Carl Hiaasen, “Cane Sciolto”

canesciolto

Non male questo Carl Hiaasen, autore americano del quale già da tempo mi ero ripromesso di leggere qualcosa, e mantengo il proposito con Cane Sciolto (Rizzoli, traduzione di R. Bortolussi): intricato romanzo nel quale Hiaasen ironizza efficacemente sul potere politico lobbystico, tipicamente USA, al servizio del capitalismo più bieco e idiota che in questo caso ha nel mirino una idilliaca e ancora incontaminata isoletta della Florida, da distruggere e trasformare nell’ennesima località turistica VIP, tutta grattacielo, asfalto e campi da golf; a combattere contro tale progetto c’è Twilly Spree, un giovane ambientalista estremo un poco folle, che ne combinerà di tutti i colori pur di salvare l’isoletta, con il contorno di tanti bizzarri personaggi dell’una e dell’altra fazione…
Hiaasen spinge al massimo la propria fantasia, lasciandola correre a briglia sciolta per inventarsi in gran girandolare di eventi, in certi casi molto azzeccati e divertenti e in qualche altro un poco banali, per una spumeggiante vicenda che corre molto veloce e risulta effettivamente senza cali di ritmo lungo le quasi 500 pagine; principale pregio dell’autore è certamente quello di mantenere il controllo di una così articolata narrazione, grazie anche ad un linguaggio semplice e immediato seppur piuttosto particolareggiato e ben descrittivo; in questo modo la lettura scorre via fluidamente, senza pause, armonizzandosi in breve con il ritmo serrato della vicenda e rischiando certamente molto poco di diventare noiosa. La storia stessa, poi, in fondo strutturalmente semplice, aiuta il lettore a lasciarsi prendere da essa – uno “sforzo” che non richiede poi molto impegno: col suo divertente e un po’ scontato manicheismo, con il quale Hiaasen contrappone da una parte politici corrotti, lobbysti senza scrupoli e speculatori tracotanti (cioè i cattivi inveterati), e dall’altra il suddetto Twilly Spree e altri personaggi che con questo si alleano per salvare Toad Island (i buoni un po’ picareschi ma di nobile animo), la vicenda è fatta apposta per far che il lettore non possa non fare il tifo per i “buoni”, e dunque, palesemente, per trasmettere facilmente la propria protesta hippie verso un sistema di potere incapace di comprendere quanto nocivo sia, ovvero incancrenito nei suoi meccanismi ineluttabilmente letali per la civiltà e il pianeta.
Tuttavia sia chiaro: Hiaasen gioca con temi quotidiani, dunque potenzialmente banali, appunto, ma riesce tutto sommato a starsene fuori (solo per certi elementi lo si può definire tale, ma come è “banale” molto di quanto abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni: quanto sono similmente banali i quotidiani e la TV, ad esempio?…) grazie alla citata gran fantasia, e a una indubbia capacità di movimento giornalistico/letterario tra le sue invenzioni, che peraltro egli deriva direttamente dalla cronaca quotidiana, visto che di abusi edilizi e danni ambientali scrive da tanti anni sul Miami Herald
Un libro che gli ecologisti ameranno alla follia, scommetto, ma che potrà divertire sicuramente molti altri lettori.

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