E’ ancora e sempre ben più forte la voce della Natura che lo strillare degli uomini…

L’umanità, la forte e possente umanità, intelligente, tecnologicamente avanzata, dominante, spesso saccente, arrogante, tracotante, a volte devastante nei confronti del mondo in cui vive, è in realtà ancora piccola, piccolissima cosa, rispetto alla potenza della Natura. L’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull, in Islanda, lo dimostra bene…
E bisogna auspicare che ancora per lungo tempo sia così, perché è giusto che lo sia; l’errore sta invece nel credersi, l’uomo, ottusamente capace di dominare e sottomettere a sé ogni cosa, Natura compresa.
Non è così, nel bene e nel male, e tale evidenza è anche il primo motivo per il quale l’uomo deve – dovrebbe… – difendere la Natura e l’ambiente naturale, godendo del diritto di vivere in armonia con essi, e non del “diritto” di distruggerli per il solo fatto di reputarsi la razza dominante sul pianeta…
In fondo, basta un piccolo temporale, un singolo fulmine, per mandare in tilt il nostro supertecnologico mondo: siamo gli ospiti della Terra, non i padroni: vediamo di essere buoni e graditi ospiti…

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2 commenti

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2 risposte a “E’ ancora e sempre ben più forte la voce della Natura che lo strillare degli uomini…

  1. sembra proprio che la natura si stia stancando di noi;
    ma queste cose le aveva già scritte Leopardi, nel Dialogo tra la Natura e un islandese (già, proprio islandese)

  2. Ciao Marco, e grazie dell’intervento.
    E’ vero, non a caso già Leopardi prese un islandese come protagonista di quell’opera: in essa la Natura è però ente e causa di dolore tout court – seppur allegoricamente – per la vita umana; chissà che invece quel vulcano islandese non rappresenti una Natura distruttrice dacché purificatrice, e ammonitrice verso la condotta dell’uomo pretenziosamente dominatore su qualsiasi cosa…
    Certamente il brano seguente, tratto dall’opera, è notevole…:
    “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che […] ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo […] io non me n’avveggo, […]; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E […] se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”.

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