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Booknews: “Un Mondo perduto”, il nuovo libro di Walter Bonatti

Probabilmente, il nostro mondo non è solo illuminato del Sole e delle stelle, che rischiarano il cielo e colorano tutto quanto ci circonda… Probabilmente, la vita che tutti noi, nel mondo, abbiamo la fortuna di vivere, viene “illuminata” anche da altre stelle, umane proprio come noi, ma la cui esistenza travalica la mera concretezza delle azioni compiute per divenire esempio cristallino di umanità – appunto – nel senso più alto e pieno del termine, ovvero di culmine umano… Così grandi questi personaggi, forse a volte senza che nemmeno essi stessi se ne rendano del tutto conto, che non fanno semplicemente “la storia” – come si usa dire – ma è la storia che in qualche modo gli si avviluppa intorno, li segue, vi orbita intorno attratta giusto come un sistema planetario con una stella, e grazie ad essi si eleva verso nuove vette

“Vette”, appunto: Walter Bonatti è sicuramente uno di quei personaggi.

Non esistono “eroi”, “miti”, “simboli” – tutte cose che spesso si impongono soltanto in situazioni di debolezza e servono a elargire false ed effimere certezze; ma stelle sì, e assolutamente umane, che possono ben illuminare la vita di chiunque, anche di quelli che nemmeno le conoscono e le sanno “vedere”…
Un Mondo Perduto è il suo ultimo libro. Da leggere.
E forse, posto tutto quanto sopra, non si può proprio che dare ragione a Steve House, il più forte alpinista americano contemporaneo, che sulla copertura della ruota di scorta del proprio furgone ha scritto: Bonatti is God

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Forza, professor Hawking!

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Il professor Stephen Hawking è stato ricoverato d’urgenza in ospedale perché “è molto malato”. Ne ha dato notizia l’università di Cambridge (qui l’articolo de La Repubblica).
Beh, che dire… Forza professore! Se la Terra e i suoi abitanti possono dirsi per molti versi illuminati, lei è una delle luci più splendenti.

Sul web: http://www.hawking.org.uk/

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Il suono della realtà

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La mente contemporanea troppo spesso tende a fossilizzarsi sulla superficialità delle cose, ovvero sulla loro realtà apparente, quella che per prima viene colta dai sensi e assunta per ciò che è. Su tale leggerezza appiattente è assai semplice costruire “norme”, cioè normalità, dunque conformità, che in breve diventano gli elementi indiscutibili che formano di quella realtà la verità, come prima presa per ciò che è e creduta quindi assoluta proprio perché conformata, facilmente credibile, bisognosa di un personale approfondimento intellettuale sovente ritenuta cosa impegnativa – ah, libero pensiero, sempre più in via di estinzione per la gioia di chi domina la nostra misera civiltà!
Ma il nostro mondo è quanto meno tridimensionale, dunque dotato non di un solo punto di vista, ma sempre di altri, a volte anche opposti – ma se si vuole comprendere in maniera soddisfacente la “forma” di un oggetto, è bene osservarlo prima da una parte e poi dall’altra, e se si può da un’altra ancora… I punti di vista differenti, “alternativi” sulla realtà (“alternativi” non certo nel significato modaiolo odierno, ma nella sua accezione più pura) sono una delle basi della ricerca letteraria del sottoscritto, ma anche altre forme d’arte, forse ancora più emblematiche di quanto sopra scritto, sanno rifuggire dalle “conformità” della superficialità imperante (e imposta), e non solo per scelta o vocazione, ma anche e soprattutto perché molti non sanno come conformarle, non le comprendono, non ne intuiscono il senso e il valore proprio perché imprigionati nella superficialità di una verità accettata per ciò che è e per come viene imposta, e da qui non sanno andare oltre. In tal modo tutto quanto non può essere compreso nella “norma” viene rifiutato, rigettato, spesso perseguito come anormale, appunto – in tutti i sensi negativi che a questo aggettivo si possono applicare.
La musica è da sempre una delle forme d’arte dotata della maggiore forza di spingersi oltre, andando ad esplorare territori sonori mai prima battuti; eppure, a volte questi territori non sono che gli stessi di sempre, solo esplorati da nord a sud piuttosto che da est a ovest come, mettiamo, la regola impone; e la mente comune, a cui è stato imposto di andare solo in un certa direzione, non sa intraprenderne altre, limitandosi così enormemente nella visione, e nella comprensione del “territorio” che qui ho preso come dato metaforico. E’ quanto succede nella musica elettroacustica, un genere a cui mi sto appassionando proprio perché assolutamente paradigmatico di quanto ho asserito finora, e per molti versi dunque affine alla mia stessa ricerca letteraria – una passione che nasce anche grazie alla conoscenza di Tiziano Milani, uno dei migliori compositori italiani nel genere. Vi voglio qui proporre un brano tratto dal suo ultimo cd Music as a second language uscito per SetoladiMaiale, etichetta indipendente specializzata in musica “non convenzionale” (guarda caso!), e citare un piccolo pensiero che Tiziano esprime nella presentazione del cd: “La musica occidentale non ha una visione universalistica del linguaggio sonoro. Esclude dal proprio alveo la musica di culture lontane, scarsamente studiata e destituita senz’appello di ogni pretesa artistica, ma soprattutto ignora completamente la vastità del concetto di suono, chiudendosi in un cieco isolazionismo, incapace di guardare alla vastità del linguaggio sonoro universale”. Bene, prendete il senso di questo pensiero e ponetelo sopra la riflessione che ho scritto nella prima parte del post… Il suono è come la realtà: vastissimo, ma certi convenzionalismi imposti e accettati senza critica spesso per pura noia intellettuale rinchiudono quella realtà in un piccolo recinto, che sia conforme e funzionale al vivere diffuso e indotto. Cos’è la musica? Soltanto una bella melodia orecchiabile? – come potrebbero rispondere in tanti… Altra domanda: voi ascoltate veramente la musica? O vi limitate a sentirla?… Dunque, se osservate un’opera d’arte pittorica, vi limitate a rimirarne solo un piccolo angolo, o solo una parte più palesemente cromatica di altre?
Ascoltate il brano di Tiziano Milani che propongo, che si intitola Interazioni 3; cercate di ascoltarlo, non solamente sentirlo, e tentate di intuire il diverso approccio all’universo del suono che si propaga da esso; provate a mettere in dubbio la “norma” che la musica sia solo armonia orecchiabile, e che dalla parte opposta a ciò vi sia necessariamente una disarmonia, comunque interna all’universo del suono citato, e che non sia nulla di sgradevole – come il termine potrebbe far credere nell’accezione in cui è utilizzato – ma semmai un diverso punto di vista, di trasmissione per così dire e dunque di ascolto, del suono stesso: un cogliere altre regole armoniche, ritenute diverse dalle solite forse solo perché non conosciute, o non intuite… Non è semplice, lo capisco bene, ma la confutazione che molti opporranno all’ascolto (potrebbe essere: “Ma questa non è musica!”) non è che la riprova di come la percezione consueta del concetto di suono è legata ad una accezione limitatissima e per di più a sua volta imbrigliata in convenzionalismi accettati come fossero dogmi. Il suono non ha nulla a che vedere con uno spartito, o meglio: il ricondurlo a un tale mezzo di controllo è frutto di una mera regola, buona o cattiva che sia, perché è dal suono che può scaturire la musica, mentre siamo portati a credere che avvenga il contrario; ma il suono è talmente vasto nel suo pur semplice concetto che risulta difficilmente addomesticabile in “norme”: si preferisce negarne il valore di una grande parte per ridurre il tutto a qualcosa di più controllabile e conformabile, appunto… – senza sminuire il fatto che, dall’effetto di ciò – e come ripeto – siano scaturiti in certi casi grandissimi artisti (ma, in mooooolti altri, delle autentiche nullità, la maggioranza delle quali ingolfano le hit-parade spacciandosi, ed essendo spacciate, per “artisti musicali”…).
Ora, se come spero starete ancora ascoltando il frammento sonoro, ritornate a leggere la prima parte del post sui differenti punti di vista dai quali si può osservare una data realtà, così da averne una visione più completa possibile… Ascoltando Tiziano Milani, come Claudio Parodi ed altri compositori di sonorità elettroacustiche, forse capirete meglio ciò che ho voluto esprimere – e forse anche voi resterete affascinati dal genere, avendo in più nuovi e preziosi elementi per formarvi un senso critico assai più approfondito in grado di valutare meglio la musica “normale” così come – demetaforizzando il discorso per tornare al punto originario e precipuo – la realtà che ci circonda.

P.S.: naturalmente Interazioni 3 è qui propostovi in regime di copyleft per gentile concessione dell’autore.

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Un grande musicista…

P.S. (pre-scriptum): Si invia una sincera raccomandazione alla razza aliena che a breve inizierà l’annientamento del genere umano per palese, secolare, irrimediabile inettitudine di vita, a salvaguardare alcuni esponenti della stessa umanità, assolutamente meritevoli di continuare quanto di buono la loro esistenza ha finora presentato. Uno di essi è Claudio Parodi, la cui relativa raccomandazione gode della seguente motivazione:
Ho avuto la piacevole fortuna di chiacchierare, qualche giorno fa, con Claudio Parodi, il cui nome alla maggioranza di Voi suonerà quasi certamente sconosciuto. Claudio Parodi è un musicista sperimentale, avanguardista, innovatore, non convenzionale… – ma a parte tali “etichette”, è a mio parere un grande musicista. E stop.
Ci siamo conosciuti – grazie al comune amico Tiziano Milani, altro gran musicista – qualche giorno prima che iniziasse l’annuale farsa pseudo-musicale sanremese, per un particolare caso opposta a Parodi – ma qui intendo geograficamente, visto che lui è di Chiavari, levante ligure, e Sanremo è sul ponente, cioè dall’altra parte – e durante la lunga chiacchierata, nella quale si è parlato di tutto e di più, ma tutto sommato tenendo sempre al centro il concetto più puro di musica, quello artistico, non mi ci è voluto molto per stabilire che, se gli “artisti musicali” che pochi giorni dopo si sarebbero esibiti a Sanremo avessero la millesima parte della cultura musicale (e non) che Claudio mi ha ampiamente dimostrato, probabilmente quel festival potrebbe essere un poco meno farsesco di quanto ogni anno palesa d’essere – ed ecco ora che Chiavari è opposto a Sanremo non solo geograficamente!… (e asserisco ciò con tutto il rispetto umano per chi lo organizza e chi vi partecipa, mentre quello artistico è tutt’altra cosa…).
Da poco è uscito il suo ultimo lavoro, Horizontal Mover (Homage To Alvin Lucier), per l’etichetta australiana Extreme Records: utilizzando come sorgente originale un brano di Tiziano Milani (la cui traccia originale viene successivamente omessa), per dodici volte Parodi diffonde la musica in una stanza in cui viene variata la disposizioni dei diffusori ed il numero di risonatori, ottenendo un unico brano di oltre 58 minuti nel quale la traccia originaria assume una propria vita sonora, continuamente modificandosi, destrutturandosi e ristrutturandosi (qui trovate una recensione del CD dalla webzine Sands-zine): semplicemente geniale! Difficile, certo, ma geniale – e in fondo difficile perché siamo stati abituati a concepire (ed ascoltare) la “musica” così come viene “concepita” a/per Sanremo; tuttavia è grazie ad artisti come Claudio Parodi (e Tiziano Milani e gli altri affini: ce ne sono di ottimi, in Italia, ma totalmente soffocati dalla nullità musicale imperante) è grazie a Claudio e quelli come lui, dicevo, se la musica può ancora evolvere, andare avanti e innovarsi senza rinchiudersi nel proprio bozzolo canzonettaro da hit-parade, soffocando e quindi avviandosi ad una lenta e inevitabile morte luccicante di strass e miserrima d’arte…
Conoscetelo, Claudio Parodi: ne vale la pena – anche se poi Vi toccherà mettere un annuncio sui maggiori quotidiani per offrire un posto di lavoro nella Vostra miniera di ferro, o nella risaia di famiglia nel vercellese o nel campo di pomodori lucano, a molti di quei pretesi “artisti musicali” da classifica, che infine Vi sembreranno soltanto dei poveri, insensati e inutili inquinatori vocali (sempre con tutto il rispetto di questo mondo – ma chissà che qualcuno non accetti un tale impiego, vistosi smascherato!…).

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