Archivi del mese: giugno 2010

“The Fix” il corto anti-petrolio di Robert Redford, e un caldo augurio ai dirigenti BP…

Da Repubblica.it:
The Fix è il “corto” che Robert Redford indirizza al popolo americano per “svegliarlo” dal disastro ambientale generato dall’affondamento della piattaforma petrolifera Deep Horizon della multinazionale BP nel golfo del Messico.
L’attore, regista e fondatore del Sundance Film Festival ricorda le 11 vittime, l’impatto della marea nera sulle coste e le conseguenze del disastro ambientale su tutta l’economia degli Usa. “Bisogna fare pressione sulle compagnie e sui politici, soprattutto quelli che dalle stesse compagnie hanno avuto soldi per le loro campagne elettorali. Perché i costi del disastro li pagheremo noi, non loro”. “Da ragazzo lavorai per la Standard Oil. – ricorda Redford – Conosco quel lavoro e per questo riesco a vedere cosa c’è dietro le campagne pubblicitarie che parlano delle compagnie petrolifere come rispettose dell’ambiente. Smettete di dare ascolto alla propaganda delle compagnie petrolifere e alle loro marionette al Congresso, che è solo nel loro interesse. Fa male alla salute”. The Fix si conclude con l’appello di Robert Redford perché la gente si impegni per una vera energia pulita. “E’ già disponibile grazie al sole, al vento. E’ tempo di smetterla con la nostra dipendenza dal petrolio”.

Nulla da aggiungere, se non che a Thule ci si augura caldamente che i dirigenti di BP, ovvero i responsabili di quanto sta accadendo nel Golfo del Messico, facciano la stessa fine dei cormorani, delle tartarughe, dei delfini e di tutti gli animali viventi in quella ormai assassinata zona.
Ci sembra questa una naturale e adeguata par condicio, per quanto BP ha causato, per come ha reagito, e per la storia stessa della compagnia petrolifera (qualcuno ha mai sentito parlare dell’Operazione Ajax?), assolutamente emblematica di come la schiavitù del mondo al petrolio – o meglio, a un certo sistema di potere imposto al mondo e basato sul petrolio – è da sempre una delle peggiori schifezze a cui l’umanità sia stata sottoposta.

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Tom Robbins, “Natura morta con Picchio”

Tom Robbins, sotto certi aspetti, è un pazzo. Già, non avete letto male, e come molti “pazzi”, quindi, dimostra spesso nel suo fare (in tal caso “fare letterario”) una genìa non comune – ma d’altro canto la società “normale” spesso considera pazzi proprio quei geni che, in quanto tali, sfuggono alle regole e al conformismo imperante, e rischiano di vedere e capire la verità delle cose meglio di chiunque altro, con conseguenze assai pericolose per la società stessa – in realtà sono virtuose le conseguenze, sia chiaro, ma non per chi fa’ del conformismo falso, ipocrita e ottuso la base per la propria dominanza, di qualsiasi natura essa sia…
Insomma, Natura Morta con Picchio (Baldini Castaldi Dalai, con traduzione – ottima! – di Francesco Franconeri) è un altro dei tanto stravaganti quanto geniali libri di Tom Robbins, autore americano del quale avevo già letto con gusto Feroci Invalidi di ritorno dai Paesi Caldi, personaggio assai particolare, un po’ hippie, un po’ rockstar e un po’ guru intellettuale, ma certamente dotato di virtù letterarie superiori a buona parte dei propri colleghi, in terra d’America e non solo, che tuttavia egli non resiste di mischiare a una buona dose di eccentricità e follia – genio e sregolatezza, come appunto si usa dire in questi casi…
E dunque in Natura Morta con Picchio Robbins racconta della storia d’amore tra la principessa d’un decaduto casato reale con velleità ecologiste e pseudo-mistiche e un colto terrorista-bombarolo (Picchio il suo nomignolo) che si diverte a provocare attentati quei e là per il pianeta senza uno scopo ben preciso – forse, più che altro, per fare che l’onda d’urto delle esplosioni possa smuovere le troppo intorpidite coscienze di troppi “bravi cittadini”… Storia che si dipana in una miriade di eventi bizzarri illuminati dall’ancestrale, misteriosa e influente luce della Luna, con contorno d’una frotta di personaggi strampalati, di domestiche che diventano regine, di ambientalisti in corsa sul treno della moda ecologica, di alieni provenienti da Argon o forse no, di magnati arabi ricchi e un po’ ingenui e molto altro; il tutto, infilato a forza in un pacchetto di sigarette Camel, la cui grafica, nella sua pur apparente banalità, forse nasconde la chiave per la conoscenza di tante delle verità che sorreggono il mondo e la vita… Ma riassumere in poche righe una trama di Tom Robbins è un po’ come contare i granelli di sabbia nel deserto con un pallottoliere, per di più venendo continuamente distratti dalla sua prorompente fantasia, dalla capacità di ironizzare (anche ferocemente) sulla società contemporanea e di inventarsi le risposte più probabili alle più improbabili questioni, ma anche venendo affascinanti da uno stile di scrittura effervescente e intrigante, capace di non annoiare e anzi di entusiasmare anche dopo cinquanta pagine nelle quali non sia successo un bel niente, e da piccole/grandi perle di saggezza e di filosofia spicciola che se solo per una minima parte venissero enunciate da qualche politico, farebbero la gioia di ogni elettore dotato di autentica coscienza civica… Un esempio tra i tanti citabili, la tunnel vision (pag.89), “(…) provocata da un fungo ottico che si propaga quando il cervello è meno energico dell’ego. Come complicanza ecco la disponibilità alla politica. Quando una buona idea viene fatta passare attraverso i filtri e i compressori della normale tunnel vision, non solo ne esce ridotta quanto a scala e valore ma nella sua nuova configurazione dogmatica produce effetti opposti a quelli per cui era stata originariamente intesa. Ecco allora le amorevoli idee di Gesù Cristo divenire i sinistri clichés del cristianesimo. Ecco virtualmente ogni rivoluzione della storia fallire: gli oppressi appena si pigliano il potere si trasformano in oppressori e ripiegano su tattiche totalitarie per “proteggere la rivoluzione” (…)” e via di questo andazzo, ironico, illuminato, profondo, schietto – geniale, appunto.
Poi, proprio per la sua particolarità, questo libro sicuramente non piacerà a tutti: alcuni non lo capiranno, alcuni lo troveranno irreale, altri inconcludente o letterariamente povero… Vero, la storia, presa per ciò che è, non è niente di che, ma come detto Tom Robbins è probabilmente tra i pochi scrittori contemporanei a saper rendere interessante e godibile anche del materiale che, in mano ad altri, diverrebbe velocemente combustibile per camini o efficace fermaporte… Personalmente, trovo l’opera letteraria di Robbins una rara e felicissima isola misteriosa nel mare della letteratura contemporanea, e la sua lettura quasi necessaria a chi voglia ampliare il più possibile lo spettro della propria conoscenza del mondo letterario odierno. Ribadisco: Robbins non è un vate assoluto, ma diamine, ce ne fossero di scrittori come lui tra quelli che vengono considerati (e imposti a suon di campagne promozionali/mediatiche milionarie) come grandi firme della letteratura di oggi! Dunque leggete questo Natura Morta con Picchio e vedrete: o lo amerete o lo disprezzerete (ma, anche leggendo sul web i giudizi di chi l’ha letto, credo più la prima ipotesi), in ogni caso vi darà di sé una risposta ben determinata – e non è assolutamente poca cosa, anzi!

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Libri da amare, e libri… da mare!

Quando la lettura di qualche buon libro riesce a suscitare ottime sensazioni e a lasciare “qualcosa dentro” a chi l’abbia affrontata, si sente facilmente dire di quelle opere che siano libri da amare
Bene, non so (certo me lo auguro) che anche le mie opere possano essere considerate da chi le abbia lette “libri da amare”, ma certamente a breve potranno essere definite libri da mare!
Ciò infatti accadrà grazie a Stefania Righetti Nilsen, velista italiana da tempo residente in Norvegia, giornalista freelance per la rivista di vela SeilMagasinet (e fate conto che per un norvegese la barca è suppergiù come per un italiano l’automobile…) e preziosa conoscente dello scrivente, che è in partenza a fine Giugno per un tour transatlantico della durata complessiva di un anno con la propria famiglia (il marito Bengt e il figlio Martin – 13 anni, di certo uno dei velisti transoceanici più giovani del mondo!) e AVVENTURA, uno scafo di 12 metri tipo Dufour 38 Classic: il tour li porterà da Oslo e lungo le coste europee fino a Las Palmas, poi attraverso l’oceano fino a St.Lucia (partecipando alla regata ARC – Atlantic Rally for Cruisers 2010); dopo 5 mesi circa nei Caraibi e Cuba, ritorneranno in Norvegia via Bermuda, Azzorre, Irlanda e Scozia/Canale di Caledonia. Stefania ha già affrontato la ARC nel 2006 con Queen of Hearts, un catamarano tipo Lagoon 44, e un equipaggio totalmente femminile.

Bene: per questo lungo anno di navigazione, la piccola (ma preziosa!) biblioteca di bordo sarà composta – tra gli altri volumi – dai libri di viaggio di Ragnar Kvam, da The Audacity of Hope di Barack Obama, dalla celebre trilogia di Stieg Larsson, da due testi di Beppe Severgnini (sicuramente utili per chi dalla Norvegia voglia capire un poco di più la società italiana attuale) e, appunto, dai libri del sottoscritto!
Un grande onore, insomma (vista anche la compagnia!), e una certa emozione per me che dell’oceano e della disciplina velistica possiedo la stessa conoscenza che potrebbe avere un astemio dei processi produttivi vitivinicoli! Ma certamente mi auguro fin d’ora che anche i miei libri possano portare buona fortuna per l’intero viaggio, che Cronache da Thule non mancherà di seguire nei suoi momenti principali; in ogni caso, chiunque lo voglia fare quotidianamente (appassionati di vela, di viaggi e d’avventure o semplici curiosi) lo può fare visitando il blog di Stefania Righetti Nilsen Seile på langtur – Avventura 2010!

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La recensione di “The City of Simulation | La Città della Simulazione” su sodapop.it

Dopo Rockerilla, anche sodapop.it, uno dei principali website italiani dedicati a musica e arti alternative, si è occupata di The City of Simulation | La Città della Simulazione, con una recensione a firma Andrea Ferraris

(Clicca sull’immagine qui sopra per leggere e scaricare la recensione in file pdf, oppure visita il sito sodapop.it cliccando sui link inseriti nel post)

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Radio Thule # 15-09/10 in download: “VERDI RIFLESSI IRANIANI”: Iran, un anno dopo l’inizio della “rivolta verde”…

Radio Thule, anno VI, nr.15, lunedì 31 Maggio 2010:
VERDI RIFLESSI IRANIANI
Ovvero: Iran, un anno dopo la cosiddetta “rivolta verde” che ha scosso il paese dopo le contestate elezioni presidenziali del 12 Giugno 2009… Cos’è accaduto veramente? Perchè è accaduto? E qual’è la situazione reale ora che i riflettori dei media internazionali si sono pressoché spenti?

> Per ascoltare o scaricare il file audio, clicca sul logo di Radio Thule o sul titolo della puntata qui sopra.

Ospiti in studio: Lorenzo Manenti e Mehdi, esponente dell’Associazione degli Studenti Iraniani di Milano (A.S.I.MI)

Gli argomenti: è trascorso un anno dall’inizio della cosiddetta “Rivoluzione Verde”, ovvero dalle proteste popolari che hanno fatto seguito alle contestate votazioni presidenziali del Giugno 2009 e alla rielezione di Mahmud Ahmadinejad alla guida della Repubblica Islamica dell’Iran. Tutto il mondo ha potuto vedere quanto di tragico accadde in quei giorni a Teheran e nelle principali città iraniane, grazie soprattutto ai social network del web e ai nuovi media che seppero aggirare le varie censure del potere, ma anche la stampa “istituzionale” dette parecchio spazio alle vicende in corso. Poi, come sovente accade, i riflettori della stampa si sono via via spenti, l’attenzione si è spostata soprattutto sulla questione nucleare dando l’impressione che la situazione sociale si sia sostanzialmente calmata e normalizzata…
Ma cosa è successo veramente in Iran nell’ultimo anno? Cosa ha causato i fatti e le violenze che hanno scosso uno dei più importanti paesi mediorientali e turbato le coscienze di molti in Occidente? Qual’era la situazione sociale iraniana prima del Giugno 2009, e qual’è quella attuale? E tale situazione si è veramente calmata, o le proteste continuano tutt’oggi?
Per rispondere a tutto questo Radio Thule, grazie al prezioso aiuto di Lorenzo Manenti, artista bergamasco che ha basata la propria ricerca artistica proprio sulla storia, la cultura e la società mediorientale, in questa puntata ospita un esponente dell’Associazione degli Studenti Iraniani di Milano (A.S.I.MI), testimoni autoctoni e diretti della situazione iraniana e dunque, più di chiunque altro, in grado (e in diritto) di poter raccontare la realtà dei fatti…
Il tutto come sempre, in perfetto stile Radio Thule: con chiarezza, semplicità, un pizzico di necessaria ironia, e la consueta selezione musicale (per di più locale, questa volta!) di alta qualità.

> Guarda qui l’elenco di alcuni dei post che Cronache da Thule ha dedicato alla “questione Iran”.

Inoltre, per i nostalgici, da non dimenticare la “tradizionale” replica della puntata su RCI Radio ogni domenica alle ore 13.00!

N.B.: prossimo appuntamento (ultimo della stagione!) con Radio Thule, lunedì 14 Giugno 2010.

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