Arto Paasilinna, “Prigionieri del Paradiso” (Iperborea)

Su Arto Paasilinna ho già scritto molto, avendone letto tutti i libri che Iperborea ha avuto il merito (e la fortuna) di pubblicare in Italia: lo giudico il più significativo rappresentante del (meraviglioso – parere mio, ovvio) panorama letterario scandinavo, e del suo stile peculiare fatto di una scrittura quasi minimale, all’apparenza distaccata, fredda (ma guarda!), capace con le stesse parole di descrivere l’evento più gioioso come quello più tragico, ironica con leggerezza e non poche volte sarcastica – o dovrei meglio dire sarcasticamente melanconica, in modo tutto nordico – eppure, in verità, capace proprio per quella leggerezza di entrare nel profondo dei temi trattati e di esplorarne anche gli aspetti più ombrosi e ostici, senza mai darsi arie professorali e anzi, appunto, osservando sempre il tutto con sguardo divertito e divertente…
Prigionieri del Paradiso è l’ultima opera di Paasilinna che in ordine di tempo Iperborea pubblica da noi (nella traduzione di Marcello Ganassini): ho deciso di leggerla proprio nel corso di un viaggio in Finlandia (con tanto di visita-pellegrinaggio alla casa editrice “originale” di Paasilinna, la WSOY a Helsinki!), e non posso che rimarcare da subito come anche questo sia un libro paasilinniano al 100%, nonostante il contesto di sfondo della storia sia tutt’altro che finnico, e nonostante la storia stessa possa apparire di primo acchito non così particolare e nuova: un aereo con a bordo una rappresentanza umanitaria dell’ONU composta in gran parte da scandinavi è costretto a compiere un ammaraggio di fortuna presso una sperduta isola dei Tropici; la cinquantina di sopravvissuti in quel luogo dimenticato da tutti si troverà a dover reinventare non solo una nuova vita ma anche una nuova “società”, in attesa che qualcuno possa soccorrerli e nel frattempo maturando la convinzione che la società occidentale civilizzata, tecnologica, opulenta, agiata, non sia forse il migliore dei mondi possibili, e che qualche altra condizione/dimensione di vita, seppur priva di ogni comodità e sovrastruttura giuridica, possa tutto sommato regalare una felicità molto più reale di quella fittizia “concessa(ci)” dal mondo avanzato… Forse…
Viene in mente un qualcosa alla “Isola dei Famosi”, vero? Dei “civili” costretti per un certo tempo a vivere al di fuori della civiltà, arrangiandosi alla bell’e meglio… No, niente di tutto ciò invece! Innanzi tutto perché la versione originale del romanzo uscì nel 1974, dunque decenni prima di qualsiasi reality show televisivo di sorta; inoltre, in Prigionieri del Paradiso Arto Paasilinna ci offre una divertente e pungente parodia del nostro mondo civilizzato, ricco di tutto ciò che è inutile ma vuoto di quanto vi sia di veramente importante per una civiltà che voglia realmente dirsi tale, insieme alla consapevolezza che, come detto, qualcosa di meglio si può (e si deve) fare per rendere il nostro mondo migliore, più equo, più giusto e più bello da vivere, senza ricorrere a tutti quegli strumenti “avanzati” che la civiltà umana ha maturato e che – apriamo i libri di storia e constatiamo! – ci hanno concesso cose buone ma anche, e troppo spesso, cose molto brutte. Un’occasione, insomma, non per colonizzare nel solito identico modo un nuovo pezzo di mondo (l’idea di fondo che in effetti propongono anche quei suddetti reality, e molte delle situazioni anche letterarie a cui si ispirano) ma per provare qualcosa di nuovo, qualcosa di radicalmente innovativo (o forse no, dacché già intuito da molti pensatori in passato: mi viene in mente Thoreau, ad esempio) da poter essere inevitabilmente considerato sovversivo – come il romanzo ci mostrerà, verso la sua fine…
Insomma: Paasilinna è Paasilinna, non serve aggiungere molto altro. I suoi libri sono una piccola, preziosa breccia nel muro di gomma del nostro vivere quotidiano verso ambiti di vera e meravigliosa libertà, sulle ali di una folle e geniale anarchia o, se preferite, di un sano e cordiale rifiuto delle regole e delle idee che la civiltà impone massicciamente e massificantemente; un rifiuto che trova grande impulso, tra le altre cose, anche in un rinnovato e diretto rapporto con la Natura e le sue leggi direttamente derivanti dall’armonia vitale che, uomo e sue azioni a prescindere, ci ha donato e ci dona un mondo meraviglioso in cui vivere. Tutto molto nordico, nello stile e nei temi, eppure tutto molto utile anche a qualsiasi altro lettore della nostra attuale, globalizzata civiltà, ricca e stupida, tecnologica e parassita, luccicante e supponente, per la quale un geniale e divertente raccontastorie come Arto Paasilinna è utile come una boccata d’aria pura di montagna tra mille altre di “civilissimo” e “urbanissimo” smog quotidiano.
Leggetelo! – ma serviva scriverlo?

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