luce di alcune nostre città… Insomma, non è un caso che CPH se ne stia ai primi posti delle classifiche mondiali sulla vivibilità e la qualità della vita, mentre le città italiane quei primi posti quasi non li vedono nemmeno col binocolo… Ma non voglio fare l’esterofilo tout court, dai… – però lo ribadisco, ti invidio!…
      Ciao e ancora grazie!

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