Ancora sulla Sindone, alcune considerazioni a favore dell’autenticità del telo

A Thule, in modo molto voltaireano, abbiamo ben saldo il principio che ogni propria idea, opinione, credenza, pur ribadita e difesa con forza e ad oltranza, non può sopravanzare l’importanza – anzi, la necessità della libera circolazione di tutte le idee, nella convinzione che è proprio attraverso lo scambio delle idee, e spesso e volentieri di quelle opposte, che la realtà dei fatti può essere scremata da qualsiasi scoria coprente per poter divenire, quanto più possibile, una considerabile “verità”, ovvero quanto di più apprezzabilmente simile ad essa. E appunto ogni idea, a Thule, anche quella meno condivisa, gode della stessa importanza di tutte le altre – anche di quelle più condivise…

In risposta “critica” all’articolo che il blog ha dedicato qualche giorno addietro all’ostensione della Sindone a Torino, è giunto un breve testo del Prof.Fabio Bonaiti, presidente del Centro Studi Valle San Martino, nonché stimata e preziosa conoscenza dello scrivente: posto quanto sopra espresso, il blog è ben felice di pubblicarlo qui di seguito, ed anzi invita chiunque altro voglia nel caso aggiungere ulteriori contributi a farlo, di qualsiasi segno essi siano. Non c’è niente di più bello e stimolante di una discussione tra chi la pensa diversamente, e sostiene la propria opinione nel rispetto assoluto di tutte le altre!

Mi spiace, e scusa se mi permetto, ma non condivido assolutamente, nello spirito critico e nei contenuti, quanto hai riportato. Innanzitutto, la datazione 1260-1390 tramite C14 di vent’anni fa è stata disconosciuta dagli stessi autori delle analisi. Io, come sai, ho fatto l’archeologo e conosco bene i limiti di questo sistema di datazione e delle imprecisioni che vennero commesse in fase di prelievo dei campioni e in analisi di laboratorio. E ci sono molti indizi (molti dei quali accettati da tutta la comunità scientifica) che depongono a favore di un’origine ben più antica della Sindone che, tra l’altro, non è un oggetto artistico. Ti cito un indizio proprio iconografico: come si spiegano le numerose raffigurazioni (affreschi e reperti archeologici, come la moneta coniata dall’imperatore Giustiniano II nella seconda metà del VII secolo d.C.) del volto di Cristo attestate in età tardoantica e altomedievale che sono identiche, cioè ispirate, dall’uomo della Sindone? Quanto alla presunta ostentazione, io proprio ieri ero a Torino davanti alla Sindone: tutto visto tranne che imposizioni, mistificazioni, sottomissioni o altro. Certo, ognuno è libero di farsi una sua opinione tra fede e scienza: nel primo caso (fede) la mia è che la Sindone sia una reliquia, il vero lenzuolo in cui fu avvolto Gesù Cristo nonché una ulteriore conferma della sua storicità; nel secondo caso (scienza) un’immagine su telo di lino, databile al primo secolo d.C e di provenienza mediorientale, che rappresenta avvolto un uomo crocifisso secondo l’usanza romana riservata ai sovversivi e in ossequio a quanto riportato dai Vangeli. Un immagine, però, non realizzata da mani umane e il tentativo effettuato dal prof. Garlaschelli (che ho approfondito) non regge minimanente il paragone“.

Grazie ancora di cuore al prof.Bonaiti per l’intervento.

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