Kari Hotakainen, “Via della Trincea” (Iperborea)

“Un umorista temibile, intelligente, acuto, quasi calcolatore”… Arto Paasilinna dixit, circa il suo collega e connazionale, ed Iperborea non manca l’occasione di rimarcare tale prestigioso biglietto da visita su entrambe le opere di Kari Hotakainen edite in Italia: Colpi al cuore, che ho letto qualche tempo addietro e che mi lasciò impressioni positive a sufficienza da affrontare anche la lettura di Via della Trincea, seconda opera edita, appunto, da Iperborea di Hotakainen – con traduzione (ottima!) e postfazione di Nicola Rainò, più una nota al testo – al solito sagace – di Paolo Nori
Beh, devo dire subito che le parole spese da Paasilinna trovano sicuramente modo d’essere provate da questo Via della Trincea, storia particolare nello stile dello scrittore finnico, che si dimostra assai abile a mixare tematiche sociali, quasi sociologiche, di ampio respiro con piccole storie individuali quotidiane, un pizzico surreali e bizzarre, attraverso i cui protagonisti e le loro vicende si viene portati in un tranquillo ma anche intenso viaggio nel profondo della società finlandese contemporanea e del suo spirito precipuo, rallegrati (se così si può dire) da una sottile vena di ironia mai troppo divertente e divertita da non sembrare un poco malinconica, e affascinanti da una scrittura sagace e penetrante, seppur perfettamente “nordica” nello stile – dunque leggera, distaccata, lucida, mai volgare o urlata ed anzi dolcemente avvolgente.
In tal modo ci si affianca alla vita quotidiana di Matti Virtanen, ex rockettaro ora “marito modello” in una famiglia nella quale è la donna a portare i pantaloni – tanto da definirsi, Matti, “un reduce del fronte domestico” della “guerra di liberazione delle donne”: liberazione ovvero affrancamento dal dominio maschile, in Finlandia come un po’ ovunque, nel secondo Novecento – finché un giorno maledetto un accesso di rabbia butta alle ortiche matrimonio, famiglia, esistenza, speranze, sogni, futuro… C’è un solo modo per riconquistare la famiglia perduta: comprare casa, cioè avverare uno di quei sogni che facevano da collante nella precedente vita coniugale. Una casa vecchia, piuttosto malconcia, di quelle che il governo costruì per i reduci della seconda guerra mondiale, ma propria, rifugio familiare entro il quale proteggere la propria vita relegando al di fuori le ordinarie bassezze quotidiane; forse una sorta di prigione, alla fine, confortevole però per la mente e lo spirito a sufficienza da non crederla tale…
E’ veramente bravo, Kari Hotakainen, a tessere e intrecciare una storia ricca di mille sfaccettature, letterarie e non, fatta narrare in prima persona dai suoi personaggi che assumono visibilmente il compito di modelli dei tanti strati di cui è composta la società finlandese “popolare”, palesando di essa le idee, le convinzioni, le mire, le manie, le devianze e le ipocrisie. E in ogni caso questo pur importante taglio sociologico del romanzo non diventa mai così pesante e/o sofistico da togliere il piacere della lettura di un libro che, appunto, è veramente bello da leggere, coinvolgente e appassionante; peraltro – cosa non scontata, anzi! – le doti di “tessitore narrativo” di Hotakainen sono ben evidenti nel capitolo conclusivo del romanzo, composto come un vero e proprio diario orario del giorno in cui per il protagonista finalmente giunge il momento del trasloco nella nuova, agognata casa… Se mai riuscirà, a traslocare… Insomma, non svelo il finale, come d’uopo, ma questa cronaca risolutiva della storia a più voci – quelle di tutti i protagonisti incontrati nel corso della lettura – è l’ideale apice delle vicende di essa e del senso, tematico e letterario, dell’opera, con un pathos tutto nordico eppure intenso più di quanto ci si aspetterebbe da un autore scandinavo, e grazie al quale anche il punto di vista sociologico che Via della Trincea possiede come costante sfondo acutizza il proprio “sguardo”, lasciando infine al lettore una sorta di affresco quasi iperrealista – anche perché, come detto, in certi casi surrealista – della Finlandia contemporanea, della sua precipua società ma di rimando anche di tutto il nostro mondo di oggi che ovunque è veramente paese, come recita il noto proverbio, tanto da non farci sentire, in conclusione, quelle case, quelle vie e quelle strade, i palazzi e tutti gli individui che ci trascorrono la loro esistenza, così lontani e poco affini a tutti noi…
Bravo Kari Hotakainen, lo ribadisco: ove Paasilinna è l’anima più genuina e libera della gente di cui narra le gesta, capace di affascinare per l’affrancante ironia, Hotakainen è l’anima più quotidiana e concreta, affascinante per il pragmatico sarcasmo… Leggetelo, Via della Trincea: è uno dei migliori esempi di letteratura “sociale” contemporanea nordica in circolazione.

> Leggi la scheda su Via della Trincea nel sito di Iperborea.

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