Enrico Camanni, “La Sciatrice”

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Enrico Camanni è una delle voci “di montagna” più limpide e illuminanti, ovvero uno dei più apprezzabili intellettuali che trattino argomenti legati al mondo alpino, alla sua gente, alla sua società e alle realtà che presenta, sapendone trarre con grande lucidità l’essenza delle verità presenti. Più volte ho potuto apprezzare i suoi scritti – Camanni è giornalista, saggista, storico dell’alpinismo, autore di guide, curatore museale nonché naturalmente alpinista di alto livello: non ultimo è anche scrittore, e quindi non potevo non affrontare la lettura di uno dei suoi romanzi editi (tutti con CDA&Vivalda Editori)… Ho scelto La Sciatrice: sorta di giallo “alpinistico” nel quale il classico “commissario di polizia” diventa invece il capo del soccorso alpino di Courmayeur, chiamato alla ricerca di una donna dispersa su un ghiacciaio del Monte Bianco in quello che sembra un “ordinario” intervento di soccorso, ma che rapidamente si trasformerà in un giallo, appunto, con la donna che non si trova e con la soluzione del caso da ricercare nella sua vita e nelle sue travagliate vicende personali prima che tra i seracchi e i crepacci di ghiaccio ad alta quota, ma ancor più nell’animo di una persona sconosciuto fino a prima della chiamata dell’emergenza, e poi da indagare e conoscere il più a fondo possibile, al fine di trovare la suddetta soluzione ad un mistero più fitto delle nebbie tempestose che avvolgono le guglie della montagna più alta delle Alpi…
Il libro è scritto con uno stile molto semplice e scorrevole, senza troppi fronzoli e nemmeno senza la ricerca di una qualche forma letteraria particolarmente originale e/o estetica, il che appunto agevola la semplicità di lettura ma forse tarpa un poco l’appeal della vicenda narrata, la cui narrazione ha un ritmo in crescendo verso il finale ma comunque mai troppo rapido. Camanni tratteggia di continuo, fuori e dentro, il personaggio di Nanni Settembrini, il capo del soccorso alpino che si impegna nella risoluzione del caso, in modo piuttosto efficace e a tratti anche intenso; insieme a lui, sono da citare gli altri due “attori” principali della vicenda, ovvero Linda, l’amica della dispersa che aiuterà Nanni nella ricerca, e Anna, che il lettore potrà conoscere bene soprattutto nelle pagine finali, ma che Camanni invero pone come presenza fondamentale – pur nella sua assenza – lungo l’intero romanzo, e non solo in quanto oggetto della ricerca. C’è anche un altro “attore”, che tuttavia mi viene da definire come non protagonista, e ciò con un poco di sorpresa: è il Monte Bianco, sfondo costante della vicenda con le sue rocce e i ghiacci eppure in un certo senso “distaccato” dallo svolgersi e dall’evolversi di essa, posto in una propria dimensione nella quale gli umani sussistono, vivono e agiscono senza mai esserne veramente parte: come se Camanni voglia denotare che i fatti narrati siano in fondo del tutto umani, ovvero frutto delle vicende e delle esistenze di esseri umani verso i quali il Monte Bianco in questo caso, e la Natura e il mondo in generale restino in equa indifferenza e impassibilità… In fondo, lo stesso principio alla base della pratica alpinistica e dell’opinione comune di essa: nel caso di tragedie, ad esempio, per le quali vengono sprecate definizioni come “montagna assassina”, “la montagna che uccide” in verità vuote di senso e piuttosto idiote per come mirano a miscelare la Natura in sé – con le sue bellezze e i suoi pericoli, oggettivi o meno – e la natura umana, che ricerca e a volte pretende di trovare una buona armonia con la prima senza cercare e trovare l’armonia con sé stessa… Qui è anche la chiave della scomparsa di Anna, la sciatrice dispersa chissà dove tra i ghiacci del Monte Bianco e, prima, tra le travagliate pieghe con cui si è aggrovigliata la sua vita quotidiana – pieghe che toccherà a Nanni Settembrini ridistendere e ripianare…
Una lettura gradevole, insomma, meno incisiva e originale di quanto pensassi, non così scenografica come altre, ma comunque piuttosto coinvolgente e consigliabile.

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