Mauro Corona, “La mia vita. Racconti dal 1997 al 2004”

Torno a “visitare” uno dei volumi della bella serie Montagne Narratori pubblicata in allegato all’altrettanto bel bimestrale Meridiani Montagne, diretto da Marco Albino Ferrari, per leggere uno di quei personaggi che forse solo un “mondo” particolare come è la montagna riesce a generare: Mauro Corona. La mia vita. Racconti dal 1997 al 2004 è in sostanza una silloge inedita di racconti già editati in alcuni dei libri più noti della produzione dello scrittore-scultore-alpinista di Erto, raccolti e in qualche modo ordinati dal giornalista (e a sua volta scalatore) Renzo Bassi come ordinando appunti presi durante una lunga chiacchierata tra amici al tavolo di una delle osterie di Erto, con la mente e la lingua sciolte da un buon (e immancabile) bicchiere di vino.
Gran bel personaggio, dicevo, Mauro Corona: mi viene da definirlo – parafrasando il titolo di uno dei suoi libri – come fatto di legno e di pietra… Nobile, delicato, raffinato come il legno, a volte, ma anche duro, grezzo, crudo come la pietra in altre, nei suoi scritti e anche nelle sue sculture o nelle salite alpinistiche, Corona ha in gran pregio di aver trasmesso alle sue opere ne più ne meno ciò che egli è ed è sempre stato, e ugualmente di aver messo per iscritto quello che è stato ed è il “suo” mondo, senza l’apporto di elementi esterni e nonostante la sua notevole cultura letteraria, così creando una sorta di proprio universo sospeso nel tempo e nello spazio governato da proprie esclusive “leggi” civili, morali e umane. Un mondo scosso da quell’enorme, violentissima sberla che fu la tragedia del Vajont, la quale in maniera profonda ne ha segnato lo scorrere della vita, un “anno zero” prima del quale tutto era diverso rispetto a quanto è venuto dopo, e che per certi versi ha costretto quel mondo ad attorcersi intorno a sé stesso, nel bene e nel male, confondendo passato e presente e rendendo il futuro un qualcosa di indefinito… Corona ha saputo perfettamente cogliere il senso più profondo di questa frastagliata dimensione umana, divenendo di essa non solo cantore ma simbolo emblematico, e scrivendo storie al contempo naif e colte nelle quali l’umanità di quel mondo è ritratta in tutto il proprio spettro vitale, da quello più basso e oscuro – le difficoltà nei rapporti umani, lo spaesamento e il disagio esistenziale che la civiltà “cittadina” ha causato alle zone di montagna, il bracconaggio, l’alcolismo indomito e cronico, la depressione post-Vajont – a quello più luminoso e intenso – la vitalità dell’alpinismo, la bellezza della natura, l’amicizia e la solidarietà, l’illuminata saggezza popolare e la difesa delle piccole/grandi tradizioni della propria gente… E l’ordine che Renzo Bassi ha saputo dare ai racconti della raccolta diventa strumento utile per entrare in quel mondo e comprenderne le sue “regole”, dunque per conoscere chi ha saputo così bene “dipingerlo” su carta, sulle pagine dei propri libri, con la finezza del legno scolpito e con la forza della pietra più dura.
Lo ribadisco ancora: bel personaggio Mauro Corona, unicità preziosa nel panorama editoriale italiano e autore che tutti dovrebbero leggere almeno una volta – e, ancora meglio se fosse possibile, anche conoscere di persona, in uno dei suoi (non così frequenti) incontri pubblici, perchè se egli scrive e scolpisce per fissare cose, momenti e personaggi del “suo” mondo, quello stesso mondo lo ha tratteggiato e scolpito in modo assolutamente originale e vivo, come forse solo la montagna – anche qui mi ripeto – può fare con l’uomo…

(Ricordo che i volumi della serie Montagne Narratori escono in commercio solo come allegati del periodico Meridiani Montagne: per ottenerli altrimenti potete contattare l’e-store della Editoriale Domus, oppure il servizio clienti del quale trovate i riferimenti qui).

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