Tom Robbins, “Natura morta con Picchio”

Tom Robbins, sotto certi aspetti, è un pazzo. Già, non avete letto male, e come molti “pazzi”, quindi, dimostra spesso nel suo fare (in tal caso “fare letterario”) una genìa non comune – ma d’altro canto la società “normale” spesso considera pazzi proprio quei geni che, in quanto tali, sfuggono alle regole e al conformismo imperante, e rischiano di vedere e capire la verità delle cose meglio di chiunque altro, con conseguenze assai pericolose per la società stessa – in realtà sono virtuose le conseguenze, sia chiaro, ma non per chi fa’ del conformismo falso, ipocrita e ottuso la base per la propria dominanza, di qualsiasi natura essa sia…
Insomma, Natura Morta con Picchio (Baldini Castaldi Dalai, con traduzione – ottima! – di Francesco Franconeri) è un altro dei tanto stravaganti quanto geniali libri di Tom Robbins, autore americano del quale avevo già letto con gusto Feroci Invalidi di ritorno dai Paesi Caldi, personaggio assai particolare, un po’ hippie, un po’ rockstar e un po’ guru intellettuale, ma certamente dotato di virtù letterarie superiori a buona parte dei propri colleghi, in terra d’America e non solo, che tuttavia egli non resiste di mischiare a una buona dose di eccentricità e follia – genio e sregolatezza, come appunto si usa dire in questi casi…
E dunque in Natura Morta con Picchio Robbins racconta della storia d’amore tra la principessa d’un decaduto casato reale con velleità ecologiste e pseudo-mistiche e un colto terrorista-bombarolo (Picchio il suo nomignolo) che si diverte a provocare attentati quei e là per il pianeta senza uno scopo ben preciso – forse, più che altro, per fare che l’onda d’urto delle esplosioni possa smuovere le troppo intorpidite coscienze di troppi “bravi cittadini”… Storia che si dipana in una miriade di eventi bizzarri illuminati dall’ancestrale, misteriosa e influente luce della Luna, con contorno d’una frotta di personaggi strampalati, di domestiche che diventano regine, di ambientalisti in corsa sul treno della moda ecologica, di alieni provenienti da Argon o forse no, di magnati arabi ricchi e un po’ ingenui e molto altro; il tutto, infilato a forza in un pacchetto di sigarette Camel, la cui grafica, nella sua pur apparente banalità, forse nasconde la chiave per la conoscenza di tante delle verità che sorreggono il mondo e la vita… Ma riassumere in poche righe una trama di Tom Robbins è un po’ come contare i granelli di sabbia nel deserto con un pallottoliere, per di più venendo continuamente distratti dalla sua prorompente fantasia, dalla capacità di ironizzare (anche ferocemente) sulla società contemporanea e di inventarsi le risposte più probabili alle più improbabili questioni, ma anche venendo affascinanti da uno stile di scrittura effervescente e intrigante, capace di non annoiare e anzi di entusiasmare anche dopo cinquanta pagine nelle quali non sia successo un bel niente, e da piccole/grandi perle di saggezza e di filosofia spicciola che se solo per una minima parte venissero enunciate da qualche politico, farebbero la gioia di ogni elettore dotato di autentica coscienza civica… Un esempio tra i tanti citabili, la tunnel vision (pag.89), “(…) provocata da un fungo ottico che si propaga quando il cervello è meno energico dell’ego. Come complicanza ecco la disponibilità alla politica. Quando una buona idea viene fatta passare attraverso i filtri e i compressori della normale tunnel vision, non solo ne esce ridotta quanto a scala e valore ma nella sua nuova configurazione dogmatica produce effetti opposti a quelli per cui era stata originariamente intesa. Ecco allora le amorevoli idee di Gesù Cristo divenire i sinistri clichés del cristianesimo. Ecco virtualmente ogni rivoluzione della storia fallire: gli oppressi appena si pigliano il potere si trasformano in oppressori e ripiegano su tattiche totalitarie per “proteggere la rivoluzione” (…)” e via di questo andazzo, ironico, illuminato, profondo, schietto – geniale, appunto.
Poi, proprio per la sua particolarità, questo libro sicuramente non piacerà a tutti: alcuni non lo capiranno, alcuni lo troveranno irreale, altri inconcludente o letterariamente povero… Vero, la storia, presa per ciò che è, non è niente di che, ma come detto Tom Robbins è probabilmente tra i pochi scrittori contemporanei a saper rendere interessante e godibile anche del materiale che, in mano ad altri, diverrebbe velocemente combustibile per camini o efficace fermaporte… Personalmente, trovo l’opera letteraria di Robbins una rara e felicissima isola misteriosa nel mare della letteratura contemporanea, e la sua lettura quasi necessaria a chi voglia ampliare il più possibile lo spettro della propria conoscenza del mondo letterario odierno. Ribadisco: Robbins non è un vate assoluto, ma diamine, ce ne fossero di scrittori come lui tra quelli che vengono considerati (e imposti a suon di campagne promozionali/mediatiche milionarie) come grandi firme della letteratura di oggi! Dunque leggete questo Natura Morta con Picchio e vedrete: o lo amerete o lo disprezzerete (ma, anche leggendo sul web i giudizi di chi l’ha letto, credo più la prima ipotesi), in ogni caso vi darà di sé una risposta ben determinata – e non è assolutamente poca cosa, anzi!

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