Aldo Busi, “Casanova di se Stessi”

Tutto lo stile tipicamente Busiano, raffinato ed esclusivo tanto quanto tagliente e a volte efferato nel vivisezionare la quotidianità contemporanea per infilarci storie di fantasiosa realtà e trarne considerazioni di caustico realismo, affiora in questo lungo romanzo, in cui la trama vera e propria è continuamente intrecciata da lunghi monologhi di stampo pseudo-autobiografico sospesi tra la sociologia applicata e la filosofia più pratica e ordinaria, dunque sotto molti aspetti la più importante dacché le sue implicazioni sono parte ordinaria della vita di tutti i giorni; il tutto amalgamato dalla presenza dello scrittore-narratore che è personaggio interno alla storia pur rimanendovi sempre sostanzialmente fuori e staccato dai bizzarri protagonisti, che sembrano ognuno un puzzle di tanti soggetti che, appunto, animano la vita quotidiana di una società come la nostra (nel caso del romanzo, quella della provincia di Brescia), con tutti i loro (pochi) pregi e con i (tanti) difetti. Busi nel complesso scolpisce una artistica medaglia – d’arte linguistica come probabilmente nessun altro riesce a fare oggi nella letteratura italiana – di una società di provincia che è lo specchio paradigmatico di chissà quante società e neanche solo di provincia, e che rappresenta la parte preponderante e spinale della complessiva società nazionale – e una medaglia con le solite/inusitate due facce: l’una, che intendo come positiva, denota un vero e proprio affetto “antropologico” per l’essenza di quella società, per il suo essere tradizionalmente formata dall’intreccio delle vite degli individui che la popolano, che si anima sulla loro quotidianità e ne compendia l’energia vitale, e che mi sembra si delinei, nel romanzo, come un vero e proprio super-personaggio, un’entità matrice dei figli che vi fanno parte e la vivono, in fondo pura e armonica alla vita sociale stessa, che però viene contaminata e ammalata dal rovescio di quella medaglia, il lato negativo, la sostanza di essa ovvero la sua effettiva realtà, che è la realtà degli individui in essa molti dei quali ne rifiutano il legame che Busi denota per inseguire la parte oscura di una vita, quella disegnata nell’ipocrisia, nel perbenismo e nel conformismo più falso e falsamente puritano per inseguire chimere sociali la cui artificiosità rende artefatta anche la vita di chi le brama.
L’impressione finale, classica con Busi, è che non si sia letta una storia sulla quale l’autore ha elaborato certe considerazioni, ma viceversa che si sia letto un saggio per il quale la storia narrata non è stata che il necessario contorno esemplificativo: un saggio romanzato di un finissimo sociologo che ha il pregevole difetto di dire certe cose “scomode” con troppa originale franchezza. Ingegnoso e non così facile da leggere, è tuttavia assai facile da consigliare.

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1 Commento

Archiviato in Di buone letture

Una risposta a “Aldo Busi, “Casanova di se Stessi”

  1. ATTENZIONE!!, nel titolo originale il “Sé” non è né maiuscolo né tanto meno accentato. Facciamo attenzione per favore nel riportare i titoli con precisione e esattezza. Grazie R.A.

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