John Kennedy Toole, “Una Banda di Idioti”

John Kennedy Toole non è certo un nome che si ricordi nella narrativa americana del secondo Novecento; scrisse solo un paio di romanzi nel corso di una vita del tutto normale e breve, visto che si tolse la vita nel 1969 a soli trentadue anni, e uno di essi è Una Banda di Idioti, che Marcos Y Marcos pubblica in Italia nella traduzione di Luciana Bianciardi e con la prestigiosa prefazione di Stefano Benni. Una Banda di Idioti peraltro non ebbe vita facile: Kennedy Toole non trovò in vita nessun editore disposto a pubblicarlo, e l’opera uscì postuma grazie all’insistenza della madre dello scrittore e all’intercessione di Walker Percy, autore ben più affermato il quale, nella nota introduttiva, non esita a definirla “un capolavoro”.
Ecco: partiamo da qui, da questa affermazione e dal titolo che tira in ballo così impegnativi… Titolo che ha sicuramente influito sulla scelta personale di leggere l’opera di Kennedy Toole, e che nel corso della lettura mi ha fatto riflettere – una volta di più ovvero l’ennesima – su cosa si possa definire, in letteratura, un capolavoro. Beh, lo chiarisco subito: qui una risposta non l’ho da dare a quel quesito, fondamentalmente perché Una Banda di Idioti non mi ha dato modo di poterne avere una… Il libro fonda buona parte della sua sostanza sulla figura del protagonista, Ignatius Reilly, indubbiamente uno dei personaggi più odiosi di cui si possa leggere nella narrativa moderna: colto, eccentrico, bizzarro, ma in lotta con buona parte del mondo che lo circonda a partire dalla propria madre, dalla quale tuttavia ancora si fa’ mantenere nonostante le precarie condizioni economiche, ossessionato dalla mancanza “di teologia e di geometria” della società in cui vive e nel contempo gran emettitore di rutti e flatulenze assortite, Ignatius Reilly è una sorta di anti-antieroe: non un individuo che combatte le storture del mondo moderno per migliorarlo, in qualche modo, e senza pretendere di diventare un simbolo della propria “rivoluzione”, ma un egocentrico che si ribella al sistema vigente tuttavia proponendone uno fors’anche peggiore e del quale pretende di essere la guida e il modello assoluto, con risultati del tutto rovinosi per sé e per le persone che ne verranno coinvolte. Intorno a lui, a proposito, ruota un piccolo universo di personaggi sovente altrettanto strampalati e stralunati attraverso i quali Kennedy Toole ha voluto rappresentare e parodiare la parte preponderante della società americana, all’apparenza ricca di prospettive, idee, progetti – il classico sogno americano, appunto – ma in verità composta da tante piccole e singolari delusioni, disillusioni, sotterfugi, ipocrisie, tragedie e quant’altro di più consono ad un mondo alla deriva, più che alla quotidianità della prima superpotenza del pianeta… In ciò indubbiamente Kennedy Toole ha conseguito un notevole risultato letterario: Una Banda di Idioti in effetti mantiene sullo sfondo della propria vicenda e per tutte le sue pagine una sorta di aura oscura, tenebrosa, quasi tragica appunto, davanti la quale le bizzarrie dei protagonisti diventano ancora più assurde e prive di un senso logico sociale, come quelle di attori d’un teatro parodistico di sapore pirandelliano – se mai tale paragone mi sia concesso di utilizzare…
Di contro, non ho trovato nel romanzo di Kennedy Toole tutta quella carica umoristica e quella stupefacente genialità che vi riscontrò Walker Percy, e nemmeno una strutturazione letteraria di livello degno di una grande opera: c’è molta fantasia ma spesso utilizzata a “mezzo regime” – assai inferiore, ad esempio, a quanto si può ritrovare nelle opere di Tom Sharpe; non mi pare che la città di New Orleans, sfondo delle vicende del romanzo, sia stata descritta in modo così peculiare come afferma Percy: il paesaggio di sfondo è assai più vivo nelle opere di Paasilinna, per citare un altro esempio a confronto sul tema; e in certi casi la lettura conferisce la vivida impressione di passaggi narrativi piuttosto tirati per i capelli, un poco illogici e/o slegati dal resto della storia, nonché di dialoghi poco intensi e a volte troppo lunghi e dispersivi, con un finale ben concepito per chiudere alcune delle vicende secondarie della storia ma alquanto debole per quella del protagonista… Insomma: a mio parere – e ribadisco, a mio parere – Una Banda di Idioti non può essere definito “un capolavoro”, e nemmeno uno dei migliori esempi di narrativa umoristica; è una lettura gradevole, a tratti divertente, in certi passaggi molto acuta ma in altri fatta ne di carne e ne di pesce… Sotto molti punti di vista meglio Stefano Benni, ovvero l’autore della prefazione al libro di Kennedy Toole, e in fondo come Walker Percy mi dispiaccio della prematura comparsa di Kennedy Toole: lui perché ritiene che da vivo avrebbe potuto scrivere altri “capolavori”, io perché forse, migliorandosi, avrebbe probabilmente scritto un capolavoro – senza dimenticare che uno scrittore, dunque un individuo considerabilmente intelligente, che si toglie la vita a soli trentadue anni, è in ogni caso una terribile tragedia…

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Di buone letture, Di cose belle

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...