Archivi del mese: ottobre 2009

“LIBERO”, l’ultimo romanzo di Luca Rota (Giraldi Editore) è in libreria e sul web – insieme a tutti i precedenti libri!

Copertine_Libri
(Clicca sull’immagine per avere ulteriori informazioni)

LIBERO“, il nuovo romanzo di Luca Rota (Giraldi Editore), è in tutte le librerie – ma lo sono anche le precedenti opere edite, che potete acquistare in libreria oppure on line QUI o QUI.

QUI potrete avere ogni notizia utile su “LIBERO”.

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Modo Infoshop, Bologna: dal 31/10 al 03/12 “La Vita segreta dei Giocattoli”, fotografie e installazioni di Stefano Tedioli

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Mostre a modo,
INAUGURAZIONE: SABATO 31 OTTOBRE 2009, ore 19.00:

La vita segreta dei giocattoli
Fotografie e installazione di Stefano Tedioli

Da sabato 31 ottobre a giovedi 3 dicembre 2009

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La fotografia è il mezzo con cui Stefano Tedioli ha esplorato il mondo del gioco e dei giocattoli, prima di allargare inevitabilmente il proprio campo d’interesse. Ultimamente produce cortometraggi con la tecnica dello stop motion, forse la via più naturale per esprimere la sua indole a lavorare con grandi quantità di immagini.
Le sue principali pubblicazioni sono state Giocattoli (autoproduzione), Tintinnabula (Edizioni Artebambini) e SS 309 (Damiani Editore). Ha esposto in numerose mostre personali e collettive.

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Per ogni ulteriore dettaglio:
MODO infoshop – Interno 4 Bologna
Via Mascarella, 24/b e 26/a
40126 Bologna
tel. 051/5871012
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Modo Infoshop, Bologna: venerdì 30/10, per la rassegna cinematografica ARCHIVIO APERTO, “Underground bolognese anni Settanta: i film di Roberto Costa”

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Video proiezione / live media,
VENERDI’ 30 OTTOBRE 2009, ore 21.00:

Underground bolognese anni Settanta: i film di Roberto Costa

Home Movies presenta:
Panorama dell’underground bolognese anni Settanta
Proiezione di una selezione di film 8mm di Roberto Costa

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Sonorizzazione live di Salvatore Arangio (a.k.a. ootchio)
Partecipano Oderso Rubini e Carlo “Cialdo” Cappelli

Raffaele Milani su Roberto Costa, per Arte Fiera 1979:
Da alcuni anni assistiamo ad una illimitata crescita del film che si pone contro l’intrattenimento e lo standard industriale, alla proliferazione di opere apparentemente non professionali che diventano il simbolo di un diverso modo di fare cinema. Questo fenomeno, solitamente denominato “cinema di ricerca”, si caratterizza in varie forme.
Alcuni critici, disorientati dal vasto materiale, tentano la catalogazione, altri ne ipostatizzano gli aspetti più rilevanti. In realtà questo magmatico elemento non si lascia irretire nelle definizioni, sfugge a catture accademiche, a colte persuasioni disciplinari. Le opere, che maggiormente si sottraggono a questa forma di controllo, esprimono per costruzione interna il rifiuto dell’imprigionamento.
I film di Roberto Costa appartengono a quest’ultima “categoria”.
Infatti per poterle comprendere dobbiamo seguire una via negativa; dobbiamo dire ciò che non sono al fine di restituire un senso al processo di ammutolimento nel quale sono coinvolte. Per prima cosa tali film non possono considerarsi “underground” perché, nonostante l’impiego della tecnica della sovraimpressione, non hanno alcun contenuto diaristico, mitopoietico, fenomenologico, eccentrico-fantastico, umoristico. Non è inoltre sostenibile un rapporto tra esse e l’esperienza strutturale (anche se assistiamo alla sparizione del protagonista e osserviamo che l’attenzione è volta alla supremazia visuale, alla specifica riflessione sul linguaggio cinematografico) perché l’indagine sull’oggetto è analitica e non sintetica come nell’altro caso. Impossibile poi scorgere relazioni con le forme oniriche; il sogno è limitato a poche immagini e non riesce mai a creare una atmosfera. Non possiamo osservare infine alcuna traccia del “film d’artista” in quanto Costa rifiuta l’uso della trascuratezza (l’errore, quando esiste, è internamente connesso all’impiego specificamente cinematografico del mezzo). In tal modo i vaghi ricordi di Stan Brakhage, Scott Bartlett, Michael Snow, sfumano in una pratica della indistinzione. L’opera del film-maker bolognese sorge e si sviluppa nell’area del film d’arte personale che, mentre da un lato manifesta l’esigenza del momento soggettivo, dall’altro finge di presentare l’oggetto come opera-cosa. Il complesso gioco sovrapposizione-montaggio accresce, mediante iterazione e disturbo ottico l’effetto disorientante lasciando opportunamente compatto il flusso delle immagini. Il cinema di Costa quindi si afferma e si occulta, come insieme di negazioni, nella presentazione di una natura sulla quale si opera con l’inganno del mezzo cinematografico (sovraimpressione e montaggio). Il soggettivo e l’oggettivo spariscono nel film come dilatazione del momento temporale…

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La serata è parte della rassegna
ARCHIVIO APERTO
L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia per la città
Proiezioni, installazioni, momenti performativi, esposizioni, conferenze, workshop, visite guidate.

Dal 24 ottobre al 10 novembre 2009

Guarda il programma sul sito
http://www.homemovies.it/

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“VITE VIOLATE”: a Roma e Napoli lo spettacolo teatrale di Fabio Croce sui crimini sessuali nella chiesa cattolica

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VITE VIOLATE
CRIMINI SESSUALI NELLA CHIESA CATTOLICA

Di FABIO CROCE
Con LORENZO PROFITA, FERNANDO CORMICK, ELISA CARUCCI
Regia di PAOLO ORLANDELLI
Disegno Luci MARCO DI CAMPLI SAN VITO
Videoproiezioni VITAMIN COR
Ufficio stampa Silvana Pedrini.

Dal 27 ottobre al 15 novembre
Da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 17.30
Al Teatro Di Documenti, via Nicola Zabaglia 42 (Testaccio) Roma
Tel. 06 5744034 – www.teatrodidocumenti.itteatrodidocumenti@libero.it

Dal 20 al 22 novembre
Venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18.00
Al Teatro Il Primo, via del Capricorno 4 (Colli Aminei) Napoli
Tel. 081 5921898 (dalle 16 alle 20) – www.teatroilprimo.it

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Parlano le vittime…
Lo spettacolo consiste nella mise en espace di una serie di testimonianze di persone che sono state abusate da sacerdoti, con un apparato di informazioni utili a conoscere più da vicino il problema dei preti predatori. Dal caso di Marcial Maciel Degollado, fondatore de I Legionari di Cristo, ai casi italiani, fino allo sconvolgente Rapporto Ferns, che ha dato lo spunto per il noto documentario Sex Crimes and the Vatican, poche emblematiche storie daranno voce alla moltitudine di individui che hanno subito violenze da coloro nei quali riponevano assoluta fiducia. Nessun espediente viene utilizzato per sottolineare l’atrocità e la miseria morale di queste storie, la parola nuda è il mezzo che ci è parso più potente per rimuovere il velo di omertà e d’ipocrisia che occulta uno dei crimini più abominevoli della nostra società. Cosa accade a chi subisce un abuso e cosa accade a chi lo commette, quando il reo è un ecclesiastico: questo ci proponiamo di raccontare.

Per ulteriori informazioni: http://www.edizionicroce.com/

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Stefano Benni, “Il Bar sotto il mare”

Bar sotto il Mare

Da tanto tempo non leggevo qualcosa di Stefano Benni, e ora che l’ho fatto mi chiedo il perchè, in fondo, di questo “ritardo”… Certo, la domanda è idiota in sé, ho conosciuto, letto e studiato molti altri autori e opere, tutta con questo Il Bar sotto il mare ho potuto apprezzare nuovamente tutte le qualità di uno scrittore tra i più originali in Italia, uno che se ne sta piuttosto volentieri al di fuori dallo splendore delle più ordinarie “luci della ribalta” pur meritandone assolutamente lo sfavillio ben più di una caterva di altri che invece sotto di quelle ci stanno più che possono, a ben vedere senza averne tutto questo diritto…
Il Bar sotto il mare è una raccolta di racconti inserita in una cornice molto singolare – un bar sotto il livello dell’acqua nel quali gli ospiti e gli avventori, a turno, raccontano ognuno un racconto; raccolta molto varia nella forma, negli argomenti e per certi versi anche nello stile, nel quale tuttavia si possono ritrovare tutte le peculiarità tipiche della scrittura di Benni: la grande fantasia, il quid surreale, l’ironia, i riferimenti colti celati dietro storie bizzarre, e lo sguardo arguto e critico tanto quanto piuttosto disincantato sulla società contemporanea, della quale racconti e personaggi tratteggiano bene, spesso assai vividamente, alcune delle più consuete effigi.
Stefano Benni scrive benissimo: la lettura ne risulta sempre piacevole, stimolante, e divertente, in certi racconti quasi spassosa, da risata irrefrenabile; ma, appunto, in altre parti, l’ironia con cui tornisce i suoi racconti offre anche spunti di riflessione, finanche a trasformarsi in sarcasmo amaro, come inevitabilmente suscitano alcune di quelle effigi contemporanee che caratterizzano, e a volte storcono, il tempo presente. Se può non piacere, Benni, è proprio per quelle che altrimenti vanno indicate come le sue migliori peculiarità – le narrazioni surreali e “strane” (come molti certamente definirebbero i libri di Benni) non sempre sono gradite, oggi, in questo mondo dove tutto è mediaticamente “realtà” e la fantasia viene scacciata e/o schiacciata come fastidiosa, molesta intrusa – forse perchè fantasia vivace è sintomo di pensiero altrettanto vivace e, dunque libero…
Racconto preferito: beh, scelta ardua e inevitabilmente fallace, dico “Il pornosabato del cinema Splendor” perchè è veramente gustoso; nota di merito, inoltre, per la copertina di Giovanni Mulazzani, che ritrae i personaggi che nel bar racconteranno le proprie storie…
In conclusione, Stefano Benni potrebbe essere anche più grande, in quanto a fama e importanza letteraria nel panorama italiano, di quanto già non sia: ma forse è una sua precisa scelta, questa, di indipendenza e autonomia. Di sicuro, lo ribadisco, è uno dei più originali scrittori italiani e in ciò, dal mio punto di vista, dei migliori, e la lettura di un libro come Il Bar sotto il mare non può che far bene alla mente e allo spirito – anche di chi non la capisce…

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Galleria Brera 1, Corbetta: dal 31/10 al 05/12, Fabrizio Plessi

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presenta ed espone

FABRIZIO PLESSI

Dal 31 Ottobre al 5 Dicembre 2009
Inaugurazione sabato 31 Ottobre, ore 18.30

Plessi1

Per maggiori informazioni:
Brera1 arte contemporanea – C.so Garibaldi n.29, Corbetta (Milano)
Tel. 02/974.850.04 – 347.606.83.93
info@galleriabrera1.com
www.galleriabrera1.com

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Museo d’Arte di Lugano: on line il nuovo sito web

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Un nuovo sito per il Museo d’Arte di Lugano

In concomitanza con l’apertura della mostra “Corpo Automi Robot. Tra arte, scienza e tecnologia”, il Museo d’Arte di Lugano si dota di un sito istituzionale totalmente rinnovato che si inserisce nella piattaforma web della Città di Lugano. Il nuovo sito è
www.mda.lugano.ch
e si presenta in una veste grafica dinamica e accattivante che intende offrire alle diverse tipologie di utenti informazioni chiare e precise sulle proposte espositive e sull’insieme delle attività e dei progetti che vedono coinvolto il Museo d’Arte.
Oltre alle informazioni inerenti l’esposizione in corso, il sito accoglie una sezione dedicata alla collezione delle opere d’arte della Città, che sarà implementata in un secondo tempo, una voce denominata “Educational” che presenta le attività educative e di alta formazione e una sezione dedicata al Polo Culturale di Lugano.
La sezione “Agenda” funge infine da collettore di tutti gli eventi che ruotano attorno al Museo permettendo così all’utente di essere costantemente aggiornato sulle attività proposte.
All’interno della voce “Pubblicazioni” è data la possibilità all’utente di accedere a tutti i cataloghi delle mostre del Museo pubblicati dopo il 1992, di verificarne rapidamente la disponibilità e di richiederne uno o più esemplari.
È inoltre attiva l’area stampa riservata ai professionisti che operano nel campo dei media che potranno così accedere, in anteprima, a tutte le informazioni utili, scaricare immagini e testi relativi alla mostra in corso e in programma.
Completa il sito una sezione dedicata all’archivio delle mostre precedenti ospitate al Museo d’Arte di Lugano.

Per ogni altra informazione:
Museo d’Arte Lugano
Direzione: Dicastero Attività Culturali
Villa Saroli, Viale Stefano Franscini 9
CH-6900 Lugano
Tel. 0041 (0)58 866 72 01
Fax. 0041 (0)58 866 74 97
Sede espositiva:
Tel. 0041 (0)58 866 72 14
Fax. 0041 (0)58 866 74 97
Infos per raggiungere e visitare il museo: http://www.mdam.ch/info/informazioni.cfm

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Modo Infoshop, Bologna: giovedì 29/10 presentazione di “Canto 6409”, un film di Dino Viani

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Presentazione film,
Giovedì 29 ottobre 2009, ore 21.30:

Canto 6409
un film scritto e diretto da Dino Viani

Canto_piccolo

Canto 6409, presentato per la prima volta al festival di Cannes 2009, è un progetto nato dalla collaborazione di Dino Viani, regista abruzzese, ed Emanuel Dimas de Melo Pimenta, compositore di musica contemporanea brasiliano, seguendo il principio estetico di indipendenza dei linguaggi di Antonin Artaud, già adottati dal 1950 da J. Cage e Merce Cunningham.
Canto 6409 nasce dall’esigenza di dare una risposta, attraverso le immagini e la musica, a quel senso d’ impotenza e frustrazione che il terremoto ha portato non solo nella vita delle popolazioni aquilane, cercando di mostrare i danni invisibili della tragedia attraverso i volti smarriti di chi ha vissuto quella terribile notte del 6 aprile 2009, attraverso la storia di una giovane famiglia sradicata dai luoghi d’ origine e costretta a vivere in un albergo della costa adriatica.
I protagonisti del film sono: Sacha Sciaquatori, Ludovica Martini, Il piccolo Massimo Sciaquatori, Paolo Polidoro di Camarda con il suo cane Nuvola.
Il film racconta la storia di una giovane famiglia sradicata dai luoghi di origine e trasferita negli alberghi della costa Adriatica come tante altre famiglie aquilane.

Canto 6409
Produzione Stimmung film
Anno 2009
Durata 23.45 min.
Formato digitale
Colore.
Musica: Emanuel Dimas De Melo Pimenta
Scritto e diretto da Dino Viani
Interpreti nel ruolo di se stessi:
Sasha Sciacquatori
Ludovica Martini
Massimo Sciaquatori

Dino Viani
Filmaker indipendente, realizza il suo primo lungometraggio nel 1989 con “Il generale”, un film sul brigantaggio abruzzese. La sua terra, l’Abruzzo, è stata sempre fonte inesauribile di ispirazione attraverso il recupero dei luoghi dell’immaginario, dei miti religiosi ed antropologici, che gli abruzzesi hanno sviluppato nel corso dei secoli. Da allora ha prodotto più di venti film tra cortometraggi, mediometraggi e documentari.
Le sue opere sono state presentate e premiate in festival e rassegne nazionali ed internazionali.
Nell’Agosto 2007 il festival di San Pietroburgo gli dedica una retrospettiva d’autore; nello stesso anno, i suoi lavori sono presentati nella 52° Biennale di Venezia. Per la prima volta nella storia della Biennale i volti d’Abruzzo diventano materia d’indagine artistica, oltre al loro valore antropologico culturale. Da oltre due anni ha trasferito la sua attività a Berlino dove il 29 luglio, presso il cinerma Babylon, ha presentato il suo nuovo film, “Un giorno e un altro ancora”.

Emanuel Dimas de Melo Pimenta
Compositore brasiliano, note sono le sue collaborazioni con J. Cage, D. Tudor, T. Kosugi, Merce Cunningham, Renè Berger. Le sue opere sono conservate nei musei d’arte moderna di tutto il mondo: Witney Museum of New York, The Ars AEVI contemporary art Museum in Sarajevo, Biennale di Venezia, Computer Art Museum of Seattle, The Kunsthaus of Zurich, Biblioteque Nationale of Paris, MART Museo d’arte moderna di Rovereto e Trento.

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MART, Rovereto: dal 31/10/2009 al 17/01/2010 in mostra “Irrespektiv”, di Kendell Geers

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Kendell Geers
Irrespektiv
Al Mart un importante protagonista dell’arte contemporanea internazionale.

Kendell Geers propone con le sue opere un’arte che costringe il pubblico a interrogarsi su temi sociali e politici del nostro vivere contemporaneo.

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Dal 31 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010 il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto presenta la mostra “Irrespektiv” dell’artista Kendell Geers, nato in Sud Africa e da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale.

A cura di Jérôme Sans, “Irrespektiv” è una coproduzione europea, che associa musei e istituzioni artistiche del Belgio, dell’Inghilterra, della Francia e dell’Italia.
Il titolo, una parodia del termine “retrospettiva”, esprime immediatamente il tono della mostra e la pone all’insegna dell’impegno politico e della provocazione.
Geers è stato attivo in prima linea nella denuncia delle follie dell’apartheid, ed è giunto a modificare la propria data nascita, per farla coincidere con il maggio 1968.
Un rimando al maggio francese che dà il senso della consacrazione all’impegno politico e sociale dell’artista.

Con i suoi lavori, Kendell Geers esplora i limiti e i confini geografici, linguistici, politici, sociali, sessuali e psicologici dell’uomo.
L’artista rivendica, infatti, la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. Da questo atteggiamento critico – che evita però ogni visione manichea della realtà – nasce un’arte impegnata, che coinvolge totalmente l’artista a livello personale, e trascina il pubblico all’interno dell’opera, rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica. Le stesse reazioni ed emozioni del visitatore, spaesamento, attrazione o rifiuto, sono parte costitutiva delle opere di Kendell Geers.
Al Mart, il visitatore potrà sperimentare tutto ciò su di sé a partire dall’opera che introdurrà la mostra. L’installazione “POSTPUNKPAGANPOP” (2008), un inedito assoluto per l’Italia, consiste in un labirinto circondato di uno speciale filo spinato, inventato dalle forze di polizia sudafricane con lo scopo di infliggere più danni di un comune filo spinato.

Non è consentito limitarsi ad “ammirare” l’opera, ma è necessario interagire con l’opera: il visitatore deve scegliere da che parte andare. Il “labirinto” ha due diverse uscite: una porta al resto della mostra, l’altra conduce fuori, verso il contesto rassicurante della collezione permanente del Mart.
In questa come in altre installazioni, l’inferno dell’Apartheid in Sud Africa affiora in modo ossessivo, ma Kendell Geers non si propone di raccontare né spiegare, quanto piuttosto di coinvolgere e di far rivivere al visitatore la propria condizione esistenziale. La critica di Geers al sistema dell’Apartheid è implacabile proprio perché è espressa da chi l’ha vissuta in prima persona: l’artista riversa sul suo lavoro e le sue opere tutta la paranoia, l’ambiguità, la violenza e l’ipocrisia proprie della piccola borghesia bianca sudafricana di quell’epoca. Allo stesso tempo, oltre alla provocazione, è presente in queste opere anche un importante elemento di ironia e distacco, perché l’artista non mira a imporre le proprie opinioni personali, ma invita l’osservatore a riflettere sulle proprie scelte.

Dopo essere stata presentata in Belgio (Kendell Geers vive e lavora a Bruxelles) con due progetti complementari allo SMAK di Gand e al BPS 22 di Charleroi, in Inghilterra al BALTIC Centre for Contemporary Art di Newcastle e al Musée d’art contemporain di Lione, la mostra si conclude in Italia, al Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento.
In ognuna delle sedi l’artista ha ripensato il progetto, rendendo ogni esposizione diversa e originale rispetto alle altre.

Il catalogo, edito da Bom Publisher di Barcellona, presenta gli interventi di Warren Siebrits, Jérôme Sans, Paulo Herkenhoff, Christine Macel, Rudi Laermans e Liveven de Cauter.

Kendell Geers si impone all’attenzione internazionale già negli anni Novanta con la partecipazione ad importanti rassegne come la Biennale di Johannesburg (1997) e il Carnegie International al Carnegie Museum of Art di Pittsburg (1999). Nel 2001 è invitato alla Biennale di Berlino, a questa seguono altri importanti appuntamenti grazie ai quali si afferma come uno degli artisti più interessanti e provocatori del panorama artistico internazionale fra questi: Documenta 11 (2002), VIII Biennale di Istanbul (2003), VIII Biennale di Lione (2005), LI Biennale di Venezia, Padiglione Africano (2005) e le esposizioni personali al Contemporary Arts Center di Cincinnati (2004), all’Aspen Art Museum in Colorado (2005) e all’O.P.A, Oficina para Proyectos de Arte in Messico (2008).
Nato e cresciuto a Johannesburg si forma tra le tensioni politiche e sociali del Sudafrica, dimostrando da subito uno spirito ribelle nei confronti di un sistema conservatore e moralista che lascia poco spazio alla creatività individuale. L’arte per Geers diventa un modo di indagare la vita, di stimolare l’istinto verso la libertà attraverso l’estetica della simulazione, l’ironia e la critica radicale nei confronti della storia e dell’istituzione artistica.

Il Mart ringrazia:
Provincia autonoma di Trento – Assessorato alla Cultura
Comune di Trento
Comune di Rovereto
In partnership con:
UniCredit Group
Partner tecnico:
Cartiere del Garda
Trentino Spa
Per le attività didattiche:
Casse Rurali Trentine

Infos:
MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
Informazioni e prenotazioni:
numero verde 800 397 760
tel. +39 0464 438 887
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

Orari:
mar. – dom. 10.00 – 18.00; ven. 10.00 – 21.00. Lunedì chiuso.
Biglietti:
intero: euro 10
ridotto: euro 7
gratuito fino a 18 anni e sopra i 65
scolaresche: euro 1 per studente
biglietto famiglia (valido per tutti i componenti di un nucleo famigliare): euro 20
gratuito per gli Amici del Museo

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Di buona musica Thuleana…: Rome


(“Neue Erinnerung“, from Masse Mensch Material CD, 2008)

Jerome Reuter, in arte Rome, probabilmente il miglior esempio contemporaneo di neofolk sperimentale (ma non solo), con una produzione di costante alto livello. Sublimi tenebre in cui oscurarsi…

> Rome official website

> Rome su Wikipedia (inglese)

> Intervista a Jerome Reuter/Rome su ondarock.it

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